WP_Post Object ( [ID] => 496764 [post_author] => 8 [post_date] => 2018-02-26 13:30:07 [post_date_gmt] => 2018-02-26 12:30:07 [post_content] => La mobilità alternativa è un argomento decisamente spinoso. Molte sono le soluzioni possibili, alcune decisamente popolari e altre invece meno celebrate o comunque criticate. Se, ad esempio, l'elettrico è sempre molto esaltato nonostante vi siano ancora da risolvere dei problemi oggettivi (l'autonomia e la gestione delle batterie o la produzione dell'elettricità stessa per esempio), il metano è citato più raramente e probabilmente meriterebbe una maggiore attenzione. Ne sono convinti già due grandi gruppi automobilistici in Italia, come ad esempio Volkswagen. La casa di Wolfsburg, infatti, già dal 2013 aveva iniziato ad offrire la sua ecoUp a metano, seguita l'anno successivo dalla popolarissima Golf TGI. Con il 2017 è arrivato finalmente anche il turno della Polo TGI, andando a completare così un'offerta che comprende tre dei segmenti più importanti del mercato. "Per noi è un assett strategico, fondamentale prima di arrivare all'elettrico" ha dichiarato Fabio di Giuseppe, direttore marketing del brand tedesco. Verrebbe quasi da dire che mancherebbe solamente un SUV all'elenco per aver coperto in maniera capillare i segmenti più interessanti del mercato, ma già così l'offerta è senza alcun dubbio interessante. Anticipiamo, però, le vostre domande: quanto costano? Quanti distributori ci sono in giro per l'Italia? Che autonomia avrei? Per rispondere a queste e a tante altre domande ci siamo recati direttamente a Verona, presso la sede italiana di Volkswagen. Abbiamo avuto a disposizione la Polo e la Golf TGI, oltre che a diversi esperti del settore che ci hanno spiegato per bene quale possa essere la grande convenienza di adottare un'auto a metano in questo momento. Andiamo quindi con ordine: come già detto all'inizio, sono tre le vetture Volkswagen dotate di un motore a metano. La prima in assoluto fu ormai cinque anni fa la Up, ribattezzata per l'occasione EcoUp. È dotata di un 1.000 MPI con una potenza massima di 68 Cv e una coppia di 90 Nm, con un'autonomia promessa di circa 380 km e un consumo nel ciclo combinato di 2,9 kg di metano ogni 100 km. Auto interessante, ma le nuove Golf e Polo TGI hanno senza alcun dubbio fatto un ulteriore passo in avanti. Forti della loro tradizione di auto confortevoli, convenienti, ma comunque anche piacevoli da guidare, sono state dotate di due motori TGI basati sull'originale TSI a benzina, ottenendo come diretto risultato un comportamento su strada equiparabile a quello della versione con il motore originale. La più piccola Polo ha in dotazione un 1.000 con potenza massima da 90 Cv e una coppia decisamente molto più pronunciata, che arriva a 160 Nm. A fronte di consumi solo leggermente più alti (3,2 kg ogni 100 km) si ottiene un'autonomia persino superiore di 390 km. Il top, naturalmente, è la Golf, che può godere di un 1.400 con una potenza da 110 Cv e una coppia da 200 Nm. Il suo consumo è di 3,6 kg ogni 100 km e può percorrere fino a 420 km con un pieno. Abbiamo quindi a che fare con due vetture non solo molto interessanti dal punto di vista della mobilità alternativa, ma anche dotate di una certa "verve", nonostante la meccanica a metano non sia certo ricordata per le sue prestazioni sportive. In questo particolare caso, però, il lavoro di Volkswagen ha portato alla nascita di un'alternativa reale nel mondo della mobilità ecologica. Soprattutto perché, secondo i dati diffusi dalla casa, oggettivamente allo stato attuale dello sviluppo il metano offre dei vantaggi sia sul GPL (pur costando leggermente di più è sempre meno caro di gasolio e benzina, inoltre non vi sono limitazioni sui parcheggi interrati) che sull'elettrico. Le emissioni sono in linea con le meccaniche ibride, ma il metano consente un utilizzo più massiccio delle fonti rinnovabili (la produzione di biometano, infatti, risulta particolarmente interessante anche a livello di smaltimento dei rifiuti umidi). Sempre secondo i calcoli della casa, una Golf TGI emette 98 g/km di CO2 rispetto alla media di 118 grammi della media delle ibride di segmento C. Stesso discorso per i 106 grammi contro 82 tra una segmento A e la EcoUp e gli 87 contro 101 di una Polo TGI. A tutto questo occorre aggiungere un dettaglio non indifferente, ovvero le offerte speciali che spesso le case inaugurano per incentivare la rete a metano. Fino a fine febbraio (ma potrebbe essere prolungata anche fino a fine marzo) il gruppo Volkswagen offre le sue vetture a metano allo stesso prezzo del benzina a parità di allestimento. Sempre secondo Fabio Di Giuseppe (non perdetevi la nostra intervista esclusiva allegata sopra a questo articolo) anche la questione della rete distributiva sarebbe un problema marginale, limitato solo ad alcune zone del nostro Paese. Per quanto ancora sensibilmente più diffusa nella zona settentrionale del nostro Paese, la presenza di distributori di metano è comunque una delle più alte nel continente: ben 1.230 stazioni abilitate su un totale di 3.725 sono in Italia. In generale, quindi, il metano è ormai passato ufficialmente da segmento di nicchia ad acquisto assolutamente da valutare se si è alla ricerca di un mezzo capace di unire l'efficienza al rispetto ambientale. Anche a livello di revisione sono stati fatti numerosi passi avanti: già le bombole in acciaio, che al momento rappresentano la quasi totalità del mercato, necessitano solamente di una revisione ogni 4 anni, pienamente sostenibile. Quelle in composito, presenti ad esempio sulla Golf TGI, sono più leggere e hanno il vantaggio di non arrugginire e nonostante necessitino di maggiore manutenzione, stiamo comunque sempre parlando di una verifica ogni 2 anni, per cui nulla di oppressivo o stressante. Il lato ecologico del metano, tra l'altro, coinvolge anche altri fattori. Abbiamo già parlato del fatto che questo gas può anche essere bio, ovvero biometano derivato dal trattamento dei rifiuti organici prodotti dai cittadini e dalle città. Al momento il biometano rappresenta circa il 20-30% della produzione totale e se ne occupano società come la S.E.S.A., la Società Estense Servizi Ambientali di Este (PD). Il processo di trasformazione è incredibilmente variegato e arriva al punto da diventare un vero e proprio circuito chiuso, capace di creare la stessa energia che serve agli stabilimenti per funzionare, oltre ovviamente a creare numerosi prodotti finali tra cui il compost per le coltivazioni e l'energia per il riscaldamento delle case. Per farvi un'idea di cosa rappresenti e di quanto meriti la produzione di biogas, vi lasciamo ad un interessante filmato che racconta il lavoro della S.E.S.A. stessa. Un passo molto importante verso la conservazione del pianeta. 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Volkswagen a metano: come funzionano e quanto convengono Up, Polo e Golf TGI [VIDEO e FOTO]

