Seat & Seat Motorsport Italia: “nella gabbia delle Leon”

Abbiamo provato il fantastico "trio" che sarà protagonista della stagione 2017

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Una splendida tradizione nelle corse turismo che continua anche quest'anno, con un triplice impegno. Seat & Seat Motorsport Italia continuano a credere come non mai nel motrosport, lanciando così la Cupra St Cup (che prenderà il posto della Ibiza Cup), andandosi ad affiancare alla Leon Cup ed alle Leon TCR che saranno impegnate, rispettivamente, nel monomarca della casa spagnola e nel Campionato Italiano TCR.

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Seat & Seat Motorsport Italia: “nella gabbia delle Leon”
Le Seat Leon, nelle varie declinazioni, che saranno protagoniste in questo 2017

Anche quest’anno, Seat Italia e Seat Motorsport Italia, forti della passione che muove gli uomini “ai posti di comando”, hanno scelto di rinnovare il proprio impegno nel modo delle competizioni. Anche nel 2017, quindi, ad ogni Aci Racing Week-end, sarà una grande festa all’insegna della casa spagnola, che sarà impegnata addirittura su tre fronti, tutti all’insegna della Leon: si parte con la Seat St Cupra Cup, affiancata dalla Leon Cup e dalla Leon TCR.
Un trio delle meraviglie che regalerà certamente tantissime soddisfazioni a chi ha creduto e continua a credere nel motorsport non solo come attività in sé, finalizzata alla sola pista, ma come attività finalizzata alla promozione del marchio e del prodotto. D’altronde, quale migliore cartina tornasole per la Leon Cupra St: una vettura praticamente “di serie”, alla quale vengono aggiunti soltanto assetto, freni, scarico, e dotazioni di sicurezza.
E poi, dopo averlo vissuto di persona lo scorso anno, ad Imola, dove abbiamo gareggiato con la Ibiza Cup, abbiamo scoperto che per Seat, ogni tappa di campionato, è un’ occasione per portare in pista centinaia e centinaia di persone che vivono così, dal vivo, un qualcosa che sarebbe altrimenti confinato alle pagine dei giornali, o meglio, alle pagine dei siti web come il nostro. Test Drive, simulatore, hot lap in pista, anche il pubblico, così, riesce ad essere protagonista.

Seat St Cupra Cup

E’ lei la novità più succulenta per la stagione 2017. Dopo quasi un decennio di gloria, fucina di giovani talenti e vetrina per tanti gentleman driver, la “mitica” Ibiza Cup lascia infatti il posto alla St Cupra Cup quale soglia di ingresso nel mondo del motorsport Seat. Una insospettabile (ma non troppo) station wagon, sotto la quale, già in versione stradale, si cela una vera e propria belva da pista: grazie ai 300 Cv erogati dal 2.0 turbocompresso le prestazioni, difatti, sono da supercar vera, e non stupisce il fatto che la vettura da gara si concessa “il lusso” di mantenere il motore praticamente “stock”. Gli interventi dei tecnici del reparto sportivo, come anticipato, si sono limitati allo svuotamento dell’abitacolo, con la rimozione di tutto il superfluo al fine di contenere i pesi, all’installazione di roll-bar e serbatoio di sicurezza, per concludere con freni, assetto e linea di scarico. Poche mirate modifiche, eppure, una volta in pista, si scopre subito che la St Cupra Cup è belva da gara vera, anche questa volta in modo quasi “insospettabile”. Salendo a bordo, difatti, la presenza del volante di serie, insieme al sistema di infotainment ancora lì, al suo posto, ti fanno quasi dimenticare di essere alla guida di una vettura da competizione. Ma i dubbi, in un istante, svaniscono appena ti immetti sul rettilineo, schiacci giù tutto, il motore ti incolla al sedile e lo scarico tuona come mai potrebbe accadere su di una vettura stradale. Senza neanche accorgertene, così, arrivi già alla prima staccata, dove i freni hanno un’efficacia così incredibile che, sulle prime, ti ritrovi quasi fermo 50 metri prima della curva. E proprio in curva emerge ancora di più l’abisso nelle prestazioni e nella dinamica tra la vecchia Ibiza Cup e la nuova St Cupra Cup. La St, forte delle maggiori qualità del telaio e del passo più lungo, risulta decisamente “più macchina”, molto meno ballerina in frenata, con un bell’inserimento e con una percorrenza, in appoggio, davvero notevole. Il bello, comunque, è che la coda è smaliziata quel tanto che basta per essere gestita divertendosi, facilitando così gli ingressi e la chiusura di curva giocando con i trasferimenti di carico. Fa un figurone anche il cambio DSG di serie, che anche su di una vettura da competizione, sfruttata al massimo in pista, riesce a farsi apprezzare per la velocità di cambiata fulminea. Proprio in quanto a velocità, la St Cupra Cup, lanciandosi sul rettilineo non certo lunghissimo del circuito di Franciacorta, raggiunge le stesse velocità che si prendevano lo scorso anno, ad Imola, con la Ibiza (circa 185 km/h). Un salto in avanti abnorme nelle prestazioni e nelle qualità dinamiche, che diventa ancora più sensazionale alla luce del fatto che il costo del campionato è rimasto invariato rispetto alla Ibiza. Campionato (o singola gara) a cui, peraltro, ci si può iscrivere in due, andando così a ridurre ulteriormente l’esborso di quello che, ad oggi, rappresenta al tempo stesso la soglia di ingresso in un campionato nazionale “vero”, ma che può benissimo essere considerato anche “punto di arrivo” per piloti professionisti o per giovani talenti che vogliono affermarsi su scala nazionale, forti della visibilità che viene garantita a questi campionati a livello di copertura media.

