Fiat 124 Spider: alla scoperta del Molise [#HOLIDAYTEST]

3 giorni e 500 km nella “regione che non esiste”

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Lo scopo del weekend non è la classica prova su strada, bensì la ricerca di un originale itinerario di viaggio che possa fare da sfondo ideale alla nuova nata in casa Fiat. E allora perché non guidare la decappottabile italiana sulle strade di quella che viene spesso definita come “la regione che non esiste”?

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Fiat 124 Spider: alla scoperta del Molise [#HOLIDAYTEST]
Fiat 124 Spider

Il design della nuova Fiat 124 Spider è tipicamente italiano: la calandra esagonale e le due gobbe sul cofano sono stilemi estetici così forti e rappresentativi dell’originaria 124 Sport Spider della metà degli anni ’60 che Fiat ha pensato bene di riproporli anche sul nuovo modello per dare quel tocco di tradizione e stile italiano al pari di veri e propri ingredienti fondamentali per dar vita ad una ricetta di successo. A distanza di circa 50 anni dalla prima versione, la nuova nata non ha tradito le origini e mostra con fierezza le proprie forme con quell’innata consapevolezza di piacere. Siamo sicuri che il compianto Tom Tjaarda, il designer che ideò lo stile della prima Fiat 124 Sport Spider, se ne sarebbe alquanto rallegrato.

La spider italiana che abbiamo nel nostro #HOLIDAYTEST (ci piacciono così tanto le auto che ci accompagnano anche durante i weekend di vacanza) evidenzia una combinazione cromatica alquanto piacevole in cui la tinta esterna “Azzurro Italia” ben si abbina con i profilati sedili in pelle color tabacco. L’eleganza della livrea si sposa alla perfezione con la sportività offerta dal propulsore sovralimentato 1.4 MultiAir da 140 cv, dal cambio manuale a 6 rapporti e, soprattutto, dall’inedita trazione posteriore. La 124 Spider, accreditata di scattare da 0 a 100 km/h in 7,5 secondi e di raggiungere una velocità massima di 215 km/h, non è propriamente nata per fare le corsea tal proposito c’è la corrispettiva e ancor più prestazionale versione Abarth che gode di specifiche tecniche decisamente più adatte allo scopo. La ricetta migliore per godersi la Fiat 124 Spider è quella di gustarsi in completo relax il brio offerto da un’andatura che a tratti può essere anche “allegra”, ma sempre nel rispetto del più puro spirito di una vettura a cielo aperto.

Siamo in Molise e il nostro weekend inizia da Isernia, capoluogo di provincia ricco di storia, una storia che comincia da molto lontano. Una parte dell’area dove oggi sorge Isernia (la zona de La Pineta) fu abitata dall’uomo sin dall’era paleolitica: il sito archeologico “Isernia-La Pineta” è oggi una delle più complete testimonianze relative alla storia del popolamento umano dell’Europa che ha consentito di ricostruire la vita e l’ambiente naturale in cui visse l’uomo circa 700.000 anni fa.

Non a caso, nel corso di una visita istituzionale, il Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, apostrofò il capoluogo molisano con queste parole “A Isernia, che vanta il titolo di prima capitale d’Italia, custode di bellezze naturali ancora intatte e di testimonianze significative di una lunga storia di civiltà.” Storia che si ritrova nel centro antico della città dove possiamo vedere la Fontana Fraterna, una tra le fontane monumentali d’Italia per la sua mirabile struttura architettonica, e la Cattedrale di San Pietro Apostolo che sorge su un antico tempio pagano italico del III secolo a.C.

A circa 20 minuti da Isernia troviamo altre due strutture religiose di grande importanza spirituale e storica. Ad est abbiamo il Santuario di Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso, una Basilica minore la cui prima pietra fu posta il 28 Settembre 1890 per ricordare nel tempo il 22 marzo 1888, giorno in cui la Vergine Maria apparve per la prima volta a due contadine del luogo.

Puntando verso Ovest raggiungiamo l’attuale Abbazia di San Vincenzo al Volturno che si erge a poca distanza dai resti di quello che fu un importante ed antico complesso monastico fondato all’inizio dell’VIII secolo da tre nobili beneventani con l’obiettivo di dar vita ad un luogo in cui dedicarsi alla vita monastica. A pochi passi dall’Abbazia di San Vincenzo a Volturno è possibile fare una capatina al bel lago di Castel San Vincenzo.

