Alfa Romeo Giulia Veloce: quel brivido che solo una certa tradizione sa offrire [VIDEO]

Tre amici, due storiche del Biscione e paesaggi a perdita d'occhio

Alfa Romeo Giulia Veloce – L'ultima rappresentante della serie Veloce affiancata, sulle strade del Polesine, ad altri due esemplari del passato. Un breve viaggio per cogliere l'essenza che differenzia le vetture del Biscione marchiate in questo modo

Solo lo scorrere rapido sull’asfalto e il gorgheggiare di una potenza lontana sono complici di queste parole. Se troppo spesso si abusa del termine “veloce” per descrivere un’auto, a bordo di un’Alfa Romeo cambia radicalmente la prospettiva. Perché quando ci si avvicina a un esemplare siglato in questo modo, è necessario innanzitutto chiudere gli occhi (basta un istante), girare la chiave e permettere al motore di conquistare l’attenzione che merita. Infine, accelerando il giusto, farsi pervadere dai più reconditi istinti. Semplicemente: la Giulia Veloce è la traduzione contemporanea di un sapere decennale, di un bisogno ancestrale incessante.

La linea accattivante, spigolosa e morbida, come quella di un grosso felino non maculato, nasconde bene una meccanica che sfoggia le tipiche caratteristiche di un’auto vorace di chilometri e tornanti. Poco adatta ad angusti spazi cittadini, anche a causa di un raggio di sterzata non così ampio, ma certamente incline ai lunghi percorsi, specialmente quelli costellati di tratti misti. La reattività della vettura è una infuocata scarica d’adrenalina ad ogni affondo sul pedale. Sebbene la versione in prova fosse animata da un propulsore 2.2 litri Diesel da 210 cavalli, meno potente della controparte a benzina da 280, i 470 Nm di coppia massima hanno ripagato in parte l’assenza di un suono rabbioso e ispirante.

In velocità non c’è confronto tra la Giulia Veloce del nostro tempo e le storiche 1750 GT Veloce e 2000 GT Veloce incontrate lungo il percorso. Ma le note vocali prodotte dalla ruggente versione giallo ocra del 1969, sono disarmanti per l’animo e il cuore. È lecito ribadire l’assenza di paragoni, non può esserci. Ogni innesto e accelerazione ridanno voce a una sapienza lontana. Una cultura che emoziona, che rimanda a un altro periodo, a un altro modo di viaggiare che qualcuno ancora invidia. Un tempo con i propri grandi limiti, mancavano infatti certi dispositivi importantissimi per la sicurezza stradale, ma non ve ne erano altri così condizionanti per lo stile di vita, come avviene oggi. Spazio alla danza degli indicatori analogici, al cocente respiro dei quattro cilindri, al vulcanico solfeggio della 1750 GT Veloce o al suono più smorzato della 2000 GT Veloce del 1971, nonostante vanti una potenza superiore.

Difficile dimenticare e, allo stesso tempo, riassumere tutte le storie narrate dagli amici di Ariano nel Polesine. Si potrebbe scrivere un romanzo. Ipnotica è la stessa magia di uno dei punti più suggestivi d’Italia, assieme alla sua straordinaria quiete. Un affabulante silenzio che aleggia in questo angolo di Paese, interrotto appena dal rombo dei motori. Tutti insieme sono dei potenti ingredienti, che speziano un particolare percorso, lievitando tra potenza e tranquillità contrastanti sino ad accarezzare le corde empatiche più recondite.

E infine, come in ogni storia, al culmine c’è sempre una sfida. C’è una rivelazione, un successo o una sconfitta, qualcosa da imparare e una morale da custodire. Il confronto tra la 1750 GT Veloce e la 2000 GT Veloce ha un sapore epico e ruspante. Nessuno strumento di verifica, solo il giudizio veloce e tanta lealtà, oltre alla sicurezza. Quella è fondamentale. “Un confronto alla buona!”, direbbero in molte parti del Paese. Come in quei campi di periferia dove un tempo le porte si disegnavano con il gesso. O si limitavano con le pietre. Da qualche parte, forse, lo si fa ancora. Al vincitore una stretta di mano e il ricordo di una bella giornata, da raccontare. La passione è questa. Per capirlo basta viverla.

Un ringraziamento agli amici di Ariano nel Polesine e in particolare a Nicola Campaci e Giorgio Facco per la collaborazione.

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