Targhe straniere e contravvenzioni: vita dura per i furbetti, ma ci sono ancora aree grigie

Targhe straniere e contravvenzioni: vita dura per i furbetti, ma ci sono ancora aree grigie

Ve lo raccontiamo con un’esperienza diretta

Molti Comuni si sono attivati ormai da tempo per contrastare il fenomeno delle vetture con targhe straniere che venivano usate per commettere infrazioni al codice della strada senza conseguenze. Il servizio ha molti lati positivi, peccato che a volte ci si dimentichi di rispettare i termini per la notifica
Targhe straniere e contravvenzioni: vita dura per i furbetti, ma ci sono ancora aree grigie

Targhe straniere e contravvenzioni – Lo ammettiamo candidamente, anche a noi capita di commettere qualche infrazione, questa volta però c’era una valida ragione. Era il 2 gennaio dello scorso anno, mia moglie era in dolce attesa e la data in cui teoricamente sarebbe dovuta nascere Beatrice era oramai passata da tre giorni. Proprio in quel periodo in redazione avevamo in prova una vettura Infiniti, con targa tedesca. Lo ammetto in tutta sincerità, sapendo che andando verso l’ospedale avrei potuto risparmiare qualche minuto passando sotto ad un varco riservato a taxi e mezzi pubblici, avevo già “calcolato” che grazie alla targa straniera l’avrei fatta franca. Si sarebbe trattato di una infrazione non grave, oltretutto con una causa più che giusta, che avrei commesso solo se ci fosse stata l’esigenza reale di portare le mie due amate in ospedale con urgenza. Quel 2 gennaio invece ai primi segnali del travaglio non sembrava esserci alcuna fretta, con la calma che mi contraddistingue quando si tratta di ospedali e ricoveri, dove l’esperienza (purtroppo) accumulata mi aiuta a non farmi prendere dal panico, rassicuravo mia moglie mentre ci preparavamo per uscire di casa. Saliti in auto l’emozione della nascita imminente era forte, ma continuavo ad essere ben lucido. Dopo i primi minuti però, provando a cronometrare la distanza tra una contrazione e l’altra, constatavo che era decisamente il caso di allungare il passo e arrivare al pronto soccorso del reparto maternità al più presto. A questo punto l’opzione del passaggio vietato diventava d’obbligo. Nemmeno immaginavo che sarebbe potuta arrivare una sanzione, perché altrimenti avrei potuto contattare il comando della Polizia Locale ed evitare il verbale, visto che Beatrice dopo qualche ora da quel passaggio è venuta alla luce e, oltre a riempire di gioia i suoi genitori, mi ha così anche concesso un valido motivo per circolare sulla corsia riservata ai mezzi pubblici.

