Volkswagen Golf MY 2017: stesso nome di riferimento, molteplici stili dinamici [TEST DRIVE]

Dalla silenziosità della e-Golf alla potente vivacità della R

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Volkswagen Golf R, GTI Performance, GTE ed e-Golf MY 2017 – L'aggiornamento stilistico influenza tutti i modelli di Golf proposti nella prova, con alcune debite differenze che sottolineano la diversa natura delle versioni, ognuna dotata di una specifica attitudine

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Volkswagen Golf MY 2017: stesso nome di riferimento, molteplici stili dinamici [TEST DRIVE]
Due esemplari della rinnovata Volkswagen Golf GTE

Autorevoli scrittori come lo statunitense Francis Scott Fitzgerald hanno prestato una particolare attenzione per la voce, tanto da renderla protagonista a pieno titolo delle storie narrate e nelle sue diverse sfumature, al pari degli stessi personaggi descritti. La tonalità vocale, in particolare, è assoluta messaggera di personalità. Proprio il suono è stato uno degli aspetti più interessanti durante la prova di alcune delle nuove versioni dell’ampia e rinnovata famiglia di Volkswagen Golf. Nello specifico le innovative e-Golf e l’ibrida plug-in GTE da una parte, pareggiate dalla vulcanica energia della Golf GTI Performance e soprattutto dalla poderosa Golf R, con i suoi 310 cavalli di foga agonistica. Quattro differenti modi di viaggiare e di interagire con l’asfalto.

Perché parlare subito di suono e non, ad esempio, di tecnologia. Certamente dietro ogni voce c’è un apparato specifico, semplificando, delle corde vocali che consentono questo miracolo. Il citato “apparato” è proprio rappresentato dalla tecnologia studiata per animare ogni versione testata durante la prova, ed è assolutamente rilevante. Emotivamente però, assieme al design esterno, sono le diverse gradazioni di tonalità, dalla discreta pacatezza dell’elettrico, alla ruggente animosità del 2.0 litri turbo della Golf R, che arrivano immediate all’orecchio e consentono di comprendere in modo secco le differenze.

L’aspetto esterno tra le diverse hatchback muta di poco nel complesso, così come le dimensioni con lunghezze che avvicinano di media i 4 metri e 30 e una larghezza che sfiora il metro e ottanta (non considerando gli specchietti). Più pronunciato ovviamente il profilo della Variant R, che supera i 4 metri e 50 ma che, al contrario, denota anche il passo più corto tra le diverse vetture. Una scelta legata anche alle prestazioni offerte.
Ognuna delle versioni è distinguibile per specifici dettagli ed elementi localizzati su frontale, zone laterali e nella parte posteriore. Una tenue tinta blu impreziosisce i due modelli dotati di un cuore elettrico, sfociando anche nella sezione dei gruppi ottici full LED. Tecnologia LED che riguarda anche i fari posteriori, disponibili di serie su tutte le Golf, rispetto agli anteriori. Il design della GTE, però, è leggermente più grintoso a confronto con la elettrica. Lo si nota dalle prese d’aria frontali più scolpite. Una caratterizzazione che suggerisce un maggior temperamento permesso dalla simbiosi tra unità termica e parte elettrica. Ancora più muscolosa e vorace è l’espressione della GTI Performance, disponibile solo in questa configurazione sul mercato italiano, impreziosita da dettagli rossi. Amplificata ulteriormente sulla R tramite tratti neri localizzati e muscolose pinze firmate R, entrambe dotate di un aspetto più sportivo. Quest’ultima, inoltre, può essere equipaggiata con quattro terminali di scarico in titanio firmati Akrapovič, opzionali, che orchestrano acuti da velocista di razza.

Gli interni, al pari degli esterni, sono influenzati da specifici dettagli come gli stemmi identificativi visibili sul tunnel centrale o sulla base piatta del volante, assieme a una caratterizzazione più o meno sportiva in base al modello. Molto funzionale la strumentazione principale di tipo virtuale, raccolta nello schermo Active Info Display da 12,3 pollici. Più sobrio l’ambiente dell’elettrica, avvertendo solo un leggero disappunto per il rivestimento imbottito del tetto che non facilita l’uso della aletta parasole, sebbene a livello tecnologico spicchi l’ampio display da 9.2 pollici del nuovo sistema Discover Pro, che include mappe di navigazione e ampi sistemi di connettività, oltre alla possibilità di sfruttare i comandi gestuali per interagire con esso in modo ancora più veloce e diretto. Proposto anche un più compatto, ma sempre ampio, display da 8 pollici.
Un po’ più elaborata la GTE, i cui interni sono impreziositi da una trama scozzese che rimanda al passato, motivo che è disponibile con tonalità rossa anche sulla GTI Performance, al cui motore di 2.0 litri TSI da 245 cavalli è possibile abbinare una trasmissione manuale sei rapporti, che come da tradizione presenta un pomello che ricorda una pallina da Golf, o in alternativa una trasmissione DSG sette rapporti, questa più tradizionale. Opzione, per quanto concerne le trasmissioni che riguarda anche la più potente R, marchiata con la lettera all’interno e all’esterno, compresi i sedili anteriori, e dotata di rivestimenti composti in parte da Alcantara.
Non mancano differenti dispositivi, sia di servizio come Car-Net Security & Service improntato sulla tela del veicolo o Guide & Inform gestibili da dispositivo mobile, sia di assistenza e sicurezza. Ad esempio tutti i modelli sono accomunati dalla presenza di 7 airbag, sistemi ESC con assistente di controsterzata e stabilizzazione rimorchio, oltre ai preziosi Fatigue Detection e dispositivo Multicollision Brake, che consente una frenata anticollisione multipla.

