Carshooting: Sony A7R II – Il primo sensore Full Frame al Mondo retroilluminato [RECENSIONE]

Abbiamo provato l’ammiraglia delle mirrorless Sony

Ha stupito il Mondo con il primo sensore Full Frame in una fotocamera senza specchio, ora Sony spinge forte sull’acceleratore con la seconda generazione migliorata delle prestazioni (con la grossa innovazione dello stabilizzatore a 5 assi sul sensore) e nell’ergonomia. La A7R II alza l’asticella con uno straordinario sensore EXMOR R retroilluminato

Sony A7R IIAbbiamo testato in precedenza proprio la capostipite delle fotocamere mirrorless Full Frame, la A7 “standard” di prima generazione lanciata circa 3 anni fa, ma tuttora un riferimento tra le mirrorless, visto che sono in pochi ad aver seguito questa strada. Fa eccezione, ad oggi, solo la Leica SL, anche se tecnicamente questa è una “telemetro”, oltre al fatto che il suo prezzo si avvicina ai 7 mila euro! Sony crede fermamente nel fatto che il futuro siano le mirrorless Full Frame e rincara la dose nel suo attacco frontale alle reflex, sinceramente ci sentiamo di dire con buone ragioni, avendo da poco lanciato la seconda generazione delle A7. Lo vedremo nel dettaglio, ma le migliorie più evidenti riguardano l’innovativo sistema di stabilizzazione del sensore su 5 assi e un affinamento dell’ergonomia. Se il sensore della A7 di prima generazione era già il “pezzo da 90” e non necessitava di uno sforzo ulteriore per stare al passo con la migliore concorrenza, la A7 II migliora sul fronte della messa a fuoco, uno dei punti deboli in passato, promettendo un +30% nella velocità e passi in avanti anche nell’inseguimento di soggetti in movimento. Viene ottimizzata poi la tropicalizzazione del corpo macchina, più protetto da polvere e spruzzi, mentre resta di fatto l’unico grosso difetto della prima generazione: l’autonomia della batteria. Non per nulla nella confezione della A7R II se ne trovano 2. L’altro aspetto che potrebbe creare qualche malcontento riguarda le ottiche, con il numero di lenti della famiglia “FE” (E-mount per sensori Full Frame) che cresce lentamente e con i migliori pezzi, soprattutto quelli marchiati Carl Zeiss, in vendita a prezzi decisamente impegnativi. Per stare al passo con la qualità del sensore occorre infatti metter mano al portafogli con una spesa anche superiore a quella delle Reflex di riferimento. Esiste la possibilità di montare ottiche A-mount con l’adattatore LA-EA, come anche di altre marche con specifici raccordi che permettono al corpo macchina di “colloquiare” con gli obiettivi, ma che oltre ad un costo aggiuntivo, non permettono mai di sfruttare pienamente ed al meglio le ottiche così utilizzate. Noi abbiamo provato la seconda generazione di A7 nella prestigiosa versione R, dotata di una chicca assoluta: il primo sensore Full Frame retroilluminato al Mondo. L’EXMOR R, oltre alla risoluzione record di 42,4 Mpixel, ha una gamma ISO incredibile, raggiunge il notevole valore massimo di 102.400 (25.600 ISO nativi come la A7II “standard”)!

