Alcol alla guida: rischi e sanzioni

Quali sono i limiti da rispettare e cosa rischia chi infrange le norme

La guida in stato d’ebbrezza è regolamentata dagli art. 186 e 186 bis del Codice della Strada. Vediamo nel dettaglio limiti, sanzioni e alcoltest
Alcol alla guida: rischi e sanzioni

Chi guida ubriaco non mette a rischio solo la sua vita, ma anche quella degli altri. L’alcol allunga infatti i tempi di reazione, riduce l’acutezza visiva e ostacola la coordinazione motoria. In questo modo la guida diventa sempre più imprecisa e si è incapaci di fronteggiare gli imprevisti. Tuttavia, la quantità di alcol da non superare per non influenzare lo stato di vigilanza necessario per guidare sicuri cambia in funzione di fattori quali sesso, peso, altezza, età, stato di salute e uso di farmaci.

Nel 2017, per contrastare la guida sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti, sono stati attivati 1.015 posti di controllo in 80 province italiane, con l’impiego di 5.520 operatori e 1.575 tra medici e personale sanitario. I conducenti controllati sono stati 36.861 e i test hanno rilevato che il 5,7% (pari a 2.104) è risultato positivo all’alcoltest con un tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l.

Il Codice della Strada fissa la quantità di alcol massima che può essere presente nel sangue di una persona alla guida (alcolemia). Superato questo limite cominciano a scattare le sanzioni, la cui severità aumenta in funzione proporzionale al superamento del limite stesso. Dunque, cosa rischia effettivamente chi guida ubriaco?

 

Guida in stato d’ebbrezza: cosa dice la legge

In Italia, la guida in stato d’ebbrezza è regolamentata dagli art. 186 e 186 bis del Codice della Strada. In base all’art. 186, il valore limite legale è 0,5 g/litro. Chi guida oltre questo limite commette un reato, punito, oltre che con la perdita di 10 punti della patente, con le seguenti sanzioni:

  • guida con tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g/l (multa da 500 a 2000 euro e sospensione patente da 3 a 6 mesi);
  • guida con tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l (multa da 800 a 3200 euro, arresto fino a 6 mesi e sospensione patente da 6 mesi a 1 anno);
  • guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l (multa da 1500 a 6000 euro, arresto da 6 mesi a 1 anno, sospensione patente da 1 a 2 anni, sequestro preventivo del veicolo e confisca del veicolo, salvo che questo appartenga a persona estranea al reato).

La patente di guida viene poi sempre revocata quando:

  • il reato è stato commesso dal conducente di un autobus o di un veicolo destinato al trasporto merci (con massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t);
  • in caso di recidiva biennale (cioè se la stessa persona compie più violazioni nel corso di un biennio);
  • il conducente con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l o sotto l’influenza di droghe ha provocato un incidente.

Ricordiamo poi che un soggetto di età inferiore a 18 anni, per il quale sia stato accertato un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 0 e non superiore a 0,5 g/1, non può conseguire la patente prima del compimento del 19° anno di età. Inoltre, un soggetto di inferiore a 18 anni, per il quale sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l, non può conseguire la patente prima del compimento del 21° anno di età.

Inoltre, le pene previste dall’articolo 186 comma 2 e 186 bis comma 3 del Codice della Strada sono raddoppiate se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale (in questo caso è disposto il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni, salvo che appartenga a persona estranea all’illecito).

 

Alcoltest: cosa rischia chi rifiuta la prova

Le autorità, al fine di acquisire elementi utili per motivare l’obbligo di sottoposizione agli accertamenti possono (nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudicare l’integrità fisica) sottoporre i conducenti ad accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili. Nello specifico, un conducente sospettato di guidare ubriaco viene sottoposto ad accertamento alcolimetrico tramite etilometro, che misura la quantità di alcol contenuta nell’aria espirata.

Il rifiuto di sottoporsi all’alcoltest è un reato, in quanto il soggetto viene automaticamente considerato positivo ed è punito con la perdita di 10 punti della patente e con le stesse pene previste per chi guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, cioè multa da 1500 a 6000 euro, arresto da 6 mesi a 1 anno, sospensione della patente da 1 a 2 anni e sequestro preventivo e confisca del veicolo (salvo che questo appartenga a terzi estranei al reato). Paradossalmente però, in base a una sentenza della Cassazione il rifiuto dell’alcoltest può essere conveniente nei casi più gravi. Infatti, se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente le pene previste dall’art. 186 comma 2 e dall’art. 186 bis comma 3 vengono raddoppiate. Tuttavia, secondo la Cassazione (sentenza n. 46624 del 24 novembre 2015) il raddoppio delle pene non si applica a chi rifiuta di sottoporsi all’alcoltest. Allo stesso modo, sempre secondo la Cassazione, chi guida un mezzo di proprietà altrui e si rifiuta di fare il test non è gravato dal raddoppio del periodo di sospensione della patente. A conti fatti, chi ha bevuto oltre la soglia massima (1,5 g/l) provocando un incidente oppure guidava una vettura altrui ha un vantaggio nel rifiutare l’alcoltest, perché non gli verranno applicate le aggravanti. A chi invece ha bevuto meno della soglia massima consigliamo di sottoporsi all’etilometro, perché in caso contrario otterrebbe la sanzione penale massima.

E se l’alcoltest viene effettuato tardi? In questo caso è da considerarsi nullo, o almeno così è emerso dall’episodio che ha coinvolto tempo fa un motociclista di Bologna, assolto dal giudice del Tribunale perché sottoposto troppo tardi al test sulla guida in stato di ebbrezza. Il motociclista in questione era stato fermato perché sorpreso a guidare contromano e senza casco dopo l’uscita da una discoteca, ma i vigili non avevano l’etilometro e così hanno dovuto attendere l’arrivo di un’altra pattuglia. Solo a quel punto è stato fatto il test, che ha dato esito positivo. Tuttavia, secondo il Gup il lasso di tempo intercorso prima che l’uomo fosse sottoposto all’alcoltest era stato troppo lungo e i risultati dell’etilometro si erano dimostrati fragili, dal momento che la seconda prova aveva rilevato un tasso alcolico superiore alla prima. Una circostanza che in genere sta a significare che l’alcol è stato assunto da poco, cosa impossibile però nel caso del centauro, data l’attesa alla quale era stato sottoposto prima del test e visto che quest’ultimo era avvenuto sotto gli occhi delle autorità. E a conti fatti la sentenza del Gup deriva da quanto previsto dalle norme del Codice della Strada, secondo cui l’accertamento alcolimetrico va sì ripetuto due volte, ma le due misurazioni vanno fatte a distanza di 5 minuti l’una dall’altra. Cosa che, nel caso del motociclista di Bologna, non è avvenuta.

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