Brembo, una giornata alla scoperta dei suoi segreti

Visita al Kilometro Rosso ed alla Factory Racing F1 e MotoGP

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Brembo - Abbiamo passato un'intera giornata alla scoperta dei "segreti" di una delle aziende più grandi del nostro paese e di importanza globale. Tra storia, evoluzione e ricerca di massima sicurezza e prestazioni, abbiamo visitato anche il reparto specializzato in freni per vetture di Formula Uno e MotoGP.

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Brembo, una giornata alla scoperta dei suoi segreti
Brembo, l'entrata del Kilometro Rosso

Passando lungo l’Autostrada A4 in direzione Venezia è possibile ammirare, poco prima di Bergamo, un’immensa struttura dall’acceso color rosso. Altri non è che il Kilometro Rosso di Brembo, ossia il reparto di Ricerca e Sviluppo dove tecnici ed ingegneri studiano le migliori soluzioni da adottare sulle auto e moto di tutti i giorni, anzitutto. Ma procediamo per ordine cronologico.

È il 1964 quando in una cascina adibita ad officina Emilio Bombassei e Italo Breda vedono arrivare un carico di… freni. Il trasporto giungente da oltre confine per conto di Alfa Romeo si era ribaltato e temendo che gli impianti si fossero danneggiati, si cercò in fretta e furia qualcuno a cui farli vedere per capire se la merce godesse di buona salute o dovesse essere restituita. Grazie ai macchinari ed all’esperienza Bombassei e Breda salvarono il carico, riuscendo inoltre a replicarne la struttura ed il funzionamento. Ciò permise l’avvio della produzione di quelli che diventeranno i freni Brembo, famosi in tutto il mondo. Torniamo ora ai giorni nostri.

Quando arrivo capisco subito che si respira aria di competizioni: i parcheggi sono contrassegnati da caselle di partenza come sui tracciati di gara, anziché le solite noiose strisce rettangolari. Una volta entrato percorro una lunga ala dove sono esposte pinze freno e dischi, l’impressione è quella di stare dentro ad un museo contemporaneo. A guidarci c’è Andrea Algeri, ingegnere specializzato per i freni della Formula 1. Nel 2015 Brembo ha avuto un fatturato di 2073 milioni di euro, una crescita costante dal 2009 ed un aumento del 14% rispetto al 2014. Dislocate in 15 paesi di tutto il mondo, le varie sezioni di Brembo contano oltre 9.000 dipendenti (di cui 700 nella struttura di Stezzano dove abbiamo trascorso la mattinata) ed il 10% di essi è parte attiva nel settore di Ricerca e Sviluppo (R&D). Ciò significa che l’azienda italiana investe ben il 5% del proprio fatturato per sviluppare nuovi prodotti e brevetti (oltre 40 ad anno). Ciò si tramuta poi nel miglioramento di ogni componente e per ogni categoria di trasporto.

Di fatto siamo abituati a vedere i dischi e le pinze Brembo su vetture sportive, dove sfoggiano brillanti colori tra cui il tipico rosso acceso. In verità i freni della casa italiana vestono moto sportive nostrane ed ultimamente anche alcuni marchi giapponesi come Kawasaki, ma anche veicoli commerciali come motrici – ad esempio l’Iveco Stralis – ed in India gran parte degli scooter, dal momento che risultano il mezzo preferito dalla popolazione per gli spostamenti metropolitani. Come si suol dire, “Vestono ogni taglia”. Inoltre per le due ruote è possibile adottare anche i cerchioni Marchesini. Tutto ciò richiede un immenso sforzo che per essere coperto prevede 4 laboratori di ricerca (Italia, Stati Uniti, Cina e Polonia), 18 siti industriali e 22 società che fanno parte del network Brembo S.p.A. Complessivamente vengono prodotti ogni anno 55 milioni di dischi e 6 milioni di pinze.

Da segnalare infine come Brembo sia sempre più vicina a produrre di serie pastiglie freno in cemento, dal momento che quelle tradizionali in rame saranno bandite a partire dal 2025. Ad ogni modo pensare che produrre un impianto frenante sia un aspetto che si concentra solamente sulla prestazione e la sicurezza sarebbe riduttivo, come abbiamo scoperto quando durante la visita Monica Michelini (Media Relations Specialist) ci ha mostrato il freno a disco che nel 2004 ha vinto il prestigioso premio Compasso d’Oro, il più autorevole premio mondiale di design. In Brembo infatti studiano il Design Integrato, ossia una personalizzazione ad hoc per ogni vettura, affinché non solo la sicurezza ma anche l’occhio venga soddisfatto appieno.

Il pomeriggio è stato dedicato invece alla Factory Racing, dove vengono sviluppati gli impianti per le supercar, le moto da corsa, le Gran Turismo e soprattutto le Formula Uno, la massima serie per eccellenza. Questa sezione si trova distaccata di pochi chilometri dal Kilometro Rosso, ubicata in quella che era la sede originale. In mezzo a macchinari ultra-moderni addetti specializzati studiano 3D i componenti, li testano e se non vi sono problemi può cominciare la produzione di serie. Per mantenere il massimo segreto ci è stato vietato di fare foto in alcuni casi! Ma già poter entrare lì dentro è qualcosa di unico e l’atmosfera che si respira è davvero di carattere racing. In questo tipo di lavoro del resto non c’è margine di errore e sebbene le macchine svolgano un ruolo importante, per Brembo il lavoro dell’uomo rimane al centro e solo a lui spetta il giudizio finale.

Parlando prettamente di Formula Uno, l’azienda italiana fornisce Team come Ferrari, Mercedes, Red Bull, Toro Rosso, Renault ed Haas. Per ogni evento – dai test invernali all’ultimo GP stagionale – sono presenti 3 ingegneri che rispondono sul campo alle domande dei tecnici di ogni scuderia. La prima casa a montare tecnologia Brembo è stata proprio la Scuderia, che dal 1975 su volere di Enzo Ferrari avvia un processo di simbiosi che dura tutt’oggi. Dal canto suo Brembo mette piede per la prima volta nel mondo delle competizioni, ampliando le sue possibilità di ricerca e miglioramento. Mentre ci vengono mostrati specifici macchinari per controllare il prodotto finito e riportare a computer eventuali imprecisioni, il mio occhio cade sul tavolo più vicino a me. E per un amante della Formula Uno è estasi: ho la possibilità di ammirare alcune componenti pronte ad essere spedite per Mercedes, Renault e Toro Rosso. Manco a dirlo, niente foto (anche se la tentazione è alta!).

Ogni disco è sottoposto a lunghi e stressanti cicli di prova (circa 10 volte superiori a quelli effettivi in pista) e vengono riprodotte le tipologie per ogni possibile tracciato, da quelli veloci e stressanti come Monza a quelli meno impegnativi come Silverstone. Con il regolamento 2017, dove si avranno vetture più veloci e performanti, anche Brembo ha dovuto giocare d’anticipo e già un anno fa sono cominciati lo studio e la progettazione degli impianti 2017. Un’altra sfida difficile vinta. E per tutti i curiosi da quest’anno sarà possibile visualizzare sotto forma di gif i dati per ogni GP, forniti attraverso i canali social dall’azienda stessa. La visita si conclude con un’intervista in diretta dalla factory all’ingegner Algeri, che potete trovare qui sotto.

“Mio padre diceva che chiunque può fare cose semplici, ma sono pochi quelli che riescono a fare cose difficili. Noi dobbiamo fare quelle difficili. Questo è il nostro motto che sempre accompagnerà Brembo”Alberto Bombassei, Presidente del Gruppo Brembo.

  Intervista all’ing. Andrea Algeri

 

15th febbraio, 2017

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