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Caratteristiche e funzionalità del corpo macchina: L’ergonomia migliora sensibilmente come, ad esempio, nella zona del tasto di scatto, ora inclinata in avanti, e della rotella davanti ad esso, molto pratica, anche se può capitare di spostarla inavvertitamente. Cambia aspetto e migliora la sua manovrabilità anche la rotella nella parte alta del dorso macchina. Alcune differenze ci sono anche tra la A7II “standard” e la “R”, con quest’ultima dotata, ad esempio, di un tastino di sicura sulla rotella delle modalità d’uso. Diverso è anche l’appoggio per l’occhio sul mirino, più comodo e meglio studiato, anche alla luce della maggior propensione all’utilizzo video della “R”. Migliorie evidenti, ma non epocali, perché va ribadito che la A7 era e rimane una fotocamera tutt’altro che semplice e che richiede un lungo apprendimento per prenderci dimestichezza. Le funzioni sono tante, tantissime, incluse quelle legate ad aspetti spesso dimenticati dalle reflex professionali, come Wi-Fi ed NFC che permettono alla A7II di colloquiare con altri device in varie modalità. Le dimensioni ed il peso sono sostanzialmente sempre gli stessi, a cambiare è lo spessore del solo corpo, per via di una impugnatura più pronunciata (60,3 mm contro i precedenti 48,2), differenza di fatto ininfluente sugli ingombri reali ad ottica montata. Anche il peso è appena sotto la quota dei 600 grammi, come lo era quello della A7 Mark I, sale a 625 nel caso della A7R II. Siamo sensibilmente sotto a quello di una reflex di questa fascia, che si avvicina alla soglia del chilogrammo (p.e. 950g una Canon EOSV Mark III). Il merito di peso e dimensioni contenuti va trovato proprio della rinuncia al mirino ottico. Con quello elettronico che oramai offre prestazioni del tutto simili (per taluni aspetti addirittura migliori) a quello di una reflex professionale, la strada che Sony sembra intenzionata a continuare a percorrere a forte andatura sembra poter essere davvero quella giusta, ma solo il tempo ci dirà se hanno ragione. Nello specifico il mirino della A7II è basato su un OLED XGA da mezzo pollice, 1024 x 768 pixel, 2.359 k punti (la Mark I si fermava a 1.440k). L’ingrandimento arriva a 0,71 x nel caso della “standard”, addirittura 0,78 per la “R” grazie ad un elemento con doppia superficie asferica. Siamo su livelli di nitidezza ed ampiezza superiori alle reflex e questo conferma che, proprio l’aspetto che dovrebbe far la differenza in un senso, non rappresenta invece minimamente una debolezza della soluzione mirrorless. Anzi, è ormai ovvio che proprio queste prenderanno vantaggio con il passare del tempo. Il display da 3” di tipo RGBW, oltre che garantire una copertura al 100%, ha il grosso pregio di essere basculante (da -40° a + 105 circa).

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La nostra prova: Fin da subito la qualità del sensore dalla A7R II EXMOR R retroilluminato da ben 42,4 Mpixel (7952 x 5304) ci ha stupito, anche dopo aver utilizzato la A7II per qualche giorno. Prima di entrare nel dettaglio, ci preme dire che la qualità e la risoluzione sono tali da consentire senza grossi problemi di utilizzare anche le ottiche E-mount non dedicate alle A7, che funzionano quindi in crop sull’area del sensore equivalente a quella di una APS-C, oltre che con un fattore di moltiplicazione della lunghezza focale di 1,5 circa. Su alcuni scatti abbiamo effettuato un ulteriore taglio, pubblicando foto che erano comunque ben definite e senza alcuna importante perdita di qualità. La risoluzione scende in questo caso a circa 17,8 Mpixel, mentre sono 10 con il sensore della A7II, che in Full Frame arriva a 24,3. Abbiamo quindi potuto usare, oltre al Sonnar FE 55 mm F1,8 ZA dedicato alle Full Frame, anche il Vario-Tessar E 16-70 mm F4 ZA OSS ed un paio di altre ottiche di nostra proprietà, che abitualmente abbiamo ad una “vecchia” NEX-7 (che di fatto è l’antenata meno nobile della A7). Ci riferiamo ad un SEL 18-200 F3,5-6,3 OSS (tutt’ora in vendita a circa 860 euro) ed il “pancake” 16 mm F2,8, abbinato al convertitore fish-eye VCL-ECF1. I risultati vanno di pari passo con la qualità degli obiettivi utilizzati. Fantastico il 55 mm, con cui abbiamo scattato le foto migliori, stupendi i bokeh che si ottengono alla massima apertura (F1,8), mettendo in risalto il soggetto e sfruttando il sensore, che è un riferimento assoluto. Siamo certi di non poter essere smentiti affermando che sia il miglior sensore al Mondo montato su una mirrorless, ma anche tra i migliori 5 includendo le reflex nel confronto. Si fanno poi enormi passi in avanti rispetto alla A7 Mark I in almeno due ambiti: la risposta ad alti ISO e la stabilizzazione innovativa proprio sul sensore. Con scatti a 1.600 ISO sostanzialmente privi di rumore, che inizia ad essere percepibile a 3.200, anche se molto contenuto fino a 6.400. Abbiamo provato a scattare fino a 25.600 ISO con un risultato ancora accettabile! Risultati incredibili se raffrontati alla risoluzione della A7R II, che la mettono anche qui tra le migliori digitali al Mondo, soprattutto negli scatti ad alti ISO. Molto buona e nettamente migliorata la qualità della compressione, che era uno dei difetti della A7 Mark I, che costringeva all’utilizzo dei RAW non compressi per mantenere elevata la possibilità di agire in post produzione senza eccessive perdite di qualità. Moltissime le opzioni disponibili per il salvataggio dei file, inclusa quella del nuovo formato RAW non compresso a 14 bit. In ogni caso servono schede veloci per supportare un flusso di dati che è molto importante, decisamente impegnativo poi nel caso dei video.

