Con la gara di Monza si è chiusa la storia della Seat Ibiza Cup

Arriva il momento della pensione per un monomarca ormai glorioso, in attesa di succulente sorprese per il 2017...

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Dopo sei stagioni, in attesa di grandi novità per l'anno prossimo, va in pensione la Seat Ibiza Cup, fortunata serie monomarca che per anni ha messo in griglia uno spettacolo senza eguali. Fucina di giovani talenti, ma anche vetrina per piloti navigati, con il vantaggio di costi sempre accessibili ed un grande seguito mediatico.

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Con la gara di Monza si è chiusa la storia della Seat Ibiza Cup

Anche le cose più belle, prima o poi, hanno una fine. E così, dopo una lunghissima carriera, fatta di campionati indimenticabili, è arrivato, anche per la Ibiza Cup, il momento della pensione. Il trofeo monomarca organizzato da Seat, negli ultimi anni, ha sempre rappresentato il riferimento per chi voleva approcciarsi al mondo delle corse, grazie alla sua formula con costi estremamente contenuti, tanto divertimento, conciliati con l’opportunità di mettersi al volante di una vera vettura da corsa. Non a caso, anno dopo anno, la Ibiza Cup ha saputo affermarsi come fucina di giovani talenti, ma non ha mancato di attrarre neanche piloti più esperti e navigati, che evidentemente hanno ritenuto il mezzo ed il livello dei concorrenti assolutamente di riguardo. Lo spettacolo in pista, poi, è sempre stato di altissimo livello. Gare sempre combattute, fino all’ultimo giro, senza esclusione di colpi. Bussatine, sportellate, duelli ruota a ruota sono sempre stata una costante. E, probabilmente anche per questa ragione, la Ibiza Cup è anche divenuta uno dei campionati più seguiti a livello mediatico, potendo anche contare sulla diretta TV. Adesso, dopo anni di gloria, Seat Motorsport Italia, per offrire un qualocosa di nuovo – e possibilmente ancora più accattivante – ha deciso che la Ibiza Cup aveva orami fatto il suo tempo. Per l’anno prossimo, non possiamo ancora sbilanciarsi su nulla, ma dovrebbero esserci delle gustose novità…Noi, per celebrare un giusto tributo alla Ibiza Cup, vi riproponiamo il nostro racconto della gara di Imola, nella quale abbiamo avuto la fortuna di essere protaginisti (o meglio, attori ma non di certo protagonisti..), scrivendo anche noi una paginetta di questo glorioso trofeo monomarca, che quest’anno ha visto laurearsi campione il velocissimo Gabriele Torelli.

Un progresso incoraggiante
Il disastro delle libere ed le più consolanti qualifiche, la domenica mattina, sono ormai un ricordo. Gara 1, dove sarò io a partire, è alle 8:40. Un mezzo trauma. Non tanto per la sveglia presto, ma per il fatto che, pronti via, non mi era mai capitato di passare dal pigiama alla tuta da gara a distanza di mezz’ora. Una volta in griglia, però, soltanto buoni propositi: il vero avversario, anche in gara, resta il cronometro, con la volontà di migliorare ulteriormente il best lap delle qualifiche. Pensare di fare il “rimontone” è assolutamente utopistico, ma scendere sotto il muro del 2:09, girando così sul passo del centro gruppo, non è affatto utopistico. Anzi, ne va del mio ego: essere in grado di tenere il passo dei “piloti” del campionato mi eviterebbe il tormento di auto-rinfacciarmi di essere un “fermone”. Ma l’evidenza dei fatti è una, e con la fortuna di aver fatto ormai qualche gara, mi è tutto più chiaro: non ci si improvvisa piloti dall’oggi al domani. Per correre su di una vettura da gara ci vogliono tanta esperienza e tanta pratica. Ad esempio, proprio l’Ibiza Cup è una macchina che, per quanto relativamente semplice da guidare, non è affatto facile da sfruttare per bene. Alcuni dei concorrenti in griglia, al secondo anno di partecipazione al trofeo, ci hanno confidato di averci messo un anno intero prima di riuscire a capire fino infondo come guidarla. Sia io che il mio compagno Franco Nugnes commettiamo lo stesso identico errore: entriamo in curva troppo forte, e a causa di ciò ne usciamo troppo lenti. I dati che ci racconta Elena Vanzin, ingegnere di pista della Ibiza Cup, non lasciano spazio a diverse interpretazioni: rispetto al migliore, l’inarrivabile Torelli, il mio punto di staccata è perfettamente identico. Anzi, al Tamburello ed in Variante Alta riesco pure a frenare qualche metro dopo. Ciò che mi “frega”, però, è l’intensità della frenata, che mi porta in ingresso curva con qualche chilometro orario di troppo. In media sono 5-6 in più. Questo mi porta un maggiore sottosterzo, e mi proibisce di ritornare sul gas tanto presto quanto riesce a fare Torelli. E così, tornare più tardi sul gas, equivale a portarsi dietro 7-8 km/h in meno di velocità sui rettilinei.

