Alfa Romeo Tipo 33/2 Daytona: una leggenda tra diverse icone sportive riunite a Imola [FOTO]

In occasione del Motor Legend Festival 2018

Alfa Romeo Tipo 33/2 Daytona – La storica vettura da competizione, in evidenza nel lontano 1968, figura tra le pregiate protagoniste dell'evento programmato tra il 20 e il 22 aprile sul tracciato emiliano

Lo sviluppo risultò complesso e faticoso, raccontano dagli ambienti di Alfa Romeo. Ma ne è valsa la pena, si può dire a posteriori. La Tipo 33/2 Daytona è una delle rappresentanti di un modo di correre che non appartiene solo al passato, lo rende speciale e accattivante. A tal punto da dannarsi per non averlo vissuto. Malinconici di fronte alla ricerca di un’innovazione che allora si traduceva ancora in rumore, in polvere, in sudore visibile, in soddisfazione da spasmo. Stanchi e sorridenti su una branda cigolante, dopo aver vissuto la notte come un giorno di gloria.

L’Alfa Romeo Tipo 33/2 Daytona può essere raccontata come l’ennesimo capolavoro della casa lombarda, ma la sua storia risulta ancora più forte se la si racconta citando gli uomini e le menti che hanno firmato i successi del Biscione. Se lo si fa attraverso auto ritenute leggendarie per valore, per potenza, per una misteriosa e affascinante alchimia che consente alla meccanica di replicare il medesimo carattere di chi l’ha creata. Non si tratta solo di metalli lavorati e chimica, ma di idee che prendono forma, come accadde proprio dal 1964 quando la squadra della Progettazione Alfa Romeo, sotto la direzione di Orazio Satta Puliga nonché al lavoro dell’indimenticabile Giuseppe Busso, iniziò a dare vita a una nuova vettura da corsa dopo i numerosi risultati raccolti e l’esperienza maturata con le varie Giulia TZ (Tubolare Zagato) e TZ-2. Potete trovare un accenno a queste leggendarie vetture anche in questo articolo.

Il reparto sportivo era di nuovo in fermento. Stavolta l’intenzione era quella di tornare a competere tra le vetture Sport, la massima categoria per ruote coperte tra Anni Sessanta e Settanta grazie alla presenza di performanti vetture “due litri”. C’erano i nomi più grandi dell’automobilismo mondiale e Alfa Romeo non voleva mancare all’appuntamento, considerando la sua storia sportiva. Bisogna ricordare che nello stesso periodo, ad esempio, Ferrari e Porsche risultavano ancora piuttosto giovani sotto questo aspetto, se le si paragona al costruttore lombardo e ad altri protagonisti oggi più che centenari dalla loro fondazione.
I tecnici impostarono la vettura su un telaio realizzato sfruttando tre enormi tubi in lega di alluminio, posizionati in modo da disegnare una lettera “H” asimmetrica. Anteriormente collegarono un telaio a traliccio ad unica fusione di magnesio, mentre nella zona retrostante due “braccia”, impiegando lo stesso materiale. L’obiettivo era contenere al massimo il peso per favore il rapporto con la potenza sviluppata. Un risultato centrato, considerando che la massa della sola struttura ammontava a soli 55 kg. In questa ottimizzazione, un ulteriore contributo era dovuto anche ai serbatoi di carburante sviluppati in gomma e collocati tra i tubi del telaio. Il peso in ordine di marcia, così, risultò nel complesso di 580 kg. Parlando di potenza la velocità massima variante tra i 260 e i 300 km/h, in base al carico aerodinamico imposto, era frutto di una poderosa erogazione dei 270 cavalli totali, generati da un motore 2.0 litri V8 dotato di iniezione meccanica a pompa, doppia accensione, forgiato in alluminio e caratterizzato da una distribuzione legata a quattro alberi a camme in testa.

La storia di questa vettura è ricca non solo di trionfi, valutando il successo alla gara in salita belga di Fléron nel 1967 (l’anno del debutto in una prima versione), seguita da altre numerose affermazioni (ben quindici a livello assoluto e sei di categoria) sfruttando una nuova carrozzeria chiusa. Daytona lo si deve soprattutto al doppio podio assoluto e alla tripletta di classe nella maratona nordamericana del 1968. Ma questo racconto è particolare soprattutto per i retroscena, come la cessione del progetto all’Autodelta da parte di Giuseppe Luraghi già a gennaio del 1966, in piena fase di sviluppo, scatenando un po’ di nervosismo tra gli specialisti interni del marchio. Oppure il test riservato della vettura definita sul tracciato del Balocco durante l’inverno del 1965, sebbene il prototipo fosse spinto da un propulsore provvisorio ripreso dalla Giulia TZ-2: il glorioso “bialbero” 1600.

L’Alfa Romeo Tipo 33/2 Daytona, protagonista del Campionato Sport Prototipi del 1968, rappresenta oggi anche un omaggio di FCA Heritage (la divisione di vetture storiche del Gruppo) a distanza di cinquanta anni dagli altri successi storici alla Targa Florio, alla 24 Ore di Le Mans, nonché al Nürburgring, senza dimenticare la “500 km” di Imola che ospita l’edizione 2018 del Motor Legend Festival, ringraziando l’abilità dei mitici Teodoro Zeccoli e Nino Vaccarella.
La sportiva sarà visibile in pista, riportata nel suo habitat da Alfa Romeo e FCA Heritage, direttamente dal Museo Storico Alfa Romeo di Arese dov’è presente attualmente.

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