JEEP Grand Cherokee SRT V8 HEMI: un mostro di potenza e cattiveria [PROVA SU STRADA]

Prestazioni da supercar grazie al V8 che ormai "HEMI..tico!"

Numeri da capogiro: 6.4 cc di cilindrata, 468 Cv e 624 nm di coppia. Il tutto, per uno 0-100 polverizzato in 5 secondi netti. Prestazioni da supercar vera, realizzate con un corpo vettura mastodontico qual è, da sempre, quello delle Grand Cherokee. Grazie all'elettronica, però, la SRT riesce a convincere anche in curva, fatto per nulla scontato considerando il baricentro e la mole in gioco.

Bello quando si ragiona in galloni e non in litri. È l’America bellezza, un luogo dove motori da 6.4 litri, V8, con potenze stratosferiche, passano quasi per essere la normalità. Esattamente l’opposto di quanto accade qui da noi, nel vecchio continente, dove è diventato invece normale mettersi alla guida di un suv da 4,5 metri, pesante 1600 kg, con sotto al cofano un tre cilindri da 1000 cc. Ed è proprio per questo che mettersi al volante della Grand Cherokee SRT diventa un’esperienza così speciale, così emozionale. Un mezzo nel più puro stile yankee, nella scheda tecnica e nell’estetica, capace, però, di doti stradali sorprendentemente europee. Cosa non affatto scontata considerando altezza del corpo vettura, baricentro e massa in gioco.

Design e Interni:  ★★★★½ 

Cattivissima, non passa di certo inosservata

Già guardandola, con la sua vernice metallizzata “Redline” ed i mastodontici cerchi forgiati e bruniti da 22”, la Grand Cherokee SRT mette subito le cose in chiaro, evidenziando senza vergogne tutti i muscoli che la rendono nettamente diversa dalle Grand Cherokee turbodiesel che siamo soliti vedere circolare sulle nostre strade. A renderla “speciale” c’è anche il paraurti anteriore dedicato, con le grosse prese d’aria, indispensabili per raffreddare il poderoso V8 che risiede sotto al cofano. Proprio su quest’ultimo, non passano certo inosservate le enormi feritoie, anche queste con funzionalità tecnica e non solo estetica. Il bodykit della SRT si completa poi con passaruota in tinta maggiorati, con lo spoiler sul lunotto, accentuato quel tanto che basta per essere visibile ma non pacchiano, insieme all’estrattore posteriore dove sono ben in mostra i due grossi terminali di scarico con finitura brunita. La Grand Cherokee, peraltro, vuoi per la tinta appariscente, vuoi per l’enorme impronta a terra, vuoi per l’altezza notevole, appare ben più grande ed imponente di quanto non sia in realtà. La lunghezza, infatti, si ferma a 485 cm, che sono, giusto per restare in orbita FCA, 12 cm in meno rispetto ad una Maserati Ghibli. Proprio questa grande presenza scenica, ovviamente, non può che calamitare sguardi in maniera esagerata. Insomma, se vi piace passere inosservati, non è l’auto che fa per voi.

Interni: carattere e cuore yankee ma finiture e materiali pari alle migliori europee

Se un tempo era sentire comune che le auto americane fossero fatte peggio rispetto alle europee, con plastiche rigide diffuse e finiture spartane, salendo, o meglio “arrampicandosi” a bordo della Grand Cherokee SRT, risulta subito chiaro che gli standard qualitativi sono quelli delle migliori realizzazioni del vecchio continente. Ad innalzare il livello della SRT, accentuando anche la caratterizzazione in chiave sportiva, ci sono innanzitutto i sedili sportivi in pelle Nappa, con inserti scamosciati. Piuttosto profilati e contenitivi, riescono ad essere al tempo stesso estremamente comodi ed accoglienti. Bella e raffinata la plancia, con l’inserto centrale in carbonio e le cuciture a contrasto lasciate volutamente a vista. Anche il voltante, ben sagomato, è caratterizzato in chiave sportiva, con la sua pelle traforata. Nella parte bassa, tuttavia, l’impugnatura è davvero troppo “cicciotta”, e questo toglie un po’ di naturalezza nella guida. Un bel colpo d’occhio, invece, arriva dalla strumentazione e dall’infotainment. Al centro del cruscotto, lo schermo TFT ad alta definizione, che fornisce davvero una miriade di informazioni, con schermate su prestazioni, consumo, sistemi di assistenza alla guida, sistema di navigazione e molto altro ancora. Al centro della plancia, invece, il grosso schermo da 8,5” dello U-Connect, un sistema forse non più evolutissimo, ma che si fa apprezzare per la facilità d’uso, con schermate sempre semplici ed intuitive, grazie anche alle icone grandi e facilmente raggiungibili. Il sistema, peraltro, si arricchisce della funzione STR Performance Pages, dedicata all’aspetto “ludico” della vettura: forza “g”, lap timer, accelerazione sullo 0-100 km/h e sui 400 mt, potenza erogata, coppia, ed altro ancora. Dal punto di vista della praticità, invece, la SRT non presenta differenze con le versioni tradizionali, forte di un bagagliaio da 467 litri, al quale si accede dall’immancabile portellone posteriore ad azionamento elettrico.

