Verona: controlli notturni su alcol e droghe. Una ricerca puntuale e seria sulle strade dà risultati allarmanti.

17 Aprile 2008

Verona: controlli notturni su alcol e droghe. Una ricerca puntuale e seria sulle strade dà risultati allarmanti.Ci siamo chiesti spesso, analizzando i dati dei nostri osservatori e confrontando le notizie con i numeri di altri stati - quelli in cui il concetto stesso di epidemiologia1 è applicato anche allo studio delle azioni di contrasto alla violenza stradale - in che misura l’uso di sostanze alcoliche o psicoattive2 (l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera sostanza psicoattiva anche l’alcol) possa incidere sulla sinistrosità. Bene, ora lo sappiamo: nelle notti di festa, quasi 5 conducenti su 10 hanno bevuto troppo o hanno fatto uso di sostanze stupefacenti. Sono tutti potenziali killer della strada: gente che crede di essere “normale”, idonea ad uccidere da un momento all’altro. Non lo diciamo per arroccarci su posizioni integraliste, ma per evidenziare la realtà di una qualsiasi notte di festa, che diviene di ordinaria follia. È la realtà di una provincia (Verona) e per questo sentiamo comunque la mancanza di informazioni precise, che in Italia continuano a non essere acquisite con metodi scientifici, salvo alcuni sporadici esempi e dunque in assenza di un criterio comune per il territorio nazionale.

Questo comporta una disarmante disconoscenza di un fenomeno che gioca purtroppo a favore di chi fonda la propria sopravvivenza sul commercio sconsiderato di alcolici con le conseguenze che tutti conosciamo: ci riferiamo ai rischi per la salute, visto che l’alcol ha un effetto tossico, principalmente a livello epatico (ma non solo) ed induce una rapida dipendenza, sviluppando patologie psichiche, dalla demenza alla psicosi, dai disturbi dell’umore a quelli del sonno, dall’ansia alle disfunzioni sessuali.

