WP_Post Object ( [ID] => 329195 [post_author] => 8 [post_date] => 2016-10-30 09:31:58 [post_date_gmt] => 2016-10-30 08:31:58 [post_content] => In questo mestiere capita di viaggiare molto spesso, ma c’è comunque viaggio e viaggio. Ci sono quelli più originali, quelli culturalmente interessanti e quelli degni di nota soprattutto per l’auto che ci verrà messa a disposizione. Poi ci sono le sfide, quando persino a noi capita di essere messi in situazioni mai affrontate prima, su fondi e percorsi che occorre saper affrontare. Questo è successo con il Nissan Navara, poliedrico pick-up che il marchio giapponese ha rinnovato proprio quest’anno e che abbiamo già avuto occasione di mostrarvi nella nostra prova su strada. Per questo motivo ciò che vi proponiamo non è un test drive in anteprima, come altre volte è capitato, ma il reportage della prima esperienza di chi vi scrive sulle sabbiose dune del deserto del Sahara, a pochi chilometri dalla città di Errachidia, conosciuta anche come al-Rashidiyya. Ci troviamo nel cuore del Marocco, in un panorama assolato e meno desolato di quanto non ci si possa aspettare. Certo, siamo in pieno deserto, ma stiamo comunque parlando di una delle nazioni più progredite del Nordafrica, con strade nuove e curate (guardare la galleria fotografica per credere) e attività commerciali e turistiche estremamente sviluppate. La prima cosa che si nota, comunque, è l’immensa differenza che corre tra le città alle quali siamo abituati in Europa e quelle che si trovano da queste parti. L’architettura delle case popolari è spesso ancora basata su terra e fango, con qualche fortunato capace di costruirsi la casa in cemento. Il tutto, però, seguendo volutamente i dettami architettonici tradizionali del luogo, trasformando il Marocco in un posto unico nel suo genere. Tra immense pianure e canyon degni di un film di cowboy, ci siamo messi alla guida del nuovo Navara, dopo essere stati inizialmente scortati dai rinnovati NV300 (ai quali dedicheremo un articolo a parte più tradizionale). Nonostante il pick-up sia considerato in Italia solamente un mezzo da lavoro, o quanto meno omologabile solo come tale, in realtà si tratta di un tipo di carrozzeria che si presta a numerosi utilizzi, dalla famiglia allo svago. Stiamo sempre parlando di un veicolo che, nella versione double cab, ha spazio per cinque persone, un cassone ampio anche senza copertura e dei consumi decisamente interessanti. Ovviamente in questa particolare prova non ci siamo concentrati sui consumi, in quanto abbiamo affrontato strade e ostacoli che, a meno che non viviate nel deserto, difficilmente vi ritroverete ad affrontare. Anche se ve lo auguriamo, in quanto si tratta di emozioni difficilmente ripetibili altrove. A patto di avere un degno istruttore al proprio fianco (e fortunatamente noi lo avevamo). SONY DSC Due parole più tradizionali sul Nissan Navara di ultima generazione, comunque, vale davvero la pena di spenderle, in quanto si tratta di uno dei mezzi storici del segmento e, senza dubbio, uno dei più meritevoli. Siamo ormai alla dodicesima versione di questo mezzo e la sua ultima incarnazione ha seguito la tendenza più recente del mercato, ovvero creare dei pick-up non solo adatti al lavoro più duro, ma anche piacevoli da vivere. È passato il periodo dei pick-up duri, puri e oggettivamente più poveri di quanto ci sia spettasse. Ora l’esperienza interna del Navara è simile a quella di un SUV, con materiali di buon livello, tessuti, plastiche resistenti e anche qualche giusta concessione alla comodità e al comfort. Al suo interno si sta veramente larghi e comodi e anche quando abbiamo affrontato il deserto la fatica è stata più frutto della tensione e dell’attenzione da riservare al percorso piuttosto che alla seduta. Finché siamo stati sulla strada asfaltata, l’esperienza di guida del Navara è identica a quella di un SUV. Naturalmente, però, è la meccanica e la struttura che alla fine riesce a fare tutta la differenza. Il telaio del Navara è diventato decisamente più rigido, mentre le sospensioni posteriori sono ora di tipo Multilink, il che garantisce un maggior controllo insieme ad un comfort di viaggio sensibilmente migliorato rispetto al passato. Al centro