Pirelli, Mario Isola: ciò che rende gli italiani unici nel mondo sono le proprie radici [INTERVISTA]

Lo abbiamo incontrato al Monza Rally Show

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Pirelli - Ai nostri microfoni Mario Isola, che dalla Formula Uno al Rally ci ha spiegato dove e come l’azienda italiana sia impegnata nelle competizioni. Con tecnologie poi travasate sugli pneumatici di tutti i giorni.

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Pirelli, Mario Isola: ciò che rende gli italiani unici nel mondo sono le proprie radici [INTERVISTA]
Mario Isola, Direttore Sportivo Pirelli

In occasione del 40° Monza Rally Show abbiamo avuto il piacere di incontrare Mario Isola, l’italiano che in questa stagione ormai conclusa ha ricoperto la carica di Responsabile Car Racing all’interno di Pirelli. Un’occasione per parlare dell’operato della P lunga nel Motorsport, dove è costantemente impegnata sia nelle due che quattro ruote. Senza per questo dimenticare la vita di tutti i giorni, dove dalle city alle supercar propone una vasta scelta di pneumatici, adatti a tutte le esigenze di percorso e clientela. La nostra intervista ha avuto luogo nel motorhome presente all’interno del Paddock brianzolo, con sottofondo il canto dei potenti motori spinti al massimo dai coraggiosi piloti.

Una partecipazione che si rinnova qui al Monza Rally Show. Come mai?

Abbiamo molte vetture gommate Pirelli ormai da diversi anni. Inoltre ci sentiamo a casa, dato che la nostra sede è a Milano, giusto a trenta minuti dall’Autodromo. Il Rally Show è un evento molto bello che avvicina gli spettatori al mondo di questa disciplina, che non sempre è facile seguire di persona in quanto richiede spostamenti fisici non indifferenti. Qui si può respirare l’atmosfera stando nel paddock, avvicinare piloti di fama mondiale e belle macchine. Siamo contenti di esserci anche per questo. Senza dimenticare che è una gara, per cui tutti fanno sul serio e nemmeno noi possiamo risparmiarci portando svariate gomme. Siamo pronti a qualsiasi condizione climatica, persino neve! E Pirelli ha anche gomme da asfalto innevato senza chiodi, soluzione di solito presentata a Montecarlo. Poi certo, se qui a Monza non nevica è tutto un po’ più facile, sia per i Team che per noi.

E nel 2018 si aggiunge il ritorno ufficiale nel WRC.

Siamo sempre stati presenti, la nostra prima apparizione nella categoria risale a parecchi anni fa. L’anno scorso decidemmo di uscire per una serie di motivi legati ad un discorso regolamentare. Il dialogo con la FIA comunque non è mai cessato – soprattutto su argomenti a cuore per Pirelli – e le nostre richieste sono state ascoltate. Da qui abbiamo deciso di riomologare il prodotto per la WRC2 in vista della nuova stagione. In questi giorni stiamo definendo i programmi e posso dire che gommeremo anche la serie WRC Junior. Il tutto in linea con la nostra filosofia di essere sempre al fianco dei giovani piloti e di studiare con loro sistemi per permettere ai meritevoli di proseguire nella crescita.

Quanto sarà impegnativo per voi l’anno a venire?

Tutti gli ultimi anni sono stati così. Siamo impegnati nel Motorsport in tutte le discipline ed in tutto il globo. Nel 2017 abbiamo fornito pneumatici a 224 diversi campionati e penso che tale cifra renda l’idea della nostra attività. Di questi 110 riguardano le due ruote e possiamo affermare che per Pirelli il Motorsport è un laboratorio a cielo aperto. Un’attività che ci permette di promuovere il brand in giro per il mondo e soprattutto di sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate, dato che i mezzi sono tutti ad alte prestazioni o comunque in condizioni estreme. Ciò permette il travaso di tecnologia di livello premium sulle vetture di tutti i giorni. Negli anni abbiamo sviluppato la tecnologia del “Perfect Fit” per sviluppare un prodotto adatto a vetture sempre più complicate ed esigenti. Il nostro know-how viene pertanto usato quotidianamente.

In Formula 1 poi porterete una gamma molto vasta. Quali sono le novità?

Sulla vastità sono d’accordo, avremo molte mescole da adattare ad un gran numero di piste, ben 21 nel 2018. Con la flessibilità che queste ci garantiscono opteremo per scelte che porteranno ad avere tutte e tre le mescole, come richiesto da regolamento, utilizzabili. Al momento sono in fase di elaborazione i dati di Abu Dhabi, dove si sono appena conclusi i test e che sono stati molto importanti per arrivare a capire bene e nominare tali mescole. Non aumenta la complessità e lo spettacolo non ne risente. Ci saranno colori diversi per spiegare allo spettatore la differenza di compound e delle 6 mescole a disposizione 3 saranno quelle predisposte per un weekend di gara. Un discorso a parte meritano le Superhard, che difficilmente verranno utilizzate. Bisogna anche ricordare che quando si era in regime di competizione aperta tra gommisti venivano portate decine di specifiche, e lo spettatore semplicemente non ne era informato. La vera differenza tra oggi e ieri è che non si preparano più gomme specifiche per ogni tracciato. Capitava che uno stesso fornitore offrisse gomme diverse a differenti team per far si che la monoposto avesse la propria gomma. Pirelli invece ci tiene ad informare chi guarda la F1 ed il feedback è ottimo, lo abbiamo riscontrato quando abbiamo chiesto via social di trovare il nome alla nuova mescola. Oltre 30mila voti e 500mila interazioni sono numeri incredibili nell’universo del Motorsport. Per cui ci sono tanti fans che ci tengono a capire e partecipare, di questo siamo molto contenti.

Quanto è importante la conoscenza portata da una multinazionale italiana?

Credo che noi italiani possiamo vantarci di avere una grossissima fantasia, nel senso che siamo molto bravi a risolvere i problemi più disparati. Ma in tutto questo dobbiamo cercare di darci più regole, perché a volte si è un po’ troppo artistici. Il nostro DNA è questo e non dobbiamo perderlo né dimenticarlo. Direzionare positivamente questa creatività porta ad essere sempre un passo avanti. La nostra azienda ha sede a Milano da quando è nata e che ha mantenuto le radici italiane anche in seguito all’acquisizione di parti esterne, con il reparto di ricerca e sviluppo collocato qui. Ma essere italiani non vuol dire chiudersi al resto del mondo: Pirelli opera ovunque ed è importante tenere sempre gli occhi aperti con un quadro ben chiaro su quello che accade a livello internazionale. La vittoria è sfruttare ciò che l’Italia ha in più rispetto al resto del mondo senza chiudersi. Farlo è possibile, noi lo abbiamo dimostrato entrando in F1 dopo vent’anni di stop e con persone giovani che non avevano mai calcato questo grande evento.

2nd dicembre, 2017

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