Nuova SEAT Ibiza TGI: un occhio fisso sull’economia di marcia [TEST DRIVE]

Motore tre cilindri da 1.0 litro di 90 cavalli e 160 Nm di coppia

Nuova SEAT Ibiza TGI – La compatta iberica a doppia alimentazione, benzina e metano, presenta una soluzione interessante per l'efficienza di consumo, ma allo stesso tempo un carattere dinamico troppo pacato oltre a un volume di carico piuttosto ridotto

Il risparmio può diventare una soluzione, un’ossessione, una regola. Il protagonista di riflessioni e sogni. Citando l’armatore nonché aforista e capitano, Giovanni Gaggino: “Risparmio è doppio guadagno”, ma anche lo stesso saggista britannico, Samuel Johnson, in proposito ha sostenuto che: “Un uomo che può sia spendere che risparmiare denaro è l’uomo più felice, perché ha due godimenti.” É proprio mirando a massimizzare l’efficienza cercando di trovare una forma più ecocompatibile che SEAT ha realizzato una variegata gamma di versioni a doppia alimentazione, che sfruttano il metano come principale fonte di alimentazione, oltre al supporto della più tradizionale benzina. La panoramica TGI varia dalla piccola Mii al SUV compatto Arona, e la nuova Ibiza risulta un pilastro portante in questo raggruppamento.

Della nuova compatta ne abbiamo già parlato in precedenti articoli, dopo aver provato la gamma più tradizionale, sia alimentata a benzina che a gasolio. Potete raggiungerli attraverso questi due link: anteprima, modello diesel. Non è il caso dunque di soffermarsi sulle caratteristiche estetiche e contenutistiche, a parte segnalare che la versione TGI è equipaggiata anche con un serbatoio di metano collocato sotto il pianale del vano di carico. Una soluzione che però ha un certo impatto sul volume di carico, dato che il vano perde diversi litri rispetto a una versione tradizionale. Si passa da ben 355 litri a 262. Una differenza piuttosto marcata, nonostante i tecnici abbiano trovato un buon compromesso in fase di progettazione.

Un maggiore attenzione, però, è stata rivolta sul comportamento dinamico. Già consapevoli del valore di potenza e coppia espressa, orientata proprio a massimizzare quanto più possibile l’efficienza. Si percepisce una certa consistenza di marcia a ritmo costante, ma le doti più spumeggianti notate ad esempio sui modelli a benzina, o la corposa coppia offerta dalle unità 1.6 TDI, sono ben lontane. Lo spunto risulta buono solo dopo i 2.500 giri/minuto, raggiungendo i 90 cavalli tra i 4.500 e i 5.800 giri/minuto. Così come i 160 Nm di coppia massima, tra i 1.900 e i 3.500 giri/minuto, appaiono chiaramente orientati verso il risparmio, piuttosto che avvantaggiare il brio prestazionale. Lo si avverte particolarmente sui tratti in salita, così come uno stacco di frizione particolarmente alto e una scansione di rapporti suggerita in modo piuttosto veloce, benché spesso non richiesta data la fatica espressa dal motore in certi punti, continuino a ricordare che si è su una vettura pensata per fare lunghi tratti, ma sempre nel modo più efficiente possibile.

Rispettando i limiti e contenendo la media sui 70 km/h, il nostro risultato sul quadro strumenti ha ricalcato perfettamente quello segnalato dalla casa: un consumo medio di 4,9 m3/100 km di metano. Su un percorso poco superiore ai 130 km, caratterizzato da percorsi urbani ed extraurbani.
È bene ricordare che la principale alimentazione resta il metano, sottolineata da nuovi indicatori posizionati sul quadrante di sinistra. La vettura si avvia utilizzando questo combustibile e lo sfrutta sino alla fine, prima di passare automaticamente a un’alimentazione a benzina. Non è presente un tasto che consenta un cambio in corsa, ma la benzina è funzionale quando ad esempio la temperatura del liquido antigelo precipita al di sotto dei 10° C.
Oltre al serbatoio a metano, la vettura presenta dei pistoni rivestiti in nichel-cromo ottimizzati per l’impiego del metano, assieme a uno specifico bocchettone affiancato a quello tradizionale.

La gamma varia dalla versione Reference, salendo a quelle Style, Business, XCellence e anche una sportiva FR. Un modello che spiazza un po’ a una prima occhiata, dato che riporta solo la sigla FR nella parte posteriore al posto di TGI e può essere scambiato per una versione più “cattiva”, nonostante il motore sia sempre il 1.0 TGI tre cilindri da 90 cavalli, abbinato a un cambio manuale cinque rapporti. Si parte da 16.050,00 Euro, con variazioni di partenza in base agli allestimenti che aumentano mediamente intorno ai 1.000,00 Euro, salendo di allestimento.

In sintesi: un’auto strutturata pensando prettamente all’efficienza di marcia. Poggiando su una spesa di 3,55 Euro di metano per coprire mediamente 100 km, e un’autonomia complessiva (metano e benzina) segnalata di 1.155 km. Senza dimenticare l’energia generata da una quantità più esigua di combustibile, se lo si confronta non solo con i modelli a benzina e a gasolio, ma anche con un’alternativa alimentazione a GPL. D’altro canto, però, risulta una vettura poco esuberante e meno adatta a chi apprezza una guida più dinamica e coinvolgente.

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