Maserati Biturbo: da icona degli anni ’80 a bistrattata auto d’epoca [SPECIALE FOTO]

I segreti e le ragioni di un fascino senza fine

Un'auto dal fascino unico e particolare. La Maserati Biturbo del 1982 ha segnato una generazione e resta ancora oggi una vettura per intenditori, pur senza dimenticare i suoi difetti. Scopriamola insieme

La Maserati Biturbo non è solo un’auto, ma anche una serie di ricordi e di emozioni che chi ha vissuto gli anni ottanta non ha potuto dimenticare. L’ebbrezza di una gran turismo che era offerta a venti milioni nel 1981 era qualcosa di inedito nel variegato panorama delle auto sportive di allora. Era, infatti, un coupé dalla straordinaria potenza, un motore V6 da 2.000 cc, l’aspetto molto piacevole, cambio ZF, una discreta dotazione di accessori, e, per la prima volta su un’auto di grande serie, due turbocompressori. Era soprattutto la sfida di Alejandro De Tomaso, imprenditore argentino emergente e arrembante, alle Alfa Romeo e alle Lancia. Per questi motivi chi ha vissuto gli anni ottanta non può scordare della Biturbo l’accelerazione brutale, il simbolo di novità e di status sociale che rappresentava, il rombo secco specie delle prime versioni a carburatori e quanto gli alfisti e i lancisti di allora fossero sorpresi da queste novità.

Oltre trent’anni dopo non rimane che un ricordo sbiadito della Biturbo, e, in effetti, i motivi di ciò non mancano. Nei primi anni, infatti, fu palese come la fretta di portare sul mercato la vettura ne aveva impedito un corretto sviluppo tecnico; specialmente la novità dei due turbocompressori e le altissime temperature che sviluppavano rendevano necessaria una laboriosa procedura di raffreddamento del motore. Non mancarono guasti ripetuti, persino rischi di incendio nelle versioni esportate negli USA. Solo un paio d’anni dopo, nel 1983, la Maserati corresse i difetti più evidenti con una totale revisione dell’impianto di raffreddamento dei turbo, peraltro dal 1986 i carburatori vennero rimpiazzati da un moderno impianto ad iniezione elettronica. Nonostante ciò, la serie Biturbo ebbe uno straordinario sviluppo per quanto riguarda la varietà e la tipologia di modelli. A due porte, a quattro porte, spider, con motore via via potenziato, persino con motore 2.500 cc e 2.800 cc e cavalleria via via crescente fino ad arrivare ai 326 cavalli del V8 della Shamal e ai 370 della 3200 GT. Non tutti sanno, ad esempio, che il telaio e il motore, nella declinazione a sei e ad otto cilindri, furono usati fino al 2000 per auto prestigiose come la Quattroporte e la 3200 GT. In ogni caso la Biturbo è un mondo a parte, qualcosa di completamente diverso dalle auto di oggi, e quindi richiede il gusto e la consapevolezza di accostarsi ad un mondo ormai lontano.

maserati-biturbo-1989_02

Gli interni erano all’epoca di gran lusso, ma la similpelle usata allora è risultata molto delicata, difficilmente un esemplare che non era provvisto di pellame di origine animale ha conservato gli interni intatti. La plancia presentava già dopo pochi anni un elegante orologio Maserati, con vistose lancette d’antan che, bisogna dirlo, fa sempre la sua figura. Posizione di guida un po’ infossata, cambio ZF da corsa, innesti secchi e precisi, ogni esemplare possiede il condizionatore d’aria. Non si tratta solo di un utile accessorio, ma di qualcosa di indispensabile: anche negli ultimi modelli le due turbine sviluppano una temperatura veramente altissima, che si sente subito nell’abitacolo. Naturalmente è una trazione posteriore dal motore molto potente: è quindi necessaria molta attenzione in caso di guida col bagnato o con la neve. Non sono presenti controlli elettronici della trazione o altre diavolerie moderne; solo un modello molto raro monta l’ABS anche se la seconda serie presenta delle sospensioni livellanti a comando elettrico in grado di facilitare l’uso della vettura in pista. Tutte le versioni, dalle più tranquille alle superpotenti, assicurano il calcio nei reni dell’ingresso dei turbo. L’auto letteralmente decolla, il fischio delle turbine urla nell’abitacolo: la Biturbo si trasforma da tranquilla granturismo familiare in un bolide impazzito e tonitruante. La trasformazione è subitanea ed avvincente, nessuna auto di oggi ha nulla di simile. La scarica di potenza è concentrata attorno ai 3.500 giri, di tratta di un motore sei cilindri dalle nobili ascendenze, che porta la vettura fino ai 220 km in pochi secondi. Non colpisce particolarmente lo sterzo, sebbene in alcuni modelli sia uno splendido modello in legno, è un po’ penalizzato dal servosterzo, non è molto diretto, poco sportivo, insomma non entusiasma. L’impianto elettrico non è un capolavoro, danni e difetti in questo settore provocheranno lunghe trafile presso tecnici che difficilmente sapranno dove mettere le mani.

