Tesla Model S P85D, primo contatto

Il futuro è dietro l’angolo

Abbiamo approfittato dei test drive dedicati ai potenziali clienti per un primo contatto con un’auto tra le più avveniristiche e chiacchierate del momento. La Tesla Model S P85D ha prestazioni da supercar ed è la prima vettura elettrica al 100% ad offrire una autonomia idonea a farla diventare utilizzabile tutti i giorni, senza grosse controindicazioni.

Tesla Model S P85D: Il tema delle nuove fonti energetiche, che vadano a sostituire i “vecchi” carburanti, desta ancora molte perplessità. L’ibrido è oramai una realtà consolidata, i cui benefici sono però molto più teorici che reali. A dirla tutta in molti credono che il discreto successo sia da motivarsi nell’opportunità che tali sistemi danno alle Case di abbattere i dati sui consumi dichiarati e sulle emissioni. Tolto l’uso cittadino, i benefici concreti sono però quasi sempre ancora molto marginali. Auto come la BMW i8 ed altri “esperimenti vari” sono tentativi di mostrare ciò che con la tecnologia di oggi è possibile realizzare. Salendo a bordo si mette un piede nel futuro, ma utilizzandole ci si rende conto che manca ancora molto per poterne fare un’auto da utilizzare tutti i giorni. L’autonomia ed il consumo reale, passando dalla teoria alla pratica, scendono drasticamente mettendo in luce limiti non di poco conto. Tanto per continuare a parlare della affascinante i8, in modalità elettrica percorre meno di 40 Km, mentre il consumo di carburante sfruttando un po’ della sua sportività scende sotto la soglia dei 10 Km/l, dato tutt’altro che rivoluzionario, mentre il bagagliaio non è sufficiente nemmeno per il necessario per un week end. Auto 100% elettriche ce ne sono ancora poche invece, per i noti problemi di autonomia e tempi di ricarica. Una strada seguita da alcuni è quella delle celle ad idrogeno come generatore della corrente necessaria ai motori elettrici, ma l’assenza di una rete distributiva le rende ad oggi una soluzione destinata ad utilizzi molto limitati e specifici, ad esempio come flotta di una azienda che si doti al suo interno di un punto di rifornimento e che reputi l’autonomia sufficiente a coprire il range di utilizzo dell’auto.

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In questo contesto Tesla ha un approccio completamente diverso rispetto ai principali competitors: la Casa americana realizza solo veicoli elettrici, con cui quindi non deve dimostrare nulla con la reale finalità di vendere altri prodotti. Fondata nel 2003, dopo i primi anni utilizzati per sviluppare la tecnologia necessaria a rendere l’auto elettrica sportiva e con un’autonomia mai vista in precedenza, nel 2006 porta al debutto la Roadster, una Lotus Elise “convertita”, in grado di passare da 0 a 100 Km/h in 3,7 secondi e di coprire ben 340 Km con una ricarica. Fu il primo esempio di una certa rilevanza delle velleità sportive di questo tipo di propulsione. La vera rivoluzione è però il secondo modello sviluppato dalla Casa di Palo Alto, la berlina Model S che abbiamo provato per voi. Un’auto dalle prestazioni monstre, con un’autonomia che può arrivare a superare i 500 Km e caratteristiche che ne fanno, almeno sulla carta, un’alternativa credibile alle berline premium di maggior diffusione con un prezzo di listino nemmeno tanto più elevato. Si tratta infatti di una berlina con finiture ed allestimenti premium, con 5 posti, che opzionalmente possono diventare 7 tramite due strapuntini nel bagagliaio orientati verso il retro dell’auto, e ben due bagagliai, vista l’assenza dell’ingombro del motore termico, la cui capacità totale arriva ad oltre 900 litri. Elon Musk, CEO di Tesla Motors, è una di quelle persone che non si lascia guidare dagli eventi, ma che si propone di rivoluzionare ciò di cui si occupa. In molti pensare che le sue idee siano da visionario, per quanto “rompano” con l’attuale interpretazione del concetto di auto.