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Quanto invece alla stabilizzazione del sensore, è un portento e siamo di fronte ad un’altra innovazione molto importante. Non solo agisce su beccheggio ed imbardata come fa un’ottica stabilizzata (nel caso se ne usi una questi due assi vengono demandati all’obiettivo), ma su traslazioni del piano sensore (sui due assi) e rotazioni intorno all’asse dell’obiettivo. Si tratta di un vantaggio che Sony quantifica in 4,5 stop di differenza, una enormità! Sensibili i miglioramenti anche per la messa a fuoco, ma c’è ancora un margine di miglioramento (in questo c’è sempre). Colma quasi completamente il gap con la migliore concorrenza, rispetto alla quale resta indietro solo nello scatto continuo, dove il ritardo può “bruciare” qualche scatto. C’è da dire che nel nostro utilizzo tipico, con scene complesse costituite da auto e moto in movimento rapido e di difficile lettura, siamo di fronte ad uno degli scenari più severi per testare l’autofocus.

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Video: Anche in questo caso, come per il test con la A7 Mark I, non abbiamo dedicato troppo tempo alle riprese video durante il test, concentrandoci di più sulle foto. Ci spiace perché le caratteristiche della A7R II sono davvero interessanti, con una nitidezza che ci ha sorpreso nei video che abbiamo realizzato. Riprese in 4K ultra HD in formato 3840 x 2160 che sono così esagerate da finire per essere “fin troppo” se non per esigenze specifiche molto particolari e “da cinema”. Abbiamo spesso registrato in formati più ridotti, pur mantenendo un risultato eccellente, per non rallentare eccessivamente le operazioni di montaggio e post produzione dei video che abbiamo realizzato.

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Difetti e listini: Siamo di fronte ad un prodotto che ha alzato e di molto l’asticella rispetto alla A7 Mark I e risolto gran parte dei piccoli difetti da cui era afflitta. L’unico vero problema resta quello dell’autonomia della batteria, oltre che un listino che si fa impegnativo soprattutto nel caso della “R”. Mentre il prezzo della A7 di prima generazione sta scendendo, con un listino ufficiale che parla di 1.300 euro, ma con offerte anche a 3 sole cifre, la seconda generazione viene offerta a partire da 1.800 euro, con la più innovativa A7R II che non ha un prezzo indicato ufficialmente sul Sony Store, ma si trova in vendita, ad oggi, a circa 3.200 euro. Per quanto riguarda le ottiche, l’ottimo Sonnar FE 55 mm F1,8 ZA dedicato alle Full Frame è a listino a mille euro tondi tondi, il Vario-Tessar E 16-70 mm F4 ZA OSS (che non ci ha saputo convincere fino in fondo, soprattutto per il rapporto qualità / prezzo, e con cui si utilizza la porzione APS-C del sensore) costa poco più di mille euro (1.008,26 per la precisione), mentre tra le ottiche per noi più interessanti e specifiche per le Full Frame A7 (in totale sono 14 ad oggi, 3 in più della recensione della A7 Mark I dell’ottobre scorso), citiamo il 24-70 marchiato Zeiss (da noi testato in precedenza proprio in abbinamento alla A7 Mark I) che costa 1.200 euro ed il 24-240 (un obiettivo che si sposerebbe perfettamente con le nostre esigenze), che si ferma a quota 1.000.

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Questo è l’elenco delle prove in cui la abbiamo utilizzata:

Le ragazze di EICMA 2015
Suzuki Vitara S
Opel Karl Cosmo
Il video nella prova della Porsche 911 Targa 4 GTS
BMW C650 Sport
BMW C650 GT
Nissan e-NV200 Evalia
Mazda CX-5
Subaru Levorg
Jaguar XF

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