BMW, il futuro del marchio tra motori elettrici e guida autonoma

Il piano fino al 2030 per BMW e MINI

BMW e MINI si apprestano ad affrontare le sfide del futuro ed il brand bavarese ci ha mostrato le tecnologie messe in campo, già da lungo tempo, per puntare in alto.
BMW, il futuro del marchio tra motori elettrici e guida autonoma

Il gruppo BMW, che comprende anche il premium brand MINI, nel 2018 si trova a festeggiare alcune introduzioni di rilevante importanza ed al contempo ha ufficialmente mostrato le sue carte in tavola per il futuro. Guida autonoma, sicurezza e l’impegno di abbattere sempre più emissioni e consumi con l’elettrico sono gli obiettivi. In parte già cominciati nell’ultimo decennio, in parte da affrontare con il piano da qui al 2030. 

I quattro assi

I cardini su cui poggia la filosofia del gruppo BMW sono quattro e sono riassumibili con la sigla “ACES”: Autonomous, Connected, Electrified, Shared.  

Autonomous. Sono presenti sino a 23 sensori di monitoraggio con telecamere e radar sulle BMW di oggi. L’applicazione di questa tecnologia (in sigla ADAS), come mostrato in una ricerca svolta negli USA, ha permesso una diminuzione degli incidenti fino al 30%. Ciò fornisce ottimismo per i programmi futuri. Entro il 2021 sono così previsti i livelli 2 e 3 di guida autonoma sulle autostrade, mentre il livello 5 arriverà verso il 2030 su tutte le strade di specifiche aree geografiche. Ad esempio Singapore, dove il governo si sta impegnando anche sul fronte della sensibilizzazione del cittadino. Al momento si ha un buono sviluppo sino al livello 4. Dunque perché serve la guida autonoma? Per ridurre incidenti gravi e mortali, soprattutto. Si sta cercando di stabilire degli standard grazie ad un aiuto condiviso in tutte le situazioni di guida (a tal proposito vi è il coinvolgimento delle università e di vari partner, tra cui Intel e FCA). Il tutto senza dimenticare gli aspetti legali imposti dai governi dei singoli paesi, le polizze assicurative ed il problema etico su un’eventuale colpa. A tal proposito da BMW fanno sapere che la macchina non potrà mai prendere decisioni estreme, pertanto al conducente è sempre stimata una certa responsabilità – com’é giusto che sia. 

Connected e Shared. Riguarda soprattutto la connettività con smartphone ed internet a bordo. Nel 2017 un sondaggio fatto da BMW ha visto oltre due terzi degli intervistati (americani e tedeschi) interessati alla connettività. Quest’anno BMW festeggia il ventennale del ConnectedDrive, quando nel 1998 entrò in listino il BMW Assist con la telematica. Nel 2004 fu la prima volta di una sim card inserita in un’automobile. E ancora nel 2008 il primo browser per accedere ad internet attraverso il display della vettura. Nel 2014 la possibilità di prenotare e pagare online servizi per la vettura. Nel 2016 è giunto l’Open Mobility Cloud, che ad oggi permette di avere l’upgrade del software da remoto, l’integrazione degli assistenti vocali come Alexa e Google Home. Oltre alla Digital Key che consente di avere la chiave della vettura sul proprio smartphone, grazie ad un’app. Per la sicurezza vi sono le chiamate d’emergenza, le info su traffico e meteo, il service della vettura, i comandi vocali con sistema di machine learning. La BMW Connected App è stata scaricata da oltre 2 milioni di persone in tutto il mondo. Il prossimo passo, già un atto, prevede l’acquisizione di servizi a rate come accade già per i noti Netflix, Spotify ecc. Per utilizzi veri, cioè quando servono al cliente.

