Hyundai ix20 ed #agostoconlaix20, la piccola (fuori) pronta a tutto [VIDEO ITINERARIO]

2.300 chilometri con una monovolume compatta perfetta per la famiglia

Vi raccontiamo il nostro itinerario, prima sulle Alpi svizzere e poi verso il Veneto, in cui abbiamo messo alla “prova vacanze” un’auto intelligente, grazie ad un bagagliaio capace di ben 440 litri (ma può arrivare addirittura a 560) in una lunghezza di soli 412 cm.

Hyundai ix20 ed #agostoconlaix20 – Qualcuno di voi ci avrà seguito con l’hashtag #agostoconlaix20, su Instagram e su Facebook, intuendo di cosa si trattasse, eccovi svelato il nostro test “particolare”. Le ferie sono uno dei momenti più piacevoli dell’anno, ma per chi testa auto sono anche una delle migliori occasioni per mettere alla prova una vettura sul campo ed in modo approfondito. Non che una classica prova su strada non lo sia già, però rispetto ad una media di circa 4-500 Km, partire per un viaggio consente di alzare l’ordine di grandezza delle distanze percorse a quello delle migliaia di chilometri, oltre a fornire scenari molto eterogenei, situazioni particolari ed esigenze di carico severe, soprattutto quando si viaggia con tutta la famiglia, bambini e gatti inclusi.

Quest’anno abbiamo deciso di dedicare alla ix20 qualcosa di diverso, parleremo dell’auto, ma vogliamo raccontarvi soprattutto il nostro itinerario, anche perché lei si è comportata così bene da lasciare poco spazio alle parole di critica, come potrete vedere.

La nostra compagna di viaggio
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L’esigenza era quella di una vettura comoda per viaggiare con famiglia e bagagli. Una figlia di un anno e mezzo ed un gatto fanno lievitare lo spazio necessario, visto che occorre stivare passeggino, giochi e tutto il necessario, così quando ci hanno proposto una segmento B siamo rimasti un po’ spiazzati. La ix20 però non è una compatta come tutte le altre, visto che si tratta di una piccola monovolume. Le B-SUV, o Crossover che siano, stanno di fatto soppiantando le poche superstiti di questa specie, perché la moda chiama e le Case rispondono di conseguenza, anche se questa non è affatto una scelta pratica. Basta dare uno sguardo alle schede delle auto in questione: difficilmente si va oltre quota 350 litri per il bagagliaio, mentre la portentosa ix20 ne mette sul campo ben 440, che facendo scorrere la panca posteriore in avanti diventano 560, senza rinunciare ai 5 posti. Roba da station wagon non di uno, ma di due segmenti in più. Se già solo questo dato sarebbe sufficiente per rendere interessante la ix20, la coreana è in grado di andare ben oltre. Pur non trattandosi di un progetto recentissimo, visto che il modello è stato lanciato oramai nel 2010, è tutt’altro che banale nel suo look esterno e non sacrifica molto sull’altare della praticità e dell’abitabilità interna.

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Fu una delle prime vetture di Hyundai a portare avanti il concetto di Fluidic Sculpture e grazie anche ai ritocchi estetici guadagnati con gli aggiornamenti dello scorso anno, si presenta ancora accattivante, soprattutto nella zona anteriore. Sfoggia infatti una aggressiva calandra con cornice e listelli cromati, una bocca fin troppo grande per le necessità legate al raffreddamento del motore, tant’è che una parte è chiusa. La porzione un po’ meno aggraziata della ix20, non potrebbe essere altrimenti, è quella posteriore della fiancata. Qui le linee devono ovviamente assecondare le esigenze dettate dagli spazi interni, non potendo tagliare il tetto verso il basso, come imporrebbe la moda. Nel complesso però dissimula molto bene la sua altezza di ben 177 cm ed il risultato estetico è tutt’altro che malvagio, soprattutto se messo a confronto con alcune monovolume compatte della concorrenza. Dei tre allestimenti disponibili, l’esemplare in prova si presenta nel più ricco Xpossible, che include tra l’altro i sensori di parcheggio con retrocamera, il cruise control e uno schermo da 6.5” con navigatore. Sul fronte motorizzazione, la “nostra” ix20 è la 1.4 CRDi da 90 cavalli, entry level della gamma a gasolio, affiancato dal più potente 1.6 litri da 115 cavalli. Proprio il più piccolo è quello maggiormente di successo, perché offre prestazioni discrete e costi di gestione contenuti.