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Dopo aver visto e provato la Model S, nel nostro caso nell’allestimento più performante P85D da ben 700 cavalli e quasi 1000 Nm di coppia massima, dobbiamo ammettere che, se non si tratta della prima auto elettrica utilizzabile da tutti come prima ed unica macchina ci andiamo molto vicino. Per la prima volta è possibile pensare a questa tecnologia in modo concreto. Prima di arrivare a Verona, luogo scelto per il test drive non a caso (più avanti ve ne diremo le ragioni), eravamo scettici, eravamo tra i molti che pensano che una Tesla possa essere appetibile solo per clienti danarosi che posseggano altre 2, 3 o più auto. Il “vezzo” tecnologico ed ecocompatibile da poter sfoggiare. Per qualcuno potrà ancora essere così, ma ci siamo ricreduti. La Tesla Model S è concretamente una valida alternativa ad una Porsche Panamera, o ad una Audi A6 ben accessoriata, tanto per fare due esempi scelti a caso tra i listini, con un prezzo nella medesima fascia, allestimenti e dotazioni similari, prestazioni superiori e caratteristiche davvero avveniristiche. Il vero unico limite è non poter percorrere più di 500 Km senza potersi fermare per una ricarica, oltre al cambiamento di mentalità imposto dalla dipendenza da una presa di corrente. Ad esempio, se la si vuole utilizzare per andarci in ferie, occorre preventivamente informarsi ed organizzarsi per avere una palina di ricarica a disposizione. Proviamo a ragionare sui principali benefici e limiti di una soluzione come questa. Uno dei dubbi maggiori, il mantenimento delle prestazioni nel tempo, è sciolto dalla garanzia offerta da Tesla: 4 anni (o 80 mila Km) come garanzia generale, ma soprattutto 8 anni con chilometraggio illimitato su batterie e motori, con una minima tolleranza relativamente al decadimento di autonomia e prestazioni. I vantaggi sono invece davvero molti. Abbiamo detto dell’abitabilità e della capacità di carico, oltre che delle prestazioni da supercar, ma ragionando in termini economici le differenze sono importanti e tangibili. Niente bollo e superbollo, per sempre in alcune regioni come la Lombardia, per i primi anni dopo i quali si hanno tariffe agevolate in altri casi. Ad esempio, in alcune regioni italiane, dopo i primi anni di esenzione è previsto il pagamento della tassa di possesso sul 25% della potenza dichiarata. Tradotto: un bollo inferiore a quello di una Golf GTI per un’auto da 700 cavalli! Rispetto ad i costi del carburante (diesel o benzina che sia) la ricarica “alla spina”, ha poi un altro orine di grandezza. Non solo si sfrutta la migliore efficienza del motore elettrico, sostanzialmente tripla rispetto a quella di un termico (88% contro circa il 30) ed evidente soprattutto nella guida cittadina con continue ripartenze, ma il beneficio è anche da un mero punto di vista economico. A seconda della tariffa applicata, il costo per 100 Km percorsi è quindi, secondo una stima, di circa 2,5 – 5 euro. Meno di un’auto di segmento C a metano. Costo che peraltro si azzera nel caso di utilizzo di una delle 3 (per ora, ma una quarta è di prossimo arrivo) stazioni di ricarica Tesla in Italia di tipo Supercharger, che prevedono la gratuità della ricarica a vita per tutti i proprietari di una Tesla. Ne troviamo una sulla A7 presso l’Autogrill di Dorno in direzione Genova, una a Modena ed una proprio a Verona. Si tratta di “stazioni di rifornimento” veloci, che erogano corrente ad una tensione molto elevata (16 volte più di una “normale” palina di ricarica) ed in grado di caricare completamente una Tesla Model S 85 in meno di un’ora e 20, mentre in soli 20 minuti la carica è già al 50% (tradotto oltre 200 Km di autonomia), in 40 addirittura all’80% (le batterie accumulano infatti energia in modo più rapido nella parte iniziale della ricarica). Il tutto stando comodamente a bersi un caffè o in relax, visto che dal cellulare con un’App dedicata si può controllare lo stato della ricarica da remoto. Nel proprio box l’operazione è più lunga, non meno di 20 ore con un comune contatore, che scendono sensibilmente solamente avendo a disposizione un impianto industriale trifase a 380 volt. Paline di ricarica di questo tipo si stanno iniziando a diffondere anche in Italia, non è raro trovarle anche in parcheggi dedicati, dove custodire e cariare la propria auto.

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Veniamo a nostro test. Nel suo look la Model S si presenta come un elegante “berlinone” sportivo da 497 centimetri di lunghezza. Ricorda una Jaguar nell’aspetto, merito del designer ex Mazda Franz von Holzhausen, che le ha donato linee morbide e convenzionali, che ben nascondono sia l’innovazione tecnologica che racchiude, ma anche le prestazioni da supercar, che non sono affatto ostentate attraverso la presenza di spoiler o altri ammennicoli estetici. L’unico indizio che lasci pensare a qualcosa di particolare è la mascherina frontale chiusa, senza la classica griglia per far prendere aria a radiatori e meccanica. La presa di corrente è integrata e nascosta da uno sportellino nel fanale posteriore sinistro, che si apre automaticamente quando ci si avvicina con connettore. Una chicca della Model S sono le maniglie cromate a scomparsa, che escono dalle portiere solamente a vettura ferma e serrature sbloccate. Una scelta forse più estetica che per incrementare l’efficienza aerodinamica, ma indubbiamente di effetto. Ad osservarla con attenzione da ferma se ne apprezzano finiture e dettagli, da vera auto di fascia premium. Più che per la carrozzeria interamente in alluminio (scelta tecnica per contenere il peso della vettura), si notano i grossi cerchi da 21” (optional in sostituzione dei 19 di serie). Anche a bordo il design è pulito e privo di fronzoli, caratterizzato da uno schermo gigante che domina la console centrale, un touch screen da 17” tramite il quale si possono configurare molti parametri e tarature, ad esempio per accelerazione (fa sensazione la scelta tra Sport ed Insane), sospensioni, sterzo o tipo di riscaldamento da utilizzare. Durante i mesi freddi, l’assenza di un propulsore termico come fonte utilizzata per riscaldare l’abitacolo delle auto “normali”, si può ottimizzare il consumo di corrente utilizzando i sedili anziché l’aria calda. Si nota lo specchio retrovisore privo di cornice, vezzo estetico che ben si accosta al carattere dell’auto, mentre il quadro strumentazione davanti al guidatore è completo, ma di dimensioni piuttosto ridotte e parzialmente coperto dal volante. La completa assenza del tunnel centrale è un aspetto che caratterizza gli interni dell’auto, forse a sottolineare l’assenza di elementi meccanici come cambio ed albero di trasmissione. Dal punto di vista estetico è senz’altro una scelta di personalità e forse proprio per questo non a tutti piace. In più impone di rinunciare a dei comodi vani portaoggetti, oltre che ad un alloggiamento per le prese USB e 12 volt, che sono invece in bella vista nella parte inferiore del bracciolo centrale. In ultimo sarebbe stato possibile rimandare qualcuna delle funzioni principali a dei più convenzionali tasti, anziché a complessi menù da gestire dallo schermo touch. La Model S del nostro test, oltre che essere un top di gamma, una P85D capace di erogare la bellezza di 700 cavalli, era anche allestita in modo molto ricco, raggiungendo in questa configurazione un costo prossimo ai 130 mila euro. Con gli optional si può far salire non di poco il prezzo di listino. Solamente i cerchi da 21” in sostituzione ai 19 di serie, fanno lievitare il prezzo di quasi 5 mila euro! Si possono anche scegliere opzioni futuristiche, come l’autopilot, che consente di cambiare corsia semplicemente azionando l’indicatore di direzione, oppure addirittura di lasciare la guida all’auto, per ora solo su suolo privato, ad esempio per parcheggiare o per venirvi a prendere (avete capito bene, come in Supercar!).

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Accendere l’auto non produce ovviamente alcun effetto a livello acustico, si parte nel totale silenzio. Il cambio non c’è, ma la leva per passare alla retromarcia si ed è “alla Mercedes”, con una levetta sulla destra del volante. Caratteristica la scelta di poter configurare la Model S anche in molti aspetti della guida. Ad esempio l’assenza del cambio, soluzione resa possibile dalla particolare curva di erogazione dei propulsori elettrici, può essere “camuffata” dagli amanti delle cambiate da una apposita funzione, che ne simula l’effetto. Altra impostazione fondamentale è quella della regolazione del freno motore, ovvero del recupero di energia in rilascio. Per ottimizzare il consumo è vivamente suggerito di utilizzare la modalità più aggressiva, che contente addirittura di evitare di usare i freni. I benefici sono evidenti, si accumula più corrente quando si rallenta, senza peraltro andare a consumare le componenti dell’impianto frenante. Di contro occorre “reimparare” la gestione dell’acceleratore, rilasciandolo completamente solo se occorre frenare, cercando altrimenti il punto intermedio nel quale la vettura mantenga la sua velocità o la riduca più lentamente. La prima accelerazione decisa, full throttle, produce inesorabilmente la medesima reazione vista nei numerosi filmati che si possono trovare sul web. Potenza è coppia sono mostruosi, 700 cavalli e 1.000 Nm circa, disponibili da subito (l’elettrico ha la coppia massima a zero giri) e con un una curva piatta fino ad oltre 5.000 giri, ma soprattutto il ritardo di risposta all’acceleratore è nullo e manca “il rumore”. 0-100 Km/h in 3.3 nel silenzio, con solamente il fischio dei propulsori elettrici stampano in faccia a chi guida un’espressione inebetita, anche se il tutto era preannunciato. Il merito va anche ai particolari motori della Tesla (di tipo asincrono trifase), che deve il suo nome proprio a Nikola Tesla, che dopo averlo dato all’unità di misura dell’induzione magnetica, è stato scelto non a caso per il marchio americano.

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Per chi si volesse accontentare la entry level della Model S è la 70D. Il numero è riferito ai KW/h delle batterie, mentre la D indica il dual motor, quindi la trazione integrale. Il suo prezzo di listino è di 77.700 euro ed offre 442 Km di autonomia, con una potenza complessiva di 334 cavalli. Si passa poi alla 85, declinabile in tre versioni: una trazione posteriore da 367 cavalli, 502 Km di autonomia e 82.800 euro di prezzo, la 85D a trazione integrale che con 5.000 euro in più offre 428 cavalli, uno 0-100 in un secondo in meno (4,6 contro 5,6) ed una analoga autonomia, infine la P85D (la P è quella di Performance), che per 108.700 euro vi porta al top delle prestazioni, con 700 cavalli, 250 Km/h autolimitati, uno 0-100 in 3,3 secondi e 480 km di autonomia. Se il dubbio è su cosa accadrà dopo gli 8 anni di garanzia su batterie e motori di cui abbiamo detto, a parte le considerazioni sulla vita media di un’auto, il fatto che sia da poco disponibile un kit di aggiornamento che incrementa del 40-50% il range della “vecchia” Roadster, la dice lunga sull’evoluzione e sull’attenzione che Tesla dedica a tutte le auto prodotte, anche le primissime prodotte. Altra curiosità, importante dal punto di vista economico, è la facoltatività dei tagliandi, che anche se non effettuati non invalidano la garanzia. Non vi sono obblighi, anche perché non vi sono molte parti meccaniche soggette a manutenzione particolare, nessun cambio olio e filtri, utilizzo molto ridotto anche dei freni, l’unico elemento soggetto a consumo e sostituzione periodica che resta sono gli pneumatici. Niente sconti, politica che guarda caso ricorda quella di una famosa azienda che ha molto in comune con Tesla, il cui simbolo è una mela… Tesla garantisce anche la tenuta del valore nel tempo della Model S, con una formula che riconosce un minimo del 50% dopo 3 anni, anche se, guardando i prezzi dei primi esemplari usati in vendita, il mercato sembra premiare in modo sensibilmente migliore i proprietari di questa vettura.

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Se sia la strada verso il futuro che ci aspetta non possiamo saperlo con certezza, di sicuro possiamo dirvi che negli Stati Uniti, dove spesso ci “vedono lungo”, ha già riscosso un discreto successo con decine di migliaia di vetture vendute e che dopo averla provata la vediamo molto più vicina alla vita ed all’uso reale di qualsiasi sua concorrente. Rimaniamo curiosi di poter giudicare la Model S con un test più approfondito per poterne valutare, ad esempio, le doti di guida. Lo sterzo ci è parso reattivo, ma se è vero che sono poste in modo ottimale a pochi centimetri da terra, le batterie pesano la bellezza di 800 Kg abbondanti, rendendo l’auto non esattamente un fuscello (2.300 Kg circa in questa configurazione). Gli aspetti che però sarebbe più importante approfondire sono quelli legati ad autonomia reale e tempo di ricarica. Ci è stato assicurato che l’autonomia reale è nell’ordine dei 400 Km, ma vorremmo averne un riscontro diretto. Per noi Tesla Model S resta davvero l’unica auto di questo tipo in grado di reggere il confronto con vetture con motore termico, ma senza riscontri concreti su questi aspetti è impossibile dare un parere vero sul fatto che abbia o meno le carte in regola per rappresentare già da oggi il futuro. A breve arriveranno anche la Model X (un Suv) e la Model R (una segmento C) che a partire da 2016 potrebbe davvero essere venduta in un consistente numero di esemplari.

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Un ringraziamento a Dino Parrano, che ci ha dato la possibilità di provare la Tesla Model S durante il suo test drive.

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