Intervista esclusiva a Fabio Di Giuseppe

Tra le varie possibilità offerte nel campo della mobilità alternativa, una forse non è ancora considerata quanto meriterebbe, sia per efficacia che per immediata disponibilità. Stiamo parlando del metano, campo nel quale il gruppo Volkswagen è particolarmente preparato. Siamo andati direttamente in sede a Verona, per scoprire se e quanto conviene abbandonare benzina e gasolio in favore di questa energia, che ricordiamo può essere anche bio

La mobilità alternativa è un argomento decisamente spinoso. Molte sono le soluzioni possibili, alcune decisamente popolari e altre invece meno celebrate o comunque criticate. Se, ad esempio, l’elettrico è sempre molto esaltato nonostante vi siano ancora da risolvere dei problemi oggettivi (l’autonomia e la gestione delle batterie o la produzione dell’elettricità stessa per esempio), il metano è citato più raramente e probabilmente meriterebbe una maggiore attenzione. Ne sono convinti già due grandi gruppi automobilistici in Italia, come ad esempio Volkswagen. La casa di Wolfsburg, infatti, già dal 2013 aveva iniziato ad offrire la sua ecoUp a metano, seguita l’anno successivo dalla popolarissima Golf TGI. Con il 2017 è arrivato finalmente anche il turno della Polo TGI, andando a completare così un’offerta che comprende tre dei segmenti più importanti del mercato.

Per noi è un assett strategico, fondamentale prima di arrivare all’elettrico” ha dichiarato Fabio di Giuseppe, direttore marketing del brand tedesco. Verrebbe quasi da dire che mancherebbe solamente un SUV all’elenco per aver coperto in maniera capillare i segmenti più interessanti del mercato, ma già così l’offerta è senza alcun dubbio interessante. Anticipiamo, però, le vostre domande: quanto costano? Quanti distributori ci sono in giro per l’Italia? Che autonomia avrei? Per rispondere a queste e a tante altre domande ci siamo recati direttamente a Verona, presso la sede italiana di Volkswagen. Abbiamo avuto a disposizione la Polo e la Golf TGI, oltre che a diversi esperti del settore che ci hanno spiegato per bene quale possa essere la grande convenienza di adottare un’auto a metano in questo momento.