Electrified. La prima idea di auto elettrica all’interno del marchio dell’elica venne avviata nel 2007 e quattro anni più tardi nacque il brand BMWi, di cui fanno parte dal 2013 i3 e i8. Nel 2016 sono giunte le iPerformance, ossia le ibride plug-in che sfruttano l’elettrico con il normale motore a benzina per avere maggiori prestazioni. Nel 2017 sono stati venduti oltre 100.000 modelli ed è giunta anche la MINI Countryman ibrida (qui la nostra prova su strada). Il gruppo prevede una diffusione capillare dell’elettrico da qui al 2025 con il lancio di 25 modelli elettrificati (ibridi plug-in e 12 full-electric). Nel 2019 arriverà la MINI con solo propulsore elettrico e con carrozzeria a 3 porte prodotta in Germania a Dingolfing, centro di sviluppo del mondo elettrico BMW e MINI. Per BMW nel 2020 giungerà la SUV elettrica iX3, con autonomia di oltre 400 km e produzione in Cina. Nel 2021 sarà il turno di BMW iNext con autonomia superiore a 700 km e motore elettrico di 5ª generazione, ma di cui non si conoscono ulteriori dettagli se non che prevedrà la guida autonoma al terzo stadio. Nello stesso anno esordirà anche BMW i4, una 4 porte gran coupé (elettrica) dotata di autonomia sino a 600 km, con produzione a Monaco. Flessibilità e modularità sono le parole d’ordine, con sviluppo e produzione sempre più in-house. L’abbattimento dei costi avverrà tramite l’utilizzo di un solo modulo per creare una vettura che possa essere elettrica, ibrida o con il solo motore termico, a seconda della domanda finale. Ovvero solo al momento della scelta l’auto verrà assemblata, riducendo al minimo ogni spreco. 

Un incontro di valori: la Rimadesio

Rimadesio è un’azienda brianzola che si occupa di arredo d’interni premium. Ma oltre a ciò è una realtà che guarda con grande attenzione alle modalità di produzione ed all’impatto nei confronti dell’ambiente. Dal 2008 vi è infatti un impianto che si occupa dell’immagazzinamento e della produzione energia fotovoltaica. Ad oggi si contano 5400 pannelli circa, che producono 1,5 milioni di kW/h all’anno. Ovvero il 75% dell’energia richiesta dalla fabbrica. Due armadi pieni di batterie si occupano della fase di stoccaggio dell’elettricità, rendendo Rimadesio la prima azienda europea a fare questo processo di immagazzinamento e riutilizzo immediato. In pratica l’elettricità permane all’interno del sistema aziendale. In tal modo 4400 tonnellate di anidride carbonica sono state risparmiate dal 2008. In ciò BMW Italia ha riconosciuto un accomunamento di valori in linea con la propria produzione di veicoli ibridi ed elettrici. Tanto che la flotta aziendale di Rimadesio si serve delle BMW i3 con colonne di ricarica nel proprio parcheggio. 

Il nostro Test Drive

Ci siamo messi al volante della BMW i3s, rinnovato modello tutto elettrico e dall’aspetto quantomeno simpatico che vede nell’utilizzo soprattutto urbano il punto di forza del modello. Rispetto alla i3 si aggiunge una “s” che simboleggia il carattere più sportivo con carrozzeria allargata, batteria più performante (il consumo in kW/h rimane invariato) e la modalità di guida Sport. La vettura da noi saggiata montava inoltre il Range Extender, ossia un motore termico che però non è collegato alla trazione e serve come ricarica per le batterie. Si attiva in automatico sotto il 5% di autonomia o manualmente se l’utente lo richiede. Nel caso della nostra prova non è stato utilizzato ed abbiamo goduto appieno dell’elettrico e delle sue modalità proposte (Comfort, e-drive e la già citata Sport). I 184 CV si fanno sentire quando si schiaccia oltre la metà il pedale dell’acceleratore, così come in fase di decelerazione l’impianto di recupero che come un freno motore rallenta il mezzo. Occorre una mezza giornata per abituarsi, dopodiché è solo questione di abitudine. Anche nei tratti ad alta percorrenza l’aerodinamica compie un egregio lavoro e minimizza i fruscii d’aria. Sul fronte ruote invece poche preoccupazioni, poiché sebbene monti cerchi da 20 pollici la larghezza del battistrada è ridotta, a vantaggio dei consumi. Gli interni sono da vera BMW, altamente curati e con materiali pregiati. Giocando non poco con la i3s il range della batteria ha segnato circa 175 chilometri, per cui rimandiamo ad un’eventuale prova futura il verdetto reale sull’autonomia. Che comunque ci è sembrata piuttosto buona se l’uso è principalmente urbano. 

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1 commento

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  1. Mamo villa

    27 giugno 2018 at 15:17

    Più che esauriente nella spiegazione facile e intuibile a tutti

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