Si parte, prima parte dell’itinerario verso la svizzera
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Prima di iniziare il nostro itinerario la Hyundai ix20 ci era già riuscita a convincere. Il merito va certamente, ma sono solo, alla sua capacità di carico, a dispetto delle sue compatte dimensioni esterne. Si tratta di un’auto versatile come poche altre. Sistemato il seggiolino della piccola Beatrice sul sedile posteriore grazie ai comodi attacchi Isofix, non serve nemmeno spostare la panca in avanti per stivare tutti i bagagli nel baule. Ci è sufficiente spostare il pianale, dalla posizione al livello della soglia di accesso a quella più bassa, così da fruire dei 440 litri, che ci consentono di caricare senza problemi. Ricordiamo che questa capacità la metterebbe già al top nel segmento C (ma la ix20 è una segmento B), mentre i 560 litri massimi in configurazione a 5 posti sono sostanzialmente un record assoluto. Con la panca “tutta indietro” per chi siede dietro lo spazio a disposizione per le gambe è moltissimo, tant’è che riusciamo ad infilare il passeggino tra il sedile del passeggero anteriore e quello posteriore. Lo sviluppo in altezza, molto generoso, consente poi alla ix20 di ospitare senza problemi i più alti e, soprattutto, di regalare una cubatura interna che la fa sembrare ben più spaziosa rispetto a quanto non si direbbe da fuori. Il primo tratto previsto dal nostro itinerario ci porta da Milano all’Engadina, tra le Alpi della Svizzera.

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Si tratta di una valle costituita da un lungo altipiano a quota 1.800 metri circa, con laghi e vette da ben oltre 3.000 che creano paesaggi tra i più belli e spettacolari che esistano. La località più nota della zona è St. Moritz, una delle capitali del jet set, ma anche se non vi interessa la mondanità, la valle è magnifica da visitare ed offre in tutte le stagioni una miriade di attività e di possibilità.

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Tanto per fare un esempio, il famoso trenino rosso che sale dal Bernina. Dal vivo sembra quasi finto per quanto il contesto in cui viaggia sia bello e curato perfettamente. Da Milano la nostra prima meta dista poco più di 150 chilometri, si passa da Lecco, si continua lungo la SS36 che passa in numerose gallerie fino all’altezza di Colico, per poi proseguire fino a Chiavenna. Da qui la strada inizia a salire, si passa la dogana ed il paesaggio comincia a cambiare.

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Siamo sempre più vicini alle montagne più alte, che anche in questo periodo dell’anno spesso mostrano cime spolverate dalla neve. L’ultimo tratto è costituito dal passo del Maloja, una sequenza di tornanti che si arrampicano sulla montagna in una sorta di grosso gradino prima di una magnifica piana lunga circa 80 chilometri, che è anche una delle valli abitate più alte d’Europa. Il comune di Maloja è il primo che si incontra ed è anche l’ultimo della Val Bregaglia, una valle in piccola parte italiana e per la porzione più importante svizzera. Siamo nel Cantone dei Grigioni, nell’unica porzione di lingua italiana, perché da qui in poi si entra nella Svizzera tedesca.

Le mille attrazioni dell’Engadina
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Da qui con brevi spostamenti si hanno a disposizione numerosi impianti di risalita, attivi nella stagione invernale soprattutto per gli amanti dello sci, ma anche in estate. Nella struttura presso la quale abbiamo soggiornato, ad esempio, erano inclusi degli abbonamenti che ci hanno consentito di salire su ben cinque diversi punti della valle, alcuni oltre quota 3.000, da dove godersi viste mozzafiato, oltre che punti di partenza per eventuali escursioni a piedi. Dal Muottas Muragl si gode di una sorta di “infilata” dei principali laghi della zona, con quello di St.Moritz, di Champfer, di Silvaplana e di Sils, senza dimenticarsi di quello più piccolo, ma anche più vicino, lago di Staz.

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Salendo con la funivia del Diavolezza si ha invece l’opportunità di vedere il complesso del Bernina (con punte di oltre 4.000 metri), da quasi 3.000 metri di altezza, con il ghiacciaio del Morteratsch sotto di noi. Proprio questo è uno dei più lunghi delle Alpi orientali e consente, in modo molto concreto, di toccare con mano la drastica riduzione del cosiddetto ghiaccio perenne nelle ultime decadi. Raggiungendolo a piedi dal basso si incontrano infatti dei pannelli che indicano, con un riferimento all’anno, il suo graduale ritiro. Siamo poi saliti a quota 3.300 metri circa sul Corvatsch, dove nella notte una nevicata aveva depositato circa 10 cm di neve fresca, quasi incredibile per alcuni, visto che eravamo a metà del mese di agosto. Anche qui, inutile dirlo, la vista è mozzafiato, anche perché più si sale maggiore è la distanza che raggiunge il nostro occhio su laghi, monti, con un panorama incantevole.

