WP_Post Object ( [ID] => 505141 [post_author] => 25 [post_date] => 2018-03-14 10:27:58 [post_date_gmt] => 2018-03-14 09:27:58 [post_content] => A volte ritornano. Non è un film horror tratto sui racconti di Stephen King, ma la constatazione che una vettura pressoché identica a questa era già stata oggetto di una nostra approfondita prova su strada, in cui Andrea Villa ci aveva anche raccontato l’auto attraverso un video “POV” (qui il link ad articolo e video). La Mini Clubman della attuale generazione la abbiamo però provata anche con motorizzazione Cooper (benzina, qui l’articolo), oltre che Cooper S (qui l’articolo). Come mai tante volte al volante della stessa vettura? Non che le altre varianti di carrozzeria siano marginali per la casa anglo-tedesca, ma sicuramente la Clubman è un di quelle che, nel rispetto della tradizione, è più orientata alla fruibilità quotidiana, anche per una famiglia. In passato si era arrivati ad avere una gamma ancora più ampia, oggi troviamo a listino la 3 e la 5 porte, la Cabrio, la Countryman ed appunto la Clubman. Le ultime due sono le versioni più grandi e con caratteristiche che le rendono perfette per un pubblico molto eterogeneo. Mantengono inalterato l’appeal “giocoso” del brand, che tanto successo ha portato a tutta la gamma, sia per una utenza giovane che più matura, trasversalmente rispetto al sesso ed alle categorie di appartenenza. Mentre il crossover di casa Mini è una rielaborazione del concetto in chiave moderna e non trova una antenata con la medesima impostazione, la Clubman rappresenta invece l’evoluzione di una storica Mini, con le due porte per accedere al vano bagagli posteriore, viste per la prima volta nel 1960. Look elegantemente ed inconfondibilmente “Mini Clubman” Esteticamente la Clubman ha il frontale della penultima 3 porte, dato che questa è stata oggetto di un recentissimo restyling, unendolo però alla comodità delle porte anche per la fila posteriore di sedili e ad una coda lunga, chiusa dalle già citate split doors. Queste ultime hanno la comodità di poter essere aperte con un tasto, una alla volta, mostrando una generosa “bocca di accesso” ai 360 litri per i bagagli, che salgono a 1.250 abbattendo gli schienali posteriori. La zona dei ¾ posteriori si allunga letteralmente, a tutto vantaggio dell’abitabilità per i 3 passeggeri che siedono dietro, ma anche del bagagliaio, che sale di quasi 150 litri rispetto alla 3 porte, oltre 80 in più della 5. Dai 382 cm della più piccola della Mini si arriva così ai 425 della Clubman, più lunga di ben 27 cm, anche se confrontata con la 5 porte. Il passo cresce, da 2 metri e mezzo fino a 267 cm, passando per i 257 della Mini 5 porte. La 6 porte è anche più larga, arrivando a quota 180 cm, mentre l’altezza resta sostanzialmente invariata ed è di 144 cm. Il giudizio estetico è ovviamente molto oggettivo, ma a nostro avviso la Clubman è la Mini forse più legata stilisticamente alla sua antenata, oltre che la più elegante del lotto. Ha un fascino “modaiolo” come tutte le sorelle e compagne di gamma, ma lo abbina ad una linea leggermente più seriosa e matura, che non diventa però “noiosa” o meno sportiva. Interni sempre più premium Dentro invece il family feeling con le altre Mini è più marcato e le differenze si notano solo nella parte posteriore, con una abitabilità maggiore ed un bagagliaio che diventa finalmente interessante. La Mini gioca con elementi classici, come il quadro strumenti costruito intorno al grosso tachimetro circolare, oppure lo schermo del sistema infotainment anch’esso inserito in una forma tonda, unendo il tutto ad un ambiente che, con il passare da una generazione all’altra nell’era BMW, si è fatto sempre più premium e di qualità, soprattutto scegliendo gli allestimenti ed gli accessori senza troppi limiti di budget. Restano poi quei tocchi di stile che da sempre contraddistinguono le Mini, come la fila di tasti nella parte inferiore della plancia, con in mezzo il coreografico comando rosso per l’accensione e lo spegnimento del propulsore. Al 2 litri TwinTurbo da 150 CV della Cooper D è abbinato un bel cambio manuale BMW mette la firma sulla Mini Clubman Cooper D con un suo propulsore, di 1995 cc, a 4 cilindri, ma soprattutto dotato di tecnologia TwinTurbo. Una struttura in leggero alluminio ed un turbocompressore con turbina a geometria variabile regalano alla Cooper D una erogazione brillante ad ogni regime, che ben si concilia con l’ottimo cambio automatico che abbiamo provato in precedenza, ma anche con questa trasmissione manuale, a 6 rapporti, gradevole nel suo utilizzo grazie ad innesti precisi ed una frizione piuttosto leggera, perfettamente allineata poi alla tradizione Mini. Quanto ai numeri della Cooper D, il suo cuore eroga 150 cavalli a 4.000 giri, mentre i 350 Nm di coppia sono tutti già disponibili a 1.750 giri, con una curva che resta poi piatta fino a circa 3.000 giri. Non serve quindi “tirare le marce”, perché passando al rapporto superiore già intorno a questo regime si mantiene costante la spinta del propulsore, che riprende egregiamente dai bassi giri, mentre l’allungo agli alti non è né una sua prerogativa, ma nemmeno una necessità. Coprendo lo 0-100 in 8.9 secondi e con una velocità massima di 212 Km/h, la Cooper D asseconda egregiamente anche una guida più dinamica o la necessità di avere la giusta ripresa per effettuare un rapido sorpasso, all’occorrenza. Kart feeling o comfort? Un discreto compromesso Chi sceglie una Mini lo fa principalmente per due ragioni: il suo look e la fama di poter offrire il suo famoso “kart feeling”. Dai tempi del successo nel Rally di Montecarlo del 1963 con Timo Mäkinen e negli anni successivi, al punto che i regolamenti cambiarono proprio per ostacolare l’egemonia della inglesina vinci tutto, di cose ne sono cambiate parecchie. La Mini attuale, quella figlia della appartenenza al gruppo BMW, è tutta un’altra vettura, ma ha saputo mantenere una parte di quelle sensazioni di guida della sua antenata. Il crescere delle dimensioni e l’adozione della piattaforma modulare Ukl, con cui la casa dell’Elica realizza anche la Serie 2 ed altre vetture, ha fatto perdere qualcosa, a vantaggio di una maggior stabilità alle velocità più elevate, ma soprattutto in direzione di un maggior comfort e di una fruibilità accresciuta. Resta il fatto che, quando si è al volante di una Mini, anche se in versione “famigliare” come questa Clubman e con un propulsore a gasolio, resta la gradevole sensazione che, alzando l’andatura anche in modo esagerato, il limite non è dato dalla vettura, ma da fattori esterni. L’ottima tenuta di strada, un comportamento molto prevedibile ed intuitivo, uniti ad uno sterzo preciso e ad una reattività molto elevata, ne fanno una ottima vettura per chi abbia ancora voglia, all’occorrenza, di divertirsi dietro al volante. Come detto si tratta di un compromesso spinto sempre più nella direzione del comfort e dell’abitabilità, come dimostra il passo, che è qui di ben 20 cm in più rispetto alla 3 porte del 2001, ma con un peso che resta sempre abbastanza contenuto (intorno ai 1.400 kg) e sospensioni sostenute e performanti, per non tradire i valori del brand che sfoggia. Quanto costa entrare nel “ClubMan”? La Mini Clubman è a listino a partire da 28.350 euro con la motorizzazione della Cooper D, ma la Clubman in versione One parte da 23.300 euro, che diventano 25.850 per la One D da 115 cavalli, fino ad arrivare ai 41.550 euro della top di gamma, la John Cooper Works All4 pro da 231 CV, dotata di trazione integrale ed un allestimento molto ricco. Servono invece 1.900 euro aggiuntivi per passare dal cambio manuale a quello automatico. Per quanto concerne i consumi, la Cooper D si attesta ad un valore dichiarato in ciclo misto di 4.3 L/100 Km, che nel nostro test ha confermato quanto avevamo avuto modo di rilevare in passato. Siamo intorno ai 15 Km/l con una guida disinvolta e sfruttando un po’ i suoi 150 cavalli, qualcosa meno se si passa ad uno stile più tranquillo. [post_title] => Mini Clubman Cooper D, la più versatile della gamma? [PROVA SU STRADA] [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => closed [post_password] => [post_name] => mini-clubman-cooper-d-la-piu-versatile-della-gamma-prova-su-strada [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2018-04-15 17:50:48 [post_modified_gmt] => 2018-04-15 15:50:48 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.motorionline.com/?p=505141 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw [post_category] => 0 )

Mini Clubman Cooper D, la più versatile della gamma? [PROVA SU STRADA]

Non solo per le 6 porte, ma anche per bagagliaio ed abitabilità

Mini Clubman Cooper D - La Clubman è la Mini più orientata alle famiglie, offre un bel baule a cui si accede dalle iconiche split doors e, per la Cooper D, sotto al cofano il 2.0 TwinTurbo da 150 CV

A volte ritornano. Non è un film horror tratto sui racconti di Stephen King, ma la constatazione che una vettura pressoché identica a questa era già stata oggetto di una nostra approfondita prova su strada, in cui Andrea Villa ci aveva anche raccontato l’auto attraverso un video “POV” (qui il link ad articolo e video). La Mini Clubman della attuale generazione la abbiamo però provata anche con motorizzazione Cooper (benzina, qui l’articolo), oltre che Cooper S (qui l’articolo).

Come mai tante volte al volante della stessa vettura? Non che le altre varianti di carrozzeria siano marginali per la casa anglo-tedesca, ma sicuramente la Clubman è un di quelle che, nel rispetto della tradizione, è più orientata alla fruibilità quotidiana, anche per una famiglia. In passato si era arrivati ad avere una gamma ancora più ampia, oggi troviamo a listino la 3 e la 5 porte, la Cabrio, la Countryman ed appunto la Clubman. Le ultime due sono le versioni più grandi e con caratteristiche che le rendono perfette per un pubblico molto eterogeneo. Mantengono inalterato l’appeal “giocoso” del brand, che tanto successo ha portato a tutta la gamma, sia per una utenza giovane che più matura, trasversalmente rispetto al sesso ed alle categorie di appartenenza. Mentre il crossover di casa Mini è una rielaborazione del concetto in chiave moderna e non trova una antenata con la medesima impostazione, la Clubman rappresenta invece l’evoluzione di una storica Mini, con le due porte per accedere al vano bagagli posteriore, viste per la prima volta nel 1960.

Look elegantemente ed inconfondibilmente “Mini Clubman”

Esteticamente la Clubman ha il frontale della penultima 3 porte, dato che questa è stata oggetto di un recentissimo restyling, unendolo però alla comodità delle porte anche per la fila posteriore di sedili e ad una coda lunga, chiusa dalle già citate split doors. Queste ultime hanno la comodità di poter essere aperte con un tasto, una alla volta, mostrando una generosa “bocca di accesso” ai 360 litri per i bagagli, che salgono a 1.250 abbattendo gli schienali posteriori.

La zona dei ¾ posteriori si allunga letteralmente, a tutto vantaggio dell’abitabilità per i 3 passeggeri che siedono dietro, ma anche del bagagliaio, che sale di quasi 150 litri rispetto alla 3 porte, oltre 80 in più della 5. Dai 382 cm della più piccola della Mini si arriva così ai 425 della Clubman, più lunga di ben 27 cm, anche se confrontata con la 5 porte. Il passo cresce, da 2 metri e mezzo fino a 267 cm, passando per i 257 della Mini 5 porte. La 6 porte è anche più larga, arrivando a quota 180 cm, mentre l’altezza resta sostanzialmente invariata ed è di 144 cm.

Il giudizio estetico è ovviamente molto oggettivo, ma a nostro avviso la Clubman è la Mini forse più legata stilisticamente alla sua antenata, oltre che la più elegante del lotto. Ha un fascino “modaiolo” come tutte le sorelle e compagne di gamma, ma lo abbina ad una linea leggermente più seriosa e matura, che non diventa però “noiosa” o meno sportiva.

Interni sempre più premium

Dentro invece il family feeling con le altre Mini è più marcato e le differenze si notano solo nella parte posteriore, con una abitabilità maggiore ed un bagagliaio che diventa finalmente interessante. La Mini gioca con elementi classici, come il quadro strumenti costruito intorno al grosso tachimetro circolare, oppure lo schermo del sistema infotainment anch’esso inserito in una forma tonda, unendo il tutto ad un ambiente che, con il passare da una generazione all’altra nell’era BMW, si è fatto sempre più premium e di qualità, soprattutto scegliendo gli allestimenti ed gli accessori senza troppi limiti di budget. Restano poi quei tocchi di stile che da sempre contraddistinguono le Mini, come la fila di tasti nella parte inferiore della plancia, con in mezzo il coreografico comando rosso per l’accensione e lo spegnimento del propulsore.

