Dieselgate: il disastro Volkswagen non si arresta

Daimler ha smentito qualsiasi coinvolgimento

Il Dieselgate va avanti. Il marchio tedesco ha comunicato ufficialmente quali siano i modelli coinvolti nello scandalo delle emissioni ed, intanto, Daimler ha ribadito il suo non coinvolgimento, Invece, Auto Bild ha ritrattato le accuse lanciate a BMW, mentre i vertici Volkswagen stanno letteralmente cambiando i connotati
Dieselgate: il disastro Volkswagen non si arresta

Dieselgate – Volkswagen ha diffuso l’elenco dei modelli su cui ha montato il software per ingannare i test sulle emissioni. Volkswagen: Golf, Beetle, Tiguan, Passat e Jetta. Audi: A1, A3, A4 e A6. Skoda: Fabia, Roomster, Octavia e Superb. Veicoli commerciali: Caravelle e Multivan, Caddy, Kombi, il pick up Amarok e il van Crafter. Nel mirino ci sarebbe anche la Seat Leon. Intanto, un portavoce del marchio di Wolfsburg ha reso noto che Volkswagen ha bloccato negli Usa la pubblicità con la quale ha continuato a promuovere le sue auto dal “diesel pulito”.

Con una nota ufficiale, invece, Daimler AG ha smentito qualsiasi possibile coinvolgimento nella vicenda Volkswagen e ha affermato la propria disponibilità ”a fornire qualunque veicolo per eventuali test” e la propria volontà a ‘‘lavorare in stretto contatto e in maniera costruttiva con le autorità tedesche, europee e statunitensi”. Nel comunicato si preannuncia anche la valutazione della possibilità di adire a vie legali nei confronti dell’organizzazione non governativa Deutsche Umwelthilfe (DUH). Questa con le sue richieste inoltrate in mattinata aveva creato sospetti circa la correttezza dei dati relativi ai motori del gruppo. Inoltre, Daimler non solo afferma di non avere mai utilizzato metodi per alterare le emissioni ma che ”non verranno mai impiegati da Daimler.” Questo vale sia per i motori benzina sia diesel. Invece, Auto Bild ritira le accuse sulle emissioni di gas inquinanti di Bmw, che, secondo la testata tedesca, superebbero notevolmente gli standard legali. L’articolo non intendeva accusare, ha spiegato Auto Bild, di aver adottato, come Volkswagen, espedienti che consentissero di frodare i controlli sulle emissioni, in quanto non c’è “nessuna prova” al riguardo.

Faremo di tutto per riconquistare fiducia passo dopo passo.” ha detto il nuovo ad di Volkswagen, Matthias Mueller, ormai ex Porsche. Un cambio di vertice che non ha riguardato solo la posizione dell’ad: lascia, infatti, anche il capo delle vendite e marketing Christian Klinger (per motivi che la casa dice non legati agli ultimi eventi), sostituito dal capo di Seat Juergen Stackmann, il cui posto è stato preso dall’italiano Luca De Meo, ex manager Fiat, mentre rimane al suo posto Michael Horn, presidente e ad in Usa. Le dimensioni dello scandalo delle emissioni alterate diventano, intanto, sempre più gravi soprattutto in Europa. Ieri in un’audizione al Bundestag il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, ha annunciato che sono 2,8 milioni i veicoli Volkswagen in circolazione in Germania dotati del software illegale che consente di aggirare i controlli sulle emissioni.

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