della plancia troviamo ovviamente il sistema di infotainment con il classico software Nissan Connect, anche se in questo particolare caso non riteniamo giusto parlarne, in quanto le vetture a nostra disposizione erano destinate al mercato europeo e di conseguenza non avevano le mappe del Marocco caricate sul sistema. Del resto per andare in fuoristrada meglio affidarsi al capogruppo e non ad un computer che, come ben sappiamo, è soggetto all’errore e manca completamente della capacità di giudizio (non si tratta di Nissan, ma di una legge fondamentale dell’informatica). Dal punto di vista del motore, eravamo equipaggiati con il 2.300 dCi nella sua variante più potente, ovvero quella da 190 CV, essendo inoltre sulla versione double cab del mezzo. Il cambio, invece, era l’automatico a sei rapporti, che si è rivelato a dir poco fondamentale in questa nostra prima esperienza. Le dune, infatti, sono un terreno particolarmente infido, a bassissimo grip e piene di inside. La sabbia, per sua stessa natura, è scivolosa, essendo composta da granuli che, in condizioni di clima particolarmente secco, faticano a rimanere uniti tra loro. Vi sono diversi metodi per ridurre questo problema, anche se alla fine l’unico vero sistema per essere tranquilli (e anche in questo caso persino i migliori possono sbagliare) è di sapere esattamente come si guida sulla sabbia. SONY DSC Prima di tutto occorre conoscere il territorio. Affrontare il deserto significa avere a che fare con diversi tipi di terreno, ognuno con le sue caratteristiche e il suo grado di grip. Questo raggiunge il livello più basso proprio con la sabbia pura, ma anche altrove occorre prestare attenzione. Su diversi terreni è buona norma abbassare in maniera considerevole la pressione degli pneumatici, che va cambiata a seconda delle esigenze. Su strada normale la pressione dovrebbe essere vicina ai 2,4 bar, mentre già sui terreni più impervi andrebbe abbassata almeno fino a 1,4 bar. Quando si affronta la sabbia pura, invece, il calo deve essere anche più netto. Noi siamo scesi fino a 1,0 bar, ma fuoristradisti più esperti possono consigliare anche 0,8 bar di pressione. Perché questo calo? Abbassando la pressione degli pneumatici la gomma letteralmente si affloscia. Così facendo, però, aumenta di fatto la parte di battistrada a diretto contatto con il terreno, aumentando di conseguenza il materiale che va a fare “presa” sul manto stradale. Ciò comporta un aumento massiccio di grip, ma occorre fare attenzione a due cose molto importanti: prima di tutto in condizioni di bassa pressione delle gomme è tassativo non fare né cambi di velocità troppo bruschi, né svolte troppo strette. Il perché è presto detto: accelerazioni violente e cambi di direzione violenti vanno ad influire direttamente sulla gomma che, per la sua condizione, al momento non sta tenendo perfettamente la presa sul cerchione. Il rischio che slitti o che addirittura possa uscire dalla sua locazione, con conseguenza immaginabili, è molto alto. Il secondo punto a cui fare attenzione riguarda paradossalmente il momento dell’uscita dalla sabbia. È bene a quel punto aumentare nuovamente la pressione delle gomme, perché percorrere strade normali con una pressione molto bassa finirebbe per degradare in maniera determinante le stesse in pochissimo tempo. Parliamo di poche decine di km, per cui non è il caso di scherzarci. SONY DSC Prima di affrontare le dune, è bene parlare però anche della trazione del mezzo. Il nuovo Nissan Navara è ben equipaggiato anche sotto questo aspetto: può viaggiare sia con la sola trazione posteriore, quella più parca a livello di consumi, che integrale. In questo particolare caso è possibile inserire anche le ridotte grazie ad un comodo comando posto direttamente in cabina. Naturalmente le dune richiedono l’uso assoluto delle ridotte, per massimizzare l’azione del motore sulla sabbia e poter mantenere il controllo della vettura. La loro azione, però, non è sufficiente per garantire un viaggio sicuro (tranquillo non potrà mai esserlo nel deserto, ma non siamo certo nel Sahara per rilassarci). Parliamo delle dune: queste vanno sempre affrontate in verticale e praticamente mai in diagonale. Questo perché la scarsa aderenza della sabbia di cui parlavamo prima tende a far scivolare l’auto verso il basso e l’unico modo per uscire da simili situazioni è prima di tutto l’uso corretto della forza motrice. In secondo luogo sarebbe il caso di non mettersi proprio in certe situazioni di rischio, ma in off-road ben sappiamo che non si può prevedere tutto. Per lo stesso motivo è tassativo non incrociare mai le braccia e, idealmente, tenere il volante con una mano e lasciar scivolare l’altra. Questo ci consentirà di effettuare eventuali manovre di estrema emergenza e, in caso di forti sollecitazioni dopo salti, cadute e simili, di non farci (troppo) male. Una duna si affronta con il motore in piena accelerazione fino alla base della stessa, da quel momento e fino all’apice, occorre sfruttare la forza d’inerzia creata in questo modo per superare la sabbia. Accelerare in salita, infatti, potrebbe letteralmente portare le gomme a scavare nella sabbia, impantanandoci nel peggiore dei casi o costringendoci a ripetere l’operazione nel migliore (sperando di avere abbastanza spazio per farlo). L’apice della duna rappresenta l’unico momento in cui possiamo teoricamente fermarci, in quanto la discesa ci consentirebbe comunque di ripartire senza eccessiva fatica. Detto ciò, la regola aurea è che ci si ferma il meno possibile. Al massimo si rallenta, ma la forza motrice deve essere costante. Anche per questo bisogna tenere la necessaria distanza dal compagno che ci precede (a proposito, un buon consiglio è di tenere sempre d’occhio anche lui, perché il comportamento della sua auto potrebbe suggerirci quale sia la prossima manovra da effettuare. In discesa il motore va di nuovo portato a regime, in quanto attraversare un deserto di sabbia significa la maggior parte delle volte continuare a fare su e giù senza interruzioni. nissan-navara-my2016-test-drive-sfida-dune-sahara-offroad-fuoristrada_52 Un ambiente ostile e pieno di pericoli. La sabbia, infatti, a seconda della giornata può avere una consistenza diversa, influenzata anche dal tipo di terreno su cui si trova. I temibili “denti” del deserto, ovvero il nome delle dune con l’apice a punta, sono particolarmente insidiosi, in quanto potrebbero creare un effetto a leva sul pianale della vettura, causando dei danni se non addirittura facendoci cadere di muso verso il terreno. Un’esperienza che sarebbe meglio evitare sempre. Il sole, inoltre, tende ovviamente ad asciugare sempre di più la sabbia, portando i granelli a compattarsi sempre meno. La gomma affonda e il grip diminuisce. Difficile trovarsi in situazioni peggiori. Viaggiando in carovana, inoltre, si rischia di rimanere accecati dalla sabbia sollevata da chi si trova davanti, rendendo così necessaria una dose di attenzione extra e, soprattutto, l’obbligo di non eccedere mai nella velocità, che tra l’altro ci potrebbe portare anche a fare dei brutti salti dalla cima della duna. Spettacolari al cinema, ma senza sapere più che bene ciò che si fa, si rivelerebbero solamente pericolosi. Questa è una bella infarinatura di base sull’off-road nel deserto. Naturalmente si tratta solo di una descrizione generale. Un esperto di questo genere di guida saprebbe senza alcun dubbio essere più preciso e approfondito di noi. Fondamentale diventa l’esperienza, la conoscenza del percorso e del mezzo. A questo punto non ci resta che lasciarvi alle foto del nostro reportage e, soprattutto, al video che potete trovare poco sopra queste righe. Ovviamente qualsiasi appassionato di off-road potrà confermarvi che il percorso da noi affrontato non sia particolarmente complesso, ma tenete conto che per chi vi scrive si trattava dell’esordio assoluto sulla sabbia del deserto. Lasceremo che siano i nostri lettori a giudicare. Benvenuti nel deserto! [post_title] => Nissan Navara MY 2016, sfida alle dune del Sahara [VIDEO REPORTAGE] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => nissan-navara-my-2016-sfida-alle-dune-del-sahara-video-reportage [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2016-10-30 09:45:37 [post_modified_gmt] => 2016-10-30 08:45:37 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.motorionline.com/?p=329195 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

Nissan Navara MY 2016, sfida alle dune del Sahara [VIDEO REPORTAGE]

Come si guida sulla sabbia?

Con la nuova Nissan Navara abbiamo sfidato le dune del deserto del Sahara, in Marocco. Attenzione massima, spazio per sbagliare zero e gioco di acceleratore

In questo mestiere capita di viaggiare molto spesso, ma c’è comunque viaggio e viaggio. Ci sono quelli più originali, quelli culturalmente interessanti e quelli degni di nota soprattutto per l’auto che ci verrà messa a disposizione. Poi ci sono le sfide, quando persino a noi capita di essere messi in situazioni mai affrontate prima, su fondi e percorsi che occorre saper affrontare. Questo è successo con il Nissan Navara, poliedrico pick-up che il marchio giapponese ha rinnovato proprio quest’anno e che abbiamo già avuto occasione di mostrarvi nella nostra prova su strada. Per questo motivo ciò che vi proponiamo non è un test drive in anteprima, come altre volte è capitato, ma il reportage della prima esperienza di chi vi scrive sulle sabbiose dune del deserto del Sahara, a pochi chilometri dalla città di Errachidia, conosciuta anche come al-Rashidiyya.

Ci troviamo nel cuore del Marocco, in un panorama assolato e meno desolato di quanto non ci si possa aspettare. Certo, siamo in pieno deserto, ma stiamo comunque parlando di una delle nazioni più progredite del Nordafrica, con strade nuove e curate (guardare la galleria fotografica per credere) e attività commerciali e turistiche estremamente sviluppate. La prima cosa che si nota, comunque, è l’immensa differenza che corre tra le città alle quali siamo abituati in Europa e quelle che si trovano da queste parti. L’architettura delle case popolari è spesso ancora basata su terra e fango, con qualche fortunato capace di costruirsi la casa in cemento. Il tutto, però, seguendo volutamente i dettami architettonici tradizionali del luogo, trasformando il Marocco in un posto unico nel suo genere. Tra immense pianure e canyon degni di un film di cowboy, ci siamo messi alla guida del nuovo Navara, dopo essere stati inizialmente scortati dai rinnovati NV300 (ai quali dedicheremo un articolo a parte più tradizionale). Nonostante il pick-up sia considerato in Italia solamente un mezzo da lavoro, o quanto meno omologabile solo come tale, in realtà si tratta di un tipo di carrozzeria che si presta a numerosi utilizzi, dalla famiglia allo svago. Stiamo sempre parlando di un veicolo che, nella versione double cab, ha spazio per cinque persone, un cassone ampio anche senza copertura e dei consumi decisamente interessanti. Ovviamente in questa particolare prova non ci siamo concentrati sui consumi, in quanto abbiamo affrontato strade e ostacoli che, a meno che non viviate nel deserto, difficilmente vi ritroverete ad affrontare. Anche se ve lo auguriamo, in quanto si tratta di emozioni difficilmente ripetibili altrove. A patto di avere un degno istruttore al proprio fianco (e fortunatamente noi lo avevamo).

SONY DSC

Due parole più tradizionali sul Nissan Navara di ultima generazione, comunque, vale davvero la pena di spenderle, in quanto si tratta di uno dei mezzi storici del segmento e, senza dubbio, uno dei più meritevoli. Siamo ormai alla dodicesima versione di questo mezzo e la sua ultima incarnazione ha seguito la tendenza più recente del mercato, ovvero creare dei pick-up non solo adatti al lavoro più duro, ma anche piacevoli da vivere. È passato il periodo dei pick-up duri, puri e oggettivamente più poveri di quanto ci sia spettasse. Ora l’esperienza interna del Navara è simile a quella di un SUV, con materiali di buon livello, tessuti, plastiche resistenti e anche qualche giusta concessione alla comodità e al comfort. Al suo interno si sta veramente larghi e comodi e anche quando abbiamo affrontato il deserto la fatica è stata più frutto della tensione e dell’attenzione da riservare al percorso piuttosto che alla seduta. Finché siamo stati sulla strada asfaltata, l’esperienza di guida del Navara è identica a quella di un SUV. Naturalmente, però, è la meccanica e la struttura che alla fine riesce a fare tutta la differenza. Il telaio del Navara è diventato decisamente più rigido, mentre le sospensioni posteriori sono ora di tipo Multilink, il che garantisce un maggior controllo insieme ad un comfort di viaggio sensibilmente migliorato rispetto al passato. Al centro della plancia troviamo ovviamente il sistema di infotainment con il classico software Nissan Connect, anche se in questo particolare caso non riteniamo giusto parlarne, in quanto le vetture a nostra disposizione erano destinate al mercato europeo e di conseguenza non avevano le mappe del Marocco caricate sul sistema. Del resto per andare in fuoristrada meglio affidarsi al capogruppo e non ad un computer che, come ben sappiamo, è soggetto all’errore e manca completamente della capacità di giudizio (non si tratta di Nissan, ma di una legge fondamentale dell’informatica).

Dal punto di vista del motore, eravamo equipaggiati con il 2.300 dCi nella sua variante più potente, ovvero quella da 190 CV, essendo inoltre sulla versione double cab del mezzo. Il cambio, invece, era l’automatico a sei rapporti, che si è rivelato a dir poco fondamentale in questa nostra prima esperienza. Le dune, infatti, sono un terreno particolarmente infido, a bassissimo grip e piene di inside. La sabbia, per sua stessa natura, è scivolosa, essendo composta da granuli che, in condizioni di clima particolarmente secco, faticano a rimanere uniti tra loro. Vi sono diversi metodi per ridurre questo problema, anche se alla fine l’unico vero sistema per essere tranquilli (e anche in questo caso persino i migliori possono sbagliare) è di sapere esattamente come si guida sulla sabbia.

SONY DSC

Prima di tutto occorre conoscere il territorio. Affrontare il deserto significa avere a che fare con diversi tipi di terreno, ognuno con le sue caratteristiche e il suo grado di grip. Questo raggiunge il livello più basso proprio con la sabbia pura, ma anche altrove occorre prestare attenzione. Su diversi terreni è buona norma abbassare in maniera considerevole la pressione degli pneumatici, che va cambiata a seconda delle esigenze. Su strada normale la pressione dovrebbe essere vicina ai 2,4 bar, mentre già sui terreni più impervi andrebbe abbassata almeno fino a 1,4 bar. Quando si affronta la sabbia pura, invece, il calo deve essere anche più netto. Noi siamo scesi fino a 1,0 bar, ma fuoristradisti più esperti possono consigliare anche 0,8 bar di pressione. Perché questo calo? Abbassando la pressione degli pneumatici la gomma letteralmente si affloscia. Così facendo, però, aumenta di fatto la parte di battistrada a diretto contatto con il terreno, aumentando di conseguenza il materiale che va a fare “presa” sul manto stradale. Ciò comporta un aumento massiccio di grip, ma occorre fare attenzione a due cose molto importanti: prima di tutto in condizioni di bassa pressione delle gomme è tassativo non fare né cambi di velocità troppo bruschi, né svolte troppo strette. Il perché è presto detto: accelerazioni violente e cambi di direzione violenti vanno ad influire direttamente sulla gomma che, per la sua condizione, al momento non sta tenendo perfettamente la presa sul cerchione. Il rischio che slitti o che addirittura possa uscire dalla sua locazione, con conseguenza immaginabili, è molto alto. Il secondo punto a cui fare attenzione riguarda paradossalmente il momento dell’uscita dalla sabbia. È bene a quel punto aumentare nuovamente la pressione delle gomme, perché percorrere strade normali con una pressione molto bassa finirebbe per degradare in maniera determinante le stesse in pochissimo tempo. Parliamo di poche decine di km, per cui non è il caso di scherzarci.

SONY DSC

Prima di affrontare le dune, è bene parlare però anche della trazione del mezzo. Il nuovo Nissan Navara è ben equipaggiato anche sotto questo aspetto: può viaggiare sia con la sola trazione posteriore, quella più parca a livello di consumi, che integrale. In questo particolare caso è possibile inserire anche le ridotte grazie ad un comodo comando posto direttamente in cabina. Naturalmente le dune richiedono l’uso assoluto delle ridotte, per massimizzare l’azione del motore sulla sabbia e poter mantenere il controllo della vettura. La loro azione, però, non è sufficiente per garantire un viaggio sicuro (tranquillo non potrà mai esserlo nel deserto, ma non siamo certo nel Sahara per rilassarci).
Parliamo delle dune: queste vanno sempre affrontate in verticale e praticamente mai in diagonale. Questo perché la scarsa aderenza della sabbia di cui parlavamo prima tende a far scivolare l’auto verso il basso e l’unico modo per uscire da simili situazioni è prima di tutto l’uso corretto della forza motrice. In secondo luogo sarebbe il caso di non mettersi proprio in certe situazioni di rischio, ma in off-road ben sappiamo che non si può prevedere tutto. Per lo stesso motivo è tassativo non incrociare mai le braccia e, idealmente, tenere il volante con una mano e lasciar scivolare l’altra. Questo ci consentirà di effettuare eventuali manovre di estrema emergenza e, in caso di forti sollecitazioni dopo salti, cadute e simili, di non farci (troppo) male. Una duna si affronta con il motore in piena accelerazione fino alla base della stessa, da quel momento e fino all’apice, occorre sfruttare la forza d’inerzia creata in questo modo per superare la sabbia. Accelerare in salita, infatti, potrebbe letteralmente portare le gomme a scavare nella sabbia, impantanandoci nel peggiore dei casi o costringendoci a ripetere l’operazione nel migliore (sperando di avere abbastanza spazio per farlo). L’apice della duna rappresenta l’unico momento in cui possiamo teoricamente fermarci, in quanto la discesa ci consentirebbe comunque di ripartire senza eccessiva fatica. Detto ciò, la regola aurea è che ci si ferma il meno possibile. Al massimo si rallenta, ma la forza motrice deve essere costante. Anche per questo bisogna tenere la necessaria distanza dal compagno che ci precede (a proposito, un buon consiglio è di tenere sempre d’occhio anche lui, perché il comportamento della sua auto potrebbe suggerirci quale sia la prossima manovra da effettuare. In discesa il motore va di nuovo portato a regime, in quanto attraversare un deserto di sabbia significa la maggior parte delle volte continuare a fare su e giù senza interruzioni.

nissan-navara-my2016-test-drive-sfida-dune-sahara-offroad-fuoristrada_52

Un ambiente ostile e pieno di pericoli. La sabbia, infatti, a seconda della giornata può avere una consistenza diversa, influenzata anche dal tipo di terreno su cui si trova. I temibili “denti” del deserto, ovvero il nome delle dune con l’apice a punta, sono particolarmente insidiosi, in quanto potrebbero creare un effetto a leva sul pianale della vettura, causando dei danni se non addirittura facendoci cadere di muso verso il terreno. Un’esperienza che sarebbe meglio evitare sempre. Il sole, inoltre, tende ovviamente ad asciugare sempre di più la sabbia, portando i granelli a compattarsi sempre meno. La gomma affonda e il grip diminuisce. Difficile trovarsi in situazioni peggiori. Viaggiando in carovana, inoltre, si rischia di rimanere accecati dalla sabbia sollevata da chi si trova davanti, rendendo così necessaria una dose di attenzione extra e, soprattutto, l’obbligo di non eccedere mai nella velocità, che tra l’altro ci potrebbe portare anche a fare dei brutti salti dalla cima della duna. Spettacolari al cinema, ma senza sapere più che bene ciò che si fa, si rivelerebbero solamente pericolosi.

Questa è una bella infarinatura di base sull’off-road nel deserto. Naturalmente si tratta solo di una descrizione generale. Un esperto di questo genere di guida saprebbe senza alcun dubbio essere più preciso e approfondito di noi. Fondamentale diventa l’esperienza, la conoscenza del percorso e del mezzo. A questo punto non ci resta che lasciarvi alle foto del nostro reportage e, soprattutto, al video che potete trovare poco sopra queste righe. Ovviamente qualsiasi appassionato di off-road potrà confermarvi che il percorso da noi affrontato non sia particolarmente complesso, ma tenete conto che per chi vi scrive si trattava dell’esordio assoluto sulla sabbia del deserto. Lasceremo che siano i nostri lettori a giudicare. Benvenuti nel deserto!

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