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Dall’Engadina, rimettendoci al volante della ix20, percorrendo il passo del Bernina e poi quello della Forcola, si arriva invece a Livigno, un porto franco che, oltre ad essere una località turistica, offre il gradevole vantaggio di essere esente da gran parte delle tasse. Qui abbiamo fatto rifornimento pagando il gasolio 0.761 euro al litro e percorrendo i primi 397 Km con solo 19 euro di spesa!

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Seconda parte dell’itinerario verso il Veneto
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Dopo una settimana abbondante siamo tornati a Milano, da dove il giorno successivo siamo ripartiti, alla volta del Veneto. Questa volta Sàrmede, un piccolo paese trevigiano, era la nostra meta. Un trasferimento di circa 330 chilometri, meno interessante dal punto di vista paesaggistico e quasi tutto in autostrada. Abbiamo però approfittato del cruise control e di un comfort a bordo decisamente elevato per un’auto di questo segmento. A livello aerodinamico, ad esempio, i fruscii sono molto contenuti e non danno mai fastidio. Chi è seduto dietro poi ha la possibilità di fruire di uno spazio per le gambe molto ampio, oltre che di una conformazione completamente piatta della zona del pavimento della vettura, caratteristica piuttosto rara anche su vetture a trazione anteriore.

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Sàrmede, per chi non lo avesse mai sentito, in realtà è abbastanza famoso come “il paese delle fiabe”, definizione che gli deriva dal legame con Stepan Zavrel, artista polacco di nascita, che ha vissuto per oltre 30 anni a Rugolo di Sàrmede, una scelta particolare, anche perché la sua casa era piuttosto isolata e priva di corrente elettrica. Pittore tra i più noti per i disegni dedicati all’infanzia, nel piccolo paese Veneto ha fondato la Scuola Internazionale di Illustrazione, che esiste ancora oggi e con lei la Mostra internazionale, che si tiene tutti gli anni a settembre.

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Sàrmede è anche nel bel mezzo del territorio del prosecco, vicino a due delle zone tra le più importanti d’Italia da questo punto di vista: Conegliano e Valdobbiadene. Vitigni a parte non è raro che da queste parti si viva ancora dei prodotti della terra o dell’allevamento degli animali, anche se, come in quasi tutto il Veneto, le industrie non mancano affatto.

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Inoltre è ai piedi del Cansiglio, un bell’altipiano a oltre 1.100 metri sul livello del mare, dove svetta il monte Pizzoc, con una altitudine di 1.565 metri, che noi abbiamo raggiunto in una giornata in cui era avvolto dalle nuvole.

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Anche se la ix20 non è un SUV, la “x” nella sua sigla non mente e ci siamo concessi un breve, ma nemmeno troppo banale, percorso in off road.

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A pochi chilometri dal Cansiglio siamo andati invece a vedere dal vivo una curiosità: la casa del libro di Tambre. Si tratta dell’opera dell’artista veneziano Livio De Marchi (qualcuno lo ricorderà per aver costruito curiose imbarcazioni di legno a forma di Ferrari F50, Volkswagen Maggiolino, Mercedes 300 SL Gullwing o di carrozza di Biancaneve) che nel 1995 ha realizzato questo edificio le cui pareti racchiudono centinaia di libri scolpiti nel legno, il cui tetto è ovviamente un grosso libro aperto, con un comignolo a forma di penna stilografica.

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Esternamente la si riconosce per la staccionata realizzata con grandi matite colorate ed il cancello a forma di occhiali. Anche internamente è incredibile, con sculture in legno ed il tema dei libri che la fa da padrone, ma purtroppo non è stato possibile visitarla, perché l’abbiamo trovata abitata.

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Escursioni verso il Friuli e verso il mare

Abbiamo poi sfruttato la comoda ix20 per raggiungere posti incantevoli come il lago di Barcis, in cui non abbiamo ovviamente mancato di percorrere il ponte, strettissimo ed in grado di offrire un bellissimo punto di vista sul lago. Caratteristici anche il passaggio sulla piccola diga e attraverso il tunnel in cui si entra subito dopo.

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Sempre in tema dighe, abbiamo visitato quella forse più nota in assoluto, purtroppo per aver legato il suo nome ad una delle tragedie più grandi di sempre. La diga del Vajont ha infatti resistito alla gigantesca frana del monte Toc del 1963. L’intero fianco di una montagna è caduto nel bacino, provocando lo spostamento dell’acqua che è prima risalita sull’altro lato della valle, poi ha in parte superato la diga piombando, con la forza di due bombe atomiche, sul paese di Longarone, raso al suolo senza lasciare sopravvissuti. Siamo saliti a Casso, paese sito proprio sulla costa risalita dalle acque e graziato nella tragedia perché solamente lambito dai circa 50 milioni di metri cubi della gigantesca onda. Da questo punto è ancora oggi ben visibile l’entità dello smottamento, che ha praticamente riempito lo spazio dove avrebbe dovuto svilupparsi il grosso lago artificiale, da oltre 160 milioni di metri cubi di acqua. Per assurdo la diga è invece rimasta dove era, avendo riportato danni marginali al solo coronamento superiore ed alla strada che vi trovava posto. Oggi è possibile percorrerla a piedi con una visita guidata. Si tratta ancora di una delle dighe più alte al Mondo, la quinta con i suoi 262 metri, dopo essere stata a lungo la più alta in assoluto. Passando a temi più leggeri, la ix20 ci ha accompagnato anche al mare, che non poteva mancare in un itinerario nel mese di agosto. Lignano Sabbiadoro è stata la nostra meta per una escursione che ha fatto felici grandi e piccini della famiglia. Qui il capiente bagagliaio è stato messo alla prova da passeggino, gonfiabili, giochi e quant’altro!

Esame vacanze passato a pieni voti dalla ix20!
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La versatilità della ix20 era evidente sulla carta, si è confermata fin dall’inizio della nostra lunga prova, fino a farcela apprezzare davvero molto. Portentoso il bagagliaio per una compatta di segmento B: da 440 a 560 litri senza abbattere i sedili (altrimenti si arriva a quota 1.486). Se non sono un record la fanno certamente amare dalle famiglie e da chi abbia esigenze in termini di capacità di carico. Come detto il pianale si può posizionare al livello della soglia, lasciando uno spazio nella zona sottostante per riporre oggetti più piccoli, oppure è possibile abbassarlo per sfruttare tutto lo spazio. Sembra quasi impensabile che in poco più di 4 metri di veicolo si possa viaggiare così comodi. Qualche limite emerge solo da un progetto che accusa, da alcuni punti di vista, il passare degli anni. Il 4 cilindri a gasolio di 1.4 litri, ad esempio, da un lato è capace di 90 cavalli, dato sulla carta più che sufficiente per questo genere di vettura, ma ai bassi regimi non brilla e non è nemmeno al top in quanto a silenziosità. Nel complesso fa bene il suo lavoro, anche grazie ad un cambio manuale a sei rapporti che non è affatto malvagio.

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Gli innesti sono ben contrastati ed è raro per una trasmissione di un’auto compatta, mentre la rapportatura è ben studiata, forse solo un po’ lunga per un propulsore che finché non ci si avvicina alla soglia del regime di coppia massima (1.800 giri), arranca un po’. La leva va spostata invece con un po’ di attenzione, per evitare di partire in terza, oppure peggio di passare dalla terza alla seconda per sbaglio, scambiandola per la quarta, data la distanza molto contenuta tra la posizione di prima e terza, oltre che di seconda e quarta. Fare il pieno con un rabbocco da 19 euro dopo 397 chilometri è stata una cosa che in passato ci era capitata solo con vetture a metano, ben al di sotto dei 5 euro ogni 100 Km percorsi! Il merito è però più del fatto che ci trovavamo a Livigno e del prezzo del carburante di 0.761 euro al litro, perché la Hyundai ix20 è parca, ma non troppo.

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Siamo rimasti piuttosto lontani dai valori dichiarati (4.2 litri nel ciclo combinato), con un 5.7 a fine prova. Abbiamo percorso molte strade con dislivelli impegnativi, però era lecito aspettarsi che un risultato in zona 5 l/100 Km (20 Km con un litro) fosse alla sua portata. Forse il più piccolo CRDi 1.4 è sottodimensionato per l’uso che ne abbiamo fatto ed i 550 euro necessari per passare al più brillante 1.6 da 115 cavalli sarebbero ben spesi. Proprio alla voce listino ricordiamo che la Hyundai ix20 parte da 16.450 euro dalla 1.4 MPI Classic, si sale a 18.750 per la motorizzazione da noi provata, mentre i due allestimenti più ricchi, Comfort ed Xpossible, costano rispettivamente 19.800 e 21.070 euro.

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