Crisi mercato: Fiat di Pomigliano si ferma a settembre e ottobre

Crisi mercato: Fiat di Pomigliano si ferma a settembre e ottobre

Mentre il G7 chiede di aumentare la produzione di petrolio

La crisi del mercato auto e della benzina continuano a creare situazioni di difficile gestione. Lo stabilimento FIAT di Pomigliano sarà costretto a fermarsi alcuni giorni, mentre il G7 è alla ricerca di soluzioni per abbassare il costo dei carburanti
Crisi mercato: Fiat di Pomigliano si ferma a settembre e ottobre

Il momento nero del mercato non si ferma ancora e la decisione di Fiat di fermare momentaneamente la produzione nello stabilimento campano di Pomigliano non aiuterà certo ad alleggerire la tensione. I lavori si fermeranno dal 24 al 28 settembre e dall’1 al 5 ottobre, accumulando così ben 10 giorni di braccia incrociate. Una soluzione che, come sappiamo, è voluta dalle case automobilistiche quando l’offerta è molto superiore alla domanda e quindi l’unica risposta possibile diventa il produrre meno.

Da un punto di vista finanziario è una mossa perfettamente sensata, ma è altrettanto ovvio che i sindacati e i lavoratori si trovino sempre spiazzati da questo genere di decisioni, che mettono a serio rischio il lavoro dei dipendenti ad ogni livello. Se Pomigliano piange, Cassino certo non ride. Infatti Arcangelo Compagnone, segretario provinciale della FIOM di Frosinone, si è detto estremamente preoccupato per la situazione dello stabilimento laziale. «Siamo preoccupati e temiamo un ulteriore aumento della cassa integrazione. Senza la produzione di nuovi modelli non si supererà questa fase delicata allo stabilimento di Cassino. Serve un piano industriale che indichi investimenti e tempi certi.» In questa particolare fabbrica, infatti, sono previsti fino ad ottobre almeno due giorni alla settimana di cassa integrazione e, sempre secondo Compagnone, la sensazione è che non si vada verso un miglioramento della situazione.

La situazione della benzina, inoltre, non fa altro che frenare qualsiasi tentativo di riaccendere la speranza anche nei consumatori. L’aumento del prezzo del carburante, infatti, finisce anche per scoraggiare gli Italiani e portarli a non acquistare un’auto nuova, preferendo usare sempre meno quella vecchia. Il G7, il gruppo che riunisce i ministri dell’economia dei sette paesi più industrializzati del mondo (tra cui anche l’Italia), pare abbia la seria intenzione di chiedere all’Agenzia Internazionale dell’Energia di prendere le dovute misure per aumentare la produzione di petrolio. Una mossa che, secondo il G7, aiuterebbe ad abbassare i prezzi della benzina e simili. La domanda, però, è la seguente: in una situazione del genere, i paesi produttori saranno davvero disposti a venire incontro alle esigenze del G7?

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