Uber: mezzo mondo boicotta l’applicazione dell’azienda californiana

Uber: mezzo mondo boicotta l’applicazione dell’azienda californiana

Il servizio privato di auto con conducente è stato messo al bando in India, Thailandia e molte città d'Europa

Non si arresta la protesta contro il servizio di trasporto automobilistico nato dall'idea di un'azienda di San Francisco e sviluppato attraverso un'apposita applicazione per smartphone. I tassisti, che continuano a sentirsi minacciati dall'alternativa proposta da Uber ai cittadini, fanno appello alle autorità affinché il servizio venga sospeso in attesa di una vera e propria causa legale
Uber: mezzo mondo boicotta l’applicazione dell’azienda californiana

Non c’è pace per Uber, il servizio di trasporto automobilistico americano che mette in contatto diretto autista e cliente attraverso una “app”. Dopo aver spopolato in tutto il mondo ed essersi più volte scontrato con l’ira dei tassisti, che accusano l’azienda di San Francisco di sottrargli i passeggeri, il servizio di auto a noleggio con conducente è di nuovo nella bufera.

In India un autista è stato accusato di aver stuprato una donna durante una corsa e le autorità del paese hanno deciso che fino a quando non verranno adempiti gli obblighi di registrazione di conducenti e veicoli presso gli appositi dipartimenti dei Trasporti, l’impresa californiana ha il divieto di operare sul territorio. Una privazione di una fetta di mercato non indifferente, visto che proprio l’India, dopo gli Stati Uniti, rappresenta uno dei paesi più promettenti per questo business. Anche in Thailandia la legge ha deciso di proibire l’utilizzo della propria auto per trasportare persone a pagamento senza il possesso di una licenza da taxi. Il Vietnam a sua volta si sta adeguando per cercare di bloccare questo fenomeno sempre più in crescita.

Ma anche in Europa Uber non se la passa per niente bene. In Spagna il servizio è stato sospeso dopo che un giudice di Madrid ha accettato la richiesta dell’associazione dei tassisti madrileni, che in attesa di una causa legale ai danni di Uber, ha chiesto una sospensione cautelare del servizio. Anche a Berlino l’applicazione è stata bandita e quindi reintrodotta nel giro di quattro giorni e lo stesso è accaduto in Gran Bretagna, Italia, Francia e persino in California, patria di Uber.

La verità è che mentre da una parte ci sono i tassisti che non vogliono abbandonare la protesta e dall’altra la società che si difende, dichiarandosi pronta a collaborare per formulare leggi apposite che permettano alle due tipologie di trasporto di convivere, le autorità non sanno bene come gestire questa patata bollente. Del resto il servizio, che è ormai sbarcato in 250 città, offre una valida alternativa ai cittadini di tutto il mondo, che con un semplice click possono avere a disposizione un auto con conducente in pochi minuti, scongiurando scioperi o attese infinite per trovare un taxi libero.

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