WP_Post Object ( [ID] => 463343 [post_author] => 67 [post_date] => 2017-11-24 09:42:16 [post_date_gmt] => 2017-11-24 08:42:16 [post_content] => Anzitutto chiariamo un aspetto fondamentale legato alla Ferrari 250 GTO: la denominazione 330 GTO con la quale vengono identificati i 3 esemplari allestiti con cilindrata maggiorata, non esiste,  le è stato attribuito ma mai ufficialmente. Molto probabilmente questo sarà accaduto perché in casa Ferrari si usava inserire - cosi come avvenuto pure per la 250 GTO - la cubatura unitaria dei propulsori 12 cilindri nel nome del modello e la cubatura dei singoli cilindri del 4 Litri che equipaggiò i 3 esemplari era appunto di 330cc.GTO, invece, è l'acronimo di Gran Turismo Omologato. Ma questo credo che sia noto un po' a tutti. Progettata per correre nelle gare di turismo del Campionato FIA Gt di Gruppo 3, la Ferrari 250 GTO venne prodotta in 39 esemplari di cui 36 equipaggiati con il motore 3 Litri progettato da Gioacchino Colombo per la Testarossa e 3 esemplari equipaggiati con il "Lampredi" di 4 litri montato sulle Ferrari 400. Tutte rosse in origine tranne due di colore verde BP ed una soltanto con guida a dx. La 250 Gto nasce da un'idea di Enzo Ferrari il quale nel '60, in previsione dei nuovi regolamenti della FIA a partire dal 1962, chiese Giotto Bizzarrini - il suo ingegnere capo di allora - di studiare una leggera Gt passo corto da equipaggiare con il potente 3 Litri 12 cilindri a V della Testarossa, per poter competere con le Jaguar E-Type. La base di partenza fu una 250 Gt SWB rinforzata nel telaio con motore e sospensioni arretrate. Nel '61 durante dei test a Monza con al volante Stirling Moss il prototipo girò addirittura più veloce delle monoposto  (1' e 45" il miglior giro), ma nonostante le ottime premesse, le fasi embrionali di progettazione della 250 GTO avevano di fatto incrinato i rapporti tra il Drake e Bizzarrini. Ne scaturì di li a poco una furiosa lite e Giotto Bizzarrini venne licenziato in tronco insieme a Giancarlo Chiti (col quale fondò poi la ATS) ed Enzo Ferrari a quel punto affidò ad un giovanissimo Ing Mauro Forghieri il progetto, affiancandogli il carrozziere Sergio Scaglietti. Ciò che i due insieme sono stati capaci di realizzare è qualcosa di tuttora incredibile e stupefacente, chapeau e, da appassionato di auto, grazie. La 250 GTO si dimostra non solo bellissima e potentissima ma anche e soprattutto vincente. Si laurea al suo esordio campione mondiale di categoria nel 1962, 1963, 1964, consentendo vittorie a tutti i più importanti piloti dell'epoca in quasi tutti i circuiti del mondo. Una vera e propria egemonia durata anni nonostante fosse stata prodotta in soli 39 esemplari, contro i 100 previsti dai regolamenti per le omologazioni, che Enzo Ferrari eluse semplicemente dichiarando che la GTO altro non fosse che una evoluzione della già omologata 250 GT swb ( anche se sappiamo che non è cosi) ed adottando prudentemente (e furbescamente) dei numeri di telaio non consequenziali. D'altronde all'epoca anche per altri costruttori non erano inusuali soluzioni e comportamenti del genere, pur di rientrare nei budget, proprio come nel caso della GTO dove, pur di poter dare vita ad un progetto che sarebbe stato irrealizzabile, se avessero dovuto produrre i 100 esemplari minimi richiesti dai regolamenti, si sono trovati costretti ad optare per alcuni escamotage risultati poi essere efficaci e...vincenti. Concludendo con un dato curioso bisogna aggiungere ai 39 esemplari esistenti un quarantesimo esemplare di 250 GTO, approntato su misura per un alto (in tutti sensi, era alto ben 2 metri) dirigente della casa di Maranello, per il quale costruirono un esemplare con passo allungato di 5 cm, in modo da consentirgli di stare più comodo al volante. Come dal sarto, insomma! L'esemplare che vedete in foto ha numero di telaio 4561SA ed è una delle 3 equipaggiate con 4 Litri denominate 330 GTO, ufficiale o non che sia. Le foto sono state scattate nei paddock del Circuito di Monza durante il "Monzahistoric2017". Ferrari 250 GTO 1962 (tra parentesi i dati della 330)
  • Motore: 2.953cc (3.967cc) V12 - 6 Weber doppio corpo 38 DCN (42 DCN)
  • Potenza: 300 cv (390 cv)
  • Velocità: 280 km/h (290 km/h)
  • 0-100 in 6"
  • Peso 880 kg (930 kg) a secco
  • Passo 2400 mm
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    Ferrari 250 GTO (1962), “Gran Turismo Omologato” per i 39 esemplari della Rossa più famosa

    La Monna Lisa delle auto

    Sono passati oltre 50 anni da quando la prima GTO uscì dagli stabilimenti di Maranello ma tuttora rimane la Ferrari più desiderabile, la Ferrari per eccellenza, forse l'auto più conosciuta e apprezzata di tutti i tempi, di sicuro la più quotata in assoluto.  

