FIAT 500 e Panda: due famose storie italiane raccontate al Triennale Design Museum [FOTO]

Due esempi di creatività meccanica tra 180 opere esposte

FIAT 500 e Panda – Iconiche e legate allo sviluppo della mobilità italiana dello scorso secolo e anche di quello attuale, le vetture sono esposte tra diversi capolavori che riassumono l'estro italiano alla Triennale di Milano

“Storie. Design italiano” è il titolo che segna la undicesima esposizione del Triennale Design Museum, che raccoglie 180 opere italiane simboliche. Dato che ci occupiamo di auto, considerando che le vetture sono esempi della massima e suggestiva convergenza tra stile e tecnologia, ci sono soprattutto due storie interessanti all’interno di questa grandiosa raccolta, visibile alla Triennale milanese sino al 20 gennaio del prossimo anno. Immaginari e voluminosi romanzi ispirati dalle storiche FIAT 500 e Panda.

Che le due utilitarie della casa torinese abbiano ammaliato da tempo i cuori di tanti italiani, da chi ne ha guidato almeno una, a chi sale su una o l’altra ogni giorno per percorrere le strade del Bel Paese, è soprattutto chiarito dai famosi nomignoli accostati a queste auto: “Cinquino” e “Pandino”. Parole cariche di affetto. Sia ricordando le lontane estati roventi prive di climatizzatori bi o tri-zona e telefoni cellulari allontana-famiglie, durante le quali sbucciarsi un ginocchio per un ragazzino equivaleva a una vittoria all’ultimo videogioco per console uscito sul mercato. Sia per le piccole disavventure lungo i tragitti, con gli immancabili e articolati epiteti sparati qua e là dagli adulti, mentre mamme, nonne o zie cercavano di tappare le orecchie ai più piccoli.

Era l’Italia con il Santino sul cruscotto, quella delle strade quasi spoglie in certe ore della giornata, quelle dove sognare aveva una funzione sociale potentissima. E in certi casi ce l’ha ancora. Queste immagini ed altre potrebbero affiorare nella testa dei più grandi, vedendo gli esemplari di 500 N del 1958 e di Panda 30 del 1980, esposte nell’occasione grazie alla divisione FCA Heritage.

Per la FIAT 500 si tratta di una conferma, dato che la peculiarità stilistica e meccanica di questa vettura è stata già riconosciuta da tempo a livello internazionale, trovando posto nella collezione permanente del prestigioso MoMA di New York. La presenza di una 500 N degli Anni Cinquanta all’interno alla Triennale, sottolinea ulteriormente questa unicità espressiva e meccanica del secolo scorso.
L’esemplare esposto, rivestito con una vernice celeste pastello, è legato alla prima serie della vettura, dotato degli aggiornamenti introdotti in occasione del Salone di Torino del 1957. Dettagli in alluminio, deflettori, rivestimenti in gomma per i pedali della frizione e del freno e comandi delle frecce affiancati al volante, sono alcuni degli aspetti particolari. La 500 nacque dall’intuizione di Dante Giacosa e la Nuova 500 del 1957, doveva replicare il successo dell’antesignana “Topolino”. La formula che associa compattezza, brio, essenzialità, ma con tocchi di eleganza e un prezzo di partenza di 490.000 lire porta la vettura a diventare una best sellers rinomata. Cinque sono state le serie proposte da FIAT e questa N, in esposizione, presenta il classico motore di 479 cm3 capace di proporre 15 cavalli di potenza, che rapportati alle caratteristiche dell’auto consentivano di toccare i 90 km/h nel periodo.

Si parla del “Cinquino”, come detto, ma è stato citato anche il “Pandino”. L’altra importante storia italiana in questa mostra allestita al Triennale Design Museum, è proprio quella legata alla FIAT Panda riassunta da un esemplare di Panda 30 del 1980. La cifra segnala i cavalli di potenza proposti dal motore 2 cilindri raffreddato ad aria, da 650 cm3. Mentre la versione 45 era specifica del modello più potente, dotato di un’unità composta da quattro cilindri di 903 cm3 e raffreddata ad acqua.
Affascinante anche l’origine della Panda, anch’essa pensata per essere una vettura compatta (considerando la lunghezza di 3,38 metri), ma dotata di un’abitabilità utile per ospitare cinque persone e con sole 3 porte. Inizialmente nota negli ambienti interni come progetto “Zero”, prima di essere rinominato come “Progetto 141” nel 1978, la casa torinese negli Anni Settanta pensò di affiancare alle storiche Fiat 126 e Fiat 127 una nuova vettura a trazione anteriore, usando però un nome specifico e non una sigla numerica dopo l’altrettanto indimenticabile Ritmo.
La vettura esposta è caratterizzata da una colorazione rossa e fa parte della stessa prima serie venduta in 7,5 milioni di unità. Una cifra ragguardevole.

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