Alfa Romeo, gli analisti non credono alle ambizioni di Marchionne

Le 400.000 unità vendute entro il 2018 appaiono un'utopia

Sergio Marchionne ha confermato di voler arrivare a vendere 400.000 Alfa entro il 2018, grazie ai nuovi otto modelli che arriveranno sul mercato globale. Qualora la nuova Giulia dovesse fallire il cammino per FCA sarebbe, però, davvero in salita
Alfa Romeo, gli analisti non credono alle ambizioni di Marchionne

Alfa Romeo – Gli analisti sono scettici sul fatto che Fiat Automobiles Chrysler e Sergio Marchionne possano raggiungere i loro ambiziosi obiettivi di vendita relativi al marchio Alfa Romeo. “Nonostante il nostro amore per il passato dell’Alfa non siamo molto convinti del suo futuro”, ha detto Max Warburton, analista di Sanford C. Bernstein ad Autonews. “Anche se ha alle spalle una lunga storia, trasformarlo in un giocatore di qualità credibile sarà come lanciare una nuova società. Ad Audi ci sono voluti 20 anni o più.”

La rinascita del prodotto Alfa Romeo dovrebbe inghiottire una somma significativa del capitale FCA e non ha alcuna possibilità di profitto almeno nel primo ciclo di vita del prodotto, secondo gli analisti di settore. La nuova Giulia è il primo modello del piano FCA da 5 miliardi di euro e finora, oltre alla nuova berlina, sono stati confermati altri due modelli: un grande SUV per la fine del 2016 e una berlina di punta per il 2017. Molti esperti si aspettano, inoltre, che le vendite globali dell’Alfa possano arrivare quest’anno a 67.500 unità, in calo rispetto alle 68.300 dello scorso anno. L’investimento minimo negli ultimi dieci anni ha permesso all’Alfa Romeo di crerare la MiTo e la Giulietta, vendute principalmente in Europa, la 4C e la Spider per il mercato globale.

Nel mese di maggio 2014 FCA ha presentato un nuovo piano per l’Alfa Romeo che prevede la realizzazione di otto nuovi modelli dal 2015 al 2018 che dovrebbero far balzare le vendite fino a 400.000 unità a livello globale entro il 2018, circa 150.000 nel solo Nord America. Marchionne settimana scorsa ha riconfermato l’obiettivo di vendita di 400.000 Alfa entro tale data, aggiungendo che soltanto un secondo nuovo modello debutterà sei mesi dopo l’uscita della Giulia. George Galliers, un’analista che lavora per il broker Evercore ISI di Londra, ha dichiarato sempre ad Autonews che “5 miliardi di euro e la nostalgia non sono uguali a 400.000 unità nel 2018.” A suo parere, l’Alfa Romeo è un marchio di nicchia privilegiato dagli appassionati che tendono ad essere governati più dal loro cuore che dalla loro testa. “La crescita delle vendite di questi marchi tende ad essere forte in un primo momento, per poi calare in seguito.” ha detto Galliers, secondo il quale lo scenario più roseo per il marchio Alfa Romeo sarebbe quello di raggiungere le 330.000 unità entro il 2018, mentre le previsioni di IHS solo di 216.000, poco più della metà del target di 400.000. LMC Automotive, invece, prevede 251.000 veicoli venduti al breakeven.

Se la Giulia non dovesse soddisfare le aspettative, allora Marchionne potrebbe davvero vedersela male, sempre secondo gli esperti, ma per ora il piano industriale di FCA prosegue e solo il tempo dirà chi veramente avrà ragione e potrà sorridere.

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    9 commenti

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    • Speed ha detto:

      Per l’AlfaRomeo non cisarebbero problemi
      se gli italiani fossero furbi e cosi ‘ patriotti
      come i tedeschi !loro comprano per la PA
      e la maggiorparte delle auto aziendali
      esclusivamente (95 per cento)auto costruite
      da aziende che producono in Germania !
      tutto il contrario della nostra Italietta,
      dove mi sembra che i capocci della PA
      comprano le auto dove possono a piu’
      lucrare (MAZZETTE!MAZZETTE!MAZZETTE)
      dei posti di lavoro in italia se ne fregano.
      Povera Italia!

    • ciccio ha detto:

      Analisti andate a prenderlo in kulo. Siete come quelle merde delle agenzie di rating(s&p finth e compagnia bella). Come nel 2008 la lehman brother secondo loro era a posto poi si è visto più di seicento miliardi( leggasi 600 miliardi) di dollari di debiti e poi é successo quello che tutti sanno. Quindi analisi statevene zitti.

    • Vittorio ha detto:

      Sergio non manderà in produzione nuovi modelli per il semplice fatto che si sta giocando la carta della fusione con n qualche grande gruppo, così da poter risparmiare qualche miliardo e avere dietro alle spalle un paracadute, per questo credo che a breve ho inizio anno dopo completamento scorporo Ferrari,

    • sbiellato sabbionese ha detto:

      io ho imparato ad analizzare bene i risultati per poi rilanciare…..
      sono d’accordo con ciccio ,,,,prima è tutta aria fritta e tendenziosa…….
      gli altri sono troppo invidiosi e ci temono
      hanno paura di una rinascita all’italiana
      io ci spero
      forza e coraggio italiani …………

    • Tiago92 ha detto:

      Per me il problema è che in Germania comparano auto tedesche, in Francia auto francesi è in Italia vedo fin troppo poche Fiat, Lancia, Alfa Romeo è questo il problema…se in Italia acquistassero più Italiano sarebbe un bene per tutta la nazione !!!

    • speed ha detto:

      @:Tiago Giustissimo ,in Germania la Publica Amministrazione e`praticamente costretta
      a comprare auto /moto/ camion,ecc.solo
      da costrttori tedeschi e anche per le auto
      aziendali private il discorso non cambia.
      al contrario nell`Italia delle” Mazzette”
      cercano di comprare le auto da diversi costruttori,
      praticamente se fossero costreti a comprare italiano
      non potrebbero incassare un cacchio,ma comprando
      da dieci diversi costruttori incassano da dieci
      fonti diverse.POvera Italia in che mano siamo messi!

    • gigi ha detto:

      Perché lo Stato non si auto-obbliga a comprare auto italiane per i vertici, anziché vedere sempre e solo Audi e BMW?

    • ROSICONI ha detto:

      Sarà perchè a parità di prezzo le auto straniere danno di più………oltre all immagine …..Visto che di auto italiane che si salvano si contano sulle punte delle dita…………

    • Italia ha detto:

      @ROSICONI Il classico italiano medio

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