Seat St Cupra Cup: il nostro racconto in gara, ad Adria [PARTE 1]

Tutto sul nuovo monomarca ed il racconto di libere e qualifiche

Stessa formula vincente: restano identici format e costi, ma grazie al passaggio da Ibiza a Leon ST, il divertimento e le prestazioni aumentano in maniera esponenziale. La supercar travestita da wagon, difatti, è capace di erogare 300 Cv, che insieme ad ottime doti telaistiche le consentono dei tempi sul giro d'assoluto rilievo. Abbiamo provato, o meglio, abbiamo avuto il grandissimo piacere di prender parte ad una gara del trofeo, ecco com'è andata.

L’anno scorso, dopo quasi un decennio di successi, con un po’ di commozione tra gli addetti “ai lavori”, si è chiusa un’era che ha scritto bellissime pagine nel motorsport nazionale. Stiamo parlando della Seat Ibiza Cup, poliedrico campionato monomarca, capace al tempo stesso di essere fucina di giovani talenti, ragazzi appena scesi dai kart, non ancora maggiorenni, che per anni e anni hanno battagliato e sportellato con piloti più esperti e navigati, che ritenevano anch’essi il monomarca della casa spagnola un campionato di altissimo livello nonché un’ottima vetrina dal punto di vista mediatico grazie, tra l’altro, ad un accurata copertura media con tanto di dirette in TV.

UNA NUOVA ERA CON UNA GRINTA DA…LEON

Proprio per il successo costante, campionato dopo campionato, pensare di “cambiare”, proponendo qualcosa di nuovo ma che non snaturasse il concetto “Ibiza Cup” non deve essere stato affatto facile. Eppure, dalla parti di Seat Italia e Seat Motorsport Italia, con cuori indomiti di passione, ci sono riusciti eccome. La formula resta quella di sempre: vetture tutte uguali, mono-gestite direttamente da Seat Motorsport Italia, il che significa doversi semplicemente presentare in pista con tuta e casco, pronti per il via. A tutto il resto, appunto, pensano gli uomini di Seat.
Ma non si tratta della semplice “gestione” delle vetture: la macchina organizzativa messa in piedi dalla squadra capitanata da Tarciso Bernasconi va ben oltre la semplice attività in pista. A partire da un’hospitality degna di un team di Formula 1, dove tra una gara e l’altra piloti e relative famiglie trovano ristoro sia per pranzo che per cena, oltre all’open bar aperto full time. E poi ingegneri di pista, telemetristi, un’intera equipe messa a disposizione dei piloti, sia per recepire le sensazioni dei più “navigati”, sia per aiutare i più giovani nella propria crescita dietro al volante. A ciò si aggiunge una squadra di meccanici capaci di fare miracoli: macchine andate a muro in qualifica, totalmente distrutte, che l’indomani mattina, dopo una notte di lavoro, erano schierate in griglia come se nulla fosse. Tutto questo era la Ibiza Cup, e tutto questo continuerà ad essere la St Cupra Cup, ma con delle novità non da poco…

SALTO PRESTAZIONALE NOTEVOLISSIMO (ALLO STESSO PREZZO DELL’IBIZA!)

La più grande novità, ovviamente, non possono che essere le vetture. Mandate in pensione le gloriose Ibiza, il nuovo trofeo monomarca vede ora battagliare le cattivissime Leon St in versione CUPRA. Il salto in avanti, a livello tecnico e di prestazioni, è semplicemente abnorme: la base di partenza, questa volta, non è più un’utilitaria ma una vera supercar “travestita” da vettura familiare, capace di “volare” grazie ai 300 Cv erogati dal 2.0 turbocompresso. Non a caso, difatti, gli interventi dei tecnici del reparto sportivo sono stati focalizzati sulla riduzione dei pesi, con la rimozione di tutto il superfluo, oltre all’installazione di roll-bar, serbatoio di sicurezza, freni ed assetto da competizione, sedili e strumentazione racing. Per chiudere in bellezza, poi, una linea di scarico capace di “tuonare” a dovere. La cosa più bella, comunque, è che nonostante i contenuti sensibilmente accresciuti, il costo dell’intero campionato – o anche della singola gara – è rimasto assolutamente invariato rispetto all’Ibiza Cup. E per di più, rispetto all’anno scorso, non si tratta di un semplice trofeo monomarca. La St Cupra Cup, difatti, è inserita all’interno del calendario del campionato italiano turismo TCS, ovvero quello riservato alle vetture più strettamente derivate dalla serie.

PROVE LIBERE E…”LIBERTA’” DI SOGNARE

Ma veniamo ora alla nostra gara. Il week end in cui “sognare ad occhi aperti” di essere un “pilota PRO”, al via in una gara di Campionato Italiano Turismo, inizia con le libere. Arrivo in pista carico come la molla di un ammortizzatore all’atterraggio da un salto in stile WRC. Carico non di certo per le velleità di risultato, ma per l’emozione di essere lì, di potermi mettere nuovamente alla guida di una vettura da gara, cosa che ho sempre sognato, forse da prima ancora che fossi nato. Non conosco né la pista né la vettura, ma pazienza, sono lì per “raccontarvi” la mia esperienza, e non di certo perché aspiro al risultato eclatante. Questo è quello che vi racconto e che cerco di raccontarmi. Ma in realtà, senza nessuna logica e razionalità, alla fine, ti ritrovi sempre a fantasticare un po’ con la mente. Pronti via, per di più, il feeling è subito buono, sia con la vettura che con la pista. Il tempo di riferimento, il target, è 1’26.5. Dopo qualche giro di “studio” ne provo uno tirato, e vedo lampeggiare sul display della vettura un 1’28.2, e così rientro ai box felice come un bimbo. Considerando che era la prima volta su quella pista, la prima volta con quella macchina (a dire il vero avevo già fatto 3 giri a Franciacorta, troppo pochi per capirci qualcosa), il riscontro è ottimo. Certo, ci sono tante “cosine” su cui lavorare. La frenata, ad esempio. I quattro dischi hanno un’efficacia così incredibile che, sulle prime, finisci quasi per fermarti 50 metri prima della curva. Ed è così che ad ogni staccata ti ritrovi a darti dell’asino per quanto presto sei andato sul freno. In curva, poi, si nota ancora di più l’enorme progresso rispetto all’Ibiza CUP. La Leon Cupra St mostra subito grandi qualità telaistiche, decisamente più stabile grazie al passo più lungo, consentendo così una velocità di percorrenza molto più elevata (anche per via delle ruote da 18″). Rispetto all’Ibiza, però, la potenza e la coppia in gioco sono nettamente superiori e pertanto, in uscita di curva, bisogna andarci molto più cauti perché, specialmente in una pista così tortuosa come Adria, con tante “ripartenze”, è un attimo ritrovarsi fermi in uscita, con le ruote che pattinano.

QUALIFICHE E…LA DURA REALTA’ DEL CRONOMETRO

Per il primo turno di qualifiche, a scendere in pista, sarà il mio compagno-giornalista Gianluca Covini. Un nome non nuovo per gli appassionati di auto, perché Gianluca è il figlio di “Ferruccio Covini”, l’ingegnere che ha ideato la famosa C6W, geniale progetto di supercar a sei ruote che è stata per anni alla ribalta dei riflettori e che magari, in futuro, potrà riservarci qualche sorpresa. Gianluca, peraltro, ha tanta esperienza nel mondo delle corse Rally e Turismo, oltre ad essere istruttore ufficiale della scuola Ferrari, Maserati, Alfa Romeo. Insomma, uno che con il volante ci sa fare di certo, ed infatti fa subito il “tempone”, piazzandosi ad appena 1,2 sec dalla vetta, in undicesima posizione (su 18 iscritti, un ottimo risultato per un “guest”). Dopo Gianluca, partito con le gomme nuove per il suo quarto d’ora di qualifica, tocca a me, l’altro Gianluca. Galvanizzato dalle ottime libere, mi ero “prefissato” di poter migliorare di mezzo secondo abbondante, dato che il mio 28 basso era arrivato subito, senza conoscere né pista né macchina. Ecco, 1’27.5 sarebbe stato un ottimo crono, un 27 “basso” sarebbe stato eccezionale. Nulla di tutto ciò. Nel mio quarto d’ora guido malissimo e succede di tutto. Avversari in traiettoria, bandiere gialle per incidente, piloti di vetta che arrivano sfanalando minacciosamente, e le gomme che sembrano aver accusato il “colpo” del primo turno di qualifica. In uscita dalle curve lente ho tantissimo sottosterzo e non riesco praticamente mai a tornare sul gas senza finire per pattinare inesorabilmente. Così come, inesorabile e crudele, arriva il riscontro del cronometro: 1’29.1. Un disastro. Praticamente un secondo più lento delle libere e 13° in griglia. La posizione, tutto sommato, non è neanche malvagia, ma è il distacco abissale dai primi a farmi cadere nello sconforto. Forse, sarebbe meglio cercare il primo allevamento di cavalli in zona..per darsi all’ippica…


Con questa foto, in cui si percepiscono chiaramente tutta la delusione ed il disappunto per il tempo in qualifica, si chiude la prima parte del nostro racconto. Nella seconda, scopriremo se quell’espressione si è trasformata in sorriso o se, alla fine, sono andato a fare un giro al maneggio con un pony.

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