Da Isernia decidiamo di spostarci verso l’alto Molise. Il viaggio verso Nord inizia passando per Pescolanciano che, non a caso, per la sua posizione geografica è considerato la “Porta dell’Alto Molise”. A dominare il borgo è il castello D’Alessandro: arroccato su uno sperone e circondato da rocce a strapiombo, consente una splendida visuale sull’intera valle del Trigno.

Cominciamo a salire verso Nord percorrendo i circa 60 km delle splendide strade provinciali 78, 87, 83 e 84 che da Pescolanciano portano al Rifugio Guado Liscia, luogo di confine con il vicino Abruzzo. Dal posto guida godiamo di un bel cielo azzurro come “tetto” e della voce corposa del 1.4 Turbo MultiAir come colonna sonora. Tra Carovilli e Vastogirardi ci imbattiamo nella rigogliosa vegetazione offerta dalla Riserva Naturale di Montedimezzo, un’incantevole distesa di fantastici esemplari di cerro e faggio, alcuni addirittura plurisecolari.

Pochi chilometri più su arriviamo a Capracotta, paesino balzato agli onori della cronaca internazionale lo scorso 5 marzo 2015 quando in sole 17 ore caddero ben 256 cm di neve, un vero e proprio record mondiale. Non a caso proprio Capracotta, nel film “Il Conte Max”, venne definita “la piccola Cortina” dal protagonista Alberto Boccetti (interpretato da Alberto Sordi). Nella vicina Prato Gentile, a 1.600 metri di altitudine, si trova lo “stadio naturale” che in passato ha visto disputare importanti gare di sci di fondo di respiro nazionale ed internazionale.

Sulla strada che va da Capracotta a Guado Liscia passiamo per Pescopennataro ed il “tetto” di un bel cielo azzurro lascia spazio alle mille tonalità di verde di altissimi abeti che fiancheggiano la strada e che sembrano quasi abbracciarsi tanta è la loro imponenza. Arriviamo al rifugio Guado Liscia, giro di boa e punto più a Nord del nostro itinerario. Da qui ci accingiamo a riscendere percorrendo le strade provinciali 86 e 87.

Il primo paese che incontriamo è Agnone, sede della più antica fonderia di campane in Italia nonché fra le più antiche del mondo. La fonderia Marinelli fu fondata intorno all’anno 1000 e, dopo secoli di lavori esclusivi, nel 1924 il Papa Pio XI concesse alla famiglia Marinelli il privilegio di effigiarsi dello Stemma Pontificio. Altra chicca storica legata ad Agnone è la “Ndocciata”, il più grande rito di fuoco che si conosca: è una sfilata di enormi fiaccole costruite artigianalmente con legno di abete e portate a spalla dalle persone attraverso la via principale del paese che nell’occasione diventa simile ad un gigantesco fiume di fuoco.

Lasciamo Agnone per dirigerci verso Pietrabbondante, il cuore del Sannio pentro. Ai piedi del monte Saraceno, tra la fine del II secolo a. C. ed il 95 a. C., i Sanniti, un antico popolo italico stanziato nell’area centromeridionale della Penisola, edificarono un maestoso complesso costituito da un teatro, due templi, una domus publica e varie tabernae. Oggi possiamo osservare i resti archeologici di quello che fu certamente il più importante santuario e centro politico del popolo Sannita.

Affascinati dalla storia di questo luogo lasciamo Pietrabbondante e puntiamo verso Miranda passando per Carovilli, crocevia del nostro itinerario, ma non prima di fare una pausa alla rigogliosa Riserva naturale di Collemeluccio, caratterizzata per più dell’80% dalla presenza di abete bianco ed in misura minore di cerro.

A Miranda ci aspetta la Cappella di Santa Lucia che è ubicata su uno dei monti che circondano l’abitato: prospiciente alla chiesa vi è una grotta in cui una leggenda locale vuole che “vi si sia rifugiata la stessa Santa nel tentativo di sfuggire ai suoi persecutori.” Da qui si gode di un panorama unico: ad Ovest vediamo la vallata di Isernia sormontata all’orizzonte dalla maestosa catena montuosa delle Mainarde che sconfina nel vicino Lazio, mentre ad Est incrociamo un’altra Riserva naturale, quella Orientata di Pesche, caratterizzata da un’alta biodiversità.

Da Miranda partiamo alla volta di Frosolone dove veniamo accolti da una scultura bronzea raffigurante un artigiano intento nella lavorazione di una lama: l’arte di forgiare le lame è una tradizione che da secoli viene tramandata di generazione in generazione ed è per questo che Frosolone è diventato negli anni un importante e rinomato centro, unico nel meridione d’Italia, per la lavorazione dell’acciaio. Ad ospitare la secolare storia fatta di coltelli, pugnali, forbici, bisturi, sciabole e arnesi da taglio di qualsiasi foggia è il Museo dei Ferri Taglienti dove sono conservati centinaia di oggetti di valore storico.

Dopo una visita al Museo partiamo alla volta di Campitello Matese, una tra le più apprezzate località sciistiche del centro-sud Italia. Saliamo fino al pianoro a quota 1.450 metri di altezza ma non prima di aver affrontato i 15 km di strade caratterizzate da una moltitudine di tornanti che dalla Strada Statale 17 portano in cima. Particolarità: dalla vetta del monte Del Caprio, posta a 1.827 metri e raggiungibile dal pianoro con una comoda seggiovia, nei giorni più limpidi si può godere di un panorama idilliaco in cui è molto facile vedere il Mar Tirreno, il Vesuvio, l’Adriatico e perfino la sagoma del Tavoliere pugliese.

Abbandoniamo Campitello Matese e riscendiamo a valle percorrendo i circa 30 km delle Strade Provinciali 106, 89 e 94: passiamo per Bocca della Selva, un passo di estrema bellezza per paesaggi e conformazione stradale, quest’ultima caratterizzata da curve in rapida successione e continui saliscendi immersi nel verde di una fitta vegetazione. Arriviamo a Sepino e precisamente nella zona archeologica di Altilia, altro vanto molisano per ciò che concerne elementi di storia antica. A Sepino si trovano numerosi resti di quello che fu prima un insediamento sannitico risalente al IV sec. a.C. e successivamente, dopo la terza guerra sannitica in cui i Romani sconfissero i Sanniti, un potente centro amministrativo romano nonché un fondamentale snodo di passaggio di importanti rotte commerciali.

Ci lasciamo definitivamente alle spalle la montagna per puntare verso il mare Adriatico. A separarci dalla nostra meta finale sono i circa 100 km di strada che ci portano a raggiungere il “teatro di posa” ideale per la nostra Fiat 124 Spider: un bel lungomare che nella fattispecie è quello della città di Termoli. E’ qui che chiudiamo il nostro itinerario tutto molisano: a far da sfondo all’ultima foto della decappottabile italiana fa bella mostra di sè il castello Svevo: costruito nell’XI secolo in epoca normanna nei pressi di una preesistente torre longobarda, fu il fulcro di un ampio sistema di difesa del territorio. Non a caso dal castello Svevo possiamo godere di una splendida vista sul mare Adriatico che bagna i circa 30 km di coste molisane.

In circa tre giorni abbiamo percorso circa 500 km al volante di un gradito ritorno in casa Fiat e in una regione sconosciuta ai più. La Fiat 124 Spider si è dimostrata una ideale compagna di viaggio per via della sua natura prettamente turistica frutto di un sapiente mix tra un comfort per certi versi inaspettato ed una sportività non certo estrema. Il Molise, coi suoi paesaggi spettacolari creati dalla natura e disegnati dalla storia, ha fatto da splendido sfondo al bell’andare turistico offerto dalla spider italiana. Sarà per questo che ci dispiace dover riconsegnare le chiavi della Fiat 124 Spider e lasciarci alle spalle il Molise? PS: il Molise esiste eccome: date un’occhiata alle numerose immagini presenti nella nostra galleria (photo credit: Antonio Iafelice | Motorionline.com)

30th settembre, 2017

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