Peugeot 208 GTI 30th: Targa Dreaming

Sulle strade del mito, sognando Ucci-Ussi

Storia e mito, passato e presente, si incrociano sulle strade della Targa Florio. Dal vecchio mito dell'Alfa 33 di Nino Vaccarella al nuovo mito della Peugeot 208 T16 R5 di Paolo Andreucci, per nove volte dominatore della "cursa". La casa del leone ed il pilota garfagnino sempre più nella leggenda.

Madonie, terra di Sicilia. Perché, alla fine, la trinacria, non è soltanto mare. Nella parte settentrionale, nei paesi come Termini Imerese, Cefalù, Lascari, Campofelice, i monti madoniti si estendono praticamente fino alla costa. E proprio su questi monti, addentrandosi verso l’entroterra, si inerpicano i 148km di curve che componevano il “grande circuito della Targa Florio”. La corsa, o meglio “a cursa”, come viene chiamata dai locali, ideata da un tale Vincenzo Florio nel 1906, e che ancora oggi vive il suo mito, giunta all’edizione numero 99, divenendo di gran lunga la corsa più antica del mondo. E così, quello che dovrebbe essere un paesaggio dove godersi il verde e la natura, e quei paesini semi deserti dell’entroterra, dove vedi a stento qualche vecchietta seduta sull’uscio di casa, con la classica sediolina in legno, aspettando nessuno sa bene cosa, una volta l’anno, si trasformano in qualcosa di estremamente adrenalinico: tra le montagne, sotto al sole siculo che picchia forte, al posto del gracidare della cicala e del cinguettio del pettirosso, senti il sound di una vettura da corsa che risuona tra le vallate, ed i paesini, prima deserti, sembrano in festa, così pieni di tifosi ed appassionati che sono arrivati fin lì per assistere “alla cursa”.
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Foto by: Giulio Guido Photography
Che la Targa Florio sia ancora oggi un mito globale lo si capisce non solo dalla quantità senza eguali di pubblico che si riversa lungo le prove speciali, ma lo si capisce ancor di più quando in un qualunque Venerdì mattina di fine Maggio, mentre stai facendo le riprese alle tribune di Cerda, quelle che un tempo erano il cuore della Targa, vedi arrivare un gruppo di 7 auto storiche provenienti dalla Germania, senza che ci fosse un raduno o una manifestazione organizzata, semplicemente perché i loro proprietari avevano il sogno di guidare sulle strade della Targa. Stessa cosa per il gruppo di motociclisti provenienti dall’Austria, arrivati subito dopo i tedeschi. E poi anche i due autobus di turisti, che nel loro giro turistico in Sicilia hanno voluto includere la fermata alle tribune, con tanto di visita ad uno dei quattro musei della Targa Florio. Insomma, dalla Porsche 908/3 di Siffert e Redman, all’Alfa 33 dell’idolo locale Nino Vaccarella, alla Ferrari 312P di Munari e Merzario, il mito vive ancora oggi, con la 208 T16 R5 di Paolo Andreucci ed Anna Andreussi, che quest’anno hanno messo la firma numero nove sull’albo d’oro della Targa. Vincendo l’anno prossimo, Andreucci, peraltro cittadino onorario di Scillato, uno dei paesini attraversati dalla “cursa”, avrebbe addirittura il 10% di vittore nella storia della Targa. Che mito.
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Guidare su quelle strade, così piene di gloria e di storia, è un’emozione che ogni appassionato dovrebbe provare, almeno una volta nella vita. E proprio per far ciò, non avremmo potuto chiedere una compagna migliore della Peugeot 208 GTI 30th, alla fine stretta parente di quella di Paolo Andreucci ed ancor di più di quella del pilota junior Michele Tassone, anche lui vincitore della sua categoria in questa Targa n.99. Percorrere le stesse speciali dove appena prima erano passate le vetture da gara è stato come sognare, un sogno molto vicino alla realtà comunque, perché la 208 GTI 30th ha tutti i geni ed i cromosomi di una vettura da corsa: differenziale autobloccante Torsen di serie, assetto ribassato ed irrigidito, carreggiate allargate, cerchi da 18”, freni maggiorati, scarico che canta in maniera decisa, e modifiche di sostanza al motore che innalzano la potenza a 208cv, ma soprattutto ne mutano completamente il carattere, ora molto più aggressivo rispetto alla GTI “normale”. Curva dopo curva, pennellando le traiettorie con il piccolo volante, ben sagomato per un impugnatura da sportiva, abbracciati dai sedili Peugeot Sport che sembrano presi direttamente da una vettura da competizione, con l’adrenalina a mille, ci siamo ritrovati più volte a pensare che questa bestiola qui, semplicemente con un roll-bar ed un treno di gomme stampo, sarebbe in grado di fare dei tempi degni di vetture ben più preparate.
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Così agile e leggera, con quel passo così corto, divora le curve in un batter d’occhio. Si affronta una destra sinistra veloce in uno schioppo di dita, con il posteriore birbantello, che risponde in maniera decisa ai rilasci. Insomma, roba molto specialistica, da palati fini della bella guida. Sfruttare appieno la 208 GTi 30th, a controlli disinseriti, non è da tutti. Ed è proprio questo che le regala così tanto sapore. Standing ovation e 5 minuti di applausi ininterrotti per il lavoro che riesce a fare l’autobloccante, che nonostante l’esuberanza di quell’indemoniato che c’è sotto al cofano, ti tira fuori dalle curve più lente, anche schiacciando tutto in prima-seconda, riuscendo scaricare a terra i cavalli anche dove l’asfalto caldo e rovinato offre un grip pari al parquet dopo averci passato la cera. E poi i freni Brembo, con dischi all’anteriore da 323mm e pinze a quattro pistoncini, consentono davvero staccate last minute, senza mai mostrare il minimo segno di affaticamento. Non si può non parlare anche dell’estetica, perché la 208 GTI 30th emoziona già soltanto a vederla: gli sguardi che rubava, a tonnellate, tra i numerosissimi appassionati che abbiamo incrociato lungo le strade della Targa ne sono la conferma. Con le carreggiate allargate, con i passaruota con profilo nero che sembrano contenere a difficoltà gli enormi cerchi da 18”, anch’essi neri, montati su pneumatici dalla spalla ultra-ribassata, con il doppio scarico posteriore di dimensioni abbondanti, insieme alla minigonna laterale più pronunciata, è di un’aggressività tale da sembrare proprio un’altra auto rispetto alle 208 normali. Ci è capitato di averne una parcheggiata accanto, e sono davvero due auto completamente diverse, due mondi totalmente opposti. Insomma, se siete appassionati di rally e di bella guida, ad oggi, il mercato, non offre nulla che sia così vicino ad una macchina da Campionato Italiano Rally, nulla che sia così capace di farvi sognare, sentendovi anche voi, nel vostro piccolo, per qualche istante di gloria e di emozione pura, il Paolo Andreucci della situazione. Ci sarebbero la Subaru Impreza e la Mitsubishi Lancer, ma a costi praticamente doppi e con prestazioni non così differenti. D’altronde, giusto per dire un numero, la 208 GTI 30th polverizza lo 0-100km/h in appena 6.5 secondi. Una vera bomba.

Per la realizzazione del servizio ringraziamo per la collaborazione:
-Peugeot Italia
-Paolo Andreucci ed Anna Andreussi
-Giulio Guido Photography
-Nuccio Salemi ed il Targa Florio Natural Museum

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1 commento

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  1. OcchialidasoleSili

    6 Giugno 2015 at 13:47

    Peccato non abbia un cambio doppia frizione, grande pecca.

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