Quella voce, pacata o vorticosa che sia, è stuzzicata comunque dal tipo di guida che si adotta. Da come è spronata la risposta del motore durante gli spostamenti. È un dialogo incessante, con sottili pause scandite dal movimento dei piedi, ricordando un ritmato solfeggio. Possiamo associarla a una colonna sonora che, inequivocabile, offre sibilanti esternazioni in partenza o frenata sulle e-Golf e Golf GTE, o graffianti urla nell’impostare la traiettoria sulle più ruspanti GTI Performance e R.
Ma anche il dinamismo è marcatamente distante su ognuna, e non solo per la forza espressa.
Iniziando dalla meno potente e-Golf, ora spinta da 100 kW (136 cavalli e cioè 21 in più di prima) rispetto ai precedenti 85 kW, si avverte sin da subito una ottimizzazione dei pesi più rivolta verso il retrotreno, per la collocazione del gruppo generatore collegato alle batterie agli ioni di litio disposte centralmente, quindi un anteriore piuttosto scarico dove è presente il motore elettrico. Durante la nostra prova abbiamo constatato che degli effettivi 200 km di autonomia possibili, a fronte dei 300 indicati dal costruttore seguendo i parametri del ciclo NEDC, abbiamo registrato un valore in linea rispetto agli effettivi segnalati, sebbene in condizioni piuttosto agevoli per la vettura, non sottoposta a un eccessivo carico. Sui tratti in salita, il consumo è stato messo sotto pressione con l’attenzione quasi sempre rivolta all’indicatore, rispetto a quelli in discesa dove il recupero di energia in frenata e le lunghe fasi senza alcun tocco dell’acceleratore, ha nel complesso pareggiato la precedente perdita. Il costruttore segnala, rapportato a un peso totale poco superiore alle due tonnellate, un consumo combinato di 12.7 kWh/100 km. Dato che abbiamo effettivamente registrato, nel corso del test.
In ogni modo, il comportamento su strada è quello tipico di una Golf tradizionale, così come la qualità di bordo. Robusta, efficace, comunicativa, senza il gorgoglio e le leggerissime vibrazioni, quasi impercettibili, di un motore termico. Inoltre, è piacevole ogni fase di “veleggiamento”, permessa da questa elettrica. Una fluidità di marcia scorrevole, che diventa prontamente propositiva quando si sfiora di nuovo il pedale sulla destra. Merito anche dei 290 Nm di coppia massima. In base a quanto segnalato, lo scatto da 0 a 100 km/h è coperto in 9.6 secondi, sino a un picco di 150 km/h.
A proposito della ricarica completa delle batterie, tramite il vano collocato nella zona posteriore e utilizzando una presa domestica di tipo Schuko (2,3 kW AC), si impiegano 17 ore da quanto indicato. Tempo che si riduce a 10 ore e 50 minuti, con l’utilizzo di uno specifico Wallbox (3,6 kW AC), mentre una ricarica veloce sino all’80% del totale, con un’emissione di energia da 4,5 kW AC, può essere effettuata nell’arco di 45 minuti.

