Toyota, Nissan Honda e Mitsubishi: insieme per le infrastrutture elettriche in Giappone

Toyota, Nissan Honda e Mitsubishi: insieme per le infrastrutture elettriche in Giappone

Obiettivo: almeno 12.000 colonnine entro il 2020

Toyota, Nissan, Honda e Mitsubishi hanno stretto un accordo insieme al governo giapponese per sviluppare la rete a supporto delle auto elettriche in vista dell'aumento del mercato dei prossimi anni
Toyota, Nissan Honda e Mitsubishi: insieme per le infrastrutture elettriche in Giappone

In periodi di crisi come questi per poter lanciare davvero un business occorre arrangiarsi. Soprattutto per quello elettrico, che ancora non può contare su una domanda sufficiente ad abbattere i prezzi delle vetture al cliente. La mancanza di infrastrutture, poi, non aiuta certo a far venire voglia di acquistare una vettura a emissioni zero. Per questa ragione le case giapponesi, specificatamente Toyota, Nissan, Honda e Mitsubishi, avrebbero raggiunto un accordo per riuscire a promuovere e sviluppare la rete di supporto alle reti elettriche e alle colonnine di ricarica nel loro paese.

Naturalmente il tutto verrà fatto con l’aiuto del governo nipponico, ma lo sforzo dovrebbe essere principalmente da parte di queste quattro case. L’obiettivo è quello di sviluppare una struttura di supporto conveniente e accessibile, associandosi anche con altre compagnie già operanti nel settore delle colonnine di ricarica. Il Giappone al momento può contare su circa 1.700 colonnine di ricarica rapida e oltre 3.000 di ricarica normale. Possono sembrare tante, ma sarebbero assolutamente insufficienti per supportare la richiesta del mercato del Sol Levante. Le case sperano di poter aumentare le colonnine “normali” fino almeno a quota 8.000 e quelle rapide fino a 4.000.

Il governo avrebbe annunciato sussidi per l’installazione delle stazioni di ricarica fino ad un totale di 100,5 miliardi di yen, pari a oltre 770 milioni di euro, per l’anno fiscale 2013. Il tutto alla luce di un previsto aumento dei veicoli elettrici in Giappone quantificabile in percentuali da 15-20% entro il 2020. Le case, per un breve periodo di tempo, saranno anche impegnate nell’installazione e nella manutenzione delle strutture.

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