Rolls-Royce e MINI: la produzione potrebbe spostarsi a causa della Brexit

Si perderebbero così diverse decine di posti di lavoro

La Brexit e le continue instabilità sui negoziati tra UK e UE stanno causando rallentamenti e crolli di produzione nei centri produttivi di MINI e Rolls-Royce, creando malcontenti e possibili licenziamenti a breve. Se la situazione non si modificasse entro il 29 marzo 2019, il gruppo BMW si vedrebbe costretto a far migrare tutta la produzione sul continente.
Rolls-Royce e MINI: la produzione potrebbe spostarsi a causa della Brexit

Da quando i cittadini inglesi si son trovati ad aver votato a favore della Brexit, i produttori automobilistici (e non solo) che risiedevano all’estero ma che producevano internamente ai confini del Regno Unito, hanno visto crescere la loro preoccupazione circa la situazione politica e la stabilità dei loro flussi commerciali. Sono sorte diverse complicanze burocratiche e amministrative che hanno significativamente rallentato e diminuito gli scambi di merci tra l’isola britannica e il resto del mondo.

BMW: “facciamo del nostro meglio, ma le condizioni non sono decisamente favorevoli per continuare”

Questo è il sunto dei ciò che il gruppo tedesco avrebbe comunicato a Reuter e al Financial Times, manifestando un certo rammarico per le condizioni avverse che continuano a compromettere i processi produttivi oltre manica. Abbiamo sempre detto che avremmo cercato di fare del nostro meglio e preparare tutto, ma se alla fine della giornata il nostro flusso di approvvigionamenti subisce uno stop al confine, non possiamo continuare a produrre i nostri prodotti nel Regno Unito“, ha dichiarato Stephan Freismuth, responsabile doganale di BMW.

Tutto accade a causa degli accordi doganali con l’UE che non sono ancora stati pienamente chiariti e disciplinati, causando rallentamenti e fermi ingiustificati. Basta pensare che circa il 90% delle parti utilizzate negli stabilimenti britannici di BMW, situati a Swindon, Hams Hall e Oxford, ricevono componenti dall’Europa continentale. Il problema infatti non sarebbe solamente l’alto costo doganale che questi flussi potrebbero comportare quanto più gli ingenti rallentamenti che la trafila subirebbe a causa dei fermi doganali. Questi ovviamente si ripercuotono sui centri produttivi, che non possono produrre modelli come se fossero a pieno regime, creando tempi di attesa ai concessionari troppo elevati e che scoraggiano i possibili acquirenti dalla conclusione del contratto di acquisto. Questo causa ovviamente minori vendite, minori disponibilità finanziarie e causa indirettamente frequenti licenziamenti nei centri produttivi perché la produzione, essendo diminuita, non necessita più di tutti gli operai di cui necessiterebbe se fosse a pieno regime. 

Insomma un circolo vizioso senza fine che, stando alle ultime stime, continuerebbe a peggiorare con il passare del tempo, facendo perdere quote di mercato e conseguentemente anche una certa instabilità sui mercati finanziari. In ogni caso, al momento BMW non sembra intenzionata a smobilitare la baracca oltre Manica, ma se le condizioni e i negoziati con la Gran Bretagna non dovessero essere definiti entro le ore 23:00 del 29 Marzo 2019, la fuoriuscita dell’Inghilterra dall’UE significherebbe un divorzio unilaterale da parte del gruppo BMW.

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