Angolo Caustico: Recensione - Giorni di Tuono, USA, 1990
12 Agosto 2006
La trama: pilota di grande potenziale ma gran testa calda riesce piano piano ad emergere tra i colleghi finchè un incidente lo traumatizza e gli impedisce di tornare sui suoi livelli, sino allo scontro finale dove il nostro eroe si riprende di colpo, si fa nuovamente combattivo, e porta a casa l’agognata vittoria. Avrete capito tutti di che film si tratta, ovviamente. Di Top Gun, ovviamente. Ma perchè io ho scritto la trama di Giorni di Tuono?
Iniziamo dall’inizio. Ok, sei originalissimo, dieci più. Vabbè, tralasciamo queste amenità, il film parte con delle immagini di una gara NASCAR, con tanto di speaker del circuito e frasi tipiche (”gentlemen, start your engines”), che nella versione in lingua originale fanno anche un certo effetto. Nella versione italiana tutto ciò fa schifo. Qualche genio ha avuto la brillante idea di doppiare anche lo speaker, il che sarebbe anche passabile non fosse che il doppiatore scelto ha la stessa voce del commentatore di Holly e Benji. E già qui l’atmosfera scema come non mai, già è poco plausibile uno speaker italiano, ma uno speaker che sembra in punto di proferire “e c’è Mark Lenders con il suo tipico tiro della tigre che impegna il portiere Benji Price con una gran parata!!!” non è proprio l’ideale.
Ma soprassediamo.
Superato questo trauma (sono passati trenta secondi di film e già sono in cerca del sacchetto del vomito, un inizio eccellente) e subito si vede un tizio intento ad arare i campi della sua fattoria a bordo del suo trattore da seimila cavalli, finchè non viene avvicinato da un altro tizio che, dal nulla, gli chiede “costruiscimi un’auto da corsa”. Certo che potevi almeno chiedergli come procedono le zucchine, tanto per rompere il ghiaccio. Soprassediamo sul fatto che le vetture NASCAR non vengono costruite nelle fattorie da almeno trent’anni, e concentriamoci sul fatto che il nostro contadino, probabilmente in un ottica di contenimento dei costi, svolgerà le funzioni di progettista, assemblatore, capomeccanico, team manager, spotter (l’omino dei box) e probabilmente quando gli avanza tempo pure lavacessi. A sto punto se ci mettevano pure una scena dove si infilava in una cabina telefonica per poi volare a salvare qualcuno da un elicottero in procinto di precipitare da un grattacielo non si meravigliava nessuno. Andiamo oltre, serve un pilota, e arriva il pilota. Con sommo tempismo, non appena qualcuno chiede “ma chi è ’sto pilota?” subito si vede arrivare dal nulla uno zarro in Harley-Davidson (o similare) che arriva direttamente nei box con l’intento di guidare. Guidare un’auto non sua, tra l’altro. Auto che era stata appena giudicata “perfetta, non toccatela” dal suo pilota titolare. Quindi mi spieghi come cazzo fai te, che arrivi senza aver mai posato il culo su una macchina del genere nè mai guidato su una pista del genere, a sbriciolare immantinente il record del circuito, suscitando l’ammirazione degli astanti? Forse anche tu frequenti le cabine telefoniche di cui sopra?