Comportamento su Strada:  ★★★★½ 

Grazie ai miracoli dell’elettronica, anche in curva, riesce ad andare incredibilmente forte

Seduti così in alto, con il grosso cofano a sovrastare la strada, la Grand Cherokee regala una piacevolissima sensazione di onnipotenza alla guida, accentuata da quel diavolo di motore che risiede sotto al cofano, che ti istiga costantemente a delinquere. Peraltro, finché non si seleziona la modalità sportiva, la SRT risulta fruibile e confortevole come una qualsiasi Grand Cherokee, con la sola differenza che in sottofondo, anziché il ticchettio del diesel, si sente invece sonnecchiare il melodioso V8, sempre pronto a scatenarsi con un boato capace di incollarti al sedile con la sua coppia poderosa. Agendo sulla manopola presente nel tunnel centrale, però, la musica cambia subito. In modalità “Track” la SRT mette in mostra tutta la sua cattiveria. Proprio in queste circostanza si fa apprezzare la dotazione tecnica della vettura, che le consente di esser guidata, sfruttando la potenza, in totale sicurezza. Addio balestre e soluzioni antiquate, la Grand Cherokee SRT adotta una sospensione a quadrilateri all’anteriore ed un multi-link a cinque bracci al posteriore.

Questo, unitamente all’assetto adattivo ed all’enorme impronta a terra degli pneumatici, le fornisce dei limiti elevatissimi. In curva, infatti, si può forzare quanto si vuole ma lei sta lì, piatta, senza muoversi di un centimetro. Miracoli dell’elettronica. Fa quasi impressione perché, seduti così in alto, il tutto sembra amplificato fino al punto da mettere quasi paura. Il vero rischio, considerata la potenza e le velocità che si raggiungono in un nanosecondo, è quello di farsi prendere la mano, con l’impianto frenante che ha il suo bel da fare per rallentare la belva. Ci riesce egregiamente, ma dopo un po’ di pestoni decisi il pedale tradisce tutto lo sforzo imposto dalle due tonnellate e mezzo. Buone sensazioni arrivano invece dallo sterzo, che pur con un feeling piuttosto filtrato, riesce sempre ad essere preciso e progressivo, consentendo di manovrare con disinvoltura e sufficiente agilità la SRT, che dal canto suo mette ulteriormente a proprio agio il guidatore con una ricchissima lista di sistemi di assistenza alla guida. Blind spot indicator, cuise adattivo, radar anteriore anticollisione, mantenimento di corsia, insomma, la guida autonoma non è poi così lontana. All’occorrenza, quindi, un’ottima stradista, per viaggi in totale relax, interrotti soltanto dalle inevitabili e frequenti soste dal benzinaio.

