Citroen 2CV: una firma italiana anche sul motore [FOTO]

Progettato da Walter Becchia

Il caratteristico suono della vettura francese, particolare quanto il suo design avanguardista, è legato a un motore bicilindrico pensato da un tecnico italiano

Il noto designer Flaminio Bertoni non è il solo italiano legato alla storica Citroën 2CV. Assieme a lui, un altra firma tecnica del Bel paese ha permesso all’iconica vettura francese di parlare e sfoggiare un temperamento altrettanto particolare.

La creazione di Walter Becchia

Dopo aver lasciato abbastanza presto l’Italia, il giovane Walter Becchia, originario di Casale Monferrato, approdò alla Talbot-Lago, agli albori della fiorente industria automobilistica. Qui ebbe modo di crescere e farsi notare, tanto che proprio i responsabili del marchio Citroën provarono a ingaggiarlo già nel lontano 1939, ma l’incarico fu accettato solo nel 1941, come ricorda il costruttore transalpino.
Si puntava proprio alla realizzazione di un motore per l’allora “Toute Petite Voiture”, la definizione dell’acronimo TPV, che prefigurava appunto la 2CV. Il tecnico iniziò a lavorare clandestinamente, vista l’occupazione parigina dei tedeschi. La richiesta era precisa: realizzare un bicilindrico “boxer” più efficiente e potente, rispetto a quello da 350 centimetri cubi già presente sul prototipo TPV. In questa storia risultò cruciale anche un curioso episodio, quando Becchia poté analizzare da vicino la moto incidentata dello stesso Flaminio Bertoni: una BMW R12.
Smontato e valutato quel propulsore bicilindrico raffreddato ad aria, ne ricavò una precisa analisi. Fu ispirante, ma pensando alla mole di un’auto realizzò il nuovo motore partendo da un foglio bianco. Il propulsore a due cilindri boxer era sempre equipaggiato con un asse a camme centrale, dove in principio “calettò anche la dinamo”, assieme a un distributore con le puntine d’accensione. La scintilla, ogni mezza rotazione, era fornita a entrambi i cilindri da una bobina a doppio effetto. Un’architettura piuttosto semplice nel complesso, anche per ottimizzare costi e potenziali interventi.

Diverse versioni con cilindrata crescente

Inizialmente, dopo la liberazione, Flaminio Bertoni e Walter Becchia ebbero qualche problema per via delle rispettive origini, ma continuarono a lavorare. Nella metà del 1945 un primo esemplare del motore fu completato, quindi successivamente seguirono migliorie e sviluppi sino al 1948.
La prima versione, denominata “tipo A”, aveva una cilindrata complessiva di 375cc, sviluppando 9 cavalli di potenza a 3.500 giri, che portavano la 2CV sino ala soglia dei sessanta chilometri orari. Si segnalarono, allora, consumi di benzina pari a tre litri circa ogni cento chilometri. Poi la cilindrata aumentò a 425cc, erogando una potenza variante tra i 12 e i 18 cavalli, quindi nel 1970 il motore fu completamente rivisto e ridefinito, figurando nelle varianti da 425cc e 602cc ed esprimendo valori di potenza da 26 a 29 cavalli, consentendo di toccare circa i 120 km/h di velocità massima. Il bicilindrico targato Citroën ha spinto diversi tipi di veicoli non solo auto, oltre ad altri esemplari legati alla 2CV come ad esempio la AMI, la Méhari o la Dyane. La prima 2CV fu introdotta nel lontano 1948, restando in produzione sino al 1990, anno dell’uscita di scena.

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