Sensazioni parzialmente tradizionali tornano ad essere gustate con la nuova Golf GTE. Sotto il cofano anteriore sono collocati un motore termico 1.4 TSI da 150 cavalli associato a uno elettrico da 102, per complessivi 204 cavalli e 350 Nm di coppia. Durante la nostra prova, gli indicati 50 km di autonomia senza emissioni (considerando sempre il ciclo NEDC), sono risultati nel complesso poco più di 30. Un dato comunque da valutare a fronte del traffico registrato sulle strade dell’isola di Maiorca e anche del ritmo di guida sostenuto. In ogni modo il dinamismo dell’auto, ritornato ad essere più equilibrato per una distribuzione delle masse più decentrata su entrambi i lati della vettura, asseconda spunti in accelerazione e il ritmo appare sempre meno smorzato o sempre più detonante all’effettivo intervento del motore termico.
L’accelerazione evidenziata da 0 a 100 km/h ammonta a 7.6 secondi, il picco massimo a 222 km/h, unendo le due forze
. Mentre, a proposito di consumi, i valori proposti di 1.8-1.6 litri/100 km sul ciclo combinato e 12-11.4 kWh/100 km di elettricità, ci sono apparsi un po’ distanti nel corso del test, anche per le condizioni del tragitto già segnalate. In ogni caso, la sensazione è che la tecnologia di tipo ibrido plug-in appaia ancora piuttosto funzionale sui brevi e medi percorsi, contando anche sulla funzionale modalità Hybrid che interagisce con il sistema GPS per ottimizzarne l’efficienza, viceversa risulti piuttosto in affanno sui lunghi tratti, rispetto ad altri tipi di alimentazione. Le batterie possono essere ricaricate, come nel caso della versione elettrica, sfruttando però un vano collocato dietro il logo frontale dell’auto.

Ben altre sono le potenzialità delle rinnovate e muscolose Golf GTI Performance e R. In questo caso l’attenzione diverge dai consumi, per badare alle potenzialità. Risulta doveroso indicarlo. Su strada non è stato possibile verificare in pieno i valori medi suggeriti dalla casa di 6.6-6.5 litri/100 km nel caso della GTI Performance, l’unica versione prevista per l’Italia. Così come parlando dei 7.9 litri/100 km della più potente R, dato che il test di questa è stato svolto solo sul circuito di Maiorca. Lo sguardo era concentrato sulle sensazioni di guida.
Entrambe dimostrano una carica propulsiva accentuata, sebbene la differenza di cavalli non è il solo fattore ad avere un peso sul dinamismo. La R non solo conta su una maggiore potenza, ben 310 cavalli e 380 Nm (con picco 400) di coppia contro i 245 e 370 Nm della GTI Performance (che sono in ogni caso 15 più rispetto alla precedente versione), ma poggia anche sulle qualità del differenziale auto-bloccante e della trazione integrale 4MOTION. Fattori che livellano il sottosterzo in fase sulle curve dell’asfalto maiorchino, ripristinando un equilibrio di forze che spinge a osare sull’acceleratore per dare sfogo, se presente, alle sfrenate corde vocali dell’impianto di scarico firmato Akrapovič (proposto da inizio maggio), che sgrava di ulteriori 7 chili il peso dell’auto, rispetto a un sistema tradizionale. Un ulteriore aspetto a sostegno delle prestazioni che, lungo i tornanti e in fase di accelerazione, non manca di esternare la propria presenza.
Lo scatto della GTI Performance, da indicazioni fornite, è completato in 6,2 secondi, mentre la Golf R raggiunge da ferma i 100 km/h in soli 5,1 secondi. Entrambe toccano i 250 km/h, ma è il comportamento più secco e vorace della R, rafforzato dalla presenza di muscolosi freni del “Performance package” (disponibile da agosto, secondo inidcazioni) che gravano ulteriori 2 kg con ampi cerchi da 19 pollici “Spielberg” e “Pretoria”, oltre uno spoiler addizionale non disponibile per la più ampia Variant (bagagliaio da 605 a 1.620 litri di capacità), a suggerire una guida più spumeggiante e divertente in ogni tratto della pista. Frenare e spingere, nell’atto di migliorare costantemente la traiettoria, diventa una danza sfrenata e coinvolgente.

La commercializzazione dei vari modelli è già attiva da marzo, tranne per la e-Golf, in programma questo aprile. Passando ai prezzi, la nuova e-Golf è disponibile da 39.250 Euro. Prezzo di listino che, collegato alla nuova offerta indicata da Volkswagen all’interno del “Progetto Valore Volkswagen Elettrico”, collegato al “Progetto Valore Volkswagen”, può essere sgravata totalmente dall’IVA (come accade per le vetture elettriche in Norvegia), a una somma che ammonta a 32.200 Euro, con rata mensile a 299 Euro al mese (5,99%, 36 mesi, anticipo del 20%) e Valore Futuro Garantito al 50%, ovvero un valore pari al 50%, da quanto indicato.
L’ibrida plug-in Golf GTE, già equipaggiata con cambio DSG sei marce, è proposta da 39.250 Euro, mentre le cifre nel caso della Golf GTI Performance partono da 34.000 Euro, quindi per la nuova Golf R da 45.900 Euro.
In sintesi: quattro anime diverse, gemelle per forma e a tratti per sostanza, sono uno spaccato della variegata personalità della rinnovata famiglia di Golf. Un nuovo esempio di come un solo nome possa evolversi e mutare, amplificando quelle che erano già delle certezze su qualità costruttiva e proposta di gamma, con nuove esperienze di guida, innovative o emozionali che siano, per catturare sempre maggiore interesse ogni anno che passa.

12th aprile, 2017

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