Steve McQueen – Una Vita Spericolata: Quando è l’amore per le corse a guidarti

Steve McQueen – Una Vita Spericolata: Quando è l’amore per le corse a guidarti

Il film sarà nelle sale dal 9 all'11 novembre

In un biopic documentario la passione per l'automobilismo di una delle icone del cinema del nostro tempo e il suo tentativo di raccontarlo nel film Le 24 Ore di Le Mans
Steve McQueen – Una Vita Spericolata: Quando è l’amore per le corse a guidarti

“Life is racing everything else is waiting”. La vita sono le corse, tutto il resto è attesa. Poche battute con cui Steve McQueen forse non volendo, ha racchiuso la sua essenza in costante conflitto con due anime, quella dell’attore, che lo ha consacrato al mondo, e quella del pilota, il sogno accarezzato che lo ha portato a consumarsi.

“Una vita Spericolata” ( The Man & Le Mans ) documentario nei cinema per appena tre giorni, racconta questo, o meglio si concentrata sul grande obiettivo del ragazzo dell’Indiana. Raccontare l’automobilismo nel modo più nudo e crudo possibile, quasi da renderlo tangibile.

Il tentativo si chiama “Le 24 Ore di Mans” (Le Mans), pellicola sulla gara simbolo tra quelle di durata, molto amate da Terence Steve tanto da aver lui stesso disputato la 12 Ore di Sebring nel ’70.

Senza linee guida o canovaccio il film non ha una direzione chiara. L’idea di base è riprendere tramite una camera on-board montata proprio sulla 908 che era stata protagonista in Florida la corsa della Sarthe nel suo reale svolgimento. Il resto è nebbia. La trama inesistente. Il lavoro della troupe, in bilico in una sorta di surplace si prolunga. Le spese salgono a dismisura, si sfora il budget di parecchi milioni di dollari. Nel girato fatto ad hoc un incidente mette la produzione di nuovo in pausa. David Piper, professionista che assieme a Derek Bell e Jonathan Williams aveva accettato di prestarsi a fare la comparsa, va a sbattere violentemente contro le barriere. Perderà parte della gamba destra.

Dopo sei mesi d’impegno, un passaggio della regia da John Sturges a Lee H. Katzin, il cambio di casa produttrice dalla Solar alla Cinema Center Films e divergenze su chi dovesse vincere tra Ferrari e Porsche, piuttosto che sull’importanza della storia d’amore, per il “King of Cool” sin dal principio elemento secondario, si arriva alla fine.

La data d’uscita è il 23 giugno del 1971. Se si pensa all’investimento finanziario e ai travagli umani che ha provocato in corso d’opera il primo responso del botteghino è un flop. Solo successivamente verrà riabilitato come prodotto d’eccellente realismo.

Lui invece, l’affascinante biker de La Grande Fuga segnato da un’infanzia trascorsa in una scuola di correzione, da una gioventù nei Marines e da un’età adulta immersa nell’affermazione della ribellione come diritto e principio, piuttosto provato da un’impresa per cui aveva dato il cuore ma che non aveva convinto quanto avrebbe voluto, sarà ancora protagonista in Papillon, Gateway e L’inferno di Cristallo con il rivale Paul Newman, prima di andarsene a soli cinquant’anni il 7 novembre del 1980 per un tumore ai polmoni dovuto all’esposizione all’amianto secondo analisi contenuto nelle tute e in generale nell’abbigliamento dei corridori.

Diverso dai biopic che vogliono rappresentare la realtà attraverso terzi, Steve McQueen – Una vita spericolata, vale la pena di essere guardato anche solo per il fatto che è lui stesso a narrarti la sua storia e a farti immergere negli eventi. Gli amanti degli sport motoristici proveranno qualche brivido. I più estremi anche un pizzico di commozione.

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