Lamborghini Aventador LP 700-4: prova in pista

Più che un toro, un essere proprio d'un altro pianeta.

Lamborghini Aventador Le parole non sempre bastano. Descrivere cosa si prova a raggiungere i 100km/h in appena 2.9 secondi, con alle spalle un V12 da 700cv che ti spinge fino a 350km/h, non è mai facile. Ma la Lamborghini Aventador più che per le prestazioni, se possibile, sbalordisce ancora di più per le sue doti telaistiche, riscrivendo il significato di parole come tenuta di strada e stabilità. Può suonare strano, ma guidarla, anche in pista, è quasi "facile". Non suona strano, ma in maniera sublime, invece, l'enorme scarico centrale. Vi servono giusto 326.700€ per assicurarvi questo capolavoro italiano. Vendere il vostro appartamento, quindi, potrebbe non bastare.

Mia mamma è una professoressa, e da quanto ne ho capito i voti di una classe vengono determinati non solo in base all’esattezza in termini assoluti del compito o dell’interrogazione, ma anche tenendo in considerazione il resto dei compagni di classe, ed il loro livello. Dunque una bambina che ha fatto un compito con qualche errore, ma di livello nettamente superiore alla media della classe, meriterà ottimo, l’altra distinto, e così via. Ecco, immaginate che un bel giorno, in quella classe, dove ormai tutti sanno chi è quella brava, arrivi una nuova compagna, un piccolo genio che non sbaglia davvero nulla. Ovviamente quella povera bimba che prima era da ottimo, adesso dovrà accontentarsi di qualche distinto, e chi era da buono adesso risulterà appena sufficiente.
Ecco, la prova della Lamborghini Aventador,per noi, è stata proprio come l’arrivo in classe della nuova compagna secchiona: ha cambiato tutti i nostri i riferimenti in termini di prestazioni, frenata, tenuta in curva, stabilità. Insomma, ha spostato l’asticella dei nostri parametri di valutazione parecchio più in alto. Non c’è dubbio,e non avremmo motivo di nasconderlo, che l’Aventador sia l’auto più pazzesca ed esegerata che ci sia mai capitato di guidare.

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Ai raggi x.
Dalle parti di Sant’Agata nulla viene mai lasciato al caso. Prova ne sono i tempi di progettazione, dato che dal 1973 ad oggi, ovvero in 40 anni, sono stati soltanto quattro i nuovi modelli V12: prima la Countach, poi la Diablo, poi la Murcielago, ed ora l’Aventador. Questo perchè ogni nuova Lamborghini deve essere estrema, esagerata, in grado di sbalordire e, appunto, di alzare l’asticella verso l’alto. Ma se le vecchie Diablo e Murcielago erano sopratutto delle belve di pura cattiveria, adesso, grazie anche all’influenza-esperienza Audi, l’Aventador oltre ad essere cattiveria pura è anche uno spettacolo della tecnica, con soluzioni da vettura da competizione. Volendole fare una radiografia, la prima cosa che salta all’occhio, sotto quella carrozzeria così cattiva, è il telaio monoscocca in fibra di carbonio. Ma attenzione, perchè si tratta di un monoscocca di tipo “integrale”, poichè la cellula dell’abitacolo ed il tetto fanno tutti parte di un’unica struttura. Questo ovviamente, dati i materiali utilizzati, garantisce una rigidità strutturale e torsionale, come anche dei livelli di sicurezza, mai visti prima. Ma non solo: tutta la struttura pesa appena 229 kg. Insomma, capolavoro puro. Ma non finisce qui: a questo straordinario telaio si aggiunge il sofisticatissimo sistema di sospensioni push-road, proprio come quello delle formula 1.
Detto ciò (probabilmente è la prima volta che di una Lamborghini si parla prima del telaio e poi del motore), passiamo al cuore della vettura: i dodici cilindri sono posizionati con un’inclinazione di 60° tra le due bancate, ed hanno una cubatura di 6500cc. I cavalli sono 700. Si, avete letto bene, sette-zero-zero, e vengono erogati alla vertiginosa quota di 8250 giri/min. L’intero propulsore, incredibilmente, pesa appena 235kg. Questo, insieme al telaio di cui parlavamo prima, consente di fermare l’ago della bilancia ad appena 1575kg, per uno sbalorditivo rapporto peso-potenza di soli 2,25 kg/cv. Semplicemente pazzesco.

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Un tasto che vale più di 1000 emozioni.
La location della nostra prova è sempre quella, il Motodromo di Castelletto di Branduzzo. Certo, data la potenza in ballo, sarebbe stato bello essere sui rettilinei di Monza, ma comunque non tutti i “mali” vengon per nuocere. Come avevamo già sottolineato, quando tra gli stessi cordoli avevamo portato la sorellina “Gallardo”, un pistino così contorto, quasi tutto da seconda e terza marcia, può essere un terreno di caccia ideale per mettere in crisi vetture con potenze così esagerate. Se non hai un buon telaio, una buona aglità, ed una buona trazione, il rischio è quello di trovarti tra le mani una vettura impacciata ed inguidabile. Dunque non ci resta che aprire quella splendida portiera ad apertura verticale, che è da sempre un mito, sin da quando giocavo con il modellino Bburago della Countach, per poi calarci dentro l’abitacolo. Se non siete molto alti ci si allunga un pò per tirarla giù, ma una volta chiusa ti ritrovi con il magone, da soli tu e l’Aventador, con il resto del mondo che non conta più nulla. Sembra quasi di essere su un caccia. Sei seduto, manco a dirlo, a pochissimi centimetri da quell’asfalto che entrambi non vedete l’ora di divorare, con il tunnel centrale molto alto ed avvolgente, nel quale troviamo il piccolo capolavoro del tasto start, coperto da una protezione rossa, proprio come nei caccia da combattimento.

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Un sound che vale più di 1000 concerti

Sollevi la plastica rossa, una pressione con il dito, ed inizia lo spettacolo. Lo ammettimo: così esagerata, così larga, così cattiva nelle sue forme, l’Aventador prima di salirci ti mette un pò di paura, ti turba nella psiche. Ma è un turbamento di quelli che ci mettono un batter d’occhio a trasformarsi in adrenalina pura, in puro piacere di guida. All’inizio, quindi, siamo un pò intimoriti, ci andiamo delicati. Ma già ai regimi intermedi, utilizzando neanche metà farfalla, e senza selezionare la modalità “corsa”, capisci già che quello che hai tra le mani è un mezzo d’un altro pianeta. Approfittando del ritmo “tranquillo” ci lasciamo anche conquistare dalla splendida strumentazione con il display a cristalli liquidi, davvero molto accattivante da vedere. Bastano due giri per prendere confidenza, e non appena ci ritroviamo sul rettilineo non resistiamo alla tentazione di provare che effetto fa raggiungere i 100km/h in 2.9 secondi. Passiamo alla modalità corsa, piede sinistro sul freno, piede destro sull’acceleratore, motore che sale di giri insieme ai battiti cardiaci, e via. Semplicemente assurdo-sbalorditivo-pazzesco. Innanzitutto la trazione integrale, insieme alle gomme Pirelli P Zero, nonostante la potenza esagerata, consente di eliminare del tutto i pattinamenti. Al resto ci pensano il motore che spinge in maniera che è davvero difficile descrivere per mezzo di una tastiera, ed il cambio ISR, che pur non essendo un doppia frizione ne garantisce una velocità praticamente identica se non migliore: 50 millesimi di secondo. Restando in tema “cambio”, il sette rapporti, oltre ad essere particolarmente rapido, ci è anche piaciuto perchè rispetto alla Gallardo, pur mantenendo intatta la cattiveria nei passaggi di marcia, specialmente in modalità corsa, non dà più quelle frustate tanto impressionanti, ma alla fine, secondo noi, non molto utili nella guida in pista. Finito il rettilineo, che non ci era mai sembrato così corto, un bel pestone sui freni ci fa capire che se non ci si tiene per bene il rischio di andarsi a frantumare i denti sul volante è ben concreto. La decelerazione che garantiscono i quattro dischi carboceramici è senza eguali. Bisogna soltanto fare l’abitudine con il feeling del pedale, un pò più pesante rispetto alle vetture da comuni mortali, ma comunque straordinariamente modulabile. Ed il comportamento in curva? Sarà merito delle sospensioni push-road e del telaio monoscocca, ma con l’Aventador si percepisce un senso di collegamento, di dialogo diretto tra le tue braccia, il volante, le ruote e l’asfalto mai visto prima. Zero inerzia, zero ritardi nei tempi di risposta. E poi la tenuta ed il grip sono un qualcosa di sbalorditivo. Sembra quasi di guidare in uno di quei videogame d’antan, in cui l’auto era fissa, ed era la strada a muoversi attorno alla vettura. Ci scuserete la frase indubbiamente banale, ma non ne troviamo una più efficace: l’Aventador e le sue Pirelli P Zero sono letteralmente incollate all’asfalto. Non c’è verso di farla scomporre: puoi tentare e ritentare, dando troppo angolo di sterzo in entrata, schiacciando tutto in uscita, lei rimane sempre perfettamente composta. I limiti? Non li abbiamo raggiunti, e non sappiamo se esistano. Di certo abbiamo raggiunto quelli nostri. Quelli della vettura restano qualcosa a noi sconosciuto. Dunque potrà sembrarvi strano, ma l’Aventador, anche con l’elettronica disinserita, almeno su un tracciato non troppo veloce come quello di Castelletto, risulta incredibilmente facile da guidare. Praticamente a portata di qualsiasi sceicco o calciatore facoltoso, che così non rischia d’ammazzarsi alla prima curva. Se con la Gallardo vi avevamo scritto d’aver sudato non poco per portarla al limite, con quel comportamento prima sotto e poi sovrasterzante, con l’Aventador, a fine turno, eravamo freschi come una rosa (ca va sans dire). Sempre perfetta, sempre neutra, mai una reazione scomposta. E ci sarebbe anche l’aerodinamica attiva, con le grandi ali laterali e posteriori che lavorano regolando la loro inclinazione in base alla velocità ed alla frenata. Ma su una pista così lenta crediamo che il loro apporto non sia poi così determinante quanto lo straordinario lavoro fatto dal telaio. Insomma, con l’Aventador fatichi molto di più per la concentrazione che devi tenere a causa delle velocità pazzesche che si raggiungono in un istante, che non per tenerla dritta ad ogni curva. Infine, ancora una volta, la cosa che ci è piaciuta di più: da quel grosso scarico centrale, grande quanto una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo messa per lungo, escono fuori delle note semplicemente sublimi. Ai regimi intermedi è un canto soave, intenso, che non appena ci si addentra nella parte alta del contagiri si trasforma in un urlo selvaggio e primordiale. Roba da pelle d’oca assoluta. Il top del top del top. Nient’altro da aggiungere, se non una piccola domanda: ma noi italiani quanto cavolo siamo bravi a costruire le supercar? Se soltanto riuscissimo a fare tutto il resto nella stessa maniera con cui costruiamo sogni a quattro ruote…

A breve la prova anche in video.

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    3 commenti

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    • Nik079 ha detto:

      Chiedo solo una cosa alla gentile redazione: che fine ha fatto il buon vecchio manuale per le super sportive? Belle, si si, tanti cavalli, ok, ma poi? Che divertimento c’è a non manovrare più la frizione e la leva del cambio?
      Mi viene il dubbio che dietro a questa scelta, ci sia solo tanta moda e anche un po ‘ di sano marketing.
      La vettura sportiva va guidata e soprattutto saputa guidare da gente esperta (non a da arrcicchiti che non sanno nemmeno la differenza tra il pedale del freno e dell’acceleratore).
      Invece temo che questi super modelli siano indirizzati proprio ai chi di guida ne capisce poco o niente.
      Menomale che almeno negli USA fanno ancora auto bellissime come la Camaro, la Ford GT, la Dodge Viper (stupenda!) e la Corvette Stingray, che adottano tutte il più divertente (e difficile) cambio manuale.
      Spero vivamente che Ferrari e Lamborghini ci ripensino prima o poi, almeno lasciando all’utente la scelta del tipo di cambio che vuole sulla sua super car.
      A voi un commento, grazie.

    • Gianluca Mauriello ha detto:

      Ciao Nick,
      sono Gianluca, ho scritto io l’articolo.
      Permettimi di esporti il mio punto di vista:sono l’evoluzione e la tecnologia a portare a questi risultati. Guidare mostri come l’aventador e altre supercar moderne è divantato relativamente facile grazie all’elettronica e a telai in grado di fare cose sempre più incredibili. Ciò non toglie che i “facoltosi” di cui ho parlato nell’articolo e a cui fai anche tu riferimento nel tuo commento, se non si uccidono su strada, si uccidono in pista. Le prestazioni infatti sono talmente esagerate che se non si ha la pienissima consapevolezza di quello che si sta facendo le conseguenze potrebbero essere decisamente spiacevoli. Diciamo che con una Countach ci si ammazzava perchè si andava dritti alla prima curva, qui si corre il rischio di ammazzarsi per le velocità pazzesche che si raggiungono. Per quanto riguarda il cambio sequenziale non ti nascondo che anche io continuo a preferirlo nella guida sportiva, ma è anche vero che la velocità di un sequenziale ben fatto è un qualcosa di inarrivabile. E anche il coinvolgimento di guida è quasi paragonabile a quello di un manuale. Detto questo, comunque, giusto per restare su livelli da comuni mortali, per fortuna c’è ancora qualche auto sportiva nuda e cruda, fatta per la guida old style, senza troppi fronzoli: vedi mazda mx-5, toyota gt-86, o volendo salire di livello elise o catheram.

    • Nikil ha detto:

      Grazie per la gentile risposta!!
      L’analisi che hai fatto é intuitiva e spesso ho sentito dire che la giustificazione del cambio automatico sta proprio nell’incredibile potenza di queste supercar moderne. Ma allora mi chiedo: ne vale davvero la pena arrivare a queste potenze se poi fa tutto l’elettronica al posto mio?Non sarebbe meglio renderle più guidabili invece di pensare solo alla velocitá?
      A parte che di auto molto potenti negli USA ne abbiamo: Ford GT ad esempio.Eppure adotta il cambio manuale…
      Io credo che su queste macchine l’automatico strida parecchio conla filosofia della guida sportiva. Un pilota, un vero pilota, saprebbe guidare anche una Aventador manuale, senza problemi. Pericolosa? Vero. Ma fa parte del gioco se vogliamo.
      Nel mio piccolo possiedo una 500 Abarth e anche se non é lontanamente paragonabile nemmeno a una Lotus (figurarsi a una supercar), penso che se non avesse il manuale sarebbe noiosissima da guidare. Eppure hanno fatto la versione MTA! Tra l’altro un cambio pessimo perché lento come una lumaca. L’ho provata, emozioni zero…cercavo istintivamente la leva del cambio!
      A prescindere, trovo anche assurdo questa ricerca spasmodica della velocitá di cambiata rapidissima dei sequenziali: non é più soddisfacente fare da se una buona cambiata? Non sarebbe più bello una Ferrari da guidare con punta tacco e doppietta (non automatica?).
      E va beh, sono ormai “demode’”forse, nonostante la mia giovane etá (35…), ma temo fortemente che tra 20 al massimo il manuale sparirá del tutto. Sará il momento che viaggerò in treno… 😉
      Grazie ancora per la gentile risposta!
      Nik

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