WP_Post Object ( [ID] => 155134 [post_author] => 18 [post_date] => 2015-06-30 23:55:12 [post_date_gmt] => 2015-06-30 21:55:12 [post_content] => Il disastro delle libere ed il mezzo disastro delle qualifiche, il giorno dopo, sono ormai un semplice ricordo. Per la gara solo buoni propositi: per me, comunque, il vero avversario resta il cronometro. Pensare di fare il "rimontone" è assolutamente utopistico, ma scendere sotto il muro dell' 1'23", girando così sul passo dei migliori, è qualcosa che non posso non fare. Se non lo facessi, passerei notti insonni a rimproverarmi di non essere stato in grado di tenere il passo dei "piloti" del campionato, tormentandomi per essere soltanto un semplice giornalista di auto con il pallino della pista. Che poi l'evidenza è proprio quella: si può essere bravi quanto si vuole dietro ad un volante, ma non ci si improvvisa piloti dall'oggi al domani. Ci vuole esperienza, su esperienza, su esperienza. Ed in questo aiuta anche l'essere stati messi sul kart quando si aveva ancora il pannolino (cosa che nel mio caso non è mai accaduta). Esperienza che, ad esempio, non manca ad uno dei concorrenti del campionato: un signore sulla cinquantina che ero sicuro di aver già visto da qualche parte. Signore che, dopo una chiacchierata, scopro essere l'istruttore di guida con cui avevo fatto un corso di guida su minicar, organizzato dalla scuola all'epoca dell'liceo, quando avevo ancora 14 anni - strani giochi del destino. Sin dalla partenza, comunque, mi è chiara una cosa: mi manca decisamente la "bagarre", cosa che si acquisisce soltanto, appunto, con l'esperienza. Pronti via, sin dalla prima curva, staccate a ruote fumanti, sportellate, toccatine, i concorrenti della Green Hybrid Cup non si risparmiano di certo in quanto a colpi più o meno leciti. In tutto questo, io, da ospite, ho cercato di guardarmi bene da qualsiasi contatto: ok la prestazione, ma restituire la macchina sana e salva a Kia e BRC non poteva che essere la priorità assoluta. E così, quando il gruppone si è sgranato dopo le prime tornate, è arrivato il momento della verità: quello della sfida con il cronometro. Ripenso a quei punti dove potevo migliorare: più velocità in ingresso alle Acque Minerali, entrare meno forte alla Villeneuve per poter tornare prima sul gas e portare più velocità in uscita. Finalmente sento di esserci, sembra tutto più facile, c'è più dialogo tra me e la Venga preparata da BRC. Cerco di curare anche l'uso del Kers, ed alla fine, con grandissima soddisfazione, arriva un 1'22" basso, che poi diventa anche il passo gara: niente male, perché sono gli stessi tempi su cui girano i primi (che nel frattempo, però, hanno preso una decina di secondi di vantaggio). Fa anche caldissimo, e per tenere quel ritmo, lo confesso, devo avere tantissima concentrazione e faccio non poca fatica. Mi chiedo come facciano quegli alieni dei piloti di F1, con ben altre potenze e velocità. Verso fine gara, quando mancano circa 5 minuti dall'ultimo giro che ci porterà sotto la bandiera scacchi, prendo una decisione: dal momento che non riesco ad avvicinarmi alla vettura che mi precede a poca distanza, e dato che non c'è nessuno nello specchietto retrovisore, alzo un po' il ritmo per tentare di preservare le gomme in ottica di gara 2. Taglio il traguardo in un modestissimo 11° posto, con la consapevolezza, però, di essere riuscito a girare sui tempi dei primi, ma ancor di più con l'accresciuta consapevolezza che, alla fine, con l'esperienza, si può sempre migliorare. Magari non diventare un campione, ma dal disastro delle libere ai progressi in gara uno il cambiamento è stato sorprendente: sono passato da essere un brocco totale a potermela giocare con gran parte dei concorrenti. Non male, se non altro perché, comunque, era appena la terza gara fatta nella mia brevissima carriera da "giornalista da pista", nonché la prima volta che affrontavo Imola. Mica il kartodromo dietro casa... Per questa fantastica esperienza ringraziamo: -Kia Motors Company Italy -Brc ed il suo staff -Luca Contartese [post_title] => Kia Green Hybrid Cup: quando motorsport ed ecologia vanno a braccetto [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => kia-green-hybrid-cup-quando-motorsport-ed-ecologia-vanno-a-braccetto-3 [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2015-07-01 00:00:54 [post_modified_gmt] => 2015-06-30 22:00:54 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.motorionline.com/?p=155134 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