Passano i mesi e Beatrice cresce e compie un anno, poi il 14 gennaio 2016 mi contatta il direttore di Motorionline, che ricordando bene la data di nascita di mia figlia, mi avvisa che la corsa per farla nascere ha fruttato anche una multa. Mi crolla un mito in un attimo: le auto con targa straniera non possono commettere infrazione impunemente! Che dire, da un lato mi dispiace per la sanzione, dall’altro era ora che fosse così. Oltre agli stranieri, anche loro ben informati di questa abitudine delle forze dell’ordine italiane, erano proprio alcuni nostri concittadini a sfruttare questo “buco” con le loro auto con targa estera. Quindi ben venga che siano ora puniti e che, finalmente, anche loro paghino le multe se non rispettano il codice della strada. Tornando alla mia sanzione però, il fatto che sia trascorso più di un anno dall’infrazione, mi mette subito il dubbio che la notifica sia avvenuta fuori termine. La targa straniera è un valido motivo per avere regole diverse ed un arco temporale più dilatato, ma dai 90 giorni standard ad oltre un anno mi sembrava un po’ troppo. Così mi butto alla ricerca sul web e scovo subito la norma che fissa il termine per questi casi in 360 giorni. Riprendo il verbale e trovo due date, una antecedente di pochissimi giorni alla scadenza (21 dicembre 2015), quella in cui il documento è stato redatto, una successiva di un paio di settimane al giorno che mi avrebbe salvato, in cui è stato timbrato in ingresso dalla ditta intestataria dell’auto. A questo punto sono abbastanza sicuro che la data che conta, quella della notifica al destinatario, sia successiva al termine previsto, fissato il ben 360 giorni per permettere all’Ente tutte le attività di ricerca, individuazione del proprietario del mezzo, stesura del verbale e notifica dello stesso. La cosa mi rende felice per la buona probabilità che la sanzione non sia da pagare, ma so che, anche avendo ragione, non sarà facile ottenerne l’annullamento. Oltretutto quando si sente parlare di questi comportamenti al limite, con notifiche fuori termine in modo più o meno evidente, torna subito alla mente che qualcuno è diventato tristemente famoso negli ultimi anni grazie a fantasiose interpretazioni delle norme. Per fortuna certi “malcostumi” sono stati frenati da indicazioni ben precise giunte “dall’alto”. Ci riferiamo proprio alle notifiche fuori termine, giustificate da personalissime chiavi di lettura dell’art. 201 C.d.S. comma 1, quello che fissa il termine nei famosi 90 giorni (per auto con targa italiana). Ad essere stato messo in discussione è il giorno da cui far partire il conteggio, che per tutti è sempre coinciso con quello dell’infrazione, ma per qualche “fantasioso” Comune diventava, nel caso di utilizzo di telecamere ed apparecchiature di rilevamento automatizzato delle infrazioni, il giorno della presa visione dei fotogrammi e dell’associazione dei dati della targa a quelli del titolare del veicolo. Per fortuna a porre fine a questa confusione interpretativa (oltre che alla giustificata arrabbiatura dei cittadini che si sono sentiti presi per i fondelli) ci ha pensato direttamente il Ministero dell’Interno, che con la nota n. 0016968 del 7 novembre 2014 ha ristabilito che “il dies a quo per la decorrenza del termine in questione, di regola, non può che essere individuato in quello della commessa violazione”.

Tornando al nostro verbale inizio a studiare come far valere le mie ragioni, più che per l’importo della sanzione, per una questione di principio, perché mi infastidisce parecchio la convinzione che queste multe arrivate sul filo o oltre il termine siano un gesto scorretto nei confronti dei cittadini, più che un errore. Forse sarò poco avvezzo a credere alla buona fede altrui, ma il dubbio è che, quando un verbale viene steso in data 21 dicembre, sapendo che il termine per notificarlo è il 28, avendo quindi a disposizione due giorni lavorativi per una notifica all’estero, forse qualcuno “ci sta provando”. La speranza è di essere nel torto, ma vien da pensare che a qualcuno sia venuto in mente che ad un residente all’estero le norme italiane sui termini di notifica non siano note e nemmeno facili da reperire, per chi molto probabilmente non parla la nostra lingua. Sempre a quel qualcuno, potrebbe essere venuto in mente che, ad un residente all’estero che conosca le nostre norme e sappia di aver ricevuto un verbale reso inefficace dalla notifica fuori termine, possa risultare disagevole fare ricorso e più pratico pagare comunque quanto richiesto. Ad essere maliziosi poi sul verbale mancano gli estremi per risalire alla data di notifica, come anche un numero di telefono o una mail con cui comunicare in modo diretto, veloce ed informale con il Comando della Polizia Locale. Non c’è sul verbale e non è riportato nemmeno nelle pagine web a cui si accede per pagare o verificare la foto relativa all’infrazione. Ci sono solo i riferimenti di una società di Firenze, la Nivi Credit SRL, a cui è stata affidata la riscossione e che per i suoi servizi trattiene una consistente quota dell’incassato. Tocca scrivere un ricorso al Prefetto, oppure al Giudice di Pace, con costi e perdite di tempo ingenti, soprattutto per chi non è residente in Italia.

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Di contro dobbiamo ammettere che tutto il sistema è ben realizzato. Il verbale è tradotto in tedesco nel nostro caso, visto che la targa dell’auto era della Germania, pagabile con un bonifico bancario e mette a disposizione le credenziali per l’accesso ad un sito che permette, in pochi istanti e con traduzione in ben 14 lingue più l’italiano, di verificare l’autenticità del verbale, prendere visione della foto scattata al momento dell’infrazione e pagare on line, con carta di credito e approfittando anche della riduzione del 30%, se lo si fa entro il quinto giorno dal ricevimento della notifica.