Andiamo quindi con ordine: come già detto all’inizio, sono tre le vetture Volkswagen dotate di un motore a metano. La prima in assoluto fu ormai cinque anni fa la Up, ribattezzata per l’occasione EcoUp. È dotata di un 1.000 MPI con una potenza massima di 68 Cv e una coppia di 90 Nm, con un’autonomia promessa di circa 380 km e un consumo nel ciclo combinato di 2,9 kg di metano ogni 100 km. Auto interessante, ma le nuove Golf e Polo TGI hanno senza alcun dubbio fatto un ulteriore passo in avanti. Forti della loro tradizione di auto confortevoli, convenienti, ma comunque anche piacevoli da guidare, sono state dotate di due motori TGI basati sull’originale TSI a benzina, ottenendo come diretto risultato un comportamento su strada equiparabile a quello della versione con il motore originale. La più piccola Polo ha in dotazione un 1.000 con potenza massima da 90 Cv e una coppia decisamente molto più pronunciata, che arriva a 160 Nm. A fronte di consumi solo leggermente più alti (3,2 kg ogni 100 km) si ottiene un’autonomia persino superiore di 390 km. Il top, naturalmente, è la Golf, che può godere di un 1.400 con una potenza da 110 Cv e una coppia da 200 Nm. Il suo consumo è di 3,6 kg ogni 100 km e può percorrere fino a 420 km con un pieno.

Abbiamo quindi a che fare con due vetture non solo molto interessanti dal punto di vista della mobilità alternativa, ma anche dotate di una certa “verve“, nonostante la meccanica a metano non sia certo ricordata per le sue prestazioni sportive. In questo particolare caso, però, il lavoro di Volkswagen ha portato alla nascita di un’alternativa reale nel mondo della mobilità ecologica. Soprattutto perché, secondo i dati diffusi dalla casa, oggettivamente allo stato attuale dello sviluppo il metano offre dei vantaggi sia sul GPL (pur costando leggermente di più è sempre meno caro di gasolio e benzina, inoltre non vi sono limitazioni sui parcheggi interrati) che sull’elettrico. Le emissioni sono in linea con le meccaniche ibride, ma il metano consente un utilizzo più massiccio delle fonti rinnovabili (la produzione di biometano, infatti, risulta particolarmente interessante anche a livello di smaltimento dei rifiuti umidi). Sempre secondo i calcoli della casa, una Golf TGI emette 98 g/km di CO2 rispetto alla media di 118 grammi della media delle ibride di segmento C. Stesso discorso per i 106 grammi contro 82 tra una segmento A e la EcoUp e gli 87 contro 101 di una Polo TGI.
A tutto questo occorre aggiungere un dettaglio non indifferente, ovvero le offerte speciali che spesso le case inaugurano per incentivare la rete a metano. Fino a fine febbraio (ma potrebbe essere prolungata anche fino a fine marzo) il gruppo Volkswagen offre le sue vetture a metano allo stesso prezzo del benzina a parità di allestimento.

Sempre secondo Fabio Di Giuseppe (non perdetevi la nostra intervista esclusiva allegata sopra a questo articolo) anche la questione della rete distributiva sarebbe un problema marginale, limitato solo ad alcune zone del nostro Paese. Per quanto ancora sensibilmente più diffusa nella zona settentrionale del nostro Paese, la presenza di distributori di metano è comunque una delle più alte nel continente: ben 1.230 stazioni abilitate su un totale di 3.725 sono in Italia.

In generale, quindi, il metano è ormai passato ufficialmente da segmento di nicchia ad acquisto assolutamente da valutare se si è alla ricerca di un mezzo capace di unire l’efficienza al rispetto ambientale. Anche a livello di revisione sono stati fatti numerosi passi avanti: già le bombole in acciaio, che al momento rappresentano la quasi totalità del mercato, necessitano solamente di una revisione ogni 4 anni, pienamente sostenibile. Quelle in composito, presenti ad esempio sulla Golf TGI, sono più leggere e hanno il vantaggio di non arrugginire e nonostante necessitino di maggiore manutenzione, stiamo comunque sempre parlando di una verifica ogni 2 anni, per cui nulla di oppressivo o stressante.