Kia Green Hybrid Cup: quando motorsport ed ecologia vanno a braccetto

Il nostro racconto dell'emozionante gara 1 di Imola

Kia Green Hybrid Cup: quando motorsport ed ecologia vanno a braccetto

Il disastro delle libere ed il mezzo disastro delle qualifiche, il giorno dopo, sono ormai un semplice ricordo. Per la gara solo buoni propositi: per me, comunque, il vero avversario resta il cronometro. Pensare di fare il “rimontone” è assolutamente utopistico, ma scendere sotto il muro dell’ 1’23”, girando così sul passo dei migliori, è qualcosa che non posso non fare. Se non lo facessi, passerei notti insonni a rimproverarmi di non essere stato in grado di tenere il passo dei “piloti” del campionato, tormentandomi per essere soltanto un semplice giornalista di auto con il pallino della pista. Che poi l’evidenza è proprio quella: si può essere bravi quanto si vuole dietro ad un volante, ma non ci si improvvisa piloti dall’oggi al domani. Ci vuole esperienza, su esperienza, su esperienza. Ed in questo aiuta anche l’essere stati messi sul kart quando si aveva ancora il pannolino (cosa che nel mio caso non è mai accaduta). Esperienza che, ad esempio, non manca ad uno dei concorrenti del campionato: un signore sulla cinquantina che ero sicuro di aver già visto da qualche parte. Signore che, dopo una chiacchierata, scopro essere l’istruttore di guida con cui avevo fatto un corso di guida su minicar, organizzato dalla scuola all’epoca dell’liceo, quando avevo ancora 14 anni – strani giochi del destino. Sin dalla partenza, comunque, mi è chiara una cosa: mi manca decisamente la “bagarre”, cosa che si acquisisce soltanto, appunto, con l’esperienza. Pronti via, sin dalla prima curva, staccate a ruote fumanti, sportellate, toccatine, i concorrenti della Green Hybrid Cup non si risparmiano di certo in quanto a colpi più o meno leciti. In tutto questo, io, da ospite, ho cercato di guardarmi bene da qualsiasi contatto: ok la prestazione, ma restituire la macchina sana e salva a Kia e BRC non poteva che essere la priorità assoluta. E così, quando il gruppone si è sgranato dopo le prime tornate, è arrivato il momento della verità: quello della sfida con il cronometro. Ripenso a quei punti dove potevo migliorare: più velocità in ingresso alle Acque Minerali, entrare meno forte alla Villeneuve per poter tornare prima sul gas e portare più velocità in uscita. Finalmente sento di esserci, sembra tutto più facile, c’è più dialogo tra me e la Venga preparata da BRC. Cerco di curare anche l’uso del Kers, ed alla fine, con grandissima soddisfazione, arriva un 1’22” basso, che poi diventa anche il passo gara: niente male, perché sono gli stessi tempi su cui girano i primi (che nel frattempo, però, hanno preso una decina di secondi di vantaggio). Fa anche caldissimo, e per tenere quel ritmo, lo confesso, devo avere tantissima concentrazione e faccio non poca fatica. Mi chiedo come facciano quegli alieni dei piloti di F1, con ben altre potenze e velocità. Verso fine gara, quando mancano circa 5 minuti dall’ultimo giro che ci porterà sotto la bandiera scacchi, prendo una decisione: dal momento che non riesco ad avvicinarmi alla vettura che mi precede a poca distanza, e dato che non c’è nessuno nello specchietto retrovisore, alzo un po’ il ritmo per tentare di preservare le gomme in ottica di gara 2. Taglio il traguardo in un modestissimo 11° posto, con la consapevolezza, però, di essere riuscito a girare sui tempi dei primi, ma ancor di più con l’accresciuta consapevolezza che, alla fine, con l’esperienza, si può sempre migliorare. Magari non diventare un campione, ma dal disastro delle libere ai progressi in gara uno il cambiamento è stato sorprendente: sono passato da essere un brocco totale a potermela giocare con gran parte dei concorrenti. Non male, se non altro perché, comunque, era appena la terza gara fatta nella mia brevissima carriera da “giornalista da pista”, nonché la prima volta che affrontavo Imola. Mica il kartodromo dietro casa…

Per questa fantastica esperienza ringraziamo:
-Kia Motors Company Italy
-Brc ed il suo staff
-Luca Contartese

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