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La nostra multa come è finita? Abbiamo provato varie strade. La prima, la più facile ed anche quella che da subito avevamo capito non avrebbe portato al risultato auspicato, è stata quella di contattare la Nivi Credit SRL. Ci ha risposto un gentilissimo signore che ci ha spiegato che dal loro punto di vista la notifica era avvenuta nei termini, fatti salvi dalla data di invio e non da quella di ricezione da parte del sanzionato (interpretazione piuttosto fantasiosa), peraltro in alcun modo certificata sul verbale. Abbiamo però ottenuto il tabulato con l’indicazione della data di spedizione e del codice della raccomandata. Da una ulteriore verifica sul sito di Poste Italiane abbiamo poi avuto conferma del fatto che la consegna fosse invece avvenuta a termine scaduto, anche se solo di un giorno. La seconda notizia che ci davano dalla azienda incaricata alla riscossione, questa purtroppo vera, stoppava gran parte delle possibilità di venire a capo della questione. Il ricorso infatti può essere presentato solamente dal proprietario della vettura, cosa che, alla luce dell’importo della sanzione, rendeva per noi sostanzialmente impraticabile questa strada. Avremmo dovuto chiedere all’ufficio stampa italiano di convincere la sede europea di presentare istanza di ricorso, traducendo un nostro testo in tedesco e facendo lavorare più persone per ore, il tutto per una sanzione da meno di 100 euro. Iniziavamo a credere che, purtroppo, malgrado fossimo dalla parte della ragione, avremmo dovuto pagare la nostra multa. Non ci davamo comunque ancora per vinti ed abbiamo quindi cercato di contattare il Comune, a cui abbiamo scritto via web ottenendo una risposta che confermava però quanto detto dalla Nivi Credit SRL. La novità è che il termine per la notifica sarebbe salvo perché fissato in 365 giorni (ma noi sappiamo bene che sono 360). Nel frattempo, con le varie ricerche sul web, abbiamo anche scoperto che la percentuale di sanzioni notificate all’estero effettivamente pagate è molto bassa, meno della metà, perché dopo il primo tentativo, in assenza di un pagamento non viene intrapresa nessun’altra iniziativa per recuperare l’importo dovuto. In pratica una buona parte dei furbetti che credevamo potessero finalmente essere puniti, stanno continuando a farla franca. Cosa che ci viene confermata dall’operatore della Nivi Credit SRL, che proviamo a ricontattare come ultimo tentativo prima di recarci fisicamente al Servizio Procedure Sanzionatorie. In base al contratto con il Comune coinvolto (uno dei tanti loro clienti), ad oggi dopo aver notificato la sanzione ed un ulteriore richiesta di pagamento, non possono fare nulla d’altro. La tentazione di non pagare è molta a questo punto, ma attenzione, non sarebbe affatto una strada sicura. Il diritto a riscuotere le sanzioni per infrazioni al codice della strada si prescrive in 5 anni, se nel frattempo dovesse perfezionarsi il meccanismo per gestire casi come il nostro, così come è già avvenuto per altri Comuni, potremmo trovarci a dove pagare un conto molto più salato di quello iniziale. Di fatto una classica situazione all’italiana, dove l’assenza di pene (e sanzioni) certe è proprio uno dei peggiori problemi.

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Per fortuna tutto il nostro lavoro si è concluso con il lieto fine: verbale archiviato per essere stato notificato fuori termine, con tanto di atto inviato alla nostra mail. Abbiamo però dovuto recarci fisicamente in Comune, cosa che sarebbe stata difficilmente praticabile se fossimo stati i proprietari dell’auto e residenti in Germania. Da questa vicenda ne esce un meccanismo per riscuotere le sanzioni commesse al volante di veicoli con targhe straniere sicuramente con grande potenziale, ma con aspetti da mettere a punto e alcune zone grigie che ci hanno lasciato molto perplessi. Peccato, perché a rischiare di farci una magra figura non è solo il Comune coinvolto nella nostra vicenda, ma l’immagine del nostro Paese.

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