MegaRide: una realtà tecnologica italiana al servizio del motorsport internazionale [INTERVISTA]

L'azienda partenopea offre i suoi servizi a Ducati nella MotoGP e ad Audi nella Formula E

MegaRide opera nell’ambito dell’analisi e della simulazione della dinamica del veicolo. L'impegno ad alti livelli nel motorsport internazionale consente di avere un significativo travaso tecnologico nelle auto e nelle moto di serie.
MegaRide: una realtà tecnologica italiana al servizio del motorsport internazionale [INTERVISTA]

In generale in Italia quando si parla di terra di motori e di poli ingegneristici legati al mondo dell’auto e delle moto si fa riferimento alla Motor Valley, un comprensorio che geograficamente contempla il nord Italia lungo quella che è la strada dei motori ossia la Via Emilia che da Parma si spinge fino alla costa Adriatica della Romagna. In questa “vallata dei motori” trovano la loro espressione più pura marchi storici italiani delle due e delle quattro ruote che rispondono al nome di Ferrari, Maserati, Lamborghini, Pagani, Dallara e Ducati.

Tuttavia, anche il sud Italia non è avaro di aziende fortemente connesse al dorato mondo delle competizioni motoristiche: a spiccare nel firmamento del motorsport è certamente la stella di MegaRide, azienda con base a Napoli ma che esporta i suoi servizi tecnologici in tutto il mondo. Qualche esempio? Nella sempre più interessante e competitiva Formula E, categoria che sta richiamando sempre più l’attenzione di grossi costruttori di auto, MegaRide rappresenta l’unico player italiano nelle analisi di performance pneumatico e dinamica veicolo in un contesto internazionale di così alto livello.

Non solo: MegaRide è stata scelta da colossi del mondo sportivo a due e quattro ruote come Ducati ed Audi per servizi legati alla dinamica del veicolo. Ma cos’è e cosa fa MegaRide? L’azienda napoletana nasce come spin-off accademico del gruppo di ricerca in Vehicle Dynamics dell’Università di Napoli Federico II, che si occupa di studiare e si propone di comprendere tutti i fenomeni fisici che ruotano attorno alla complessa interazione tra pneumatici ed asfalto. Per conoscere più da vicino MegaRide abbiamo intervistato in esclusiva il suo CEO, l’Ing. Flavio Farroni che assieme ai suoi due soci Francesco Timpone ed Aleksandr Sakhnevych, entrambi ricercatori di UniNa, ha dato vita ad una vera e propria azienda legata a filo diretto con le auto, le moto e naturalmente il motorsport.

Ing. Farroni, ci spiega com’è nata MegaRide e come è stata in grado di arrivare a lavorare per le grandi realtà del motorsport internazionale?

“La start-up nasce nel Giugno 2016 nella forma di spin-off accademico, ovvero di progetto di trasferimento tecnologico volto a valorizzare i prodotti della ricerca scientifica del nostro team universitario. Nonostante la recente costituzione, il progetto si fonda su un profondo background legato alle attività scientifiche svolte nel corso degli ultimi anni nell’ambito della dinamica dei veicoli e dello studio del contatto tra pneumatici ed asfalto. Il mondo accademico fruisce, da sempre, di un link diretto con grandi aziende, desiderose di innovazione e di un livello di approfondimento profondamente legato all’analisi dei piccoli dettagli in grado di fare la differenza. Con prerogative del genere, il passo verso realtà che quotidianamente svolgono attività nel cercare di limare il millesimo di secondo ottimizzando l’impiego di ciascun componente, è stato breve”.

MegaRide è lo spin-off dell’Università degli studi di Napoli Federico II – Dipartimento di Ingegneria Industriale e Sezione di Meccanica ed Energetica: quali sono i vantaggi di provenire da un contesto legato alla ricerca scientifica?

“La ricerca, come abbiamo recentemente avuto occasione di ricordare al Tire Expo di Hannover, è la chiave dell’innovazione. Una startup in grado di incarnare il concetto di eccellenza scientifica e di trasferimento tecnologico, avvia la propria attività con presupposti ben lontani da quelli delle startup più “classiche”, alle prese con le tipiche problematiche di avvio e di inserimento nel mercato. La realtà degli spin-off accademici rappresenta ad oggi un contesto di profondo interesse, sia, da un lato, per la capacità di generare forme di business che diano forza a territori desiderosi di riscatto, sia per la possibilità di innescare cicli virtuosi che comportano ricadute di immenso valore per la ricerca stessa”.

Il punto focale dell’attività tecnologica svolta da MegaRide è di scoprire i vantaggi offerti dalla simulazione fisica nelle analisi delle prestazioni. Ci può dire qualcosa in più su questo specifico aspetto?

“L’obiettivo principale è fornire software in grado di analizzare e predire il comportamento della vettura sia riguardo l’analisi dei dati che nella descrizione dei fenomeni e delle sensazioni connessi con l’interazione tra la vettura e l’ambiente esterno, da riprodurre mediante sistemi di simulazione di guidaLa chiave delle prestazioni, della sicurezza stradale e dell’ottimizzazione dei consumi, è nell’interazione tra pneumatici e strada. I nostri tool consentono, ad esempio, a chi fa motorsport di conoscere la temperatura degli pneumatici alla quale ottenere il grip ottimale, a chi progetta veicoli di calibrare sensori ed algoritmi di controllo che massimizzino la sicurezza per automobilisti e pedoni, a chi produce pneumatici di mettere a punto strutture che minimizzino l’usura ed i consumi ed ai players della mobilità del futuro di monitorare lo stato dell’asfalto, connettersi all’infrastruttura stradale e profilare gli utenti sulla base dei dati delle loro vetture”.

Da sempre il motorsport permette un travaso tecnologico a cascata nel mondo delle auto e delle moto di serie: quali sono secondo lei gli scenari per la mobilità del futuro che deriveranno dalle attuali tecnologie in uso nel motorsport?

“Le proiezioni sono molteplici ed il nostro punto di forza sta nel proporre strumenti basati sulla descrizione fisica dei fenomeni oggetto di analisi. Questa caratteristica ha reso gli output di un piccolo gruppo di ricerca napoletano in grado di competere con i colossi della simulazione, che utilizzano un approccio solitamente meno dettagliato e quindi meno predittivo. Basti pensare, in un’ottica evolutiva, ai vantaggi che si trarranno dalla possibilità di valutare il livello di aderenza offerto dal suolo, utilizzando i sensori di serie che sono a bordo della vettura: pre-calibrare i propri freni laddove si stia sopraggiungendo in un’area identificata come pericolosa da un driver che guidava avanti a noi, fornire alle compagnie assicurative informazioni specifiche ed oggettive sullo stile di guida dei propri clienti al fine di customizzare tariffe ed offerte, legare a ciascun automobilista una “driver’s footprint” che ne profili preferenze, competenze ed attitudine alla guida, monitorare lo stato dell’asfalto pianificando interventi di manutenzione senza la necessità di onerosi rilievi periodici. Il tutto, nell’affascinante proiezione della guida autonoma, per la quale l’implementazione dei software descritti a bordo delle vetture rappresenterà la svolta verso una costante ed oggettiva valutazione del livello di interazione con l’ambiente esterno”.

E’ bello immaginare come Partenope, la sirena più bella del Golfo di Napoli che secondo la leggenda venne sepolta sull’isolotto di Megaride dove attualmente sorge Castel dell’Ovo, possa idealizzare la bellezza stessa della ricerca tecnologica promossa da MegaRide in ambito auto, moto e motorsport.

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