Comunque, si arriva alla prima gara di campionato e si scopre che il nostro eroe è totalmente scapace a guidare con altre vetture in pista (ma come, non avevi detto che guidavi i prototipi? che poi voglio sapere che cazzo di categoria intendevano gli autori con ’sto generico “prototipi”, che sa tanto di superscazzola), e soprattutto che non ha la minima nozione di meccanica, il che si traduce nella totale incapacità di trovare un assetto ragionevole per la vettura. Ma dico stiamo scherzando? A ’sto punto potevano anche metterci Stevie Wonder a guidare quella macchina e il realismo non ne avrebbe risentito più di tanto. E siamo ancora nel primo quarto d’ora di film, povere le mie coronarie. Andando avanti con la stagione e con i litigi con lo spotter (il contadino di cui sopra) si arriva ad una mega rissa globale totale con lo stesso (meravigliosa la scena “vengo ai box” “no, stiamo mangiando il gelato”con la quale il realismo arriva là, dove nessun film era mai arrivato prima) e consequente chiarimento, dopo il quale il nostro eroe diventa improvvisamente una macchina da guerra capace di vincere tutte le gare di lì all’infinito. In realtà ne vince una sola perchè poi si arriva a metà film dove, come Top Gun insegna, arriva il famoso incidente che tanto traumatizza il nostro eroe. Poi vabbè, il nostro eroe si tromberà la dottoressa che l’avrà in cura, avrà una crisi d’identità, si quasi mollerà con la stessa, poi faranno pace per l’ultima gara dove il nostro eroe farà piazza pulita degli avversari e fine del film. Perchè questo riassunto striminzito della seconda parte del film? Perchè ho un fegato solo e intendo salvaguardarlo. Quindi mi limiterò a fare un breve riassunto delle boiate:
-Le gare NASCAR si vincono soltanto spalmando gli avversari contro il primo muro disponibile. O spingendoli fuori. Dopotutto, spingere è correre.
-In corsia box basta che qualcuno ti tagli la strada perchè tu vada nel panico, inchiodi, e ti schianti contro il muretto ai box. Il fatto che in corsia box si facciano si e no 45 miglia all’ora è del tutto secondario.
-Su un superspeedway tipo Daytona puoi anche correre con pezzi di carrozzeria che penzolano da tutte le parti e l’aerodinamica non ne risentirà affatto, permettendoti di vincere in scioltezza. Dopo aver spalmato qualcuno contro un muro. La direzione gara interverrà solo quando qualcuno sarà in fin di vita.
-Per sorpassare qualcuno basta accelerare, spesso anche scalando marcia. Anche a Daytona.
-Puoi fare un sorpasso all’esterno in un punto dove il tuo spotter ti ha sempre proibito di passare soltanto perchè il tuo spotter ci ha ripensato e ti ha detto di averti montato delle gomme da qualifica.
-Se esce la pace car a tre giri dalla fine è indispensabile che tutti vadano ai box per avere la vettura al meglio quando la pace car rientrerà, giusto in tempo per fare l’ultimo giro. Il fatto che i periodi di caution solitamente non durino meno di 4-5 giri è del tutto secondario.
-Se rimani con l’acceleratore bloccato a Daytona devi assolutamente far esplodere il motore e ritirarti, altrimenti ti spalmi contro un muro. Il fatto che a Daytona si corra con l’acceleratore al massimo per tutta la durata della gara è del tutto secondario. Ma non c’è da preoccuparsi, basta farsi mandare in testacoda, così magicamente l’acceleratore si sbloccherà e tu potrai tornare ai box. Si perchè nel mentre ti è rimasto il cambio bloccato in retromarcia.
-Puoi vincere la Daytona 500 facendo mezzo giro tenendo un avversario spalmato contro il muro, intento ad offenderti la famiglia sino a nove generazioni or sono.
Ecco, ora mi sento meglio. Poi al solito ci sono seimila errori durante le scene in gara (scene riciclate e scene in cui la continuità delle scene è incoerente) ma su quelli si può anche soprassedere (più di tanto non si può fare, a meno di non affittare 30 auto nascar e devastarle per l’occasione). Per il resto, la trama è quella che è (basta aver visto Top Gun per avvertire una sensazione persistente di deja-vu), la recitazione pure, il film alla fine è abbastanza divertente, i dialoghi fanno il loro dovere (ovviamente non c’è niente di diverso delle solite frasi ad effetto in pieno american style). Ad uso e consumo esclusivo dei fan di Tom Cruise, Nicole Kidman, e della NASCAR. Però è meglio che questi ultimi non abbiano grosse pretese di realismo, pena ingrossamento del fegato oltre i livelli di guardia…
Tags: nonePosted in Angolo Caustico, Recensioni
Trackback | del.icio.us | Top Of Page
Categorie