maserati-biturbo-1989_11

Anche i consumi sono senz’altro degni di una granturismo d’altri tempi: se si riesce a fare 9 chilometri al litro in autostrada è già qualcosa che ha del miracoloso, specie non disturbando i turbo (un manometro vi avvertirà del loro funzionamento). La guida in città è estremamente scomoda, oltre al fatto che la vettura soffre inesorabilmente gli stop and go della guida cittadina, i consumi salgono in maniera vertiginosa e la cosa non regala sicuramente soddisfazioni al pilota spregiudicato. La procedura farraginosa di raffreddamento dell’auto rimane in qualche modo anche negli ultimi modelli: prima di spegnere il motore è opportuno far circolare l’olio nelle turbine con brevi accelerate. Chiunque ami le auto d’epoca conosce le peculiarità di queste vetture. Alcuni appassionati comprano appositamente i modelli meno richiesti e più economici, altri preferiscono realizzare un investimento acquistando le alternative più costose e magari più facili da rivendere. Per questo modello non si può sbagliare: la berlina a quattro porte non è molto richiesta e sebbene abbia lo stesso motore e lo stesso telaio delle altre, i cento chili in più ne penalizzano la resa di guida. Da evitare assolutamente la quattro porte a carburatori, costruita fino al 1986, penalizzata da difetti intrinseci e molteplici. Più quotate le due porte, anche loro frutto di una costante evoluzione, via via più potenti fino ad arrivare a motori a quattro valvole con la 224 con 250 cavalli, e persino alla Racing con i suoi 280 cavalli. Molto quotate, naturalmente, le “Spyder”, con una carrozzeria rinforzata e più resistente alle intemperie.

maserati-biturbo-1989_05

Il consiglio d’obbligo per queste auto è di avere sotto mano un meccanico che le conosca bene, quindi non un meccanico bravo, nemmeno un tecnico pratico delle Maserati di oggi, ma un esperto di questi modelli. La manutenzione necessaria è del tutto particolare, specie, ad esempio la pulizia del corpo farfallato, come la sostituzione della cinghia. Spesso interventi meccanici semplicissimi richiedono l’uso di ricambi appositi che non sono costosissimi, ma sono sicuramente di difficile reperibilità: i meccanici specializzati li rigenerano. In ogni grande città sono presenti esperti del modello, che si occupano della riparazione da decine d’anni, come Marcelli a Roma o Campana a Modena. La scelta di un esemplare non è un affare facile, infatti se i proprietari non hanno provveduto alla corretta manutenzione o hanno pasticciato coi turbo, le spese di ripristino saranno ingenti e largamente superiori alle poche migliaia di euro necessarie all’acquisto. Quindi la collaborazione del meccanico esperto è indispensabile anche in questa fase. Un eccellente meccanico di Roma, Andrea Marcelli, ha realizzato con successo anche la conversione della Biturbo al Gpl; una procedura che forse farà storcere il naso a molti, ma che, specie di questi tempi, sembra una interessante prospettiva. Da scongiurare in maniera assoluta impianti raffazzonati sulle versioni a carburatore. In ogni caso l’acquisto farà faville presso gli amici alfisti, che forse ignorano quanto la stessa Alfa Romeo sia corsa all’inseguimento della “moda Biturbo” con la Alfa 75 1.8 turbo e persino una Alfetta GTV turbo per il mercato sudafricano.

Pochi riconosceranno la vettura, specie la berlina; quei pochi che strabuzzeranno gli occhi saranno sicuramente dei cinquantenni ed oltre. Insomma non è un’auto per tutti, con la Biturbo si entra in un club esclusivo. Nei modelli sprovvisti di impianti adeguati sostituire lo scarico è cosa fattibile e con effetti di rilievo sulla sonorità di emissione; un’officina tedesca addirittura ha rielaborato la centralina riuscendo a ricavare un certo numero di cavalli supplementari, ma questa non è solo passione, ci si avvicina a innamoramenti d’altri tempi. Le foto si riferiscono al modello 4.18v, l’unico con ABS; il canto del cigno della serie Maserati Biturbo, prodotto dal 1989 al 1991 in soli 77 esemplari. Si tratta di foto completamente originali e non ritoccate, così come l’auto offre al lettore la possibilità di contemperare le reali condizioni di un’auto d’epoca, graffi e imperfezioni sono parte del fascino in questione.

Leggi altri articoli in Auto Storiche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati