Seat St Cupra Cup: il nostro racconto in gara, ad Adria [PARTE 2]

Dopo la pessima prestazione in qualifica, una bella rimonta in gara

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Il trofeo monomarca organizzato da Seat Motorsport Italia si rinnova ma mantiene la stessa formula vincente: restano identici format e costi, ma grazie al passaggio da Ibiza a Leon ST, il divertimento e le prestazioni aumentano in maniera esponenziale. La supercar travestita da wagon, difatti, è capace di erogare 300 Cv, che insieme ad ottime doti telaistiche le consentono dei tempi sul giro d'assoluto rilievo. Abbiamo provato, o meglio, abbiamo avuto il grandissimo piacere di prender parte ad una gara del trofeo, ecco com'è andata.

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Seat St Cupra Cup: il nostro racconto in gara, ad Adria [PARTE 2]
Seat Leon ST Cupra CUP

E poi venne la sera. E con questa il diluvio universale che si è abbattuto sulla pista di Adria. Un temporale di quelli giusti, capace di lavare via, in un attimo, il ricordo della qualifica disastrosa. A subentrare, adesso, è la preoccupazione per le condizioni della pista davvero estreme. Se poi non sei un pilota “provetto”, e non hai mai messo piede su di una vettura da gara in condizioni di pista allagate, ecco, diciamo che in quei momenti non sei una delle persone più tranquille del mondo. Come non dovevano essere particolarmente tranquilli neanche gli uomini di Seat Motorsport Italia. Dopo la grande sfida ed il lavoro ininterrotto, giorno e notte, per finire in tempo le 15 Seat Leon St CUPRA, le cui scocche sono arrivate in Seat Motorsport Italia soltanto giovedì 12 marzo, c’era grande attesa per la “prima” in gara delle vetture fresche fresche di allestimento. Avrebbe funzionato tutto? Scoprirlo in condizioni meno estreme avrebbe sicuramente reso più leggeri i pensieri del responsabile della divisione sportiva, Tarcisio Bernasconi. Ma siccome di campionato italiano si tratta, non ci si può certo tirare indietro per un acquazzone. Ed allora via di gomme rain Pirelli, tuta, casco, pronti per scendere in pista.

Cambio di programma last minute per gara 1

Anzi no, cambio di programma. A scendere in pista per gara 1, date le condizioni meteo, sarà soltanto il mio compagno-giornalista Gianluca Covini. Niente cambio pilota a metà gara. Dopo un ragionamento con gli ingegneri di pista, infatti, abbiamo riflettuto sul fatto che un cambio pilota, in quelle condizioni, sarebbe stato eccessivamente penalizzante. Le gare, difatti, durano 38 minuti più un giro, con sosta obbligatoria a metà gara. Proprio durante la sosta è possibile, per quei piloti che “dividono” la macchina, effettuare il cambio. In realtà, sotto quel diluvio, non lo farà nessuno. Il perché è presto detto. Non conoscendo le condizioni della pista, chi subentra al volante, dovrebbe letteralmente perdere 3/4 giri andando a passeggio, nel tentativo di capire le condizioni di aderenza ed il comportamento della vettura. Di ciò, ovviamente, ne trarrebbero un enorme vantaggio tutti quei piloti che il cambio non lo fanno. E così resta in pista l’altro Gianluca, che conduce una gara magistrale. Partito dalla piazzola n. 11, chiude al traguardo in nona posizione senza aver preso nessun inutile rischio in pista. Una volta rientrato al paddock lo sguardo di Gianluca mostra tutta la tensione accumulata per una gara in condizioni davvero estreme: “in fondo al rettilineo si andava totalmente alla cieca, frenavo quando vedevo gli stop degli altri far capolino nei nuvoloni d’acqua”.

FINALMENTE IN GARA, DOVE ARRIVANO ANCHE DEI CRONO NIENTE MALE

E così, dopo essere stato lì per lì per salire in auto, ho dovuto fare un reset mentale, e riprogrammare il tutto per l’indomani, in tarda mattinata, quando ci sarebbe stato lo start di gara 2. Il che significa una notte in più per riflettere. Una notte che dovrebbe portare consiglio. In realtà, però, la notte prima della gara è sempre una nottataccia. Un po’ per l’emozione, un po’ per la tensione, di dormire manco a parlarne. Vorresti solo prendere il casco e salire in macchina, ed invece ti presenti alla colazione con lo stomaco così chiuso che è già un’impresa riuscire a mandare giù un caffè ed un biscottino. Ma l’attesa in pista passa più veloce del previsto, e poco dopo mezzo giorno arriva il fatidico momento in cui Elena, ingegnere di pista Seat, richiama tutti i piloti alla sua attenzione: “tra 15 minuti si va, tra 5 tutti in auto già allacciati”. E sono proprio quei momenti che precedono lo schieramento in griglia i più belli ed intensi. La preoccupazione, la tensione, all’improvviso, spariscono del tutto. In realtà è come se sparisse il mondo interno tutt’intorno. Sei solo tu, la tua macchina, e quel nastro d’asfalto che dovrai cercare di percorrere il più velocemente possibile per non fare la figura del brocco. Le condizioni della pista, peraltro, sono tutte da studiare. In alcune zone ci sono ancora delle chiazze di umido dovute alla pioggia incessante che ha continuato a cadere per tutta la notte, e come se non bastasse, nella prima mattinata, uno dei mezzi di servizio della pista, a causa di un guasto, ne ha cosparso buona parte di olio. Prima di noi, poi, hanno girato le Formula 4. Il risultato di questo mix incredibile è una pista così sporca che sembra quasi di entrare in una prova speciale da rally più che in una gara di Campionato Italiano Turismo. C’è solo uno stretto corridoio, quello della traiettoria, piuttosto pulito, mentre spostandosi di qualche centimetro ci sono pozze, filler, e tanta tanta gomma lasciata dalle vetture formula. Basta metterci sù anche soltanto una ruota, che questa si “attacca” immediatamente alle tue gomme, causando delle fastidiosissime vibrazioni. Ma poco importa, le condizioni saranno “difficili” per tutti (nulla a che vedere con la sera prima, comunque).

Finalmente ci siamo. Pronti via, mi porto all’interno curva, dove riesco ad infilare la vettura che mi precede. La scelta, però, non è forse stata la migliore. Il gruppone, infatti, si pianta a centro curva, ed il poleman di gara 1, Zucchi, che partiva in fondo alla griglia in gara 2, a causa del crash nella seconda qualifica, tira una bella staccatona e ci infila tutti all’esterno, percorrendo la prima curva a velocità pressoché doppia. Arriviamo poi alla chicane, e qui vivo il primo momento di grande pathos. Da lì, infatti, si passa uno alla volta. Ci arriviamo però in due, perché sono uscito meglio dal tornantino rispetto alla vettura che mi precede. Però, alla staccata, sebbene io sia all’interno, il mio avversario ha poco meno di “mezza” macchina avanti e, non curante della mia presenza, imposta la curva come se nulla fosse. A quel punto, di fronte a me, due scelte. Quella più smaliziata, ovvero non muovermi di un centimetro, con una sportellata quasi assicurata ed una posizione guadagnata, oppure alzare il piede e far passare prima lui. Opto per la seconda. D’altronde, non dimentichiamolo, siamo soltanto dei “guest”, e l’obiettivo principale è quello di portare la vettura “intonsa” a fine gara. I due giri successivi, per me, sono poi il momento di maggiore soddisfazione dell’intero week end di gara. Finalmente, per la prima volta, sto guidando la mia “Leon ST” con delle gomme nuove, e sembra proprio un’altra macchina. Molto più precisa, con tantissimo grip in uscita, che mi consente di evitare tutti quei pattinamenti che in qualifica non mi avevano fatto fare meglio di 1’29”. Ed infatti, il riscontro cronometrico, finalmente, arriva: un paio di giri in 1’27” basso, e poi un ritmo gara costante sull’1’28”, non troppo distante dal gruppetto di testa. Si crea infatti, un po’ più staccato dai primi, un trenino a centro gruppo, di cui faccio parte anch’io. Ma sono già contentissimo così. Il mio primo avversario, dopo la qualifica, era il cronometro. Considerando la pista di un secondo più lenta per via delle condizioni dell’asfalto, l’essere riusciti a fare un 1’27”, mi ha rimesso in pace con me stesso. E così, forse galvanizzato per il tempo, acquisisco la confidenza giusta con macchina e pista per tentare anche due sorpassi. Uno a fine rettilineo, uno in ingresso al tornantino, entrambi portati a termine con successo. Alla fine, sotto la bandiera a scacchi, sarò ottavo. Un bel risultato, considerando la partenza dal 13° posto e le 5 posizioni guadagnate. Come dicono a Roma, “rosico” ancora per la qualifica. Chissà se, partendo più avanti, si sarebbe potuto fare ancora meglio. Ma va bene così, perché alla fine era solo un sogno. L’indomani, al risveglio, non ero più un “pilota”. La mia “Leon ST” passerà ora nelle mani di qualche altro collega giornalista.

18th maggio, 2017

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