Ciò che a noi interessa in modo particolare, però, è la correlazione tra uso di alcol ed incidenti stradali. Parliamo di uso, e non di abuso: secondo alcune ricerche mediche, infatti, dopo aver bevuto anche un solo bicchiere di vino, i tempi di reazione si allungano: del 38% di fronte a stimoli sonori, del 30% di fronte a stimoli luminosi e del 50% per quelli periferici; siamo in uno stato di lieve ebbrezza, nemmeno percepibile da chi ne è interessato, ma in queste condizioni ci si accorge in ritardo degli ostacoli e si riesce ad evitarli con maggiore difficoltà. E per un giovane, anche un solo “bicchierino” può portare ad ebbrezze più marcate, dal momento che i suoi meccanismi di detossificazione3 non sono ancora maturi. Secondo uno studio spagnolo effettuato dalla DGT4, l’alcol è responsabile delle morti sulla strada con percentuali elevatissime, tra il 30 ed il 50%5. Si tratta di una ricerca dell’Istituto Nazionale di Tossicologia risalente al 2004, effettuata con 1.389 autopsie su altrettanti conducenti uccisi in incidenti stradali: tra questi, il 36,1% avevano alcol nel sangue, dei quali il 30,3% evidenziava valori oltre il limite consentito dalla legge (0,5 g/l). Ciò significa che anche sotto la soglia di legge nessuno può garantire l’assenza di effetti incompatibili con la guida, peraltro ampiamente dimostrati fin dallo 0,2 g/l. Una conferma indiretta della strettissima correlazione alcolincidenti, soprattutto nelle ore più critiche della circolazione (le notti dei giorni prefestivi e festivi), è arrivata con la Legge n. 160/20076: secondo i dati elaborati dall’Asaps relativamente ai suoi primi tre mesi di applicazione, gli incidenti del fine settimana sono diminuiti del 14,9%, i morti sono scesi del 24,7%, (fra i giovani sotto i 30 anni il decremento arriva al 27,9%), mentre i feriti sono calati del 16,3%. Negli incidenti notturni del fine settimana, cioè dalle 22 alle 06, proprio a cavallo del divieto, le vittime sono state 52 in meno rispetto all’anno scorso (-30,4%). Nessuno, soprattutto tra chi ha definito proibizionista e inutile la legge, provi a chiamarla coincidenza.
L’esperienza di Verona
La Polizia Stradale di Verona ha dato vita, a partire dal mese di agosto 2007, ad un programma di controlli notturni in collaborazione con il Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20, che conferma le preoccupazioni degli esperti e che pone una simbolica prima pietra nella costruzione di un simbolico edificio della conoscenza della fattispecie. L’esperimento ha coinciso - doverosa precisazione - con l’intensificazione dei controlli successiva all’approvazione del D.L. 117/2007, poi convertito in legge, e con la crescita della soglia di attenzione da parte dei media. Una task force composta dagli appartenenti alla Specialità diretta da Daniele Giocondi e da un team di sanitari coordinati dal dottor Giovanni Serpelloni, è scesa in campo quando il prefetto della città scaligera, Italia Fortunati, ha dichiarato guerra alle cosiddette Stragi del Sabato Sera: un atto di coraggio, quello della Fortunati, che purtroppo non ha avuto un gran seguito nel nostro paese. Gli agenti hanno effettuato alcuni check point nei luoghi maggiormente frequentati dal popolo del sabato sera, operando una selezione sul traffico ed affidando al personale sanitario i conducenti sospetti: si tratta di controlli accuratissimi, effettuati all’interno di vere e proprie sale mediche allestite sul territorio dal SERT7. I primi giorni di attività delle due equipe hanno portato al controllo di 56 persone, il 91% delle quali di sesso maschile (9% femmine), con un’età media di 30,7 anni, e con una percentuale di stranieri pari al 23,2% (76,8% italiani). La tragicità dei risultati è lampante: il 44,6% delle persone controllate, è risultata positiva all’etilometro (21,4%) ed al narcotest (21,4%), mentre l’1,8% dei soggetti ha evidenziato l’assunzione di entrambe le sostanze. Ma il dato più grave è che il 27,9% di coloro che sono risultati negativi al controllo alcolemico, sono poi risultati positivi alle sostanze, con picchi del 40,9%: si tratta di persone in stato di ebbrezza da stupefacenti - quindi alla guida in condizioni precarie - che avrebbero potuto proseguire tranquillamente anche dopo aver soffiato nell’etilometro (Figura 1). Sul fronte della positività alle sostanze, il 19,6% degli ebbri da stupefacente aveva fatto uso di cannabinoidi, mentre il 10,7% aveva assunto cocaina: il 7,1% aveva nell’organismo entrambe le sostanze, mentre un più modesto 1,8% se l’era spassata con cannabis e metanfetamine. Dunque, c’è poco da stupirsi se ogni lunedì mattina i dati relativi a morti e feriti sulle strade continuano a far paura: del resto, nel 2005, 3 milioni e 800mila italiani hanno fatto uso di cannabis, contro i 2 milioni di 2001: in 500mila avevano un’età compresa tra i 19 ed i 21 anni. Nel 2001, la cocaina era utilizzata da 350mila persone, divenute 700mila nel 2005. E siccome le disgrazie non vengono mai sole, ecco che scopriamo crescere l’uso combinato delle sostanze, con alcol, tabacco e psicofarmaci (sostanze legali) spesso usato in combinazione con sostanze illecite. Le ricerche parlano di almeno 2 milioni di italiani8. Quella di Verona è un’esperienza unica, che dimostra quanto efficace possa essere un’azione di contrasto dotata di una strategia e posta in essere con diverse professionalità: il Veneto, del resto, è una regione che si misura pesantemente con questo consumo, essendo quella nella quale viene registrato il più alto uso di bevande alcoliche, 76,2% contro la media nazionale del 69,7%, per entrambi i sessi (84,7% uomini e 68% donne).

