Fabbrica Italia: Fiat assediata dalle polemiche

Fabbrica Italia: Fiat assediata dalle polemiche

Fini, CISL e UIL chiedono spiegazioni a Marchionne

La scelta di Fiat di modificare il proprio piano di investimenti nel nostro Paese, conosciuto come progetto Fabbrica Italia, ha scatenato una raffica di polemiche, che ha coinvolto sia il governo che i rappresentanti dei sindacati
Fabbrica Italia: Fiat assediata dalle polemiche

La frenata di Fiat sul progetto Fabbrica Italia continua a scatenare feroci polemiche. Il Lingotto, dopo aver pubblicamente fatto marcia indietro riguardo al suo piano di investimenti per l’Italia, si trova letteralmente sotto assedio da parte di sindacati e varie personalità coinvolte. La prima voce che si è alzata a difesa dell’azienda torinese è stata quella di Luca Cordero di Montezemolo, presidente Ferrari ma anche personaggio economico di spicco. Non è stato l’unico, ma le proteste sono maggiormente nell’occhio del ciclone.

Non sono mancate le richieste del governo, prima dal ministro dello Sviluppo Economico, Passera, e poi da quello del lavoro, Fornero. Le reazioni più accalorate, però, sono state com’era prevedibile quelle dei sindacati, coadiuvati dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale, pur ribadendo la propria fiducia in Fiat, ha auspicato nuovi investimenti nel Paese. Luigi Angeletti, segretario generale della UIL, si è opposto alle motivazioni offerte dal Lingotto, affermando che nonostante la crisi dell’auto il mercato sarebbe ugualmente abbastanza attivo da non portare a riduzioni di produzione.

Raffaele Bonanni, segretario della CISL, ha voluto porre un’indiretta domanda all’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, chiedendosi se la frenata su Fabbrica Italia sia realmente dovuta solo a fattori di mercato, oppure se anche quando la situazione (attualmente non prevedibile) tornerà positiva, gli investimenti nel nostro Paese continueranno a diminuire. Anche Enrico Letta si è espresso in maniera perplessa nei confronti delle scelte economiche di Marchionne, mentre Maurizio Sacconi, ex ministro del Welfare, ha preferito sottolineare come, grazie all’attuale ad, almeno oggi c’è una Fiat di cui occuparsi, mentre pochi anni fa rischiava semplicemente di sparire.

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