Motore e Prestazioni:  ★★★★★ 

Un portento di motore, semplicemente infinito

HEMI. Una sigla che ha fatto la storia dei più gloriosi e possenti motori americani, caratterizzati dalla tipica forma semisferica della testa dei cilindri (HEMI deriva appunto da “hemisphere”). Cilindri che nel caso della Grand Cherokee SRT sono 8, disposti a “V”, e da 6.4 cc. Rigorosamente aspirato, capace di erogare 468 Cv e 624 nm di coppia, insomma, un motore che è una forza della natura. Già mettendo in moto, basta un affondo sull’acceleratore e lo scuotimento del corpo vettura che ne consegue fa intuire immediatamente il temperamento rabbioso. Il tiro, grazie alla coppia esagerata, è infinito. Sia a basso regime, sia agli alti, la SRT spinge sempre e comunque, forte e decisa. L’accelerazione poi, è praticamente da dragster: launch control, zero pattinamenti, e lo 0-100 viene polverizzato in 5 secondi netti, al pari di supercar blasonate. Con la differenza che il tutto, a quell’altezza da terra, fa nettamente più impressione. Semplicemente squisita, poi, la propensione all’allungo, che è quella che soltanto un aspirato può garantire, accompagnata dall’inconfondibile melodia degli HEMI made in U.S.A.. Soltanto la tonalità di scarico, in modalità Track, l’avremmo forse voluta ancora più “criminale”, con scoppi e botti al cambio marcia ed in rilascio. Il possente 6.4, peraltro, gira in perfetta sintonia con il sempre lodevole cambio automatico ZF ad 8 rapporti. Morbido e docile nella guida cittadina, si trasforma in rapido e fulmineo come un doppia frizione quando ci si vuole divertire, magari selezionando manualmente i rapporti con i paddle al volante (un po’ piccoli).

Consumi e Costi:  ★★★☆☆ 

L’assurda fiscalità italiana la rende un oggetto per pochissimi eletti.

Se fossimo negli U.S.A., la Grand Cherokee SRT sarebbe l’affare della vita. Oltreoceano la vettura costa circa 66.000$, ovvero, al cambio attuale, poco più di 54.000€. A causa della diversa tassazione, invece, il listino italiano parte da circa 91.000€, cifra ben meno popolare ma comunque allettante considerando la dotazione full, la potenza e le caratteristiche intrinseche della vettura, unica in quanto a fascino ed esclusività. A renderla davvero un oggetto per pochi – aggiungeremmo purtroppo – ci sono i costi di gestione. Nonostante il sistema che disattiva quatto degli otto cilindri quando non si sfrutta tutta la potenza, è inutile farsi illusioni: andare oltre gli 8 km/lt risulta assai difficile, e quando ci si diverte con l’acceleratore, il valore viene praticamente dimezzato. Il che, se fossimo negli U.S.A., con la benzina a 68 centesimi a litro, avrebbe tutt’altro peso rispetto alla nostra “benzina”, gravata ancora oggi da accise per conflitti avvenuti in epoche in cui non erano ancora nate neanche le gloriose Jeep Willys dell’esercito americano. E come dimenticare l’odioso balzello del superbollo, misura inefficace e che ha portato solo ed esclusivamente perdite per lo Stato. Per la SRT il conto è di 3.766€ annui. Un ingiusto ed ingiustificato salasso. A maggior ragione considerando che, un’equivalente Grand Cherokee 3.0 CRD Summit da circa 80.000€, in virtù dei 250 Cv, ne è esentata. A riprova, ancora una volta, che trattasi di una misura che fallisce nel colpire effettivamente la ricchezza, con il solo effetto di tappare le ali della passione ed uccidere il mercato delle vetture più sportive e particolari.

Pro e Contro

Ci PiaceNon Ci Piace
Fascino senza eguali. Motore infinito e prestazioni da supercar veraCosti di gestione oltremodo onerosi per via del fisco italiano. Corona volante troppo spessa nella parte bassa

JEEP Grand Cherokee SRT: la Pagella di Motorionline

Motore:★★★★★ 
Accelerazione:★★★★★ 
Ripresa:★★★★½ 
Cambio:★★★★★ 
Frenata:★★★½☆ 
Sterzo:★★★★☆ 
Tenuta di Strada:★★★★½ 
Comfort:★★★★½ 
Infotainment:★★★★☆ 
Abitabilità:★★★★☆ 
Bagagliaio:★★★★☆ 
Posizione di guida:★★★★☆ 
Dotazione:★★★★½ 
Prezzo:★★★★☆ 
Design:★★★★★ 
Finitura★★★★☆ 
Piacere di guida:★★★★½ 
Consumi:★★½☆☆ 

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