Pirelli P Zero e Cinturato P7 Blue, impressioni di guida

Prova su strada e su pista alla guida di 1.368 CV

Dobbiamo esser sinceri: guidare “1.368 cavalli”, tutti in un solo giorno, non ci era mai capitato. Sommando i 600 CV della McLaren MP4-12C, i 400 CV della Porsche 911 Carrera S, i 184 CV della BMW 320d e della Mercedes SLK 200, il totale, infatti, è proprio 1.368. Inoltre, mica capita tutti i giorni di girare in un Signor circuito (con la “S” maiuscola) come il Riccardo Tormo di Valencia, dove, per la cronaca, vengono a correre quelli della MotoGp e dove si svolgono anche i test di Formula 1. Con queste “deliziose” premesse abbiamo potuto testare a dovere i nuovi Pirelli Cinturato P7 Blue, nonché i più performanti P Zero.

I giri di pista con i P Zero

Non appena arrivati al circuito, sulla pit lane, abbiamo trovato uno schieramento di meraviglie da far venire gli occhi lucidi ad ogni appassionato di auto: Porsche, Lamborghini e McLaren erano lì, ben vestite con le loro P Zero, pronte ad aspettarci. Ne dobbiamo scegliere due: decidiamo di partire per prima con la Porsche. Sin dalla prima accelerazione, la nove-undici mette subito in chiaro che, anche se ben meno estrema rispetto alle altre, anche lei con i suoi 400 CV non scherza affatto. L’obiettivo, però, non è tanto quello di provare le vetture, ma sopratutto le gomme: ecco che allora, in uscita da una curva lenta, di seconda, mettiamo giù tutto e la coda non si muove di un centimetro. La trazione offerta dalle P Zero, specialmente se consideriamo che stiamo guidando una Carrera 2, e non una 4, è davvero eccezionale. Arrivano poi una serie di curvoni veloci, da fare in 4a con la vettura in appoggio. Anche qui la 911 sembra essere incollata all’asfalto, restando perfettamente neutra e rispondendo con precisione chirurgica ai comandi impartiti. Senza dubbio il telaio della Porsche ci mette del suo, ma senza le “scarpe giuste” dubitiamo che si possa andare tanto veloci con questa facilità disarmante.

Finito il turno con la 911, è poi giunto il momento di cambiare. A questo punto si è posto il problema della scelta: Gallardo Superleggera o McLaren MP4-12C? Decidere è stato davvero difficilissimo, quasi quanto la scelta della facoltà a cui iscriversi dopo la maturità, ma alla fine ci siamo orientati sulla McLaren, dato che la “Lambo” abbiamo già avuto occasione di provarla (a breve pubblicheremo la nostra prova su strada, da non perdere). Pronti via, con 600 CV sotto al sedere non puoi mica permetterti di scherzare, e quindi, almeno per le prime curve, decidiamo di dare del “lei” alla sportiva di Woking. Ma lei invece, quasi come le commesse dei negozi più chic, che non appena dici “mi scusi” sembrano quasi offese, ti invita da subito ad osare, sempre di più, perché, nonostante la cavalleria “monstre”, non ti mette mai in apprensione, così perfettamente bilanciata e sincera. Il motore poi, non appena metti giù tutto, è uno spettacolo indescrivibile: alla fine del rettilineo, che non è tra i più lunghi in circolazione, il tachimetro segna quasi i 250 km/h. La staccata è la prima occasione per mettere alla prova i P Zero e i freni carboceramici: un bel pestone sul pedale e la MP4-12C rallenta con una forza disarmante, ma la coda resta perfettamente ancorata all’asfalto. Arrivati alle curve più lente, questa volta con 600 CV che spingono alle nostre spalle, giù tutto il gas e ci saremmo aspettati quantomeno due virgolone nere sull’asfalto. Invece idem di quanto detto sopra: le Pirelli P Zero offrono un grip ed una trazione sbalorditivi, e dunque zero pattinamenti. Lo stesso può dirsi per quel che riguarda la percorrenza nelle curve in appoggio e gli inserimenti. Il risultato di ciò? Che, non appena presa un minimo di confidenza con il tracciato, abbiamo raggiunto molto prima il nostro limite che non quello della vettura e delle gomme. Certo, se volete, selezionando la modalità Track, che lascia la McLaren completamente libera dai controlli elettronici, il telaio e le gomme lasciano anche un ampissimo margine per divertirsi alla grande, piuttosto che cercare il tempone sul giro.

Chiusa la parentesi supercar siamo poi passati al circuito bagnato, ricavato all’interno dell’autodromo. Qui scegliamo di metterci al volante della Mercedes SLK (gommata anch’essa con le P Zero), data la presenza della trazione posteriore, che in pista sul bagnato è sempre un bell’affare. Prima di partire i tecnici Pirelli ci avvisano: in alcuni punti, volutamente, l’aderenza dell’asfalto è davvero precaria, dunque “attenzione”. Ma noi non ci lasciamo intimorire e prima ancora di partire il nostro ditino va sul simpatico tasto che disattiva l’ESP. Appena partiti restiamo, ancora una volta, sorpresi di come, anche sulla pista allagata, sebbene le P Zero siano delle gomme decisamente sportive, il livello di trazione e il grip siano molto convincenti, specialmente in frenata. Dopo qualche giro dedicato a scoprire le qualità dello pneumatico decidiamo poi di pensare a divertici, mettendo la SLK di traverso praticamente ad ogni curva, con le P Zero che ti lasciano “giocare” alla grande, trasmettendoti però quel giusto feeling che ti permette di sentire la vettura, anche con asfalto estremamente scivoloso.

Il Pirelli Cinturato P7 Blue alla guida della BMW 320d

Finita la mezza giornata stile “paese dei balocchi” in circuito, è poi arrivato il momento di andare su strada, per provare il nuovo pneumatico della casa italiana. Per la nostra prova scegliamo una 320d in allestimento Sport, vettura secondo noi ideale per verificare il livello di comfort garantito dalla gomma, ma anche per il grip offerto non appena si guida più sportivamente. Su un primo tratto autostradale apprezziamo subito la silenziosità offerta dai P7 Blue, grazie anche alla bassa resistenza al rotolamento che permette per di più di ridurre i consumi. Giunti invece su un tratto di strada tortuoso l’aspetto che ci ha stupito maggiormente è il seguente: la BMW montava dei cerchi da 17, con spalla da 50, quindi una gommatura tutt’altro che sportiva. Ma, a dispetto di ciò, anche forzando molto in curva e dando più sterzo del dovuto, non si avvertiva per nulla la deriva dello pneumatico e lo sterzo manteneva sempre un’ottima precisione. Gran parte del merito di ciò va senza dubbio al fianco della gomma più rigido rispetto agli altri pneumatici, che permette di “adottare” misure dalla spalla alta e che dunque salvaguardano il comfort, senza però rinunciare a precisione e piacere di guida degni di gomme dalla spalla ben più ribassata.

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