Il lato ecologico del metano, tra l’altro, coinvolge anche altri fattori. Abbiamo già parlato del fatto che questo gas può anche essere bio, ovvero biometano derivato dal trattamento dei rifiuti organici prodotti dai cittadini e dalle città. Al momento il biometano rappresenta circa il 20-30% della produzione totale e se ne occupano società come la S.E.S.A., la Società Estense Servizi Ambientali di Este (PD). Il processo di trasformazione è incredibilmente variegato e arriva al punto da diventare un vero e proprio circuito chiuso, capace di creare la stessa energia che serve agli stabilimenti per funzionare, oltre ovviamente a creare numerosi prodotti finali tra cui il compost per le coltivazioni e l’energia per il riscaldamento delle case. Per farvi un’idea di cosa rappresenti e di quanto meriti la produzione di biogas, vi lasciamo ad un interessante filmato che racconta il lavoro della S.E.S.A. stessa. Un passo molto importante verso la conservazione del pianeta.

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9 commenti

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  1. Angelo

    26 Febbraio 2018 at 16:12

    buongiorno , forse il giornalista non ha mai posseduto un auto a metano con bombole in materiale COMPOSITO , e probabilmente non sa che traversie devono sottostare gli utenti di tali vetture!!
    La 1° è la riqualificazione ogni 2 anni , ci si chiede il perchè considerato che i serbatoi in Composito sono garantiti per 20 anni (differentemente da quelli in acciaio da sostituire in presenza di ruggine e comunque con una vita assai inferiore ai 20 anni) ci sia questa necessità inusuale , considerato che la riqualificazione del Composito “dovrebbe” essere solo visiva .(non è così per colpa della Motorizzazione che fa smontare i serbatoi con il grave rischio di ammaccature pericolosissime per il materiale composito)
    2°, i costi ,da mettere in conto per Riqualificare i serbatoi, variano fino a toccare le 500 € (non ve la caverete con meno di 300 €)senza contare il mancato uso del mezzo anche per alcuni giorni (alcuni per settimane), disagi disagi e ancora disagi!!
    3°, ogni incidente/sinistro che si fa , si deve obbligatoriamente denunciare in sede di riqualificazione , e il funzionario della motorizzazione fa sostituire i serbatoi anche se integri , i costi altissimi se li prende l’utente anche perchè non esiste una normativa in merito a chi deve farsi carico dei costi.
    Ecco , la normativa fa acqua da tutte le parti , leggete sul forum di “Metanoauto” sezione “Revisioni” e mettetevi le mani nei capelli.
    Io da possessore non vedo l’ora di cambiare e prendermi un bel Diesel alla faccia della normativa surreale ma con dispiacre per il lato ecologico!!Auguri per chi decide Composito nel paese delle meraviglie ….Grazie dell’attenzione.

  2. Nicola

    1 Marzo 2018 at 13:03

    Este è in provincia di Padova, non di Verona!!!

  3. Lorenzo V. E. Bellini

    1 Marzo 2018 at 21:32

    Grazie per la segnalazione, correggiamo subito.

  4. Edoardo

    15 Marzo 2018 at 17:31

    Peccato che Volkswagen non sia in grado di produrre queste macchine, da loro stessa ammissione stanno avendo problemi nella realizzazione della nuova Polo TGI, con tempi di realizzazione ancora da vedere (oltre i 90 giorni). non le stanno producendo

  5. Luca

    17 Marzo 2018 at 21:32

    Ordinata la nuova polo a metano a metà novembre 2017,e forse arriverà ad aprile 2018

  6. Mariano

    21 Marzo 2018 at 20:35

    Angelo sto valutando se acquistare una golf
    Metano o diesel che mi consigli?

  7. Francesco

    5 Maggio 2018 at 18:11

    Scusate sapete dirmi che bombole monta esattamente la Volkswagen ecoUp immatricolata nel marzo 2017? In composito o acciaio?

  8. Lorenzo V. E. Bellini

    7 Maggio 2018 at 18:12

    Dovrebbero essere in acciaio.

  9. Rosella Colli

    19 Maggio 2018 at 15:54

    Inutile propagandare un auto mi riferisco al modello Golf ibrida metano che la casa non è in grado di produrre. Ho ricevuto ora alla scadenza del contratto con tanto di caparra l’avviso dalla ditta che mi propone un’altra vettura o un modello Variant improponibile oun diesel o benzina! Ritengo che la ditta sia inaffidabile

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