Sergio Marchionne definisce “folkloristica” la sentenza del Tribunale di Roma

Sergio Marchionne definisce “folkloristica” la sentenza del Tribunale di Roma

Il manager però promette: rispetteremo la legge

Dalla Cina Marchionne commenta la sentenza del Tribunale di Roma, che ha imposto a Fiat di riassumere a Pomigliano d'Arco 145 lavoratori iscritti alla Fiom-Cgil, definendo questa sentenza come un evento unico in un Paese con regole folkloristiche e leggi particolari
Sergio Marchionne definisce “folkloristica” la sentenza del Tribunale di Roma

Abbiamo parlato ieri della cerimonia di inaugurazione della linea di montaggio della nuova Fiat Viaggio in Cina e dello stabilimento di Changsha, a cui hanno partecipato i top manager del Lingotto. Proprio in quest’occasione, Sergio Marchionne ha rotto il silenzio che durava da una settimana ed ha commentato la decisione del Tribunale di Roma che condanna Fiat per discriminazione nei confronti del sindacato Fiom-Cgil a Pomigliano d’Arco, stabilendo che la casa automobilistica dovrà riassumere in fabbrica 145 lavoratori iscritti e che per 19 di loro dovrà sborsare 3.000 euro per danno. Il manager di Fiat S.p.A. ha espresso in maniera tagliente la propria opinione sulla vicenda, definendo questo (proprio nelle ore in cui il popolo del Bel Paese si sente più unito che mai, durante la parte conclusiva di Euro 2012) “un evento unico che interessa un particolare Paese che ha regole particolari che sono folkloristicamente locali”.

Il manager italo-canadese ha proseguito il suo j’accuse, denunciando che “questa legge non esiste in nessuna parte del mondo, da quanto ne so. Focalizzare l’attenzione su questioni locali ignorando il resto è attitudine dannosa”. Marchionne ha comunque assicurato che la decisione del Tribunale di Roma sarà rispettata da Fiat e che i 145 lavoratori iscritti alla Fiom-Cgil saranno reintegrati a Pomigliano. Le affermazioni del CEO di Fiat S.p.A. non sono passate inosservate ed hanno sollevato polemiche da molte parti del Paese, che non sono tardate ad arrivare agli onori della cronaca.

“Parlare di una sentenza di un tribunale della Repubblica che applica le leggi dello Stato e la Costituzione associandolo ad un fenomeno di folklore è un insulto al Paese che mi auguro si voglia al più presto correggere. Nemmeno un importante imprenditore può permetterselo. Ricorrere contro la decisione del giudice è un diritto previsto dal nostro ordinamento; delegittimare chi li formula è un errore” ha commentato Andrea Orlando, presidente del Forum Giustizia del Partito Democratico. A lui fa eco la senatrice Giuliana Carlino, capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione lavoro: “Evidentemente Marchionne pensa di vivere nel Paese di Pulcinella. Infatti, dire che le norme italiane sono folkloristicamente locali equivale a calpestare l’ordinamento giuridico e a farsi beffa delle sentenze dei Tribunali. L’AD di Fiat che discrimina i sindacati scomodi dovrebbe avere almeno la decenza di tacere. Reintegri piuttosto i tre operai di Melfi ingiustamente licenziati e assuma i 145 iscritti Fiom nella fabbrica di Pomigliano d’Arco. L’arroganza dell’AD di Fiat è diventata davvero insopportabile. A questo punto le ipotesi sono due: o Marchionne prende lezioni dal ministro Fornero o viceversa. In ogni caso entrambi meritano di essere bocciati in materia di regole democratiche”. Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, ha commentato in questo modo le parole di Marchionne: “Le norme italiane, anche se qualcuno prova con costanza a distruggerle, sono il frutto di decenni di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori. La sentenza dei giorni scorsi dimostra che a Pomigliano sono avvenute discriminazioni: è un fatto enorme. Invece di insultare la legislazione italiana, Marchionne farebbe bene a preoccuparsi per piani industriali e progetti che fanno acqua da tutte le parti”.

In coda a questa vicenda, Marchionne ha spiegato che la questione è passata nelle mani dello staff legale della società e che verrà presentato appello contro la decisione della Corte.

LA VICENDA: Il sindacato Fiom-Cgil ha fatto causa all’azienda automobilistica sulla base di una normativa del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni, perché, alla data della costituzione in giudizio (nel mese di maggio), su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom. In base ad una simulazione statistica che è stata affidata ad un professore di Birmingham per vagliare i dati relativi ai fatti è emerso che le possibilità che ciò accada in maniera casuale sono inferiori ad una su dieci milioni.

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