Multe stradali, proprietario non più obbligato a sapere chi guidava

Lo stabilisce l'ultima ordinanza della Corte di Cassazione

In base a un'ordinanza dei giudici ermellini, il proprietario di un veicolo non è obbligato a conoscere il conducente che ha infranto il Codice della Strada, ammesso che esistano validi motivi idonei a giustificare l'omessa trasmissione dei dati richiesti
Multe stradali, proprietario non più obbligato a sapere chi guidava

Vi hanno notificato una multa che prevede la decurtazione di punti della patente, ma voi non ricordate chi guidava? Bene, adesso non è più obbligatorio dichiarare chi era al volante al momento dell’infrazione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza 9555/2018 depositata dalla seconda sezione civile, ha ribaltato in un colpo solo decenni di giurisprudenza in senso contrario.

 

Cassazione: «Distinguere omissione da validi motivi per giustificare omessa trasmissione»

In base all’ultima ordinanza della Suprema Corte, non è più obbligatorio conoscere, da parte del proprietario di un’auto, chi era al volante nel momento in cui è stato infranto il Codice della Strada (in precedenza era obbligatorio, per il titolare della macchina sanzionata, ricordarsi chi fosse al volante). Nell’ordinanza in questione, il presidente della seconda sezione civile Luigi Giovanni Lombardo ha dato ragione a una donna, Rosa V., residente a Roma, nel suo ricorso contro il Comune di Bari. I fatti risalivano al 2007, quando la municipale del capoluogo pugliese aveva notificato una multa alla signora per violazione dell’art. 126 del Codice della Strada. La donna faceva ricorso dinanzi al Giudice di Pace di Bari,  sostenendo di aver comunicato tempestivamente alla polizia municipale di non essere in grado di
indicare le generalità di chi era alla guida della sua macchina al momento dell’infrazione, adducendo come motivo il troppo tempo trascorso tra l’infrazione (avvenuta il 6 marzo 2007) e la notifica del verbale (il 28 giugno 2007), affermando inoltre che l’auto veniva usata, oltre che da lei, anche dal marito e dalle sue due figlie.

A quel punto il Comune di Bari si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso, rilevando che in base alla normativa il proprietario deve conoscere le generalità di colui che guida la sua macchina e se non è in grado di comunicarle risponde a titolo di colpa per negligente osservanza del dovere di vigilare sull’affidamento dell’auto. Tuttavia, il Giudice di Pace, con la sentenza n. 7244/2008, accoglieva il ricorso della sanzionata.

Si procedeva quindi in appello, ma il Tribunale di Bari (con la sentenza n. 4848/2014) confermava la prima sentenza, richiamando i principi espressi da una sentenza della Corte Costituzionale (n.165/2008) secondo cui «bisogna distinguere la condotta di chi omette del tutto di comunicare alla P.A. le generalità del conducente del veicolo al momento dell’infrazione da quella di colui che invece comunichi l’esistenza di validi motivi idonei a giustificare l’omessa trasmissione dei dati richiesti». Inoltre il Tribunale rilevava che, in questo caso, la donna non era stata in grado di fornire i dati del conducente in quanto la violazione risaliva a quattro mesi prima rispetto alla notifica del verbale e il veicolo era spesso utilizzato anche dal marito e dalle due figlie, tutti muniti di regolare patente di guida.

Infine arrivava la Cassazione, con il Comune di Bari che sosteneva come il giudice di appello avesse sbagliato nel giustificare l’omissione della donna, in quanto la corretta interpretazione delle norme obbliga il proprietario a conoscere le generalità del conducente. Inoltre, sempre secondo il Comune, addurre che l’automobile è in uso a più persone non è sufficiente per sottrarsi a tale obbligo. I giudici ermellini hanno però bocciato tale motivazione, dichiarandola “infondata”, poiché «deve essere riconosciuta al proprietario del veicolo la facoltà di esonerarsi da responsabilità, dimostrando l’impossibilità di rendere una dichiarazione diversa da quella ‘negativa’ (cioè a dire di non conoscenza dei dati personali e della patente del conducente autore della commessa violazione)». La Corte ha poi ritenuto di escludere la responsabilità della opponente valorizzando, da un lato, il decorso del tempo tra la data dell’infrazione contestata e quella della richiesta di informazioni (oltre tre mesi) e, dall’altro, la presenza nel nucleo familiare di altri soggetti fruitori dell’autovettura, reputando in tal modo giustificata la mancata indicazione del nominativo del conducente.

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