Seat Leon Cup e Leon TCR

Step successivo rispetto alla St Cupra Cup (che, come detto, ha innalzato alla grande l’asticella rispetto alla Ibiza Cup) è la Leon Cup. E qui, le cose, iniziano a farsi davvero per manici veri, per professionisti del volante. Sebbene il legame con la vettura di serie sia anche in questo caso evidente, qui, gli interventi, sono decisamente più invasivi. La guardi, schierata ai box prima di entrare in pista, ed è bellissima. Bella, ma al tempo stesso cattiva da incuterti quasi timore. Larghissima, “sparafangata” all’inverosimile, con appendici aerodinamiche ovunque, una vera divora cordoli che non fa nulla per nascondere la sua indole. Ed anche nell’abitacolo la musica è ben differente: alleggerimento totale, cruscotto in vetroresina, strumentazione semplificata, piantone dello sterzo arretrato, volante da gara pieno zeppo di comandi come sulle F1. Sotto al cofano, con l’ultimo step evolutivo, il 2.0 turbocompresso raggiunge ora i 350 Cv. Una volta in pista è subito chiaro, chiarissimo, che nei 4 giri a nostra disposizione non saremo affatto in grado di avvicinarci, neanche un po’, al limite della vettura. Qui, il massimo della prestazione, trattandosi di una belva da gara, arriva quando tutto è in temperatura: in primis gomme e freni. Ebbene, i limiti della Leon Cup, con questo telaio, sono così elevati che forse siamo riusciti a far “lavorare” davvero le gomme soltanto nell’ultimo giro e mezzo prima di rientrare ai box. Pensi “questa curva la potrei fare forse più forte”, lo fai, la percorri a velocità doppia rispetto al giro precedente, ma lei, la Leon Cup, resta lì, sempre perfettamente composta. E così, il tuo pensiero, diventa “asino, la dovevi fare ancora più forte”. Così larga, e con quella impronta a terra enorme, la Leon Cup come anche la TCR, consentono degli appoggi ed una percorrenza di curva semplicemente sensazionali. Il tutto, amalgamato con un telaio incredibilmente reattivo, con uno sterzo millimetrico e con una frenata semplicemente da wow, anche se il pedale richiede un grande sforzo. Tra la Leon Cup e la Leon TCR, a cambiare, scusateci il gioco di parole, è il cambio. DSG sulla Leon Cup, sequenziale Sadev sulla TCR. La differenza che si avverte, una volta in pista, non è tanto nella velocità di cambiata in sé, ma nella cattiveria della stessa, e nella padronanza assoluta del mezzo. Se il DSG mantiene sempre un proprio arbitrio, rifiutando, alle volte, le scalate più aggressive, con il Sadev è tutto nelle vostre mani, perché accetta qualsiasi marcia a qualsiasi velocità.

Sorpresa vintage

In pista abbiamo che trovato, a sorpresa, una Leon Mk1 ed una Leon Mk2, splendide testimoni dell’ heritage e della tradizione della casa spagnola nel mondo delle corse turismo. La cosa più bella, peraltro, è stata che le due vetture non erano lì, in funzione soprammobile, ma perfettamente funzionanti al punto che sì…le abbiamo guidate! La Mk1 è semplicemente “commuovente”. Sembra lontana anni luce delle nuove Cup e TCR, eppure, la guida, così vecchio stampo, maschia, senza filtri, regala delle sensazioni ancora oggi straordinarie, probabilmente anche per via del bellissimo cambio manuale, con il castelletto rialzato, la leva precisa come un grilletto. Discorso quasi analogo per la Mk2, che però aveva la guida a destra (ed il cambio manuale). La prima volta per me, seduto al volante di una vettura con il sedile dal lato “sbagliato” è stata abbastanza problematica: cambiare le marce con la sinistra, sulle prime, è un vero terno al lotto. Sul guidato, però, dove si andava tutto in terza, che goduria!

31st marzo, 2017

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