Lady BMW lascia in eredità ai figli le proprie azioni

Il figlio Stefan ha superato la quota del 30%

Johanna Quandt ha lasciato in eredità ai propri figli la sua quota di maggioranza relativa (16,7%) che deteneva in BMW. L'ex moglie di Herbert Quandt aveva anche il diritto di voto nel marchio di Monaco di Baviera. Per il momento il figlio Stefan non presenterà un'offerta di acquisto all'Autorità della Borsa tedesca, come previsto per chi supera la soglia del 30% in una società
Lady BMW lascia in eredità ai figli le proprie azioni

BMW – Johanna Quandt, deceduta il 3 agosto scorso all’età di 89 anni e azionista di maggioranza del gruppo tedesco Bmw, ha lasciato in eredità ai figli le proprie azioni con diritto di voto nel marchio di Monaco di Baviera. La miliardaria tedesca fu la terza moglie ed ex segretaria di Herbert Quandt, l’imprenditore che trasformò BMW nel leader mondiale delle auto di lusso e dal quale ereditò, nel 1982, la quota di maggioranza relativa (16,7%) nell’azienda. Complessivamente la famiglia Quandt detiene il 46,8% dell’azienda grazie alle quote in mano ai due figli Stefan e Susanne.

Ora, come risulta da una comunicazione della stessa Bmw, a Stefan Quandt e a Susanne Klatten è passata anche la quota di maggioranza relativa (16,7%) con diritto di voto, detenuto dalla madre, in qualità di “beneficiari congiunti di una successione indivisa“. La quota di azioni con diritto di voto di Susanne, inclusa la partecipazione precedente, si colloca adesso al 29,3%, pari a oltre 174 milioni di azioni con diritto di voto, e quella di Stefan al 34,19%, pari a circa 205,83 milioni.

Avendo superato la soglia del 30%, secondo la normativa tedesca, Stefan Quandt dovrebbe presentare un’offerta di acquisto all’Autorità della Borsa tedesca, ma il portavoce della famiglia ha detto all’agenzia Dow Jones che il figlio dell’imprenditore, che fece grande il marchio di Monaco di Baviera, intende utilizzare una norma in deroga a questa richiesta prevista dalla legge. Alla Borsa di Francoforte i titoli Bmw sono in calo di oltre il 4% a 89,6 euro a seguito della svalutazione dello yuan, che penalizza in particolare i costruttori di auto con una importante presenza nell’ex Celeste Impero.

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