Mini Cooper 5 Porte, mi si è allungata la Mini! [PROVA SU STRADA]

Guadagna 16 cm e soprattutto 2 porte, mantenendo la “guida kart”

La versione “compromesso” che mancava, con spazio in più per passeggeri e bagagli, senza rinunciare al vero spirito della Mini. Si allunga nella porzione posteriore, con più spazio per le gambe grazie al passo incrementato ed un bagagliaio degno di tale nome (+67 litri). Una Mini da famiglia con il kart feeling

Mini Cooper 5 porte – Se proprio chi vi scrive è stato costretto a vendere una Cooper S prima serie (dell’era BMW ovviamente) a qualche mese della nascita della sua prima figlia, il motivo di creare una Mini più lunga, con 5 porte ed un buon bagagliaio, è presto trovato. Di quella Mini conservo tanti bei ricordi, soprattutto di guida, ma anche alcuni legati alla necessità di abbattere gli schienali dei sedili posteriori ogni volta che le esigenze di carico andavano oltre alle poche cose per un week end. Oppure i rari viaggi in 4 con i passeggeri dietro che scendevano con le gambe doloranti per il poco spazio a loro disposizione. Già da qualche anno per chi ha famiglia c’è la Countryman, ma al di là di un prezzo più impegnativo (una Cooper 3 porte è a listino a 20.700 euro, per la sorella crossover ce ne vogliono 24.250) si tratta di due concetti piuttosto distanti uno dall’altro. La sportività della Mini si perde un po’ nel passaggio a Countryman, che è sostanzialmente un’altra auto, con pochi punti di contatto con la Mini “normale”. Ecco che allora l’idea di una 5 porte realizzata modificando la 3 ha un suo senso ben giustificato, anche dal prezzo, che è solo leggermente più elevato della hatchback da cui deriva (800 euro in più circa). I pochi chili e centimetri in più non inficiano quasi per nulla il piacere di guida, mentre rendono l’auto ben più fruibile. Abbiamo testato la versione Cooper dotata del benzina 3 cilindri da 1,5 litri di Casa BMW, vediamo come va.

Design e Interni:

 ★★★★☆ 

Crescono le dimensioni, le proporzioni restano buone e sono nuove solo al posteriore

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Lo abbiamo anticipato, ci possiamo girare intorno quanto vogliamo, ma una Mini a 5 porte, volente o nolente, resta un compromesso. Anche una “normale” segmento C negli allestimenti più sortivi viene solitamente scelta nella versione a 3 porte, anche con ingombri e proporzioni identiche, perché la seconda porta toglie un po’ di appeal all’immagine generale della vettura. Nel caso della Mini addirittura tutta la parte dal secondo montante in poi cambia radicalmente, per far spazio ai passeggeri posteriori ed al bagagliaio. Non è una rivoluzione vera e propria, perché c’era la volontà di conservare le caratteristiche della pepata hatchback, sia a livello di guida che estetico. Dobbiamo ammettere che il risultato non è affatto malvagio, i circa 16 cm in più di lunghezza (che resta sotto quota 4 metri con 398 cm), di cui 7 di passo ed i restanti di sbalzo posteriore, non pesano troppo sull’equilibrio della vettura. Di contro l’abitabilità e la capacità del bagagliaio (da 211 a 278 litri) salgono di non poco, consentendo di fatto un altro utilizzo della Mini. Da fuori il frontale è quello della piccola di Casa Mini, la larghezza infatti è identica. Dalla linea del secondo montante cambia molto, ma non tutto. Cresce la lunghezza, si alza anche (di un paio di cm circa) il tetto, per avere più spazio dentro. 7 centimetri in più di passo hanno consentito di far posto a 3 persone dietro (anche se si viaggia comodi solo in 2), oltre alle 2 piccole porte posteriori. Molto meglio di un accesso da quelle anteriori, però qualche difficoltà data dagli spazi contenuti resta. Passi in avanti da gigante, perché due adulti non soffrono nemmeno un viaggio di ore. Un compromesso si, ma con un risultato lodevole e che merita la piena promozione: minime rinunce estetiche, grandi vantaggi in termini di abitabilità.

Interni: Stile e qualità a profusione, anche se gran parte è merito di costosi optional
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Spesso ci troviamo a provare auto piene zeppe di costosi optional, che possono cambiare la percezione delle qualità dell’auto “di base”. Le rare volte che saliamo su esemplari privi anche dei più scontati degli accessori il ragionamento è proprio quello opposto: si finisce per credere di essere stati condizionati in modo negativo dalla mancanza di qualche gadget oramai obbligatorio. Nel caso della Mini di questa prova il peso degli optional arriva a superare il 60% del prezzo di listino dell’auto. Difficilmente un cliente che debba pagare di tasca il conto finale oserebbe tanto. Di fatto, optional o meno, salire a bordo di questa auto regala una sensazione di qualità che difficilmente una segmento B può eguagliare. Tanta tecnologia, sia in termini di infotainment che di sicurezza attiva e passiva, ma soprattutto materiali pregiati, cuoio e plastiche belle a vedersi e piacevoli al tatto, in questo caso in gran parte di serie. Per dare un giudizio non di parte avremmo dovuto avere il riscontro di un esemplare standard, è innegabile, però separarci dal suo abitacolo a fine prova è stato un bel sacrificio.

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Si capisce l’appartenenza del marchio a BMW, sia per la qualità che per i comandi tipici della casa teutonica, come per il comodo “rotellone” di comando del sistema di infotainment, posizionato sul tunnel e con la parte superiore utilizzabile in modalità touch, ad esempio per scrivere lettere per lettera l’indirizzo di destinazione per il navigatore. Solo i tasti meritano una piccola nota negativa, perché vanno conosciuti a memoria, altrimenti per cercarli lo sguardo si allontana troppo dalla strada, in modo molto pericoloso. Comodi, per chi è alle prese con seggiolini, passeggini e ovetti vari, la presenza degli attacchi Isofix anche davanti (optional dal modesto costo di 95 euro insieme all’opzione per disinserire l’airbag anteriore). Molte Case preferiscono farne a meno anche per motivi di sicurezza (il posto del passeggero è guarda caso noto anche come “il posto del morto”), ma è indubbio che una mamma che viaggi con un neonato abbia la vita facilitata anche solo dal fatto che il piccino la riesca a guardarla, cosa impossibile sui posti dietro. Sempre sul tema, lo spazio dietro è sufficiente per piazzare gli accessori dedicati ai più piccini, che ci stanno giusti giusti, come potete vedere da questa foto in cui si intravede una manina della piccola Beatrice.

Comportamento su Strada:

 ★★★★☆ 

Il feeling è quello del tre porte, malgrado le dimensioni cresciute

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A volte qualcuno dice di sentire differenze tra allestimenti di auto che spostano di pochissimo il baricentro e le quote, qualcuno farà lo stesso con la Mini 5 porte, teorizzando sul fatto che i 16 cm in più, o il passo allungato cambino radicalmente le doti della Mini. Noi non la pensiamo così. Anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta, sono più le differenze tra la hatchback di prima generazione e la tre porte attuale con pianale condiviso con la serie 2 BMW, che quelle tra le attuali 3 e 5 porte. In tutta franchezza, senza buttare un occhio allo specchietto laterale, da cui si intravedono le due maniglie esterne, sono davvero pochi i segnali che siamo al volante della 5 e non di una 3 porte

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La Mini è piuttosto rigida e ben piantata, forse anche troppo rigida proprio per compensare il telaio che è ben lontano dall’unico vero “kart feeling” delle prime generazioni. Però i circa 60 kg in più per aggiungere le due porte in più, non ne cambiano di molto la dinamica di guida, che resta molto piacevole. I cerchi di serie sono da 15”, ma si può salire di misura con quelli opzionali, fino ad arrivare ai 18”. La nostra Mini Cooper 5 porte aveva una gommatura piuttosto sportiva, con i suoi 205/45 R17, che assecondava due delle doti di questa auto: la reattività e la stabilità. Il passo allungato, soprattutto nelle curve veloci, rende il 5 porte migliore del 3, senza che cambi molto in termini di maneggevolezza sullo stretto. Le differenze ci sono, ma sono davvero molto limitate e percepibili solo con una guida al limite e sulle strade giuste. Le sospensioni hanno le medesime geometrie e non ci sono grosse differenze nelle reazioni allo sterzo, che resta molto preciso.

Motore e Prestazioni:

 ★★★★☆ 

3 cilindri pieni di belle sorprese

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Sono parecchi anni che si parla di dowsizing e che le Case vanno in questa direzione. Le innumerevoli occasioni in cui questo tema è stato oggetto di discussioni tra appassionati, noi ci siamo schierati tra i sostenitori del concetto che, se il passaggio a frazionamenti e cubature più ridotti viene colto nel modo giusto, per innovare e sviluppare propulsori degni di nota, non tutto il male viene per nuocere. Provando la Cooper con il 1.500 a tre cilindri il pensiero non può non andare al quattro cilindri della prima Mini, che in versione aspirata era una sofferenza. La buona brillantezza agli alti si accompagnava infatti ad una erogazione completamente vuota ai bassi regimi. La cosa era così evidente che in versione Cooper S, che si giovava di una sovralimentazione con compressore volumetrico, che ha il pregio di riempire l’erogazione in basso, i consumi, con una condotta di guida analoga, finivano per essere inferiori, perché si poteva sfruttare meglio il propulsore, senza avere l’obbligo di tirare le marce. Un confronto con la attuale Cooper è quasi improponibile. Le meraviglie della sovralimentazione Twinpower Turbo rendono il piccolo tre cilindri un portento proprio ai bassi regimi, con una coppia di 220 Nm erogata ad appena 1.250 giri, cose che nemmeno un diesel riesce a fare. In più è estremamente silenzioso, al punto che, se non si tira una marcia, chi è a bordo non capisce nemmeno che si tratti di un 3 o di un 4 cilindri. In alto invece il tipico sound da “frullino” si fa sentire, accompagnato da un bel tiro, che consente alla Cooper di strappare un 8,2 secondi sullo 0-100, con una velocità massima di 207 Km/h. Rispetto alla 3 porte il peso in più si traduce in una piccola differenza di prestazioni, impercettibile in termini di velocità massima, di circa 3 decimi sullo 0-100 Km/h. Nella nostra prova su strada abbiamo testato il cambio a 6 marce automatico (optional da 1.750 euro), che ben si abbina a questa unità. L’assenza della frizione si fa apprezzare in città e nel traffico, senza che si perda in termini di sportività. In opzione si possono avere anche i Mini Driving Modes che permettono di modificare le impostazioni anche delle sospensioni scegliendo tra Sport, Mid e Green. Oltre alla risposta dell’acceleratore nel nostro caso si va ad agire sul funzionamento del cambio. Si apprezza anche l’accorgimento di poter “veleggiare” in rilascio in modalità Green, evitando di sfruttare il freno motore quando non serve. Basta poi toccare il freno prima di una curva o in discesa per “far capire” al cambio che sia necessario rimettere in marcia.

Consumi e Costi:

 ★★★★☆ 

Consumi molto buoni con la guida giusta, prezzo base allettante, ma attenzione agli optional
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Anche in termini di consumi ci sono piccole differenze rispetto alla 3 porte, ma nulla di eclatante. Il dato dichiarato in ciclo combinato è di 4,7 litri ogni 100 Km percorsi, noi abbiamo rilevato un valore molto altalenante, in funzione dello stile di guida. Tipico di questo tipo di motorizzazioni di cubatura ridotta e sovralimentate. Se si guida in relax, magari utilizzando la modalità Eco, si possono ottenere risultati eccellenti (ma non sbalorditivi), viceversa, basta tenere uno stile di guida un po’ più sportivo che passare gli 8 l/100 Km diventa estremamente facile. Abbiamo rilevato un 6,7 in autostrada a velocità da codice, mentre a fine prova, dopo aver percorso circa 1.300 Km, in modo ed in condizioni diversificati, il dato medio si era attestato intorno ai 7 litri ogni 100 Km. Da segnalare che delle tre modalità di guida viene sempre utilizzata quella standard (la Mid) all’accensione della vettura. Se volete sfruttare i vantaggi della Green, occorre selezionarla ogni volta. Per il prezzo, il listino della Mini 5 porte parte dai 19.100 della One, mentre una Cooper come questa parte da 21.600. Si arriva poi fino alla Cooper SD Business XL da 170 cavalli e 29.400 euro (oltre a 2 cm in più di lunghezza). Attenzione che dai prezzi del listino, attingendo dalla lista degli optional, si può salire parecchio. Un esemplare come quello da noi guidato, ad esempio, passa abbondantemente la soglia dei 30 mila euro, avvicinandosi addirittura a 35.000. Non pochi per la vettura che è, anche se di immagine e di qualità.

Pro e Contro

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Spazio in più senza perdere il kart feeling, look alla moda e valore del Brand.In estetica perde qualcosa, lo spazio interno è comunque piuttosto contenuto, con un po’ di optional il prezzo si fa salato.

:Mini Cooper 5 porte: la Pagella di Motorionline

Motore:★★★★☆ 
Accelerazione:★★★½☆ 
Ripresa:★★★★☆ 
Cambio:★★★★½ 
Frenata:★★★★½ 
Sterzo:★★★★½ 
Tenuta di Strada:★★★★½ 
Comfort:★★★★☆ 
Infotainment:★★★★½ 
Abitabilità:★★★★☆ 
Bagagliaio:★★★½☆ 
Posizione di guida:★★★★☆ 
Dotazione:★★★★☆ 
Prezzo:★★★★☆ 
Design:★★★★☆ 
Finitura★★★★½ 
Piacere di guida:★★★★½ 
Consumi:★★★★☆ 

Le fotografie di questa prova sono state realizzate con una fotocamera Full-Frame Mirrorless Sony A7 con obiettivo Vario-Tessar T FE 24-70 mm F4 ZA OSS

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