Al 2 litri TwinTurbo da 150 CV della Cooper D è abbinato un bel cambio manuale

BMW mette la firma sulla Mini Clubman Cooper D con un suo propulsore, di 1995 cc, a 4 cilindri, ma soprattutto dotato di tecnologia TwinTurbo. Una struttura in leggero alluminio ed un turbocompressore con turbina a geometria variabile regalano alla Cooper D una erogazione brillante ad ogni regime, che ben si concilia con l’ottimo cambio automatico che abbiamo provato in precedenza, ma anche con questa trasmissione manuale, a 6 rapporti, gradevole nel suo utilizzo grazie ad innesti precisi ed una frizione piuttosto leggera, perfettamente allineata poi alla tradizione Mini.

Quanto ai numeri della Cooper D, il suo cuore eroga 150 cavalli a 4.000 giri, mentre i 350 Nm di coppia sono tutti già disponibili a 1.750 giri, con una curva che resta poi piatta fino a circa 3.000 giri. Non serve quindi “tirare le marce”, perché passando al rapporto superiore già intorno a questo regime si mantiene costante la spinta del propulsore, che riprende egregiamente dai bassi giri, mentre l’allungo agli alti non è né una sua prerogativa, ma nemmeno una necessità. Coprendo lo 0-100 in 8.9 secondi e con una velocità massima di 212 Km/h, la Cooper D asseconda egregiamente anche una guida più dinamica o la necessità di avere la giusta ripresa per effettuare un rapido sorpasso, all’occorrenza.

Kart feeling o comfort? Un discreto compromesso

Chi sceglie una Mini lo fa principalmente per due ragioni: il suo look e la fama di poter offrire il suo famoso “kart feeling”. Dai tempi del successo nel Rally di Montecarlo del 1963 con Timo Mäkinen e negli anni successivi, al punto che i regolamenti cambiarono proprio per ostacolare l’egemonia della inglesina vinci tutto, di cose ne sono cambiate parecchie. La Mini attuale, quella figlia della appartenenza al gruppo BMW, è tutta un’altra vettura, ma ha saputo mantenere una parte di quelle sensazioni di guida della sua antenata. Il crescere delle dimensioni e l’adozione della piattaforma modulare Ukl, con cui la casa dell’Elica realizza anche la Serie 2 ed altre vetture, ha fatto perdere qualcosa, a vantaggio di una maggior stabilità alle velocità più elevate, ma soprattutto in direzione di un maggior comfort e di una fruibilità accresciuta.

Resta il fatto che, quando si è al volante di una Mini, anche se in versione “famigliare” come questa Clubman e con un propulsore a gasolio, resta la gradevole sensazione che, alzando l’andatura anche in modo esagerato, il limite non è dato dalla vettura, ma da fattori esterni. L’ottima tenuta di strada, un comportamento molto prevedibile ed intuitivo, uniti ad uno sterzo preciso e ad una reattività molto elevata, ne fanno una ottima vettura per chi abbia ancora voglia, all’occorrenza, di divertirsi dietro al volante. Come detto si tratta di un compromesso spinto sempre più nella direzione del comfort e dell’abitabilità, come dimostra il passo, che è qui di ben 20 cm in più rispetto alla 3 porte del 2001, ma con un peso che resta sempre abbastanza contenuto (intorno ai 1.400 kg) e sospensioni sostenute e performanti, per non tradire i valori del brand che sfoggia.

Quanto costa entrare nel “ClubMan”?

La Mini Clubman è a listino a partire da 28.350 euro con la motorizzazione della Cooper D, ma la Clubman in versione One parte da 23.300 euro, che diventano 25.850 per la One D da 115 cavalli, fino ad arrivare ai 41.550 euro della top di gamma, la John Cooper Works All4 pro da 231 CV, dotata di trazione integrale ed un allestimento molto ricco. Servono invece 1.900 euro aggiuntivi per passare dal cambio manuale a quello automatico.

Per quanto concerne i consumi, la Cooper D si attesta ad un valore dichiarato in ciclo misto di 4.3 L/100 Km, che nel nostro test ha confermato quanto avevamo avuto modo di rilevare in passato. Siamo intorno ai 15 Km/l con una guida disinvolta e sfruttando un po’ i suoi 150 cavalli, qualcosa meno se si passa ad uno stile più tranquillo.

Vota questo Articolo
Leggi altri articoli in Auto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati