Carshooting: Sony A7, la mirrorless Full Frame che può infastidire le migliori reflex [RECENSIONE]

Con la speciale ottica Vario-Tessar T FE 24-70 mm F4 ZA OSS

Sony A7 - Abbiamo provato un prodotto innovativo, in cui Sony crede parecchio. Unisce un sensore Full Frame di livello elevato ad un corpo molto più leggero e compatto di una reflex DSLR, il tutto con una spesa che resta più contenuta, anche abbinandogli ottiche di pregio come quella firmata Zeiss che abbiamo testato

Facciamo qualche passo indietro. Le fotocamere digitali sono nate sostituendo al piano pellicola un sensore. Chi ha qualche anno in più di esperienza si ricorderà dei dorsi digitali con cui si poteva trasformare una reflex analogica in digitale. Come è facilmente intuibile però, un prodotto che nasce per uno scopo e viene riadattato ad un altro avrà non pochi difetti. Le fotocamere da allora si sono molto evolute, non senza filosofie diverse che si sono scontrate e da cui, almeno in alcuni casi, sono già usciti dei vincitori e degli sconfitti. I sensori Full Frame, ad esempio, erano inizialmente troppo costosi ed alcuni hanno creduto per anni che sensori dalla superficie più ridotta, con l’avanzamento della tecnologia, avrebbe potuto comunque stare al passo e produrre risultati di qualità similari. Alla fine però nella fotografia le dimensioni contano eccome, più dei megapixel. La nitidezza e le prestazioni di un sensore a dimensione piena sono indubbiamente migliori (medio formato escluse, ovviamente) ed un professionista oggi utilizza praticamente solo Full Frame. Negli anni il passaggio al digitale ha portato anche parecchie novità, molte ad opera proprio di Sony, che con le prime NEX ha creduto nelle mirrorless (fotocamere compatte ad obiettivi intercambiabili, dotate di sensori APS-C di buon livello che equipaggiavano anche alcune reflex). Ora le mirrorless sono affermate e prodotte praticamente da tutti. Con la A7 la sfida lanciata è di quelle epocali: non è nemmeno tanto nascosta infatti la volontà di uccidere le reflex, per sostituirle con prodotti che ne ereditino tutte le qualità, rinunciando al contempo ad una buona porzione di peso e dimensioni, oltre che di costo. Qui torniamo al punto di apertura. Perché un’idea come questa, di elevare una mirrorless ad antagonista diretta di una reflex, parte da un presupposto ben chiaro: che una reflex non abbia motivo di esistere nell’era del digitale, che si tratti di un prodotto nato per la pellicola, riadattato ed evoluto, ma comunque inutile da certi punti di vista. Se la sfida sarà vinta o persa non possiamo saperlo con certezza, di certo però dopo la nostra “prova sul campo” possiamo dirvi che le probabilità che le mirrorless Full Frame rappresentino il futuro della fotografia non sono affatto poche

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Caratteristiche e funzionalità del corpo macchina: due anni fa fece scalpore, oggi è un prodotto che ha ampliato la gamma Sony, creando una nuova ed interessante nicchia (non l’unica dopo il lancio della RX1, unica fotocamera compatta Full Frame) e che è stato recentemente affiancato dalla sua seconda generazione, oltre che dalle versioni R prive di filtro anti-aliasing (con 36 megapixel – 42 per la A7R II). Sensore a parte, le più importanti novità introdotte con la A7 sono un nuovo processore BIONZ X molto più veloce (3 volte rispetto al precedente) e con prestazioni superiori nella riduzione del rumore ottenuta nella fase di rielaborazione e compressione dell’immagine, oltre a caratteristiche del corpo macchina che sanno unire le peculiarità delle mirrorless, come l’amplio display orientabile, oltre a dimensioni e peso contenuti, ad altre tipiche delle reflex, come tasti scorciatoia (sono addirittura 7, oltre alle 3 ghiere di regolazione) ed un mirino elettronico che non fa rimpiangere affatto quello ottico di una reflex, anzi ha addirittura dei vantaggi. Quest’ultimo è forse il secondo più importante punto di forza (dopo il sensore) di questo prodotto, infatti il mirino XGA OLED da 2,36 megapixel offre prestazioni talmente elevate in ogni condizione di luce da far davvero credere che il pentaprisma e lo specchio possano effettivamente andare presto in pensione. Altre caratteristiche sono invece legate al Wi-fi (con cui è possibile addirittura comandare la fotocamera da remoto – a tutto selfie…) ed alla connettività, con funzionalità avanzate (incluso l’NFC), utili sia per condividere in diretta sui canali social, ma soprattutto per poter controllare gli scatti “sul campo”. Spesso infatti dal display delle fotocamere le foto sembrano essere a posto, salvo poi accorgersi di problemi che le rendono inutilizzabili, solo a shooting concluso riguardandole meglio dallo schermo di un pc. Nel design invece la A7 è in contrasto con il suo essere innovativa. La scelta è stata infatti quella di un aspetto volutamente vintage, con addirittura una calotta squadrata che simula la presenza del pentaprisma di una reflex, che invece è ovviamente assente, perché il mirino è elettronico. L’impugnatura è ben pronunciata ed offre una presa facile e sicura, mentre l’ergonomia dei comandi, una volta che ci si prende la mano, è buona e consente di agire su tasti e ghiere anche con l’occhio sul mirino. Un bel vantaggio rispetto alle classiche reflex è rappresentato dal display orientabile, peraltro di qualità e di buone dimensioni (un 3 pollici da 1,23 Megapixel), che è molto utile per il puntamento in situazioni complicate. Un sensore nella zona del mirino spegne il display quando si avvicina al volto (ma anche ad altro), ma è possibile escludere questa funzionalità. Non è un touchscreen, ma la scelta di usare comandi con tasti fisici è condivisibile perché risulta preferibile da molti punti di vista.

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La nostra prova: partiamo dal punto centrale e più innovativo della A7, il sensore CMOS Exmor da 24,3 megapixel Full Frame, abbinato al processore BRIONZ X, stesso abbinamento della SLT top di gamma Sony Alpha A99. Insieme ad un autofocus evoluto questo “pacchetto” dovrebbe consentire alla A7 di dar fastidio, come prestazioni, a reflex professionali di fascia alta (in molti pensano subito ad una Canon EOS5 MarkIII). A conti fatti la qualità degli scatti che abbiamo avuto modo di fare è stata molto buona, da alcuni punti di vista la qualità del sensore è addirittura più elevata della concorrente citata. Stessa cosa per l’autofocus, che non è sul livello delle migliori reflex, ma ci si avvicina non poco. Il problema di una Mirrorless dalle prestazioni così elevate è che le ottiche devono stare al passo del sensore. Abbiamo però constatato nel nostro test come utilizzare il 28-70 della A7 K (venduta in bundle appunto con questo obiettivo, che acquistabile separatamente per 499 euro) significa non sfruttarne a pieno il suo potenziale. Viceversa con il 24-70 marchiato Zeiss le cose cambiano, anche se a caro prezzo, visto il listino Sony (1.199 euro).

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Vario-Tessar T FE 24-70 mm F4 ZA OSS

Tutto questo quando operiamo in condizioni standard, come nel caso degli scatti effettuati durante la prova su strada di una Audi Q3, perché il giudizio cambia quando si opera in condizione più al limite, con luce non ottimale soprattutto, dove i 25.600 ISO teorici producono un rumore eccessivo per poter essere veramente sfruttati. Stessa cosa vale per il sistema di messa a fuoco, che se normalmente ha saputo convincerci e soddisfarci, in talune condizioni mostra alcuni suoi limiti. Almeno da questi due punti di vista le reflex migliori restano un gradino più in alto, ma saremmo rimasti sorpresi del contrario, visto che stiamo paragonando prodotti che costano più del doppio (se non 3-4 volte tanto).

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Tornando all’utilizzo prevalente, in condizioni più ragionevoli sia la risoluzione (24,3 megapixel che si traducono nel caso del salvataggio JPG in foto 6.000 x 4.000) che la definizione e la precisione dei dettagli è notevole. Facendo qualche confronto tra le due ottiche le differenze sono molto marcate, solo il 24-70 Zeiss riesce a sfruttare tutte le doti del CMOS Full Frame. Con il FE 28-70 mm F3,5-5,6 standard invece la nitidezza è nettamente inferiore già al centro della foto, mentre sulle parti esterne è addirittura sotto la sufficienza. Il 24-70 Zeiss ha dalla sua anche un’apertura minima costante, sempre F4. Tutta la foto è sfruttabile in ogni sua parte, senza che il risultato scenda di qualità. Se normalmente i megapixel da soli non consentono di ritagliare una porzione dello scatto e pubblicarla, ad esempio, in una delle nostre prove su strada, in questo caso abbiamo avuto il notevole vantaggio di recuperare scatti di dinamiche di una moto (di per se complicate a livello di inquadratura proprio per la velocità del soggetto in movimento), senza che la cosa fosse nemmeno intuibile da parte di chi ha visto il risultato finale. Per quanto riguarda la messa a fuoco la Sony A7 si affida ad un sistema ibrido, che si basa su 25 aree per il rilevamento del contrasto insieme a 117 punti per il rilevamento di fase. Oltre a questo un’interfaccia semplice e comoda consente attraverso un tasta di controllare il passaggio tra AF/MF (o il blocco AEL). Nel complesso la messa a fuoco è buona, immensamente migliorata rispetto alle precedenti mirrorless della Casa giapponese, ma non ancora al top e con margini di miglioramento tuttora consistenti. Per le altre funzionalità, incluso il passaggio dall’utilizzo manuale a quelli automatici e dedicati alle varie modalità, ha un’interfaccia piuttosto intuitiva, anche se le funzioni del menù sono davvero tante e, almeno all’inizio, ci si perde facilmente. La Sony A7 è ben costruita, oltre che piacevole nel look è comoda da maneggiare ed utilizzare. Il magnesio utilizzato nella sua realizzazione le consente di limitarne il peso a soli 474 grammi (una EOS 5 arriva circa al doppio di questo dato), pur con una solidità ed una robustezza di buon livello. Le migliori reflex vanno certamente oltre, offrendo anche una tropicalizzazione più estrema che consente di non temere nemmeno qualche goccia d’acqua, ma resta sempre evidente che per quello che costa la A7 offre già un ottimo prodotto, anche da questo punto di vista. La “R”, tra l’altro è più robusta (meno plastica e più magnesio) e meglio trattata contro l’umidità, riducendo quindi ulteriormente il gap. A conti fatti siano di fronte ad un prodotto molto innovativo e con punti di forza innegabili ed evidenti, con alcuni piccoli difetti e limiti, ovviabili con i modelli che verranno in futuro. Già da ora però la A7 offre caratteristiche di livello ad un prezzo abbordabile, rappresentando una valida alternativa a reflex di fascia alta per un pubblico esigente e per determinati utilizzi anche da parte dei professionisti. Se la vogliamo mettere alla stregua di una comparativa, non batte una EOS 5 Mark III, ma lo fa su alcuni singoli aspetti e come qualità del sensore il giudizio finisce con una sostanziale parità. Se il confronto lo facciamo con i modelli della fascia immediatamente sotto (EOS 6 p.e.) in un giudizio globale prevalgono i punti di forza piuttosto che quelli deboli. Non male, visto che si tratta comunque di una reflex Full Frame professionale dal costo maggiore.