    Anzitutto chiariamo un aspetto fondamentale legato alla Ferrari 250 GTO: la denominazione 330 GTO con la quale vengono identificati i 3 esemplari allestiti con cilindrata maggiorata, non esiste,  le è stato attribuito ma mai ufficialmente.

    Molto probabilmente questo sarà accaduto perché in casa Ferrari si usava inserire – cosi come avvenuto pure per la 250 GTO – la cubatura unitaria dei propulsori 12 cilindri nel nome del modello e la cubatura dei singoli cilindri del 4 Litri che equipaggiò i 3 esemplari era appunto di 330cc.GTO, invece, è l’acronimo di Gran Turismo Omologato. Ma questo credo che sia noto un po’ a tutti.

    Progettata per correre nelle gare di turismo del Campionato FIA Gt di Gruppo 3, la Ferrari 250 GTO venne prodotta in 39 esemplari di cui 36 equipaggiati con il motore 3 Litri progettato da Gioacchino Colombo per la Testarossa e 3 esemplari equipaggiati con il “Lampredi” di 4 litri montato sulle Ferrari 400. Tutte rosse in origine tranne due di colore verde BP ed una soltanto con guida a dx.

    La 250 Gto nasce da un’idea di Enzo Ferrari il quale nel ’60, in previsione dei nuovi regolamenti della FIA a partire dal 1962, chiese Giotto Bizzarrini – il suo ingegnere capo di allora – di studiare una leggera Gt passo corto da equipaggiare con il potente 3 Litri 12 cilindri a V della Testarossa, per poter competere con le Jaguar E-Type.

    La base di partenza fu una 250 Gt SWB rinforzata nel telaio con motore e sospensioni arretrate. Nel ’61 durante dei test a Monza con al volante Stirling Moss il prototipo girò addirittura più veloce delle monoposto  (1′ e 45″ il miglior giro), ma nonostante le ottime premesse, le fasi embrionali di progettazione della 250 GTO avevano di fatto incrinato i rapporti tra il Drake e Bizzarrini. Ne scaturì di li a poco una furiosa lite e Giotto Bizzarrini venne licenziato in tronco insieme a Giancarlo Chiti (col quale fondò poi la ATS) ed Enzo Ferrari a quel punto affidò ad un giovanissimo Ing Mauro Forghieri il progetto, affiancandogli il carrozziere Sergio Scaglietti. Ciò che i due insieme sono stati capaci di realizzare è qualcosa di tuttora incredibile e stupefacente, chapeau e, da appassionato di auto, grazie.


    La 250 GTO si dimostra non solo bellissima e potentissima ma anche e soprattutto vincente. Si laurea al suo esordio campione mondiale di categoria nel 1962, 1963, 1964, consentendo vittorie a tutti i più importanti piloti dell’epoca in quasi tutti i circuiti del mondo.
    Una vera e propria egemonia durata anni nonostante fosse stata prodotta in soli 39 esemplari, contro i 100 previsti dai regolamenti per le omologazioni, che Enzo Ferrari eluse semplicemente dichiarando che la GTO altro non fosse che una evoluzione della già omologata 250 GT swb ( anche se sappiamo che non è cosi) ed adottando prudentemente (e furbescamente) dei numeri di telaio non consequenziali. D’altronde all’epoca anche per altri costruttori non erano inusuali soluzioni e comportamenti del genere, pur di rientrare nei budget, proprio come nel caso della GTO dove, pur di poter dare vita ad un progetto che sarebbe stato irrealizzabile, se avessero dovuto produrre i 100 esemplari minimi richiesti dai regolamenti, si sono trovati costretti ad optare per alcuni escamotage risultati poi essere efficaci e…vincenti.

    Concludendo con un dato curioso bisogna aggiungere ai 39 esemplari esistenti un quarantesimo esemplare di 250 GTO, approntato su misura per un alto (in tutti sensi, era alto ben 2 metri) dirigente della casa di Maranello, per il quale costruirono un esemplare con passo allungato di 5 cm, in modo da consentirgli di stare più comodo al volante. Come dal sarto, insomma!
    L’esemplare che vedete in foto ha numero di telaio 4561SA ed è una delle 3 equipaggiate con 4 Litri denominate 330 GTO, ufficiale o non che sia. Le foto sono state scattate nei paddock del Circuito di Monza durante il “Monzahistoric2017″.
    Ferrari 250 GTO 1962 (tra parentesi i dati della 330)

  • Motore: 2.953cc (3.967cc) V12 – 6 Weber doppio corpo 38 DCN (42 DCN)
  • Potenza: 300 cv (390 cv)
  • Velocità: 280 km/h (290 km/h)
  • 0-100 in 6″
  • Peso 880 kg (930 kg) a secco
  • Passo 2400 mm
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