Alfa Romeo 158: omaggiato il ritorno del Biscione in Formula 1 all’apertura della FIA All of Fame [FOTO]

La prima monoposto vincente condotta da Nino Farina

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Alfa Romeo GP Tipo 158 – La mitica vettura, che ha conquistato il primo titolo di Formula 1 nel lontano 1950, è stata protagonista assieme ad alcune delle più rappresentative in occasione dell'evento targato FIA

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Alfa Romeo 158: omaggiato il ritorno del Biscione in Formula 1 all’apertura della FIA All of Fame [FOTO]
L'esemplare di Alfa Romeo GP Tipo 158

Parigi è lo scenario di un nuovo evento dedicato alla Formula 1, allo storico Headquarter della Federazione Internazionale in Place de la Concorde. Ci sono vari piloti, che compongono il lato umano dell’appena inaugurata Hall of Fame marchiata FIA, ma c’è anche il versante meccanico, nevralgico e altrettanto complesso i questa lunga storia sportiva, che riassume l’evoluzione progressiva della categoria partendo dall’iconica Alfa Romeo GP Tipo 158, o più semplicemente Alfa Romeo 158 “Alfetta”. Affidata al talentuoso Nino Farina, nel 1950 il Biscione si aggiudica subito il primo storico titolo del campionato.

Dopo quel successo, la doppietta firmata da Juan Manuel Fangio nel 1951 a bordo della 159, confermò il grande livello tecnico della casa lombarda in quegli Anni. Nel tempo, la presenza altalenante in Formula 1 come motorista e costruttore ha segnalato il legame tra il marchio e la classe regina. Un’affinità rimasta comunque forte, nonostante gli oltre trenta anni di assenza, prima del rientro da poco annunciato come partner tecnico e sponsor di Sauber dalla prossima stagione.

La presenza della 158 all’evento parigino, dunque, ricorda e celebra una parte della storia firmata da Alfa Romeo in Formula 1. Impegnata dal 1950 al 1988 in veste di costruttore e fornitore di propulsori, come detto. Protagonista soprattutto agli esordi grazie a una superiorità tecnica piuttosto marcata.
Nel 1950, i volti di Alfa Romeo sono soprattutto quelli di Nino Farina, Juan Manuel Fangio e Luigi Fagioli, ma anche quelli dei vari tecnici guidati da Gioacchino Colombo, impegnati sullo sviluppo della GP Tipo 158. Soprannominata presto e simpaticamente “Alfetta”, il nome sarà associato anche all’altrettanto vincente 159 condotta da Juan Manuel Fangio nel 1951. Si tratta di uno dei primi risultati della giovanissima Alfa Corse, creata dalla spinta del dirigente e ingegnere Ugo Gobbato, per rafforzare l’immagine del Biscione, determinato ad ottenere nuovi successi non solo contro le vetture di categoria Sport.

Prima di arrivare in Formula 1, la monoposto caratterizzata da un otto cilindri in linea con distribuzione bi-albero e alimentazione con compressore volumetrico Roots (un’idea nuova per gli Anni Trenta), sviluppava una potenza di 195 cavalli durante la prima fase di crescita, gestita tramite un cambio in blocco con il differenziale sul ponte posteriore. Si impose già nel 1938 alla Coppa Ciano, conquistando i due gradini più alti del podio alla prima uscita. Giunsero altre affermazioni al GP di Milano e a quello di Tripoli nel 1940, prima che le ostilità della guerra fermassero le corse. Dopo il conflitto, quando riprese l’attività agonistica, le cosiddette “Alfetta” dominarono ancora sui tracciati dell’epoca, anche per l’accresciuta potenza che già nel 1939 era aumentata a 225 cavalli. Poi nel 1947 e 1948 la spinta crebbe ulteriormente sino a 275 cavalli, frutto della nuova presenza di un compressore a doppio stadio, consentendo alle monoposto Rosso Alfa di raggiungere i 270 km/h. Un dato eclatante nelle competizioni di allora.

Il processo di sviluppo subì un’ulteriore evoluzione grazie all’impegno in Formula 1 nel 1950, siglando un assolo nel corso del primo campionato, se si esclude la mancata partecipazione alla 500 Miglia di Indianapolis, a cui non prese parte nessun costruttore europeo. Sei successi su sette gare, conquistando trionfi dalla tappa di Silverstone. La mitica squadra delle tre “F”, ovvero Nino Farina, Juan Manuel Fangio e Luigi Fagioli, poteva contare sull’enorme potenziale di una monoposto da ben 350 cavalli, che proiettava la monoposto sino a 290 km/h. Ma la presenza di tanti talenti poteva rappresentare anche un’incognita, considerando il parere del mitico progettista Giuseppe Busso: “Il problema principale era decidere quale dei tre piloti avrebbe dovuto vincere il campionato.” Un dubbio che, Farina all’esordio e l’argentino nel 1951, dipanarono grazie al loro talento.

La vettura esposta fa parte della collezione FCA Heritage. La Hall of Fame della FIA è stata realizzata per trasmettere quei valori di “passione, eccellenza, innovazione, integrità e rispetto per gli altri concorrenti” cari ad ogni sportivo del Circus, che sono i fattori cruciali della competizione a cui i prossimi campioni della categoria devono far riferimento. Nell’occasione, all’Automobile Club de France, c’è anche stata la prima cerimonia annuale di investitura, tramite l’omaggio a trentatré campioni del mondo di Formula 1.

5th dicembre, 2017

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