Il rischio maggiore è proprio per le ultime generazioni, visto che nella popolazione giovanile veneta - età media 16 anni - il 76,1% degli intervistati consuma alcol, con una prima sperimentazione di vino, birra e superalcolici sotto i 15 anni9. Anche da queste parti è il Binge-Drinking il nuovo modello di consumo: un uso concentrato di alcol tutto in una sera, nella quale si cerca uno sballo “memorabile” e gli si va incontro con una certa determinazione. Lo studio ESPAD 200410 ha dimostrato che il 41,3% degli studenti veneti di 15 anni ha già sperimentato un’ubriacatura, mentre a 19 anni il dato raggiunge il 75%. Numeri di questo tipo non restano privi di conseguenze e come evidenziano i rapporti ISTAT del 2005 il Veneto è seconda sola alla Lombardia per numero di incidenti stradali alcol-correlati (12.000 su 120.000), raggiungendo da sola il 17% del dato nazionale. Nella provincia di Verona, il 35% dei conducenti ed il 40% dei feriti in eventi infortunistici di questo tipo, ha un’età compresa tra i 18 ed i 30 anni. La carenza di controlli in ordine all’uso di stupefacenti è lampante ed i controlli eseguiti dalla Polizia Stradale di Verona ne sono un esempio incontrovertibile. Eppure, nonostante l’evidenza di altri esperimenti analoghi effettuati in Italia, nessuno pensa a dotare le pattuglie di narcotest, lasciando l’eventualità dell’accertamento all’evento infortunistico con lesioni o morte. Un’autopsia, però, resta un atto inutile, sul fronte della prevenzione: si pensi che nella sola provincia di Verona, nel 2006, dei 2.237 provvedimenti di sospensione della patente di guida, 1.514 sono stati originati da guida sotto l’effetto di alcol (67%), mentre solo 64 (2,8%) in relazione all’articolo 187 del CDS. Procedure complicate e complesse, ma anche una sorta di limbo nel quale la droga è stata relegata, almeno sul fronte della sicurezza stradale. È un dato di fatto, anche da un punto di vista sociologico, che le sostanze stupefacenti siano estremamente attraenti per i giovani come per gli adulti, ma è altrettanto vero che il numero di sinistri diminuisce con la progressione d’età del conducente, segno che i neopatentati hanno bisogno di qualche attenzione in più, sia per la loro inesperienza alla guida, sia per la loro fisiologica tendenza ad essere “ebbri” prima degli adulti, a parità di sostanza assunta. I neopatentati, in genere, rimangono coinvolti in incidenti più gravi rispetto ai conducenti più anziani e quando l’alcol supera gli 0,2 g/l il rischio aumenta esponenzialmente, tanto che l’OMS ha fissato a tale soglia il limite massimo per i novizi del volante, per un periodo minimo di 3 anni, in maniera tale da favorire l’instaurarsi di una sana abitudine che possa perpetuarsi negli anni successivi11. Insomma, un potenziamento delle regole ed un’interazione crescente tra gli enti tradizionalmente deputati al controllo sociale e quelli destinati alla cura che origini un sistema complesso, con sinergie tali da esprimere deterrenza ed educazione. L’esempio di Verona ci sembra l’unica via percorribile.

[Bibliografia e fonti]

2 - Una sostanza psicoattiva (per la Legge italiana sinonimo di droga e sostanza stupefacente, più comuni) è un composto chimico capace di alterare le funzioni cerebrali provocando temporanee (ma in taluni casi irreversibili) modificazioni delle percezioni, dell’umore, della coscienza o del comportamento. Tali sostanze sono usate a scopo ricreativo, in riti religiosi, nonché in medicina prevalentemente come antidolorifici. Molte di esse - in special modo stimolanti e calmanti - possono creare dipendenza, psicologica e/o fisica. In alcuni casi altre sostanze psicoattive possono essere utilizzate per il superamento di queste dipendenze (esempio: metadone - eroina). Fonte Wikipedia (http://it.wikipedia. org/wiki/Sostanzapsicoattiva)
3 -In Medicina delle Tossicodipendenze, si intende per detossificazione il processo attraverso il quale l’individuo viene liberato dalla dipendenza verso una droga (Kleber, 1998).
4 - DGT, Direcciòn General de Trafico, Josefa Varcárcel, 44 2º planta 28027, Madrid (Spagna).
5 - Asaps News, 14.12.2005, fonte DGT Spagna.
6 - Legge 2 ottobre 2007, n. 160 - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117, recante disposizioni urgenti modificative del codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione”.
7 - I Servizi per le Tossicodipendenze (SERT) sono i servizi pubblici del Servizio Sanitario Nazionale dedicati alla cura, alla prevenzione ed alla riabilitazione delle persone che hanno problemi conseguenti all’abuso di sostanze psicoattive (droghe o alcool) che generano dipendenza dalle stesse. I SERT dispongono di una propria pianta organica, definita periodicamente dalla Regione; inoltre, vi sono operatori professionali qualificati e specializzati nella dipendenza da sostanze psicoattive come ad esempio: medici, infermieri professionali, educatori professionali, assistenti sociali e psicologi.
8 - Ministero della Solidarietà Sociale, Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle Tossicodipendenze in Italia, Roma 2005.
9 - Dati 2006 Osservatorio Regionale sulle Dipendenze della Regione Veneto, Progetto Dro.Val, indagine su un campione di 4.917 giovani di età media 16 e su 975 genitori età media 40.
10 - Espad (European school survey project on alcohol and other drugs) è un progetto di ricerca europeo coordinato a Strasburgo dal Gruppo Pompidou e condotto in Italia dal Cnr. Il campione italiano è rilevante (20.000 studenti intervistati in 300 scuole superiori), tanto da costituire una fotografia piuttosto realistica della situazione. Espad non fornisce solo dati sulla cannabis, ma anche sull’alcool, sul tabacco e sulle altre droghe illegali. E fornisce anche un monitoraggio di come cambiano l’atteggiamento e il grado di “tolleranza” sociale dei ragazzi riguardo queste sostanze.
11 - World Health Organization, WHO/OMS, “drunk driving” 1996.

Via | Asaps

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