Citroën C3 Max e la nostra gara di Campionato Italiano Turismo Endurance [PUNTATA 3]

La notte non porta consiglio (ed il caldo non aiuta di certo). Gara 1

La domenica mattina arriva in fretta. La notte prima della gara, si sa, è sempre una notte speciale, dove si alternano sentimenti come emozioni, felicità, tensione, un filo di paura, e quel magone allo stomaco che cresce, cresce, cresce, fino a svanire all’improvviso allo spegnimento dell’ultima luce rossa del semaforo. Da quel momento, dal verde, solo emozioni ed adrenalina. Prima di scendere in pista per gara 1, decidiamo però di provare un’ulteriore modifica. Trattandosi della prima gara, infatti, anche gara 1 sarà un ulteriore “test” per vedere come reagisce la piccola belva di Citroën Italia alle diverse modifiche. Dato il miglioramento tra libere e qualifiche proviamo allora ad accentuare le modifiche fatte in quella direzione, rimuovendo inoltre lo splitter anteriore, nella speranza che faccia “galleggiare” meno la vettura in rettilineo, facendoci anche guadagnare qualche chilometro orario di velocità. Le altre vetture di seconda divisione, infatti, sul dritto ci sverniciano, mentre tra le curve, così piccolina ed agile, la C3 Max tiene praticamente il passo delle vetture di prima divisione. Insomma, c’è da fare tanto sviluppo e da guadagnare qualche cavallo, ma la base di partenza sembra essere davvero ottima. E così, finalmente, tra mille emozioni e tanta attesa, arriva il momento del via. Vedere la “picciridda” nascere, muovere i primi passi in pista, affrontare le libere e due turni di qualifiche, per poi andarsi a schierare fiera in griglia di partenza è stato davvero qualcosa di magico: considerando che parliamo di una vettura appena nata, sviluppata a partire da un foglio bianco, potevamo già ritenerci enormemente soddisfatti. Però, si sa, il mondo delle corse ti prende, entri nella competizione, e si vuole sempre di più, si vuole arrivare sempre più in alto. Già dopo le qualifiche, andate benone, era ben chiaro che l’obiettivo che si era insinuato furtivo nella testa di Max e dei ragazzi della Procar e della MC Motortecnica era quello del podio assoluto (Prima e Seconda divisione, quest’anno, pur correndo insieme hanno due classifiche assolute separate). Dopo la partenza lanciata bastano un paio di giri, però, per sentire via radio il verdetto di Max che smorza un po’di entusiasmi: “le modifiche non hanno funzionato, la macchina sembra essere tornata quella delle libere”. Ed effettivamente anche il cronometro dice ciò. Ma poco importa, perché è la prima gara della vettura, e perché io non vedo l’ora di salire in macchina per il mio turno. A circa metà gara arriva il momento magico: la C3 Max rientra ai box e toccherà a me portarla sana e salva fino al traguardo. Lo faccio, lottando con parecchio sottosterzo, causato in primis dalle gomme già stanche, dato che avevano alle spalle la qualifica e tutta la prima parte di gara con Max al volante, ed in secondo luogo dalle modifiche d’assetto che appunto – come già detto – non avevano funzionato nel modo sperato. A peggiorare il tutto, il caldo infernale che si soffre in macchina: tra i 30° della temperatura esterna, l’abbigliamento ignifugo,la tuta ed i finestrini in lexan che non si aprono, la prossima persona che mi dice che l’automobilismo non è un vero sport perchè non richiede impegno fisico si prende una bella testata (mia o del motore se preferisce) dritta sul setto nasale. E poi c’è da salire sul podio per la “facile” vittoria di classe. Il “podio” assoluto, invece, non è troppo lontano, e quella idea perversa, del risultato assoluto alla gara d’esordio, rimane ben fissa lì, al suo posto, in vista di gara 2. Chissà…

Lo sforzo fisico, visibilissimo a fine gara: non sono mai stato così “provato” dopo nessuna partita di calcetto.

Un sentito ringraziamento per questa esperienza indimenticabile a:
-Citroën Italia
-Eugenio Franzetti
-Marco Freschi
-Massimo Arduini
-Procar
-Mc Motortecnica

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