WP_Post Object ( [ID] => 76719 [post_author] => 25 [post_date] => 2013-08-02 19:21:18 [post_date_gmt] => 2013-08-02 17:21:18 [post_content] => La 205 GTi, in particolar modo la versione 1.9, suscita ancora oggi, dopo oltre un quarto di secolo dal suo lancio, datato 1986, le emozioni di una generazione di automobilisti. Con i suoi 130 cavalli è stata la prima piccola con un temperamento così sportivo. Chi l’ha avuta ha legato in maniera indissolubile ricordi di esperienze di guida uniche a questa auto. Alcuni mesi fa un ex pilota italiano di Formula 1 ci ha allietati con i suoi racconti di ex proprietario di un esemplare cabriolet. A suo parere era in grado di dargli emozioni superiori a qualsiasi supercar dell’epoca, e ci faceva cose che nessuno dovrebbe fare per strada, per fortuna che sono passati più di vent’anni ed esiste la prescrizione! Peugeot sa quanto sia impressa la sigla GTi nella memoria degli automobilisti più sportivi, che la tramandano anche alle attuali generazioni più giovani, e con la 208 ha ben studiato l’operazione di recupero di questo marchio, che correva il rischio di venire “bruciato” in caso fosse stato utilizzato con un modello poco riuscito. A rincarare la dose la versione che Sebastian Loeb ha recentemente portato alla vittoria con record frantumato alla Pikes Peak ha riesumato un’altra sigla densa di significati per la casa del leone: T16. Negli anni ‘80 la versione T16 della 205 ha scritto una pagina di storia. In un’era di vetture da Rally, la famosa classe B, con potenze mostruose e scomparse per la loro pericolosità, in cui la concorrenza era la epica Delta S4, la 205 Turbo 16 a motore centrale si aggiudicò due mondiali consecutivi nel 1985 e 1986. Anche nei rally raid come la Parigi Dakar si affermò una versione appositamente adattata della 205 T16, che vinse l’edizione del 1987, fu poi affiancata dalla 405 T16 ma arrivò ancora a podio nel 1989. Un palmares che poche vetture nella storia dell’auto hanno. Ma la 208 dei giorni d’oggi sarà degna della sigla che le è stato concesso di utilizzare? SONY DSC Il 4 cilindri THP di 1,6 litri da 200 cavalli, realizzato in collaborazione con BMW (la base è la stessa della rivale Mini Cooper S), è frutto degli sviluppi degli ultimi anni, la GTi 1900 era dotata di una unità aspirata 16 valvole, qui troviamo un turbocompressore Twin – Scroll a rendere sportiva la compatta francese, con una potenza specifica superiore ai 125 cavalli / litro! Al volante però il temperamento è molto più docile della progenitrice anni 80, famosa anche per la tendenza a riprendere aderenza in modo molto secco. Tendenza che portava, a volte, al ribaltamento della vettura se non si era più che abili a controllare le reazioni dell’auto. La Peugeot 208 GTi dei giorni d’oggi è tutta un’altra cosa. Nel test in pista all’autodromo di Monza, con il volante nelle mani di un ex pilota, abbiamo potuto constatare quanto la GTi consenta di “giocare” con il limite, anche andandoci abbondantemente oltre, per tornare poi nel pieno controllo del conducente, con una semplicità quasi disarmante. Ovvio, non bisogna provarci per strada, ma saperlo ci rende molto più sereni. L’erogazione qui è fluida e costante, al punto da non sembrare quasi un’auto da 200 cavalli. Abbiamo fatto un test, facendo salire a bordo un nostro collaboratore bendato, su una strada di montagna con tornanti e ripartenze quasi da fermo fatte sfruttando tutta la potenza del piccolo propulsore turbo. Alla domanda sulla potenza la risposta è stata “circa 150 cavalli”. Il dato sullo 0-100 però la dice lunga sulla reale sportività, 6,8 secondi non sono un tempo da poco, soprattutto perché il peso a vuoto è di 1235 chilogrammi, circa 300 in più della GTi anni ’80. Si, il carattere sportivo della 208 GTi non sta tanto nella “cattiveria” dell’erogazione, ma nella facilità con cui si lascia guidare al limite e non solo, con la coppia massima già disponibile a 1.700 giri, e la potenza a 5.800, quindi con un range ottimale di utilizzo molto ampio, dote rara per una sportiva. Controtendenza la scelta del cambio: un classico manuale a 6 marce, davvero piacevole da utilizzare con innesti sempre precisi e rapportatura corta quanto basti per divertirsi. Ma il carattere sportivo della 208 GTi non si basa solo sul motore e sull’assetto, con nuove sospensioni a taratura sportiva, che però non si fanno odiare sulle sconnessioni, dove si comportano invece egregiamente. Lo sterzo resta quello con servoassistenza elettrica delle sorelle “standard”, a cui però è stato abbinato un software ottimizzato. I freni sono stati potenziati e hanno dischi anteriori da 302 mm e pinze rosse. peugeot-208-gti-primo contatto_04 Esteticamente differisce parecchio dalla versione da cui deriva, per esempio troviamo un doppio scarico integrato nel paraurti posteriore, uno spoiler sopra al portellone del baule, specifici cerchi da 17”, minigonne laterali e carreggiate allargate. E anche gli interni sono dedicati, con dettagli molto sportivi, tra cui spiccano le maniglie delle portiere bicolori, forse dal carattere un po’ troppo personale, che sfumano dal nero al rosso. I sedili sportivi sono parzialmente in pelle, anch’essi bicolori, con stupende cuciture rosse. Non fatevi ingannare, il rosso lo trovate anche in abbinamento ad altri colori della carrozzeria, diversi da quello dell’esemplare in prova. Il quadro strumenti dedicato, dal look accattivante ed originale, soffre però di uno dei peggiori difetti, a nostro avviso, della 208 GTi: la posizione del volante va ricercata non tanto per ottimizzarla in funzione della comodità e della manovrabilità, ma per riuscire a vedere gli strumenti. Il bellissimo volante, con impugnatura molto piacevole, la scritta Gti nella parte in basso e una tacca di riferimento in alto come le vetture da competizione (ovviamente entrambe di colore rosso), ha un diametro molto ridotto. Questa caratteristica lo rende molto sportivo ed accattivante esteticamente, ma finisce per lasciare poco spazio alla lettura degli strumenti. Obbliga quindi a tenerlo molto in basso, sotto la linea che unisce strumentazione e occhi del conducente. Viene a parziale soluzione di questo problema la posizione di guida, che è parecchio alta, anche se abbassata rispetto alla versione standard. Piccoli problemi, alla luce di una vettura sicuramente ben riuscita, di ottima qualità e che promette di riportare in alto la sigla GTi. Il prezzo di listino è di 21.950 euro, insieme ai bassi consumi davvero un bell’incentivo a levarsi questo sfizio. In autostrada il consumo indicato è di 13-14 km con un litro, ma è facile restare tra i 15 ed i 18, su percorsi extraurbani, ma anche in città. Spingendo al limite si scende, ma non di molto, ed è praticamente impossibile vedere indicato un consumo superiore a 10 litri ogni 100 chilometri, davvero ottimo per una versione così “pepata”. 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Peugeot 208 GTi, primo contatto

Il ritorno di una sigla storica della casa parigina

L’avevamo testata sul circuito di Monza, ma è nata per le strade di tutti i giorni più che per i cordoli

La 205 GTi, in particolar modo la versione 1.9, suscita ancora oggi, dopo oltre un quarto di secolo dal suo lancio, datato 1986, le emozioni di una generazione di automobilisti. Con i suoi 130 cavalli è stata la prima piccola con un temperamento così sportivo. Chi l’ha avuta ha legato in maniera indissolubile ricordi di esperienze di guida uniche a questa auto. Alcuni mesi fa un ex pilota italiano di Formula 1 ci ha allietati con i suoi racconti di ex proprietario di un esemplare cabriolet. A suo parere era in grado di dargli emozioni superiori a qualsiasi supercar dell’epoca, e ci faceva cose che nessuno dovrebbe fare per strada, per fortuna che sono passati più di vent’anni ed esiste la prescrizione! Peugeot sa quanto sia impressa la sigla GTi nella memoria degli automobilisti più sportivi, che la tramandano anche alle attuali generazioni più giovani, e con la 208 ha ben studiato l’operazione di recupero di questo marchio, che correva il rischio di venire “bruciato” in caso fosse stato utilizzato con un modello poco riuscito. A rincarare la dose la versione che Sebastian Loeb ha recentemente portato alla vittoria con record frantumato alla Pikes Peak ha riesumato un’altra sigla densa di significati per la casa del leone: T16. Negli anni ‘80 la versione T16 della 205 ha scritto una pagina di storia. In un’era di vetture da Rally, la famosa classe B, con potenze mostruose e scomparse per la loro pericolosità, in cui la concorrenza era la epica Delta S4, la 205 Turbo 16 a motore centrale si aggiudicò due mondiali consecutivi nel 1985 e 1986. Anche nei rally raid come la Parigi Dakar si affermò una versione appositamente adattata della 205 T16, che vinse l’edizione del 1987, fu poi affiancata dalla 405 T16 ma arrivò ancora a podio nel 1989. Un palmares che poche vetture nella storia dell’auto hanno. Ma la 208 dei giorni d’oggi sarà degna della sigla che le è stato concesso di utilizzare?

SONY DSC

Il 4 cilindri THP di 1,6 litri da 200 cavalli, realizzato in collaborazione con BMW (la base è la stessa della rivale Mini Cooper S), è frutto degli sviluppi degli ultimi anni, la GTi 1900 era dotata di una unità aspirata 16 valvole, qui troviamo un turbocompressore Twin – Scroll a rendere sportiva la compatta francese, con una potenza specifica superiore ai 125 cavalli / litro! Al volante però il temperamento è molto più docile della progenitrice anni 80, famosa anche per la tendenza a riprendere aderenza in modo molto secco. Tendenza che portava, a volte, al ribaltamento della vettura se non si era più che abili a controllare le reazioni dell’auto. La Peugeot 208 GTi dei giorni d’oggi è tutta un’altra cosa. Nel test in pista all’autodromo di Monza, con il volante nelle mani di un ex pilota, abbiamo potuto constatare quanto la GTi consenta di “giocare” con il limite, anche andandoci abbondantemente oltre, per tornare poi nel pieno controllo del conducente, con una semplicità quasi disarmante. Ovvio, non bisogna provarci per strada, ma saperlo ci rende molto più sereni. L’erogazione qui è fluida e costante, al punto da non sembrare quasi un’auto da 200 cavalli. Abbiamo fatto un test, facendo salire a bordo un nostro collaboratore bendato, su una strada di montagna con tornanti e ripartenze quasi da fermo fatte sfruttando tutta la potenza del piccolo propulsore turbo. Alla domanda sulla potenza la risposta è stata “circa 150 cavalli”. Il dato sullo 0-100 però la dice lunga sulla reale sportività, 6,8 secondi non sono un tempo da poco, soprattutto perché il peso a vuoto è di 1235 chilogrammi, circa 300 in più della GTi anni ’80. Si, il carattere sportivo della 208 GTi non sta tanto nella “cattiveria” dell’erogazione, ma nella facilità con cui si lascia guidare al limite e non solo, con la coppia massima già disponibile a 1.700 giri, e la potenza a 5.800, quindi con un range ottimale di utilizzo molto ampio, dote rara per una sportiva. Controtendenza la scelta del cambio: un classico manuale a 6 marce, davvero piacevole da utilizzare con innesti sempre precisi e rapportatura corta quanto basti per divertirsi. Ma il carattere sportivo della 208 GTi non si basa solo sul motore e sull’assetto, con nuove sospensioni a taratura sportiva, che però non si fanno odiare sulle sconnessioni, dove si comportano invece egregiamente. Lo sterzo resta quello con servoassistenza elettrica delle sorelle “standard”, a cui però è stato abbinato un software ottimizzato. I freni sono stati potenziati e hanno dischi anteriori da 302 mm e pinze rosse.

peugeot-208-gti-primo contatto_04

Esteticamente differisce parecchio dalla versione da cui deriva, per esempio troviamo un doppio scarico integrato nel paraurti posteriore, uno spoiler sopra al portellone del baule, specifici cerchi da 17”, minigonne laterali e carreggiate allargate. E anche gli interni sono dedicati, con dettagli molto sportivi, tra cui spiccano le maniglie delle portiere bicolori, forse dal carattere un po’ troppo personale, che sfumano dal nero al rosso. I sedili sportivi sono parzialmente in pelle, anch’essi bicolori, con stupende cuciture rosse. Non fatevi ingannare, il rosso lo trovate anche in abbinamento ad altri colori della carrozzeria, diversi da quello dell’esemplare in prova. Il quadro strumenti dedicato, dal look accattivante ed originale, soffre però di uno dei peggiori difetti, a nostro avviso, della 208 GTi: la posizione del volante va ricercata non tanto per ottimizzarla in funzione della comodità e della manovrabilità, ma per riuscire a vedere gli strumenti. Il bellissimo volante, con impugnatura molto piacevole, la scritta Gti nella parte in basso e una tacca di riferimento in alto come le vetture da competizione (ovviamente entrambe di colore rosso), ha un diametro molto ridotto. Questa caratteristica lo rende molto sportivo ed accattivante esteticamente, ma finisce per lasciare poco spazio alla lettura degli strumenti. Obbliga quindi a tenerlo molto in basso, sotto la linea che unisce strumentazione e occhi del conducente. Viene a parziale soluzione di questo problema la posizione di guida, che è parecchio alta, anche se abbassata rispetto alla versione standard. Piccoli problemi, alla luce di una vettura sicuramente ben riuscita, di ottima qualità e che promette di riportare in alto la sigla GTi.

Il prezzo di listino è di 21.950 euro, insieme ai bassi consumi davvero un bell’incentivo a levarsi questo sfizio. In autostrada il consumo indicato è di 13-14 km con un litro, ma è facile restare tra i 15 ed i 18, su percorsi extraurbani, ma anche in città. Spingendo al limite si scende, ma non di molto, ed è praticamente impossibile vedere indicato un consumo superiore a 10 litri ogni 100 chilometri, davvero ottimo per una versione così “pepata”.

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