Prestazione da top ten
Con in testa ben saldi gli insegnamenti di Elena, mi presento così in griglia per il giro di ricognizione, al quale seguirà la partenza lanciata. L’intento è quello di stare lontano dai guai: staccate a ruote fumanti, sportellate, toccatine, cappottoni ed incidenti spettacolari sono una costante nelle gare della Ibiza Cup. Ne ho la riprova subito dopo la Villeneuve, dove un contatto a centro gruppo coinvolge ben quattro vetture, due delle quali, dopo essersi girate, rientrano pericolosamente in pista. Con un pò di fortuna ne esco indenne. Anzi, sono il primo dei concorrenti non coinvolti nel crash a passare dal luogo del misfatto. Questo, se da un lato mi consente di guadagnare un bel pò di posizioni, dall’altro lato mi fa perdere subito il contatto con i concorrenti che precedono. Un peccato, perché volevo approfittare dell’effetto “trenino” per studiare la guida degli altri e, di conseguenza, migliorare la mia. Mi ritrovo invece tutto solo, e così ogni giro di gara diviene quasi un giro di qualifica. Ma in realtà le sorprese non finiscono: arrivato alla Rivazza, un altro incidente coinvolge più vetture. E così, grazie all’autoscontro harakiri degli avversari (ma anche grazie a due sorpassi che mi stupisco anch’io di essere riuscito a fare), mi ritrovo (isolato) in un’ottima settima posizione. L’unica preoccupazione è guardare ogni tanto gli specchietti retrovisori, ma la Ibiza rossa che mi segue sembra restare sempre alla stessa distanza. Arriva quindi il momento di seguire i consigli di Elena: andare più piano, per andare più forte. Sembra un controsenso, eppure è così. A confermarlo il cronometro, che finalmente dice 2:08. Una grossa soddisfazione. Peccato, però, essere riusciti a metterlo a segno per soltanto un giro, ma poco male, perché, in gara, il mio ritmo di 2:09 è tutto sommato soddisfacente. Con i valzer delle soste ai box, grazie alla sosta ritardata, finisco addirittura in seconda posizione. Una gioia effimera ovviamente, ma è pur sempre un giro in seconda posizione, in gara, ad Imola! Non me lo sarei potuto immaginare neanche nel migliore dei sogni. Ma è il momento di cedere la vettura al mio compagno Franco Nugnes. Anche lui, una volta sceso in pista, riesce a tenere un buonissimo ritmo, e ci ritroviamo a lottare per il sesto ed il settimo posto. Mica male. Arriva però la comunicazione di un drive trough. All’uscita dai box, ingannato dal kick down del cambio DSG della Ibiza, Franco ha superato per un nano secondo la velocità massima consentita di 60 km/h. Con il passaggio dalla corsia box scaliamo in p. 9, che è la posizione finale al traguardo. Essere arrivati nella top ten, alla gara d’esordio in un campionato così combattuto e con piloti di livello è stata una gran bella soddisfazione: sorriso a 32 denti per me, sorriso a 32 denti per Franco.

Il romanticismo della gara al tramonto
Dopo la gara di apertura, gara 2 della Ibiza Cup ha anche “chiuso” l’Aci Racing Week End di Imola. A schierarsi in griglia, alle 17:45, sarà questa volta Franco, che condurrà la nostra “verdona” nella prima parte di gara. Partiamo in p. 9, nostra posizione al traguardo in gara 1. Questa volta la partenza fila via liscia, senza incidenti, con Franco che riesce a tenersi lontano dai guai, seguendo il trenino a centro gruppo. Ingaggia anche un bel duello con Pelatti, dove nessuno dei due si risparmia bussatine in staccata ed incontri ravvicinati portiera a portiera. Io, attendo in trepidazione il mio momento, seguendo la gara in diretta su uno schermo in corsia box, affiancato dal cronologico dei tempi. Questa volta, però, sono decisamente più rilassato: quando salirò in auto gran parte dei giochi saranno già fatti, e dovrò semplicemente cercare di portare la nostra Ibiza sana e salva al traguardo. Franco rientra, salgo io. Una bella stretta alle cinture, ed allo scadere del minuto di sosta obbligatoria, full gas. Già uscendo dai box, in dodicesima posizione, si presenta un grosso guaio: stiamo correndo al tramonto, ed al Tamburello si arriva contro sole, totalmente accecati. La curva va fatta a memoria, sulla fiducia, perché non si riesce a vedere assolutamente nulla. Ma poco importa, perché l’accecamento vale per me come per tutti gli altri concorrenti. Cerco di ritrovare il ritmo di gara 1, ma le condizioni della pista e la macchina meno fresca mi portano a girare circa 8 decimi più lento, tenendo un ritmo del 2:10 costante. Non velocissimo, ma abbastanza per fare due sorpassi. Il primo, abbastanza facile, in staccata alla Tosa. Il secondo, invece, assolutamente sudato, con il mio avversario che ha messo in scena delle mosse (secondo me) ai limiti della correttezza. Una bella sportellata alla variante Villeneuve, dalla quale usciamo affiancati, salvo poi sportellarmi nuovamente nel rettilineo che dalla variante porta alla Tosa. Considerando che mi trovavo già al limite della pista, mi sono ritrovato a 170km/h con due ruote praticamente sull’erba. Alla fine, comunque, riesco ad avere la meglio, e tagliamo il traguardo in decima posizione. Nuovamente, quindi, la soddisfazione di aver concluso la gara nella top ten. Una volta tagliato il traguardo, giusto per non farsi mancare nulla, una bella convocazione in direzione gara per quel contatto un po’ cattivo. Una tirata d’orecchie, un abbraccio con il concorrente, e torna subito il sorriso per un week end trascorso facendo la cosa che più mi piace: tuta, casco, guanti, e via con il sogno di (provare a) fare il pilota.

9th novembre, 2016

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