Video: non abbiamo avuto modo di approfondire a fondo l’utilizzo per i video, ma possiamo comunque fare alcune considerazioni. La A7 da la possibilità di registrare in due formati, AVCHD ed MP4, dove solo il primo offre tutte le migliori prestazioni, che arrivano a filmati 1920 x 1080 (60i, 24 megapixel). Il tasto è una eredità di quella che ormai è una tradizione delle mirrorless Sony e finisce per essere contemporaneamente scomodo per il suo utilizzo, ma anche in una posizione dove lo si preme facilmente per sbaglio mentre magari si sta facendo uno scatto. Un aggiornamento del software permette comunque di poter disabilitare il tasto da menù. Il sensore non è stabilizzato, ma lo sono le ottiche (anche se non tutte). Proprio un innovativo sistema di stabilizzazione a 5 assi del sensore è la più grossa delle migliorie introdotte con la A7 II di recente lancio, è siamo certi che sul fronte video questo risolva alcune piccole lacune di questa fotocamera.

Difetti e listini: I punti deboli della Sony A7 sono soprattutto la durata della batteria, il numero ancora limitato delle ottiche dedicate e le prestazioni in condizioni di luce bassa. L’alimentazione è infatti garantita dalla medesima batteria di una NEX-3 di oltre 5 anni fa, un pregio per chi avesse già vari caricatori e numerosi accumulatori di ricambio, ma questo fa si che sfruttando un po’ la A7 si sia obbligati a portare sempre con se almeno una seconda batteria. 340 scatti è il dato dichiarato secondo lo standard CIPA. Le ottiche (obiettivi FE) sono sostanzialmente una “terza linea” in Casa Sony, dopo le “A-mount” e le “E-mount” per sensori APS-C. Le prime sono utilizzabili con un adattatore, le seconde funzionano sfruttando solo una porzione del sensore, cosa che ovviamente ne inficia gran parte dei vantaggi qualitativi. Si può escludere da menù il crop automatico, anche perché con alcune ottiche si ottiene un risultato privo di parti nere agli angoli, ma con solo una vignettatura più evidente, che si può eliminare in post produzione o che può caratterizzare gli scatti. Ragionando sulle soluzioni meno “fantasiose”, il parco ottiche attuale della serie FE è costituito da 11 ottiche, dallo zoom tuttofare FE F3,5-6,3 OSS da 24-240 mm (999 euro), 5 prestigiose Zeiss (si arriva al top con i 1.699 euro del Distagon T * FE F1,4 ZA da 35 mm), 6 zoom e 5 focali fisse, incluso il 90mm Macro (FE F2,8 Macro G OSS). Per quanto riguarda invece il corpo macchina, la A7 è a listino a 1.299 euro, 1.599 per la “K” in bundle con il 28-70mm, mentre il più prestigioso 24-70 marchiato Zeiss da noi testato costa 1.199 euro.

Per chi volesse guardare gli scatti che abbiamo realizzato con questo prodotto, questo è l’elenco delle prove realizzate durante il nostro test:

Audi Q3
Hyundai Tucson
Citroen Berlingo
Mini Cooper 5 porte
Fiat 500X

E per la sezione moto:

Honda Forza 125
Yamaha X-Max 250
Riding School Luca Pedersoli
Aerografare un casco parte prima, parte seconda e parte terza

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