Citroen 2CV: la storia di una vettura diventata iconica

Citroen 2CV: la storia di una vettura diventata iconica

Dalla TPV alla 2CV, con anche la mano italiana

Come è nata la Citroen 2CV? La storia della realizzazione di un'icona del mondo dell'auto, con le inevitabili difficoltà portate dalla seconda guerra mondiale e la mano italiana per realizzarla.
Citroen 2CV: la storia di una vettura diventata iconica

La Citroen 2CV è una delle vetture iconiche della storia delle quattro ruote, ovviamente, in particolare del marchio francese. Tutto nacque dall’idea di Pierre Jules Boulanger, cioè quella di costruire un’auto per ‘tutti’. Quel sogno diventò realtà con la TPV (Toute Petite Voiture, vettura molto piccola), per poi evolversi fino ad arrivare alla 2CV.

La TPV, i test segreti e la guerra

Dopo tre anni di duro lavoro, nel 1939, sulla segretissima pista prove de La Ferté Vidame, vicino a Parigi, furono schierate circa 250 diversi tipi di TPV: Boulanger le ispezionò tutte con estrema cura. Le vetture scartate venivano tirate cinque metri indietro e della lunga fila di prototipi ne rimase una decina, tra pick-up, telai, vetture complete, selezionate personalmente da Boulanger.

Il programma era scegliere quella da mandare in produzione e da presentare al Salone di Parigi 1940 o, al più tardi, a quello dell’anno seguente. Però arrivò la seconda guerra mondiale ed il patron di Citroën ordinò la distruzione di tutti i prototipi perché non cadessero in mano del nemico.

Ma i test sulla TPV proseguirono

In realtà, i tecnici, disobbedendo a Boulanger, distrussero solo i prototipi scartati e conservarono una decina di vetture per proseguire gli studi, contando di lanciare l’auto definitiva alla fine del conflitto.

E continuarono lo sviluppo della vettura: poiché nella fabbrica occupata era permesso costruire solo veicoli industriali, i progettisti lavorarono in segreto tra il centro studi al 48 di Rue du Théâtre a Parigi e la pista della Ferté, dove poteva essere realizzato anche qualche prototipo.

La TPV iniziò ad avvicinarsi alla 2CV

Lo sviluppo è così proseguito e, al termine del conflitto, si iniziò a pensare alla produzione. Però le linee non piacevano e, così, è stato dato il mandato allo stilista varesino Flaminio Bertoni di renderla più bella esteticamente.

Negli anni precedenti, inoltre, era stato rivisto il motore, che nella TPV era un bicilindrico boxer raffreddato ad acqua. E, torna d’attualità l’Italia, visto che il progettista italiano Walter Becchia ebbe modo di studiare il sistema di raffreddamento ad aria, ideale per semplificare ulteriormente la meccanica, eliminando così radiatore dell’acqua, pompa, manicotti e perfino la guarnizione della testata.

Nasce la 2CV

Bertoni scolpì nel gesso la futura 2CV, definendone la forma in maniera pressoché definitiva, eccetto per il cofano anteriore dove lavorò per settimane, fino al Salone dell’Auto del 1946 quando sospese il lavoro e andò al salone. Al suo ritorno, in una mezz’ora, il cofano era pronto, realizzato inizialmente con lamiera ondulata per alleggerire al massimo la struttura mantenendone la rigidità. Così la TPV divenne la 2CV.

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