Honda Clarity Fuel Cell: l’idrogeno sarà il carburante del futuro? [TEST DRIVE]

Honda propone la sua innovativa vettura ad Idrogeno

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Honda Clarity Fuel Cell - è l'auto che Honda propone come soluzione al problema dell'inquinamento. Grazie al sistema di alimentazione ad Idrogeno permette di percorrere 650 km con un pieno di carburante senza alcun tipo di inquinamento ambientale

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Honda Clarity Fuel Cell: l’idrogeno sarà il carburante del futuro? [TEST DRIVE]
Honda Clarity Fuel Cell

Come sarà alimentata l’auto del futuro? è la domanda alla quale cercano di rispondere in tanti, specie negli ultimi anni, in cui l’evoluzione tecnica ha radicalmente cambiato le regole del settore facendo valere tutto ed il contrario di tutto. Benzina, diesel, GPL, metano, elettrico, ibrido, ibrido plug-in oppure idrogeno?

Escludendo le forme che prevedono l’impiego di carburante fossile il vero dilemma dei prossimi anni riguarderà le forme alternative e quindi viene da chiedersi: il futuro dell’auto sarà elettrico o a idrogeno?

Questa è una domanda alla quale è difficile dare risposta perché in realtà non si riesce a trovare la strada da intraprendere in quanto entrambe le soluzioni presentano vantaggi e svantaggi.

Diciamoci la verità: la soluzione dell’energia elettrica accumulata nelle batterie delle automobili è concettualmente soluzione perfetta ma a livello pratico il quotidiano si trasforma in un incubo, soprattutto per le lunghe percorrenze. Punti di ricarica scarsi e spesso occupati da vetture termiche sono solo alcuni dei problemi a cui va incontro chi desidera di sposare la filosofia elettrica. Si basti pensare che ad esempio il comune di Oslo non riesce a far fronte ai punti di ricarica, vista la ubiqua presenza di auto elettriche. In Italia, con i noti problemi legati al patrimonio artistico, pensare di cablare tutta la città per far arrivare tensioni così elevate è un utopia e portare la corrente elettrica ad alta tensione nelle autostrade è un processo ancora lungo.

Ogni volta che si guida una macchina elettrica si guarda con un occhio la strada e con l’altro la lancetta dell’energia per non restare a piedi. La chiamano: “sindrome da auto elettrica”.

L’elettrico quindi oggettivamente non è la soluzione più pratica di questo mondo, benché al momento percorsa da molte case costruttrici che comunque stanno conquistando una importante fetta di mercato.

Se ai disagi del quotidiano sommiamo il fatto che i tempi di ricarica delle batterie sono ancora molto lunghi (specie in ambito domestico) e che la rete di ricarica è pressoché inesistente ecco che siamo giunti alla conclusione che la soluzione di utilizzare gli accumulatori come fonte primaria di alimentazione di un’auto non è la soluzione 100% perfetta, a meno che in pochi e limitati contesti che prevedono percorrenze molto ristrette e costante disponibilità di energia elettrica per la ricarica.

L’idrogeno come forma di alimentazione secondo Honda

L’idrogeno è tecnicamente una soluzione perfetta perché, checché se ne dica, non è pericoloso come benzina e GPL ma soprattutto ha la caratteristica di poter essere prodotto direttamente presso il distributore di benzina (o nelle “immediate” vicinanze) ed utilizzato come carburante per le vetture. Ovviamente allo stato attuale il concetto (almeno in Europa) è quasi utopistico ma la soluzione è concretamente applicabile e le Leggi, che fino a qualche mese fa erano ferme al palo, permettono ora di immagazzinare questo elemento chimico alla pressione necessaria per alimentare le auto moderne (700 bar) e questo è sicuramente un primo passo che attendevamo da anni.

Il D.lgs. 16 dicembre 2016, n. 257 – “Disciplina di attuazione della direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi” (“Decreto DAFI”) è infatti il punto di partenza per un futuro diverso, fatto di auto ad idrogeno, ma soprattutto fatto di stazioni di ricarica.

La nostra prova su strada: Honda Clarity Fuel Cell

Honda crede da sempre nell’energia pulita e già nel 1998 era pronta con una vettura ad idrogeno. Il modello si chiamava FCX-V0 e l’automobile era praticamente un esperimento, visto che la maggior parte dello spazio era occupato da strumentazioni tecniche e serbatoi. Lo spazio fruibile era solo per il conducente e l’esperienza di guida era ovviamente ai minimi, visto il peso e le dimensioni delle grandi attrezzature presenti a bordo.

La Honda Clarity Fuel Cell arriva dopo una serie di test e vetture che si sono susseguite nel corso degli anni: dalla FCX-V1 alla FCX-V4 fino alla FCX Clarity per arrivare oggi a questa Honda Clarity Fuel Cell, una versione stabile, commercializzata (al momento solo in California e Giappone) ma in tutto e per tutto circolante e fruibile grazie ai 5 posti (peraltro comodi).

Honda Clarity Fuel Cell non è un esercizio tecnico ma un vero e proprio prodotto commerciale

L’auto è alimentata ed idrogeno e viene mossa da un propulsore elettrico in grado di sviluppare 174 CV, 300 Nm di coppia e 165 kmh di velocità massima. Tecnicamente la Honda Clarity Fuel Cell può essere vista come un’auto “ibrida” in quanto l’idrogeno viene convertito in energia elettrica e parallelamente il moto viene aiutato da una batteria elettrica da 1.7 KWh che agisce anche da tampone tra la cella a combustibile ed il motore elettrico. Nella modalità di guida “sport” vengono usate entrambe le fonti di energia mentre nella modalità di guida “normal” l’uso della seconda alimentazione è assolutamente limitato. Come tutte le auto dotate di batteria elettrica si ha un recupero dell’energia in frenata anche se il fenomeno è poco accentuato.

A livello pratico Honda Clarity Fuel Cell è dotata di due serbatoi di carburante: il primo, più grande, posto all’interno del baule – il secondo, molto più piccolo, sotto il sedile posteriore. Il carburante viene fatto passare nella parte inferiore del veicolo e viene iniettato nella cella a combustibile che trova collocazione sopra il motore elettrico. Questo componente ha il compito creare energia elettrica mediante il processo di elettrolisi che, come noto, produce solo ed esclusivamente acqua distillata. L’energia elettrica alimenta quindi il motore elettrico e le altre componenti della vettura (luci, aria condizionata, infotainment, etc.).

La guida dell’auto è precisa e stabile e la massa importante si nota solo nei cambi rapidi di direzione che ovviamente non sono il pane quotidiano di questa berlina da 4.91 cm. La vita a bordo è confortevole e comoda grazie ai cinque posti ed al passo importante che la colloca nel segmento D. La velocità massima, limitata a 165 kmh, è “bassa” per via del fatto che la vettura è stata concepita per il mercato giapponese ed americano, dove i limiti di velocità sono notevolmente inferiori al valore limite imposto dalla casa.

Acciaio, alluminio e compositi ad altissima resistenza alla trazione vengono utilizzati sul 55% del telaio e dei componenti della carrozzeria, una quota significativamente più elevata rispetto alle tradizionali proporzioni intorno al 29% presenti nelle altre berline Honda. Il risultato è un monoscocca più leggero di circa il 15% rispetto all’equivalente di un veicolo a benzina, con un conseguente miglioramento dell’efficienza rispetto alla concorrenza.

Il baule è forse un po’ il punto dolente, per via della presenza della bombola, ma ci abbiamo fatto stare tutte le nostre attrezzature.

Gli esterni sono caratterizzati da forme insolite, futuristiche ed evidentemente rivolte al risparmio energetico mentre gli interni, realizzati mediante l’impiego di materiale ecologico, sono decisamente premium.

Il futuro dell’idrogeno secondo Honda: un mondo migliore?

L’idrogeno è un carburante pulito che presenta notevoli vantaggi, non solo di natura ambientale. Se pensiamo infatti alla benzina è facile immaginare che i proventi del carburante finiscano, in buona parte, alle grandi compagnie petrolifere con sede all’estero. I ben noti problemi del medio oriente derivano da molti fattori, uno dei quali è certamente la nostra dipendenza dal carburante fossile.

L’idrogeno può invece essere prodotto direttamente in loco, nel paese che lo consuma e addirittura può essere prodotto a livello locale, lasciando quindi i proventi alle comunità, senza troppe intermediazioni. Certo al momento si devono fare ampi passi in avanti ma il mondo oggi corre ad una velocità impressionante e non mi stupirebbe sapere che sono al vaglio metodi “economici” per produrre idrogeno, magari legando il tutto al surplus energetico delle fonti rinnovabili.

A che punto è la rete di distribuzione di idrogeno?

Oggettivamente la risposta è semplice: la rete, alla data di redazione del presente articolo, è ferma e l’unico impianto in grado di fare rifornimento è situato a Bolzano in corrispondenza di un importante spazio messo a disposizione da Autostrade Del Brennero S.p.A. tuttavia il futuro pare essere rosero, specie alla luce del decreto DAFI, il piano strategico nazionale per i combustibili del futuro, che ha liberalizzato lo scoglio della pressione di rifornimento.

Il grande vantaggio del creare la rete distributiva ad idrogeno sta nel fatto che, a differenza della rete elettrica per le auto a batteria, non c’è necessità di ribaltare le città per far passare cavi ma semplicemente si possono creare delle stazioni di servizio. Il punto di forza è facilmente intuibile: meno costi per il trasporto del carburante su ruota, meno complicazioni ma soprattutto meno inquinamento, visto che l’elettrolisi (il processo che trasforma l’idrogeno in corrente elettrica) produce come scarto pura e semplice acqua distillata.

2nd ottobre, 2017

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